Monthly Archives: settembre 2017

Aiutiamoli a casa loro?

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“Aiutiamoli a casa loro” è diventata una frase trasversale: al di là delle opinioni e dei progetti sul tema migranti, un tema che non può restare taciuto è quello del nostro rapporto, economico e commerciale, con l’Africa. Gli investimenti per lo sviluppo non sono certo una novità, ma l’Italia è in ritardo anche rispetto ai nuovi fondi europei per le imprese che vogliano investire. Quanto è stato messo in questi anni, quanto è stato preso, cosa ha prodotto?

Gli ospiti del primo settembre 2017

Jean Leonard Touadi, è stato il primo parlamentare di origine africana

Gian Franco Belgrano, direttore editoriale del mensile Africa Affari e dell’agenzia stampa Info Africa

Fortuna Ekutsu Mambulufondatore e direttore di African Summer School di Verona

Nicoletta Pirozzi, responsabile area Europa dello IAI

Giampaolo Silvestri, segretario generale AVSI

Africa, in crescita l’economia del Continente

Il presidente del Gruppo Banca africana di sviluppo, Akinwumi Ayodeji Adesina

Diciotto Paesi su 54 dell’Africa hanno raggiunto un livello medio-alto di vita. Lo evidenzia il rapporto “African Economic Outlook”, pubblicato congiuntamente da Banca africana dello Sviluppo (https://www.afdb.org/en/) l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ed il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite. A segnare la crescita maggiore è il Nord Africa che ormai si avvicina ai livelli medi mondiali, ma anche nella regione subsahariana si registra uno sviluppo interessante. La crescita media del Continente, lo scorso anno, è stata di circa il 2,2%. Ma per l’anno in corso si stima un +3,4% ed un +4,3% nel 2018.

L’Africa Orientale rimane l’area più dinamica, grazie all’Etiopia. È in salita la domanda interna grazie alla crescita della popolazione e all’aumento delle classi medie: Così come si evidenzia un segno positivo per l’aumento dei prezzi delle risorse naturali, il vero motore dello sviluppo.

Approfondisci su Reportdifesa.it

Cooperazione internazionale Jean-Michel Severino: “In Africa sostenere un settore privato responsabile è possibile”

Dal 2011 dirige Investiteurs et partenaires (Ietp), un fondo d’impact investment a sostegno delle piccole e medie imprese in Africa che vincola il profitto alla responsabilità sociale, ambientale e di governance. In questa intervista rilasciata a Vita.it, Jean-Michel Severino, ex direttore dell’Agenzia francese per lo sviluppo, spiega perché è opportuno scommettere sul settore privato africano.

Partiamo dall’Italia. Che sguardo porta sulla riforma della cooperazione italiana allo sviluppo?

E’ un’evoluzione molto positiva perché mette in moto un approccio della cooperazione internazionale che mi è molto familiare. Parte della riforma adottata nel 2014 dall’Italia è simile a quelle intraprese in Francia e Germania. Penso alla nascita dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo e al ruolo assegnato alla Cassa Depositi e Prestiti. Per quanto riguarda Cdp, è un modo per professionalizzare ulteriormente il mondo della cooperazione italiana, per associare i finanziamenti a dono con quelli a credito e per dare una dimensione più economica all’Aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) che necessita un approccio diversificato.

Leggi l’articolo di Joshua Massarenti su Vita.it

La scuola di business sull’Africa a Verona

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Esiste in Italia una scuola estiva che insegna a impostare nuovi progetti, imprese e startup con radici o ispirazioni africane, per giovani di origine africana, e per giovani italiani appassionati d’Africa. Ekutsu Mambulu, trentenne e originario della Repubblica Democratica del Congo, è il direttore del Business Incubator for Africa, e quest’anno la sua African Summer School a Verona arriva alla quinta edizione, che si svolgerà a Villa Buri dal 24 al 30 luglio 2017. Mambulu ha riunito nel progetto della Summer School diverse intuizioni: che i giovani “afrodiscendenti” avessero sete di riscoprire le loro radici, che fosse possibile aiutarli a scrivere progetti molto concreti uscendo però dai luoghi comuni, e che esistesse anche nei giovani italiani una curiosità per il business africano. La scuola estiva, nata nel 2013, accetta 50 o 60 persone per edizione (ci si può iscrivere qui fino a esaurimento dei posti), e propone lo studio della cultura africana fra economia, geostrategia, imprenditoria, e visioni alternative rispetto a quelle coloniali.

Marina Petrillo su IlPost

È il secolo dell’Africa, ma il suo modello di sviluppo è insostenibile

In un episodio della serie tv The West wing, l’Organization cartographers for social equality tenta di convincere il presidente statunitense Josiah Bartlet a introdurre in tutti i luoghi pubblici le mappe di Gall-Peters, sostituendole a quelle comunemente usate basate sulle proiezioni di Mercatore. Queste ultime, infatti, deformano le vere aree dei continenti terrestri, rimpicciolendo le regioni equatoriali a favore di quelle più vicine ai poli, come Europa, Russia e Stati Uniti, e restituendo un’immagine del mondo che, secondo i membri dell’organizzazione immaginata da Aaron Sorkin, “ha incoraggiato per secoli l’imperialismo europeo e lo sviluppo di un pregiudizio etnico sfavorevole ai paesi del terzo mondo”.

Così l’Africa, la cui area è in realtà maggiore di quella di Cina, Stati Uniti e India messi insieme, è diventata il più grande luogo della Terra che è possibile, e persino facile, dimenticare. Ma le cose sono destinate a cambiare: secondo gli analisti del Fondo monetario internazionale, il ventunesimo secolo sarà il secolo africano.

Leggi l’articolo di Nicolò Cavalli su Internazionale

Migranti, così si ferma 
l’esodo dall’Africa

Migranti, così si ferma 
l’esodo dall'Africa

Bastano pochi euro per creare lavoro in Africa e rallentare il flusso. Perché a nessuno piace emigrare. Ma i rari progetti italiani vengono chiusi dall’Europa. Mentre Parigi e Londra sfruttano le risorse dei Paesi che erano loro colonie. Però respingono i profughi. L’alternativa all’emigrazione in Europa, al caos umanitario, ma anche all’idea di bombardare i barconi in Libia, costa davvero poco. Con venticinquemila euro, a Sud del deserto del Sahara si possono creare venti posti di lavoro. Con i 746 milioni consumati dall’Italia per l’emergenza sbarchi nel 2014, daremmo un’attività duratura a 597 mila persone.

Leggi l’inchiesta di Fabrizio Gatti sull’Espresso

Migranti, ecco perché conviene “aiutarli a casa loro”

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Si fa presto a dire: “Aiutiamoli a casa loro”. Il problema, numeri alla mano, è che gli aiuti italiani ai paesi dell’Africa subsahariana hanno subito un calo del 51% negli ultimi sei anni secondo i dati pubblicati dall’Ocse nel recente Geographical Distribution of Financial Flows to Developing Countries Disbursements, Commitments, Country indicaators. L’unico picco di rilievo è il 2011 per una massiccia iniezioni di aiuti (576,9 milioni di dollari) verso la Repubblica democratica del Congo.

Leggi Guido Romeo sul Sole24Ore