Monthly Archives: settembre 2017

#VeritàperGiulio. Ascolta la puntata

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Torniamo su una vicenda che qui a Radio3 seguiamo dal primo giorno, quella di Giulio Regeni, a partire da due notizie: quella dell’arresto all’aeroporto del Cairo di Ibhrahim Metwaly, uno dei consulenti legali che hanno seguito la causa di Regeni, e quella della decisione del governo italiano di mandare al Cairo l’ambasciatore Giampaolo Cantini, che si insedierà domani (14 settembre), perché trovare la verità sull’uccisione di Giulio Regeni «è un dovere di Stato», ha spiegato il premier Gentiloni difendendo la ripresa delle attività diplomatiche in Egitto. Come stanno andando le inchieste e chi sono gli attivisti antigovernativi? Facciamo un viaggio in quel lato del paese di cui spesso parliamo ma di cui sappiamo forse troppo poco.

Gli ospiti del 13 settembre 2017

Ahdaf Soueif, celebre scrittrice egiziana e firma del Guardian 

Mattia Toaldo, analista all’European Council on Foreign Relations

Maaty el Sandoubi, giornalista, italo egiziano, fa parte del sindacato dei giornalisti egiziani, insieme all’avvocato per i diritti umani arrestato ha fondato l’associazione per le persone scomparse

Paola Caridigiornalista, islamista, è tra le fondatrici della Rete Filomena, tra i suoi libri ricordiamo Hamas. Che cos’è e cosa vuole il movimento radicale palestinese (Feltrinelli, 2009) pubblicato anche negli Usa. E l’ultimo, Gerusalemme senza Dio. Ritratto di una città crudele. Ha seguito i fatti in Egitto con il blog Invisiblearabs che nasce dal libro Arabi invisibili (Feltrinelli, 2007)

Sergio Romano, editorialista del Corriere della Sera, diplomatico

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Egitto, sei anni dopo piazza Tahrir. Chi ne fu coinvolto lavora alla prossima rivoluzione

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C’è una lotta su scala universale in corso fra un mondo già pieno di frizioni e qualcosa di nuovo che sta cercando di nascere. Tante persone in tutto il mondo (mi piace chiamarli “il collettivo globale dei giovani”) hanno capito che alcuni problemi devono essere risolti in maniera globale. Le questioni relative all’ambiente sono l’esempio più ovvio, ma lo sono anche l’aumento esponenziale sia della ricchezza e che della povertà, l’osceno divario che c’è i ricchi e i poveri, le guerre, le migrazioni, il movimento di capitali e molte altre cose.

Al cuore della questione c’è il Neo-liberismo. In tutto il mondo ci sono persone che stanno subendo gli effetti di questo fenomeno, ma in modi diversi e con differenti livelli. Il collettivo globale dei giovani capisce che il Neo-liberismo  fa male alla maggioranza della popolazione e al pianeta stesso  e lo sfida continuamente: ci sono attivisti che se la prendono con l’industria del petrolio o con quella delle armi o con quelli che vogliono smantellare il sistema sanitario nazionale britannico.

Ahdaf Soueif su Repubblica

“L’Italia si illude se pensa che arrendersi sul caso Regeni le porterà qualche beneficio”

La politica italiana nei confronti dell’Egitto all’indomani dell’omicidio di Giulio Regeni è stata tutto tranne che realista. Al contrario, la definirei estremamente irrealista.

In democrazia se un tuo cittadino muore in condizioni atroci il vero realismo è quello di fare luce su un tale crimine. E non c’entrano i principi ideali o la morale. Sto parlando delle basi stesse su cui si fonda una democrazia. Irrealista è accettare per un anno e mezzo che le bugie di Stato fornite dall’Egitto diventino verità ufficiali.

Non esiste alcun dubbio razionale sul fatto che Giulio Regeni, il ricercatore italiano trovato morto per tortura lungo un’autostrada della periferia del Cairo il 3 febbraio 2016 sia stato prelevato il 25 gennaio 2016 dalle forze di Sicurezza nazionale.

