Monthly Archives: settembre 2017

Corea: la sfida nucleare di Kim. Ascolta la puntata

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La bomba di Kim spaventa il mondo. Il nucleare è capace di dare una potenza disumana all’umano. Come fa un Paese, come la Corea del Nord, che la notte non ha luce elettrica, ad essere così pericoloso? Perché nessuna nazione ha usato armi nucleari durante la guerra fredda? A che punto è la ricerca sul nucleare e quali altri Stati hanno armamenti (più o meno) nascosti?

Gli ospiti del 4 settembre 2017

Antonio Fiori insegna Relazioni internazionali dell’Asia Orientale all’Università di Bologna e in Corea del Sud alla Korea University di  Seoul, nel 2015 per Mondadori Education ha pubblicato la monografia Il nido del falco. Mondo e potere in Corea del Nord

Junko Terao editor per Asia e Pacifico di Internazionale, nel luglio dell’anno scorso ha pubblicato il reportage “Otto giorni in Corea del Nord”.  Segnaliamo anche la sua intervista a Brian R. Myers, docente di relazioni internazionali alla Dongseo University di Busan, in Corea del Sud, dal titolo “Una voce fuori dal coro sulla crisi coreana” (pubblicato lo scorso 24 agosto).

Gianandrea Gaiani,  direttore della rivista on-line Analisi-Difesa, un mensile di politica e analisi militare

Marcello Floresinsegna Storia Comparata all’Università di Siena ed è direttore del Master in Diritti Umani e Azione Umanitaria, ancora presso l’Università di Siena

Laura Boella, filosofa, insegna Filosofia Morale all’Università Statale di Milano

 

Ascolta la puntata

La piazza della città di radio3

Una voce fuori dal coro sulla crisi coreana

La tensione tra gli Stati Uniti e la Corea del Nord sembra rientrata nei livelli di guardia dopo un crescendo di minacce reciproche di distruzione che hanno fatto temere il peggio. Nonostante gli appelli per un rinvio, data la delicatezza del momento, il 21 agosto sono cominciate le esercitazioni militari congiunte con cui due volte all’anno gli eserciti di Washington e Seoul si preparano a contrastare un eventuale attacco nordcoreano. Sono di carattere difensivo, assicurano i due alleati, “osserveremo attentamente per captare il minimo segnale di aggressione”, ha fatto sapere Pyongyang.

Una strategia statunitense di lungo termine sembra ancora lontana. Per ora il capo della difesa di Washington James Mattis e il segretario di stato Rex Tillerson hanno parlato di “priorità della diplomazia e delle misure economiche”, pur non escludendo l’opzione militare. Ma qualche indizio su come si stanno muovendo gli strateghi statunitensi dopo la guerra di parole tra il loro comandante in capo e il regime di Pyongyang forse c’è. Secondo quanto scrive l’editorialista del Washington Post David Ignatius, i funzionari dell’amministrazione Trump stanno leggendo attentamente The cleanest race (la razza più pura), il saggio del 2010 di Brian R. Myers, docente di relazioni internazionali alla Dongseo university di Busan, in Corea del Sud.

Junko Terao intervista Bryan R Myers su Internazionale

Bomba atomica, tutto quello che non vi avevano detto

Incidenti, trascuratezze, falsi allarmi che potevano precipitare il mondo nell’apocalisse nucleare: le rivelazioni di una ricerca di Erich Schlosser

«L’ho fatta grossa!» si allarmò David Powell. Il 18 settembre 1980, a Damascus nell’Arkansas, in tuta bianca e stivali di vinile nero, l’aviere si era calato nel cuore del Titan II, il più grande missile balistico intercontinentale degli Stati Uniti. Alto come un palazzo di nove piani, custodiva una delle più potenti testate termonucleari W-53 e poteva colpire un bersaglio a una distanza di oltre novemila chilometri. Il militare aveva fatto cadere per sbaglio la pesante chiave con cui stava lavorando e aveva forato il serbatoio del carburante. Vi sarà un’esplosione con parecchi feriti: dopo alcune settimane si spegnerà in ospedale un giovane tecnico che aveva tentato di riparare la falla. Ma la bomba, grazie ai meccanismi di sicurezza, rimarrà intatta.

Per un episodio che suscitò un gran clamore mediatico, oggi possiamo però scoprire un numero incredibilmente alto di incidenti che hanno avuto come protagonisti missili e testate nucleari e hanno seminato tanti caduti sul campo ma che sono stati tenuti rigorosamente celati dalle autorità americane. Adesso, a rivelarci segreti e bugie su una delle vicende meglio custodite, quella della bomba atomica dalla sua nascita alla fine della Guerra fredda, è Erich Schlosser nel saggio affascinante e complesso Comando e controllo. Il mondo a un passo dall’apocalisse nucleare (Mondadori, pp. 631, € 28)

Leggi su La Stampa

Otto giorni in Corea del Nord

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“Mi raccomando, scrivi un bell’articolo di propaganda sulla Repubblica democratica popolare di Corea”, mi dice Kim, 28 anni, una delle mie due guide, quando ci salutiamo all’aeroporto di Pyongyang dopo una settimana trascorsa insieme. Avendo vissuto tutta la vita immerso in un’atmosfera satura di propaganda, dice sul serio. Per lui la parola “propaganda” non ha un’accezione negativa. Kim sa che i giornalisti stranieri in genere parlano male del suo amato paese e li ritiene responsabili della cattiva reputazione che la Corea del Nord ha nel mondo. Mi chiede di fargli “il lavaggio del cervello”, riferendosi ai lettori italiani. “Non è il mio lavoro fare propaganda, e forse nessuno dovrebbe fare il lavaggio del cervello a nessun altro, tanto meno se si tratta di un governo e dei suoi cittadini”, rispondo. Poi ci salutiamo.

