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Femminicidio: l’educazione emotiva. Ascolta la puntata

femminicidio

L’omicidio di Noemi, la sedicenne salentina uccisa dal fidanzato, sottolinea l’orribile piega presa dalla cronaca degli ultimi giorni: troppi gli uomini che continuano ad odiare le donne. Queste storie ci spingono a riflettere sull’educazione emotiva degli uomini e su come la scuola, la famiglia, i media possano agire contro la violenza nei confronti delle donne. Aspettiamo i vostri racconti e le vostre idee su come diffondere l’educazione di genere e l’educazione emotiva nei nostri ragazzi.

Gli ospiti del 14 settembre 2017

Dacia Maraini, scrittrice, drammaturga, saggista, firma oggi in prima pagina sulla Stampa l’editoriale “Uomini che non accettano la nostra emancipazione”; l’ultimo libro è La bambina e il sognatore uscito un paio di anni fa per Rizzoli

Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta dell’età evolutiva e ricercatore dell’Università di Milano. Tra i suoi libri Baciare, fare, dire. Cose ai maschi nessuno dice (Feltrinelli) e Tutto troppo presto. L’educazione sessuale dei nostri figli nell’era di internet, tutti usciti per De Agostini

Linda Laura Sabbadini, esperta di statistica sociale, editorialista della Stampa

Alessandro Lupi, consigliere dell’ottava circoscrizione del Comune di Torino, è stato il promotore dell’iniziativa che ha portato all’intitolazione della scuola materna “Silvana Allasia” (sua figlia frequentava la stessa scuola quando la maestra di Fossano è stata uccisa, dal compagno nel 2014)

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Per fermare la violenza sulle donne bisogna educare gli uomini

Gli uomini picchiano le donne, spesso le pestano a sangue, alle volte le uccidono. Ogni tanto c’è un caso che sembra più disumano e per questo più esemplare: uno che tenta di bruciare viva la fidanzata che l’ha lasciato, un altro che ammazza insieme alla compagna i figli piccoli. A ondate sui giornali si riparla di femminicidio, o di allarme femminicidio; per il resto del tempo il conto delle morti continua regolare: negli ultimi mesi un tizio a Modena ha strangolato la sua ex e poi ha nascosto il cadavere nel frigorifero in cantina, a Novara un altro ha accoltellato a morte la moglie in strada, a Pavia un infermiere ha sparato alla moglie e alla figlia dodicenne. Quasi sempre gli uomini non accettavano la fine della relazione.

Lo stigma astratto su questi uomini violenti è speculare all’incapacità di ragionare sulle motivazioni dei loro gesti e di agire di conseguenza. Negli anni recenti non sono mancate campagne sociali e addirittura una legge ad hoc sul femminicidio, ma il risultato è che nel dibattito pubblico si è verificato spesso un semplice rovesciamento: dalla minimizzazione si è passati a fasi alterne all’emergenza. La violenza degli uomini prima era invisibile, poi è mostrificata: una riflessione laica su come intervenire efficacemente è sempre laterale, una politica d’intervento sociale sui maschi violenti è difficile da programmare.

Christian Raimo su Internazionale