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La malaria: un antico parassita. Ascolta la puntata

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Sofia è morta di malaria, a 4 anni. La sua triste storia viene raccontata e discussa sui giornali in questi giorni e, come spesso accade di questi tempi, provoca reazioni e indagini non solo scientifiche. Bisogna stabilire il ceppo e la provenienza del contagio, ma intanto si cercano colpe e responsabilità che hanno forse a che fare anche con i pregiudizi.
Indaghiamo su una malattia da sempre presente in Italia che si è intrecciata con la storia, la geografia, l’economia, una malattia che è tra le prime cause di morte al mondo, per la quale non esiste un vaccino ma solo una profilassi.

 

Gli ospiti del 7 settembre 2017
Gianni Rezza, direttore malattie infettive IIS

Franco Farinelli, insegna Geografia presso l’Università di Bologna, autore di L’invenzione della Terra (Sellerio, 2007)

Giacomo Mameli, giornalista e scrittore (da bambino ha avuto la malaria)

Giampiero Pellizzer, infettivologo, lavora per Medici con l’Africa – Cuamm

Gilberto Corbellini, professore di Storia della Medicina e di Bioetica all’Università La Sapienza

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Diffusione e rischi: cosa sappiamo della malaria

I casi che vengono registrati sono portati soprattutto da turisti che tornano da viaggi senza aver effettuato la profilassi oppure portati da immigrati giunti in Italia. Ma la piccola Sofia pare sia rimasta vittima di un contagio autoctono da una zanzara anofele. Ecco tutto quello che c’è da sapere sulla malaria.

Come ci si ammala?

La malaria si trasmette principalmente attraverso la puntura della zanzara Anopheles. In pratica la zanzara punge una persona infetta e dopo qualche giorno è in grado di trasmettere l’infezione. Molto raramente ci si infetta anche attraverso un contatto di sangue con una persona infetta oppure tramite una trasfusione di sangue. La malattia è provocata dai parassiti protozoi del genere Plasmodium. Si manifesta con febbre alta.

Dov’è diffusa nel mondo?

La malaria è ancora molto diffusa nell’Africa sub-sahariana. Dalla Nigeria al Ghana, dalla Costa d’Avorio al Senegal fino al Camerun, ma anche nel Sud Est asiatico, come in Indocina e nelle zone tropicali dell’America Latina, che comprendono diverse aree del Brasile. Ogni anno colpisce 500 milioni di persone e ne uccide fino 3 milioni. A seconda della zona e del territorio la forma specifica di malaria che colpisce le persone è differente.

Esistono zone a rischio in Italia?

Esistono diversi tipi di malaria che sono stati rilevati in Italia Centro-meridionale come Lazio, Campania, Calabria. Queste zanzare però colpiscono raramente e in modo meno virulento della zanzara Anopheles: la media è meno di un caso ogni due anni. In Italia nel periodo 2000-2008 sono stati rilevati 6.377 casi, di cui 9 di origine autoctona e 6.368 di importazione. Le rilevazioni annuali hanno messo in luce il calo dei casi registrati: dal 2000 al 2008 questo valore è diminuito del 60% tra gli italiani e del 33% tra gli stranieri.

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Il primo vaccino per la malaria in Africa

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Il primo vaccino contro la malaria sarà utilizzato a partire dal prossimo anno in Ghana, Kenya e Malawi. L’iniziativa è la prima su larga scala in cui è previsto l’utilizzo dell’RTS,S, un vaccino contro la malaria realizzato dall’azienda farmaceutica britannica GlaxoSmithKline (GSK) e che ha richiesto più di 25 anni di sviluppo, reso possibile in parte grazie ai finanziamenti della Bill and Melinda Gates Foundation, l’organizzazione messa in piedi dal cofondatore di Microsoft insieme con la moglie. L’RTS,S ha la capacità di rendere il sistema immunitario più reattivo al parassita che causa la malaria, malattia diffusa dal morso di alcune specie di zanzare.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che ogni anno circa 200 milioni di persone siano contagiate ed entrino in contatto con la malaria. Se trattato subito, un paziente riesce a guarire senza particolari problemi, evitandosi le complicazioni causate dalla malattia, ma in molte aree rurali dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina (dove la malattia è più diffusa) è spesso impossibile ricevere cure adeguate. Solo nel 2015 a causa della malaria si stima che siano morte circa 430mila persone in tutto il mondo. La prima forma di prevenzione passa attraverso il controllo delle popolazioni di zanzare, per ridurre sensibilmente il loro numero in prossimità delle zone più popolate. Un vaccino davvero efficace somministrato su ampia scala potrebbe contribuire a far diminuire i casi di malaria, ma finora il suo sviluppo è stato complesso nonostante l’interesse e gli enormi investimenti di molte aziende farmaceutiche e centri di ricerca, pubblici e privati.

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Malaria, la testimonianza del giornalista di guerra: “A Milano volevano farmi aspettare, in Thailandia curato subito”

Uno degli aspetti più preoccupanti della vicenda della piccola Sofia è probabilmente il fatto che a Trento i medici non avrebbero riconosciuto subito i sintomi della malaria. La febbre ciclica, prima altissima, poi in calo, la sudorazione abbondante, i tremori per il freddo, sono tutti sintomi che possono confondere i medici italiani, meno avvezzi dei colleghi nel sud-est asiatico o in Africa a valutare casi di infezione dal Plasmodium Falciparum.

A raccontare il paradosso vissuto sulla sua pelle è il giornalista di guerra Gian Micalessin, ammalatosi la prima volta di malaria nell’ottobre 1984. Come racconta su Il Giornale, era appena rientrato in Thailandia: “dopo una settimana di guerriglia cambogiana intorno alla città di Pailin. Una giunga da paura, così fitta da non lasciar passare la luce del sole, così infestata di zanzare da render inutile qualsiasi prevenzione antimalarica”. Al suo ritorno a Bangkok ha sentito i primi segnali che qualcosa non andava: si sente stanchissimo e ha un gran mal di testa. Micalessin quindi si rivolge a un amico medico di Msf in Thailandia: “Lui, con una praticaccia degna del posto, mi allunga le pastiglie della terapia ancor prima di visitarmi: ‘Intanto pigliale così siamo sicuri che non degenera in cerebrale'”. In 72 ore tutto si è risolto per il meglio.

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Il libro: La mala aria

Una storia naturale, sociale e scientifica della Malaria, con tutta l’amara epopea collettiva dei grandi morbi e il comico e il tragico che vi si mescolano. 492-3Malattia contadina per eccellenza, era l’epidemia che veniva dal lavoro, per cui, l’accompagnava tutto il corredo culturale dell’ineluttabile, di poesia, dicerie, leggende, ragione e superstizione. Questo libro, «in forma accessibile a chiunque, ma non romanzata», inizia dalle origini biologiche lontane milioni di anni e insegue la zanzara attraverso le civiltà e le forme sociali, fino alla genetica oggi.

La mala aria di Alessandra Lavagnino (Sellerio)