Il reportage di Junk Terao su Internazionale

Nord Corea. Antonio Fiori (Università di Bologna): “La situazione è tesa e Trump non l’ha capito”

“Non si riesce a capire ma c’è timore per quello che può accadere. La situazione è abbastanza tesa”. È questo il clima che si respira a Seul, dopo l’ennesimo lancio, l’undicesimo nel 2017, di un missile da parte della Corea del Nord nel giorno in cui gli Stati Uniti celebravano l’Independence Day (4 luglio). A raccontare al Sir, da Seul, come la Corea del Sud sta vivendo le provocazioni di Pyongyang è Antonio Fiori, docente di relazioni internazionali dell’Asia dell’Est all’Università di Bologna. Il professore si trova nella capitale sudcoreana per una serie di corsi ed ha modo, quindi, di tastare sul terreno l’atmosfera che si respira in questo periodo. “A fronte del grosso e nutrito apprezzamento che c’è nei confronti del nuovo presidente Moon – dice il professore – e degli sforzi che sta portando avanti, c’è il timore che gli americani possano compiere autonomamente un colpo di mano che potrebbe essere preoccupante e pericoloso”.

Le provocazioni nucleari di Kim Jong-un non sono purtroppo una novità. Che cosa è cambiato quest’anno tanto da far aumentare la tensione nella zona?
È cambiata l’aggressività di Pyongyang con questi numerosi lanci di missili che ormai si susseguono con una frequenza estremamente allarmante. Ed è cambiata la tecnologia con il passo in avanti che molti, da anni, temevano. È stato confermato anche dagli americani che effettivamente l’ultimo lancio sia stato quello di un missile balistico intercontinentale e questo ha gettato tutti sul chi va là, perché se ciò darà la possibilità ai nordcoreani di montare una testata nucleare su un missile del genere, a questo punto tutto diventa molto più difficile da controllare.

Leggi l’intervista di M. Chiara Biagioni ad Antonio Fiori su Agensir

Un mondo senza armi nucleari: l’Onu prepara la prima bozza del trattato

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Un futuro senza armi nucleari e senza armi di distruzione di massa è possibile? Sì è possibile. Se tutti lo volessero sul serio: il comitato dell’Onu per il disarmo ha presentato la prima bozza per un trattato globale che punta a vietare le armi nucleari. Per i sostenitori è un passo importante che potrebbe portare al completamento di un testo finale entro i primi di luglio.
Le potenze nucleari come gli Stati Uniti, però, hanno boicottato i negoziati, definendo gli obiettivi ingenui e irraggiungibili, soprattutto in un momento in cui la Corea del Nord ha minacciato di lanciare missili nucleari contro i nemici. Secondo gli Stati contrari all’iniziativa, il modo migliore per far sì che le armi nucleari non vengano usate è mantenere la capacità di rispondere con la stessa moneta ad eventuali attacchi.
Lo sforzo per raggiungere un trattato globale, tuttavia, è sostenuto da oltre 120 Paesi. La bozza impegnerebbe i firmatari a «non utilizzare, sviluppare, produrre, acquisire o possedere in nessun caso armi nucleari o altri dispositivi esplosivi nucleari». Meno chiaro è come i Paesi dotati di tali armi che decidono di rinunciarvi potrebbero aderire al trattato e a quali condizioni. Nel testo si precisa anche che il progetto intende rafforzare, e non sostituire, i trattati esistenti sul tema.
Il gruppo ‘International Campaign to Abolish Nuclear Weapons’ ha affermato che la bozza è una «pietra miliare nello sforzo per proibire queste armi di distruzione di massa e un passo importante verso la loro possibile eliminazione».

Fonte The Globalist

Le ragioni dell’appoggio cinese al regime della Corea del Nord

(di Luca Hofer) Sono trascorsi quasi settant’anni dal termine del conflitto che insanguinò la penisola di Corea, ma da allora le aspre tensioni politiche e militari che dividono territorialmente la Corea al celebre 38° parallelo in due Paesi non si sono mai risolte. Dal termine della seconda guerra mondiale ad oggi la divisione tra Corea del Nord e del Sud rappresenta una linea del fronte sempre in armi, perché su quella linea si gioca una cruciale disputa politica, militare ed economica che ha per oggetto l’assetto geopolitico dell’intero pianeta.

Nel 1950 il dittatore Kim Il Sung, che aveva preso il potere nel nord del Paese al termine della Seconda Guerra Mondiale instaurando un regime totalitario di impronta ideologica comunista, forte dell’appoggio politico militare dell’Unione Sovietica, scatenò l’aggressione della metà meridionale della penisola, che a sua volta si era costituita in Repubblica democratica sotto la protezione degli USA.

La risoluzione delle Nazioni Unite che autorizzò gli Stati membri al ricorso all’uso della forza armata per respingere l’aggressione militare nordcoreana vide l’intervento di un’ampia coalizione internazionale, guidata dagli USA, a cui parteciparono i principali Stati europei, Italia compresa, che ricacciò le truppe comuniste nordcoreane oltre il 38° parallelo, giungendo fin quasi al confine del Paese del freddo mattino (la Corea del Nord) con la neonata Repubblica popolare cinese guidata dal regime comunista di Mao Zedong.

La mobilitazione dell’esercito cinese, intervenuto in massa a fianco delle truppe di Kim Il Sung, permise al regime nordcoreano di sopravvivere all’offensiva delle truppe dell’ONU. Il conflitto si concluse con l’armistizio di Panmunjeon nel 1953, stabilizzando il fronte di guerra e la frontiera tra i due Stati sul 38° parallelo.

Luca Hofer su CorrispondenzaRomana