Nei labirinti della “Discordia”: la poesia della rivoluzione negli scatti di Moises Saman

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Si possono raccontare le convulsioni delle Primavere Arabe con sguardo pacato, a tratti anche poetico? Ci è riuscito Moises Saman, fotografo dell’agenzia Magnum Photos, in un reportage – diventato poi anche un libro autoprodotto – in mostra fino al 10 settembre al festival Gazebook di Punta Secca. Il titolo reca in sé la cifra di quel che vedranno gli occhi sfogliando: la “Discordia”, quella che tra il 2011 e il 2014 ha imperversato in Medio Oriente, nelle terre tormentate di Egitto, Siria, Libia. Saman era lì, tra soldati e civili, a coprire per i grandi giornali le cronache della rivoluzione abortita d’Oriente: le sue foto sono state pubblicate dal New York Times, dal Time Magazine e da numerose riviste internazionali.

Ma nelle pagine di questo progetto, che include anche immagini più statiche di quelle che solitamente conquistano le copertine, il taglio giornalistico cede il passo a una riflessione personale che non disdegna di includere, tra gli scatti, anche quelli mancati. L’immediatezza lascia spazio alla contemplazione, accanto al chirurgico approccio giornalistico si fa strada l’esperienza individuale. Così, in questo percorso fotografico permeato di malinconia, tra civili e soldati che si mescolano nella stessa piazza, la desolazione delle abitazioni abbandonate sullo sfondo, trovano spazio anche le fotografie del “prima” e del “dopo” dell’evento, quelle mai presentate agli editor, eppure in grado di coinvolgere lo spettatore in maniera più profonda, ha raccontato Saman in un’intervista al National Geographic.
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