Monthly Archives: settembre 2017

Quanto ci mancano le buone notizie?

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Oggi è uscito il primo numero del nuovo supplemento del “Corriere della sera”, si chiama “Buone notizie”. Un’ascoltatrice dice che i giornalisti tendono a dare solo le cattive notizie, ad essere allarmisti, a evidenziare le situazioni di degrado mentre le cosiddette buone notizie sono marginali o ignorate, o per lo più riguardano la sfera della pubblicità, che ci rimanda un mondo perfetto. È davvero così? Cosa c’è dietro questo bisogno? Forse qualcosa di vero e interessante da analizzare.

Gli ospiti del 19 settembre 2017

Elisabetta Soglio, giornalista del Corriere della Sera, caporedattrice del nuovo supplemento Buone Notizie

Luca Sofri, direttore del quotidiano on line Il Post. Tra i suoi Notizie che non lo erano. Perché certe storie son troppo belle per essere vere (Rizzoli, 2015)

Mauro Forno, insegna Storia dei media e del giornalismo all’Università di Torino, tra i suoi libri “Informazione e potere” sul rapporto tra giornalismo italiano e potere negli ultimi 150 anni (Laterza, 2012)

Riccardo Bonacina, fondatore e direttore del magazine Vita

Marco Tarquinio, direttore di Avvenire

Annamaria Testaesperta di comunicazione blogger e saggista. Leggiamo i suoi contributi su Internazionale e sul suo sito Nuovo e Utile

Federico Alberghini, direttore della banda Rulli Frulli

 

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Un’epica del lavoro fatto bene è possibile?

Me ne rendo conto: in tempi di impieghi scarsi, precari e mal pagati, celebrare il lavoro ben fatto può sembrare insensato e inopportuno. O irritante e sospetto. Come minimo, antiquato, stucchevole e buonista.

Ma pensateci un momento.

Parlare di lavoro ben fatto, e valorizzarlo proprio ora, può essere uno di quei gesti controintuitivi che generano cambiamenti sostanziali nella percezione, e di conseguenza nei comportamenti.

L’idea di lavoro ben fatto implica che ogni lavoro sia importante e possa avere una dignità, una qualità e un valore. Che il valore vada retribuito. Che il buon risultato qualitativo vada apprezzato e che la dignità vada riconosciuta.

Annamaria Testa su Internazionale

Nel bene c’è romanzo, non noia: il volontariato come rivoluzione

Guardando al flusso caotico dell’informazione contemporanea e al disordine creativo dei social network, verrebbe da dire che il bene è noioso e nel male, purtroppo, c’è più romanzo. Per le regole non scritte di un certo modo di intendere la cittadinanza — specie quella arcigna, indurita dalla vita di tutti i giorni — essere troppo buoni è persino una colpa. Dimostrazione di un carattere debole, imbelle. Mentre la giusta dosa di cattiveria è rivelatrice di un’identità più certa, convinta. Insomma, l’affermazione — anche con termini duri, scorretti — di valori forti, volontà solide.

Il «cattivismo» delle serie televisive e della letteratura di genere affascina più del «buonismo» che ha spesso un sapore dolciastro, dunque un po’ finto. La politica riproduce, in forme diverse, gli stereotipi dello spettacolo. La moderazione è una virtù pallida. Stiamo veramente diventando sempre più cinici, insensibili ed egoisti? O la rappresentazione della società (e noi ci assumiamo la nostra parte di responsabilità) è non raramente fuorviante e ingannevole?

Ferruccio De Bortoli sul Corriere della Sera