Monthly Archives: settembre 2017

Chi ha paura del supereuro?

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Preoccupa il Super Euro, la moneta dal valore eccessivo che supera quota 1.20 sul dollaro. Mario Draghi annuncia che gli aiuti all’economia continueranno e che a breve, cioè a ottobre, si stabilirà la politica monetaria per il 2018. Cosa comporta per un‘economia come la nostra, legata all’export e abituata all’inflazione? E il discorso sull’economia, che fino a qualche mese fa sembrava centrale nella discussione quotidiana, e che ora sembra offuscato da altri fattori, che portata ha?

Gli ospiti del 2017

Francesco Daveri, insegna Politica Economica all’Università Cattolica di Piacenza

Luca Paolazzi, direttore Centro Studi Confindustria

Michelangelo Vasta, insegna Storia economica all’Università di Siena. Ha appena firmato con Paolo Di Martino per Ricchi per caso. La parabola dello sviluppo economico italiano. Per lo stesso editore ha pubblicato L’impresa italiana nel Novecento (2005) e Storia dell’Impresa italiana (2012)

Elio Lannutti, presidente Adusbef, (Associazione per la difesa dei consumatori ed utenti bancari, finanziari ed assicurativi)

 

Massimo Bernardini conduttore di “Tv Talk”, lo show-magazine sulla televisione in onda il sabato pomeriggio su Rai3 alle 15

Lo scenario economico

L’economia mondiale continua a rallentare la sua crescita nel 2016, penalizzata dal commercio mondiale e si associa prevalentemente ai paesi industrializzati che, pur beneficiando delle politiche monetarie espansive, non riescono ad accelerare il passo di crescita.
I timidi segnali di ripresa e/o di aggiustamento dell’economia di alcuni paesi emergenti e la stabilità dell’economia cinese hanno contribuito al miglioramento della fiducia degli operatori internazionali e alla riduzione dell’instabilità dei mercati valutari internazionali, ma hanno solo in parte compensato la performance dei paesi industrializzati.

In particolare, la crescita USA è stata la grande assente nel secondo trimestre del 2016, limitata da un’incertezza diffusa e con effetti concentrati sugli investimenti.
L’apparente contraddizione tra la bassa crescita del PIL e l’aumento dell’occupazione sottende la caduta di produttività del lavoro che anticipa potenziali effetti negativi sulla crescita di lungo periodo. Nel breve periodo, occupazione e salari orari in crescita sostengono invece i consumi delle famiglie, la voce più dinamica della domanda interna.

Osservatorio Findomestic

Le conseguenze involontarie del Quantitative Easing

Le conseguenze involontarie del Quantitative Easing

Quantitative Easing, che ha visto le maggiori banche centrali comprare bond governativi e quadruplicare il loro bilancio dal 2008 per un totale di 15 trilioni di dollari, ha aumentato in generale i prezzi. E il punto era proprio questo: scongiurare una severa regressione economica e salvare un sistema finanziario ad un passo dal baratro. Si è pensato poco, però, alle conseguenze a lungo termine di queste azioni.

Dal 2008 al 2015, il valore nominale delle azioni mondiali sui beni investibili è aumentato di circa il 40%, da 350 fino ad oltre 500 trilioni di dollari. Ma i beni reali dietro questi numeri sono cambiati solo leggermente, riflettendo l’effettiva natura inflazionistica del QE. Gli effetti dell’inflazione dei beni sono tanto profondi quanto quelli della meglio nota inflazione al consumo.