Continua a leggere l’intervista di Jean-Pierre Filiu su L’Espresso 

 

Torture e altri orrori nell’Egitto di Al-Sisi

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Chiediamo scusa ai lettori se questo articolo turberà la sensibilità di alcuni, ma a volte la realtà è più cruda di ciò che potremmo aspettarci, anche in un Paese che sentiamo più vicino come l’Egitto. Il 5 luglio 2013 l’esercito egiziano rovesciava l’ultimo presidente democraticamente eletto, Mohamed Morsi. Da questo momento, come denuncia Human Right Watch nel report rilasciato il 5 settembre. la tortura è tornata ad essere uno degli strumenti più utilizzati dalle forze di polizia, sotto gli occhi del presidente Abdel Fattah al-Sisi, che sembra aver dato mano libera al Ministero dell’Interno pur di una stabilità politica, voluta a tutti i costi. Talmente voluta che la stessa amministrazione al-Sisi si sta macchiando degli stessi orrori, che avevano portato alla rivoluzione del 2011.
La polizia controllata dal ministero dell’Interno e la sua Agenzia nazionale per la sicurezza hanno diffusamente utilizzato accuse arbitrarie, catture forzate e torture contro i dissidenti, spesso membri reali o presunti, simpatizzanti della Fratellanza Musulmana, principale partito polito di opposizione ad al-Sisi. Il Coordinamento indipendente egiziano per i Diritti e le Libertà (ECRF), un gruppo che si batte per il rispetto dei diritti umani, ha individuato trenta persone uccise sotto tortura nelle stazioni di polizia e in altri siti di detenzione del ministero dell’Interno, tra il mese di agosto 2013 e il dicembre 2015.

Leggi l’approfondimento di Vanessa Tomassini su Notizie Geopolitiche

Nei labirinti della “Discordia”: la poesia della rivoluzione negli scatti di Moises Saman

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Si possono raccontare le convulsioni delle Primavere Arabe con sguardo pacato, a tratti anche poetico? Ci è riuscito Moises Saman, fotografo dell’agenzia Magnum Photos, in un reportage – diventato poi anche un libro autoprodotto – in mostra fino al 10 settembre al festival Gazebook di Punta Secca. Il titolo reca in sé la cifra di quel che vedranno gli occhi sfogliando: la “Discordia”, quella che tra il 2011 e il 2014 ha imperversato in Medio Oriente, nelle terre tormentate di Egitto, Siria, Libia. Saman era lì, tra soldati e civili, a coprire per i grandi giornali le cronache della rivoluzione abortita d’Oriente: le sue foto sono state pubblicate dal New York Times, dal Time Magazine e da numerose riviste internazionali.

Ma nelle pagine di questo progetto, che include anche immagini più statiche di quelle che solitamente conquistano le copertine, il taglio giornalistico cede il passo a una riflessione personale che non disdegna di includere, tra gli scatti, anche quelli mancati. L’immediatezza lascia spazio alla contemplazione, accanto al chirurgico approccio giornalistico si fa strada l’esperienza individuale. Così, in questo percorso fotografico permeato di malinconia, tra civili e soldati che si mescolano nella stessa piazza, la desolazione delle abitazioni abbandonate sullo sfondo, trovano spazio anche le fotografie del “prima” e del “dopo” dell’evento, quelle mai presentate agli editor, eppure in grado di coinvolgere lo spettatore in maniera più profonda, ha raccontato Saman in un’intervista al National Geographic.
Continua a leggere sul sito dell’Huffington Post

perché un ricercatore italiano è stato torturato e ucciso in egitto?

