Monthly Archives: settembre 2017

Scandalo università

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Ieri abbiamo parlato a lungo di fake news e di informazione dal Prix Italia. E stamattina un’ascoltatrice, Marta da Cosenza, parla dello scandalo universitario dicendo: non è proprio una fake news, ma è una notizia che è stata data male, ed è quasi peggio. Come funziona il reclutamento universitario? Quali dinamiche ci sono nei gangli della cooptazione? Cosa succede nel mare magnum di assistenti, cultori della materia, assegnisti?

Gli ospiti del 29 settembre 2017

Stefano Brogioni, cronista di QN – Quotidiano Nazionale. Per La Nazione ha seguito lo scandalo sulla corruzione nelle università e l’operazione della Guardia di Finanza “Chiamata alle Armi”, partita da Firenze e poi estesa in tutta Italia

Alberto Baccini, professore di Economia Politica all’Università di Siena (esperto di numeri) e uno dei fondatori del sito Roars.it (Return on Academic Research). Sul Mattino ha pubblicato un articolo dal titolo “Il sapere ridotto a numeri”, ripubblicato su Roars con il titolo “Concorsi truccati. Le cure miracolose sono state inutili”

Carlo Rovelli, fisico

Fiorenzo Galli, direttore generale del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia di Milano, insegna Museologia alla Statale, oggi pomeriggio alle 17 nell’ambito del Prix Italia ospiterà nel museo un workshop coordinato dal giornalista Rai Andrea Bettini su La scienza può combattere le fake news?

Jonathan Zenti, autore radiofonico, insieme a Giovanni Morandini ha realizzato “Alias. Cronache dal Pianeta Asperger”, audio documentario prodotto da Radio3 e finalista alla 69° edizione del Prix Italia. Una settimana fa il suo ultimo lavoro, Meat, è stato segnalato e recensito dal Guardian

L’ombra della corruzione sull’università, ma i professori meritano più fiducia

Recenti denunce di episodi di corruzione hanno gettato un’ombra sull’Università italiana. È un’ombra che alimenta un sentimento di sfiducia verso l’Università diffuso in alcuni settori del nostro paese, e risuona con lamentele sentite molte volte: fuga dei cervelli, parzialità nel reclutamento, numero eccessivo di università o corsi di laurea. Forse l’Università italiana è malata? Ha bisogno di tutela, cura o ridimensionamento? Mi sembra che ci siano alcuni equivoci riguardo all’Università, e una percezione incorretta della situazione reale. L’Università italiana è, e resta, una delle migliori del mondo, custodisce competenze uniche, che non esistono altrove, continua ad educare una delle popolazioni più colte, intellettualmente brillanti e vivaci del pianeta. Non è priva di difetti, ma è fra le migliori del mondo. Certo, non abbiamo Cambridge o Harvard, ma non abbiamo neanche il brutale elitarismo sociale che le nutre, per fortuna. Non abbiamo le «grandes écoles» francesi, ma molte delle altre università francesi sembrano terzo mondo rispetto alle nostre. Qualcuno si lamenta che abbiamo troppi laureati? Fra i Paesi avanzati siamo il Paese che ne ha percentualmente meno. Qualcuno si lamenta che abbiamo troppe università? L’Inghilterra ne ha molte più di noi.

Carlo Rovelli sul Corriere della Sera

Fosse solo “Concorsopoli”: la nostra università fa schifo e l’Italia non ha futuro

Alzi la mano chi si è stupito, dell’inchiesta della procura di Firenze sulle abilitazioni truccate per gli aspiranti professori di diritto tributario. Alzi la mano chi ha alzato un sopracciglio di fronte a dialoghi in cui il vecchio professore Pasquale Russo dice al giovane aspirante tale Philip Laroma Jezzi che deve «smetterla di fare l’inglese», che «se fai ricorso ti giochi la carriera», che «qui non siamo sul piano del merito», che in questi casi conta «il vile criterio del commercio dei posti».

L’inchiesta farà il suo corso e credere alla presunzione d’innocenza dei professori coinvolti è il minimo. Le prediche alla Pasolini, gli «io so, ma non ho le prove» li lasciamo agli indignati di professione, però, che nemmeno serve. Che il sistema universitario italiano vada avanti a colpi di concorsi pilotati da qualche decennio almeno è uno dei segreti peggio custoditi d’Italia. Chiunque ancorché privo di esperienza diretta abbia un parente o un amico che ha avuto esperienza in merito lo può confermare. Giochiamo a carte scoperte, su.

