Monthly Archives: settembre 2017

L’inizio della scuola nelle zone colpite dal terremoto. Ascolta la puntata

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Buon anno scolastico da Radio3. Stamattina la scuola è stata il filo rosso del dialogo tra gli ascoltatori di Prima Pagina. Si rivendica il ruolo degli insegnanti, che lavorano più di quanto non si creda, si parla dello studio a casa, dell’amore e della passione per la conoscenza. Tutte riflessioni che sottoporremo alle scuole colpite dal terremoto dell’Italia centrale, uno specchio per osservare la scuola, in cui si ricomincia l’anno con molte criticità ma tante prospettive e speranze.

Gli ospiti dell’11 settembre 2017

Maria Rita Pitoni, dirigente scolastica della Scuola Romolo Capranica che comprende Amatrice, Accumoli e Città Reale

Christian Perotti, studente di Amatrice

Claudio Pettinari, rettore eletto dell’Università di Camerino

Serenella Ottaviano, dirigente scolastica del Liceo Cotugno de L’Aquila

Tommaso Cotellessa, studente, frequenta il terzo anno del liceo classico Cotugno dell’Aquila

Enrico Galiano, insegnante di lettere, scrittore e video maker, nominato fra i cento migliori professori d’Italia

Ascolta la puntata 

La piazza della città di radio3

10 domande che hai sempre voluto fare a un professore

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Persona stimabile, stronzo da temere, soggetto da perculare. Senza girarci troppo attorno, sono queste le categorizzazioni universali—combinabili tra loro—che uno studente qualunque affibbia alla figura del professore. Ci siamo passati tutti, persino i professori.

Si tratta di una breve sintesi che, corroborata da infinite discussioni su compiti e interrogazioni, conferma quanto sia eroico (o da sprovveduti) scegliere consapevolmente questa professione. Probabilmente, l’unica spiegazione possibile è che sia un’autentica vocazione, soprattutto quando i dibattiti sugli aggiornamenti del sistema scolastico, l’importanza dell’esame di maturità e l’efficacia dei metodi d’insegnamento abbondano.

La beffa, inizia l’anno scolastico ma manca tutto, anche le scuole

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Carenza di organico e, di conseguenza, troppi alunni per classe (le famigerate classi-pollaio). Eccesso di aspiranti supplenti e, come paradosso, mancanza di professori di matematica e di sostegno. E ancora, stipendi dei docenti tra i più bassi d’Europa, istituti senza presidi e precarietà edilizia, soprattutto nelle zone colpite dal sisma dello scorso anno. A pochi giorni dall’inizio del nuovo anno scolastico, i casi di ordinarie carenze e pressappochismi sono all’ordine del giorno. Sono numerose le criticità che affliggono il sistema scolastico italiano, afflitto da una ‘Buona Scuola’ (che è stato una mannaia) e da una gestione caotica del nuovo piano vaccini. Sta per iniziare l’anno scolastico più “sgarrupato” degli ultimi anni. Grazie alla “Buona scuola”, un nome che è una beffa, uno sfregio.

Scuola, il nodo irrisolto: le assunzioni

Il nodo centrale, anche quest’anno, resta quello delle assunzioni. E’ già, perché se anche nelle altre regioni italiane si dovesse confermare il trend di mancate immissioni in ruolo già registrato in Lombardia e in Emilia Romagna – ipotizza l’associazione sindacale Anief – rischiano di saltare tra le 15mila e le 20mila assunzioni a tempo indeterminato facenti capo alle quasi 52mila fissate dal Miur. In pratica, sfumerebbe un’assunzione su tre dei docenti precari, con il rischio di aggravare ancora una volta la ‘supplentite’ andando verso le 100mila supplenze annuali.

Gugliemo Federici sul Secolo d’Italia 

Terremoto di Amatrice, ecco le scuole da ricostruire. E quelle che rischiano di rimanere vuote

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Paesi colpiti dal terremoto in cui le scuole sono ancora da sistemare. E altri in cui gli edifici scolastici sono stati ricostruiti, ma rischiano di rimanere vuoti. Motivo? Le case sono inagibili e la popolazione vive altrove. Succede anche questo a un anno dal sisma che ha colpito Amatrice.

Intanto, le seconde. Ecco una mappa di quelle che devono essere ancora messe in sicurezza secondo un’ordinanza emessa a luglio dal commissario straordinario per la ricostruzione.