Quel giorno di novembre 2015 l’obiettivo della polizia egiziana erano i venditori ambulanti di calzini, occhiali da sole da 2 dollari e gioielli finti, raggruppati sotto i portici degli eleganti edifici secolari di Heliopolis, un sobborgo del Cairo. Blitz come questo erano di routine, ma questi venditori occupavano una zona particolarmente sensibile. A solo una novantina di metri di distanza si trova il palazzo riccamente decorato nel quale il Presidente dell’Egitto, l’autoritario leader militare Abdel Fattah el-Sisi, accoglie i dignitari stranieri. Mentre gli uomini raccoglievano in fretta le lore cose dai tappetini e dai portoni, preparandosi a fuggire, avevano tra loro un assistente improbabile: un ricercatore universitario italiano di nome Giulio Regeni.

Giulio era arrivato al Cairo pochi mesi prima per condurre ricerche per il suo dottorato a Cambridge. Cresciuto in un piccolo paese vicino a Trieste da un padre rappresentante e da una madre insegnante, Regeni, un ventottenne di sinistra, era rimasto affascinato dallo spirito rivoluzionario della Primavera Araba. Nel 2011, quando erano esplose le manifestazioni di Piazza Tahrir che condussero alla caduta del Presidente Hosni Mubarak, stava finendo il suo corso di laurea in arabo e scienze politiche all’università di Leeds. Si trovava al Cairo nel 2013 come stagista per un’agenzia delle Nazioni Unite, quando una seconda ondata di manifestazioni portarono le forze armate a cacciare il presidente egiziano recentemente eletto, l’Islamista Mohamed Morsi, e a mettere al potere al-Sisi.

Declan Walsh sul New York Times

Come l’Italia sta rinunciando a cercare la verità sul caso Regeni

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Pensavo che tutta quella spazzatura complottista relativa alle vicende che si sono sviluppate attorno alla tortura e all’assassinio del dottorando italiano Giulio Regeni fosse finalmente finita in discarica. E invece no.

Nel corso dell’ultima settimana è riaffiorato tutto di nuovo, in forme ancora molto virulente. Addirittura un generale in pensione—Leonardo Tricarico, consigliere militare durante il governo D’Alema e oggi presidente della Fondazione Icsa (Intelligence Culture and Strategic Analysis)—è arrivato ad affermare che il responsabile dell’omicidio Regeni sarebbe l’Università di Cambridge “che ha mandato al Cairo un giovane ricercatore come Giulio senza chiarire confini e rischi del suo mandato.”

Lorenzo Declich su Vice.com

Gentiloni, Regeni: «La verità è un dovere di Stato»

La riunione del Copasir

Trovare la verità sull’uccisione di Giulio Regeni «è un dovere di Stato». È quanto ha detto, secondo quanto si apprende da fonti parlamentari, il premier Paolo Gentiloni in audizione oggi davanti al Copasir. Il premier ha tra l’altro difeso la decisione di mandare al Cairo l’ambasciatore Giampaolo Cantini anche per aiutare l’indagine sul ricercatore italiano ucciso. «Gli interessi economici non possono impedire l’accertamento della verità: questa è una consapevolezza che il Governo ha mostrato di avere oggi», ha detto Giacomo Stucchi, presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir), dopo l’audizione del premier, che ha risposto anche in merito alle inchieste giornalistiche che hanno riferito di pagamenti da parte dell’Italia ai trafficanti di uomini per bloccare le partenze dei migranti.

Continua a leggere sul Sole24Ore

Regeni, arrestato il legale egiziano della famiglia

Un’organizzazione non governativa egiziana ha confermato che il consulente legale della famiglia di Giulio Regeni al Cairo, Ibhrahim Metwaly, è stato arrestato e ha reso noto che l’avvocato è stato posto in custodia cautelare per due settimane. «La Procura della Sicurezza dello Stato ha deciso una carcerazione preventiva di 15 giorni per l’avvocato Ibrahim Metwaly», annuncia il Coordinamento egiziano dei diritti e le libertà (Ecfr) sulla sua pagina Facebook. «È stata conclusa l’indagine nei suoi confronti per aver pubblicato notizie false. È stato portato in un carcere di massima sicurezza», aggiunge il sito senza fornire altri dettagli.

Dav. Les. su La Stampa