Torture e altri orrori nell’Egitto di Al-Sisi

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Chiediamo scusa ai lettori se questo articolo turberà la sensibilità di alcuni, ma a volte la realtà è più cruda di ciò che potremmo aspettarci, anche in un Paese che sentiamo più vicino come l’Egitto. Il 5 luglio 2013 l’esercito egiziano rovesciava l’ultimo presidente democraticamente eletto, Mohamed Morsi. Da questo momento, come denuncia Human Right Watch nel report rilasciato il 5 settembre. la tortura è tornata ad essere uno degli strumenti più utilizzati dalle forze di polizia, sotto gli occhi del presidente Abdel Fattah al-Sisi, che sembra aver dato mano libera al Ministero dell’Interno pur di una stabilità politica, voluta a tutti i costi. Talmente voluta che la stessa amministrazione al-Sisi si sta macchiando degli stessi orrori, che avevano portato alla rivoluzione del 2011.
La polizia controllata dal ministero dell’Interno e la sua Agenzia nazionale per la sicurezza hanno diffusamente utilizzato accuse arbitrarie, catture forzate e torture contro i dissidenti, spesso membri reali o presunti, simpatizzanti della Fratellanza Musulmana, principale partito polito di opposizione ad al-Sisi. Il Coordinamento indipendente egiziano per i Diritti e le Libertà (ECRF), un gruppo che si batte per il rispetto dei diritti umani, ha individuato trenta persone uccise sotto tortura nelle stazioni di polizia e in altri siti di detenzione del ministero dell’Interno, tra il mese di agosto 2013 e il dicembre 2015.

Leggi l’approfondimento di Vanessa Tomassini su Notizie Geopolitiche

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