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La scuola buona, a cinquant’anni da Lettera a una professoressa

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Nel maggio del 1967 esce per la piccola casa editrice fiorentina LEF un libro dal titolo Lettera a una professoressa. L’hanno scritto don Lorenzo Milani e gli alunni della scuola di Barbiana, una canonica del Mugello a pochi chilometri da Firenze. Un luogo sperduto dell’Appennino, afflitto, ancora negli anni del miracolo economico, dalla miseria e dall’arretratezza. Un luogo di esilio dove don Milani è arrivato il 7 dicembre del 1954, a 31 anni. Niente acqua, né luce, né una strada per arrivarci. Ci vivevano quaranta anime.

Eppure in pochi anni, grazie a questo prete, Barbiana diventa un luogo conosciuto da tutti, e non solo in Italia. Nasce lì, nel 1958, Esperienze pastorali, visto da molti come concreto e profetico contributo al Concilio Vaticano II, immediatamente messo all’indice dalla curia romana che, pur non vietandolo ufficialmente, ne impedisce la pubblicazione. Da Barbiana, nel 1965, parte un invito alla disobbedienza rivolto ai parroci militari. Un testo, pubblicato dal periodico comunista Rinascita e ricordato come L’obbedienza non è più una virtù, che porterà in tribunale don Milani e gli causerà addirittura una condanna dopo la morte.

Leggi l’articolo di Vanessa Roghi su Internazionale

Basta con la scuola che insegna a tutti le stesse cose

Princeton. I promessi sposi è il romanzo preferito del papa. Lo ha dichiarato quasi subito ai giornalisti italiani, e qualcuno ha pensato si trattasse di una forma di seduzione facilona, di quelle che fanno urlare il nome della squadra locale all’inizio di ogni tappa nelle campagne elettorali dei telefilm americani. L’italianità, invece, c’entra poco, come d’altronde la cristianissima provvidenza che domina nelle fitte annotazioni delle edizioni scolastiche: al papa piace proprio la storia.

Con disarmante opportunità la consiglia agli innamorati, alle giovani coppie, a quelli che, come si dice, si mettono insieme. Ai promessi sposi insomma, che così difficilmente oggi riescono a trovare il coraggio (e i soldi) per sposarsi sul serio. Se Borges e Singleton ci hanno spiegato, dalle Americhe, che Dante è l’autore di una storia d’amore on the road, Bergoglio ci ricorda che Manzoni ha scritto, sostanzialmente, di fidanzati. Del resto, pur figlio di migranti piemontesi, le superiori le ha fatte in Argentina (perito chimico, dice Wikipedia), fuori dalle utopie uniformanti dei nostrani programmi liceali, cronologici in tutto tranne che nelle letture ineludibili.

Alessandro Giammei su Pagina99

Scuole a confronto: ieri e oggi

La scuola cambia e cambia il ruolo dei docenti e degli studenti in classe, insieme alle dinamiche comunicative con le famiglie. Dalla lavagna tradizionale alla LIM (Lavagna Interattiva Multimediale), dalla calcolatrice al tablet, dall’enciclopedia a Internet, dal registro cartaceo a quello elettronico: ecco come la tecnologia ha cambiato il volto dell’istruzione

La tradizionale lavagna in ardesia andata in pensione col suo corollario di gessetti e cancellino, soppiantata da quella elettronica, la LIM. Le aule che sembrano non avere più pareti, trasformate in uno spazio aperto dove si lavora insieme sfruttando le potenzialità di un sapere condiviso grazie alla rete e mediante testi anch’essi aperti al contributo di tutti. Libri la cui vita su carta è integrata o sostituita con versioni di uguale contenuto ma in formato digitale, e dunque più ricchi per le maggiori possibilità che l’informatica consente. Tutto questo e molto altro ancora ci racconta una realtà completamente trasformata negli ultimi anni: è il nuovo universo della scuola e dell’insegnamento, che restano sempre, prima di tutto, cura di una comunità.

Leggi l’approfondimento sul Corriere della sera 

7,7 milioni di studenti, 800mila prof, 370mila classi e mille problemi aperti: che la scuola cominci

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Dopo mille polemiche e discussioni, parte l’anno scolastico reale: quello fatto di lezioni e problemi quotidiani da risolvere. Oggi, in cinque regioni – Abruzzo, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Piemonte e Trentino Alto Adige – suonerà la prima campanella. Da domani e fino al 15 settembre partiranno le lezioni in tutte le altre regioni italiane. Gli ultimi ad entrare in classe, proprio venerdì 15 settembre, saranno gli alunni di Emilia Romagna, Lazio, Marche, Puglia, Piemonte e Toscana. Restando anche la libertà di movimento delle singole scuole. E dopo 9 mesi di lezioni si concluderanno a giugno: tra il 7 e il 12. Se i licei brevi, i compiti a casa, le promozioni facili e la scuola media accorciata a due anni sono stati al centro della discussione politica di questa estate, la scuola da oggi dovrà fare i conti con problemi più contingenti.

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