Francesco Cancellato su L’Inkiesta

Concorsi truccati. Le cure miracolose sono state inutili

Dopo anni di cure miracolose somministrate all’università italiana la magistratura di Firenze ha certificato che l’università italiana è ancora gravemente malata. Le cure somministrate dai governi post-Gelmini sono tutte e sole quelle suggerite dagli economisti che avevano gridato agli scandali negli anni 2008-2010. Mi auguro che la notizia dell’inchiesta aiuti a prendere atto che in questi anni è stata seguita una strada sbagliata. Cambiare direzione significa adottare meccanismi che permettano la piena trasparenza e controllabilità di tutte le decisioni, dai concorsi alla distribuzione delle risorse alle università. Significa individuare sempre e precisamente di chi è la responsabilità delle decisioni. Significa restituire dignità e autonomia al docente universitario a cui deve competere la responsabilità delle scelte. Significa togliere potere ai piccoli gruppi di professori che si affollano intorno ai palazzi romani del MIUR e dell’ANVUR, redistribuendolo alla intera comunità universitaria. Significa aprire l’Italia al dibattito internazionale in corso su scienza aperta ed etica della ricerca.

Leggi Alberto Baccini su Roars.it

Back to Facts: tornare alla verità

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In occasione della 69ma edizione del Prix Italia, manifestazione  internazionale che valorizza i più innovativi prodotti radiotelevisivi e per il web, la Città si trasferisce a Milano: in diretta dal Palazzo dei Giureconsulti, dalle dieci a mezzogiorno, parleremo del giornalismo al tempo delle fake news e del ruolo della radio nel contrastare informazioni sbagliate e potenzialmente pericolose.

Gli ospiti del 28 ottobre 2017
Gerardo Greco, direttore Giornale Radio Rai e Radio1

Anthony Belanger, giornalista francese con esperienza decennale in vari media, ha condotto per 4 stagione Le Blogueur, uno show tv settimanale sul canale franco tedesco Arté

Marcello Sorgi, editorialista della Stampa, già direttore del Giornale Radio Rai e del  TG1, cura la nota politica quotdiana per Agorà su Rai3

Mons. Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede dal giugno 2015, insegna Teologia della Comunicazione ed è docente di Cinema alla Luiss Guido Carli

Matteo Caccia, autore e conduttore radiofonico, in onda su Radio2 con la trasmissione Pascal

Barbara Sgarzi, giornalista blogger esperta di comunicazione ed editoria digitale, insegna Social media all’Università SISSA di Trieste, ha gestito la start up di Yahoo Italia

Davide Maria De Luca, giornalista del post, si occupa in particolare di fact checking

Cristina Giordano, giornalista delle radio tedesca WDR – West deutscher rundfunk (WDR – COSMO)

 

Perché fake news anche in italiano?

Se l’espressione fake news è così generica in inglese, ha senso usarla anche in italiano? Secondo me è un anglicismo superfluo: possiamo dire notizie false o notizie inattendibili oppure usare bufala che nell’accezione “notizia priva di fondamento” è una parola breve, molto precisa ed efficace. Perché allora si sta diffondendo fake news anche in italiano? Direi pigrizia e/o scarse competenze linguistiche di chi traduce dall’inglese, ma anche l’ossessione di evitare la ripetizione, tipica del media italiani, che spinge a usare gli anglicismi come sinonimi.

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Sapresti riconoscere una fake news?

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Nel 2016 post-truth è stata eletta parola dell’anno dall’Oxford Dictionary, battendo in finale, tra le altre, Brexiteer (persona che sostiene la Brexit), chatbot (un programma che simula conversazioni con utenti umani soprattutto online) e Latinx (persona di origine Latino-Americana). Secondo l’Oxford Dictionary post-truthè l’aggettivo che si riferisce a circostanze in cui i “fatti oggettivi” giocano un ruolo secondario nell’orientare l’opinione pubblica rispetto alle emozioni e alle convinzioni personali.

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Arriva la generazione Fake News: i giovani ormai diffidano delle notizie

«Un tempo gli insegnanti temevano che i ragazzi potessero credere a tutto quello che leggevano, oggi sono sempre più preoccupati dal fatto che gli studenti crescano pensando che sia tutto falso, o peggio, che una notizia vera o falsa sia solo una questione di scelta» scrive Jessica Contrera sul Washington Post nella sezione Style in un articolo che si interroga sulle generazioni che crescono in un Paese in cui il presidente americano ha twittato la parola Fake News almeno cento volte da quando si è insediato.

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