Approfondisci leggendo l’intero articolo pubblicato su Money.it

I prestiti personali rialzano la testa forti richieste per auto e lavori in casa

L e famiglie cominciano a vedere la luce in fondo al tunnel e tornano a chiedere finanziamenti per acquistare l’auto, ristrutturare casa o anche solo iscriversi in palestra. Mentre le banche e le finanziarie vi scorgono un’opportunità di profitto (in un’era di marginalità compressa nel settore), a fronte di rischi contenuti. Si spiega così la ripresa in atto nel mercato del credito al consumo dopo alcuni anni di incertezza dovuti alla debolezza del ciclo economico. Secondo l’ultimo Osservatorio sul Credito al Dettaglio realizzato da Assofin, Crif e Prometeia, nei primi nove mesi del 2016 le erogazioni sono cresciute del +17,5% rispetto allo stesso periodo del 2015, contribuendo a sostenere i consumi durevoli delle famiglie, a lungo rimandati durante gli anni di crisi. Il mercato è stato trainato dai finanziamenti destinati all’acquisto di autoveicoli e motocicli (+21,1%) nel solco della ripresa delle immatricolazioni e dei passaggi di proprietà, grazie anche alle compagne promozionali di molte case automobilistiche. Più contenuta, ma comunque positiva, la dinamica relativa agli altri prestiti finalizzati (dall’arredamento agli impianti per la casa, dall’abbonamento in palestra ai dispositivi elettronici), con una crescita complessiva dell’8%. Positivo anche l’andamento dei prestiti personali (quelli che i clienti ottengono senza la necessità di dichiararne la destinazione), in crescita del 15,7%, grazie soprattutto ai tassi bassi e alla forte concorrenza tra gli intermediari.

Luigi dell’Olio su Repubblica

Bce, sarà l’euro a dettare il ritmo di uscita dal Qe

L’euro è troppo alto. Il futuro del quantitative easing sarà annunciato, almeno nelle linee guida, dopo la riunione del consiglio direttivo del 26 ottobre. La Bce non si è smentita, dunque. Aveva spiegato, a luglio, che gli “eccessi del mercato” avrebbero portato a una revisione della politica monetaria e così sta avvenendo.

Troppa “volatilità
L’attuale andamento dell’euro, ha spiegato il comunicato introduttivo alla conferenza stampa, «è una fonte di incertezza». Soprattutto per le prospettive sull’inflazione (ma anche, il presidente Mario Draghi è stato esplicito, per quelle sull’export). La Bce è preoccupata per la «recente volatilità» della valuta, anche se in realtà quella relativa all’euro/dollaro, il cambio più importante (misurata dalla varianza delle variazioni quotidiane su 30 e su 120 giorni) è leggermente aumentata (per la frequenza minore) ma partendo da livelli piuttosto bassi: un po’ poco per preoccupare davvero i governatori. A creare qualche problema sono piuttosto le quotazioni raggiunte – anche se Draghi ha ripetuto, correttamente, che la Bce non commenta il livello del cambio – e la velocità, piuttosto rapida, del rialzo.

Riccardo Sorrentino sul Sole24Ore

Sette luoghi comuni sull’economia

Vengono presentati come assiomi indiscutibili e ripetuti come mantra. Sono nelle parole dei politici, dei giornalisti, degli economisti. Ma sono (spesso) sbagliati o (in parte) fuorvianti.

Andrea Boitani seleziona e smonta sette luoghi comuni sull’economia che, tradotti in politiche economiche, influenzano pesantemente le nostre vite.
“Il problema è l’euro”, “è tutta colpa delle banche”, “bisogna fare le riforme”, “le banche centrali pensano solo all’inflazione”… Chi non ha letto o ascoltato molte volte queste frasi sui giornali, nei talk show, all’interno delle istituzioni nazionali e internazionali? Si tratta di una serie di luoghi comuni che, ripetuti acriticamente, diventano mantra, assiomi indiscutibili, verità univoche, scientifiche. Federico Caffè sosteneva che «liberarsi dalla suggestione delle affermazioni che finiscono per essere accettate per il solo fatto di essere ripetute non è una cosa agevole». Fine del libro è proprio questo: smontare, spiegare e liberarsi da sette luoghi comuni sull’economia contemporanea. Scopriremo che ognuno di essi contiene elementi di verità, ma sottolineare solo questi elementi o nascondere quelli che li contraddicono conduce alla costruzione di un’ideologia insidiosa. Un’ideologia che – messa in pratica prima e soprattutto dopo lo scoppio della grande crisi del 2008 – ha fatto molti danni: più disoccupazione e per più tempo di quanto fosse inevitabile; meno crescita di quanto fosse possibile; più povertà e disuguaglianza di quanto sia moralmente accettabile; meno inflazione di quanto fosse economicamente conveniente. Milioni di persone hanno sofferto per tutto questo. Non era destino: poteva essere evitato, se solo avessimo agito diversamente da come alcuni luoghi comuni ci spingevano e tuttora ci spingono a fare.

Andrea Boitani, Sette luoghi comuni sull’economia (Laterza)