Monthly Archives: settembre 2017

Questione meridionale: esiste ancora? Ascolta la puntata

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Nord e Sud, si tratta di assistenzialismo secolare? Lo scrive stamattina sul Foglio Salvatore Rossi, direttore di Bankitalia, meridionale. La lettura di questo articolo ha creato grande dibattito tra i nostri ascoltatori: non è vero che è il Nord a mantenere il Sud, abbiamo una storia millenaria alle spalle e le responsabilità sono dei politici e della mancanza di infrastrutture. Torniamo sulla vexata quaestio del rapporto tra Sud e assistenzialismo, affrontando anche il nodo dell’emigrazione interna dei nostri giovani, che spesso si laureano al Sud e cercano lavoro al Nord.

Gli ospiti del 20 settembre 2017

Gianfranco Viesti, insegna Economia applicata all’Università di Bari, tra i suoi libri citiamo Università in declino. Un’indagine sugli atenei da Nord a Sud (Donzelli, 2016); Più lavoro, più talenti. Giovani, donne, sud. Le risposte alla crisi (Donzelli, 2010); il volume firmato insieme a Dario Di Vico Cacciavite, robot e tablet. Come far ripartire le imprese (Il Mulino, 2014)

Giuseppe Provenzano, vice direttore dello Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno)

Pippo Callipo, imprenditore

Nicola Finco, capogruppo Lega Nord presso il Consiglio Regionale

Patrizia Giancotti, antropologa e autrice radiofonica. Ha realizzato, e possiamo ascoltarlo in questi giorni, il ciclo di Passioni dal titolo Tra i giganti del bosco: natura e cultura nel Parco Nazionale della Sila. Le ultime due puntate andranno in onda sabato 23 e domenica 24 settembre alle 14.30, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio. È tutto disponbile online sul sito passioni.rai.it

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La piazza della città di radio3

Dal 2000, il Mezzogiorno d’Italia è cresciuto la metà della Grecia

In tredici anni, dal 2000 al 2013, l’Italia è stato il Paese che e’ cresciuto meno, +20,6% rispetto al +37,3% dell’area Euro a 18, addirittura meno della Grecia, che ha segnato +24% quale effetto della forte crescita negli anni pre crisi, che è riuscita ad attenuare in parte il crollo successivo. Questa la fotografia scattata da Svimez nelle anticipazioni del Rapporto sull’economia del Mezzogiorno 2015, che sottolinea come la situazione e’ decisamente più critica al Sud, che cresce nel periodo in questione la metà della Grecia, +13%: oltre 40 punti percentuali in meno della media delle regioni Convergenza dell’Europa a 28 (+53,6%). Una situazione che Svimez fotografa così: “Il Sud è ormai a forte rischio di desertificazione industriale, con la conseguenza che l’assenza di risorse umane, imprenditoriali e finanziarie potrebbe impedire all’area meridionale di agganciare la possibile ripresa e trasformare la crisi ciclica in un sottosviluppo permanente”. Un quadro che preoccupa il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per il quale “non possiamo abbandonare giovani e Meridione”.

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La questione meridionale e le occasioni perdute

Questione meridionale esiste ancora

Ridurre il divario tra Nord e Sud è primario interesse del Nord , perché una quota consistente della produzione industriale del Nord finisce nel Mezzogiorno. Un’economia capitalistica che ha al proprio interno uno squilibrio così forte, finisce per subire un rallentamento dell’intero sviluppo nazionale – spiega Guido Pescosolido, autore del libro “La questione meridionale in breve. Centocinquant’ anni di storia” (Donzelli, 292 p., € 20,00). Negli anni ’50 e ’60, quando l’Italia era diventata una grande potenza mondiale e aveva un bilancio quasi in pareggio, c’erano tutte le condizioni per affrontare in modo definitivo il divario tra Nord e Sud. Ma questo non è stato fatto, e dagli anni ’70 in poi c’è stata una continua crescita del debito pubblico e delle spese pubbliche improduttive, e oggi superare questo divario è praticamente impossibile – conclude Pescosolido.

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Referendum per l’autonomia in Lombardia e Veneto: tutto quello che volevate sapere (e non avete mai osato chiedere)

Un tempo i leghisti urlavano secessione, e la questione settentrionale faceva molto più rumore. Anche sotto il mitico Po. Quest’anno ci proveranno invece due referendum consultivi – in Lombardia e in Veneto – a riportare al centro del dibattito politico il tema del Nord e delle sue aspirazioni autonomiste. Li hanno indetti due presidenti di Regione leghisti, Roberto Maroni e Luca Zaia, con il sostegno di tutto il centrodestra, ma anche il voto decisivo del Movimento 5 Stelle. Da ultimo, persino numerosi amministratori locali del Pd si sono schierati per il Sì all’autonomia. Comunque vada, sarà la prima volta che su questo argomento 16 milioni di cittadini italiani saranno chiamati a pronunciarsi in una consultazione istituzionale, pur non vincolante. Ecco perché è utile sapere di che si tratta.

I referendum sono distinti: uno in Lombardia, uno in Veneto. Si voterà però in concomitanza nella stessa giornata: domenica 22 ottobre. Le urne saranno aperte dalle ore 7 alle 23. Diverse, però, sono le modalità di voto previste.

Alessandro Franzi su L’Inkiesta

Il libro da sfogliare: Nord e Sud nella storia d’Italia

Da Villari a Franchetti, da Sonnino a Nitti, da Gramsci a Salvemini e Gobetti, i più importanti intellettuali e uomini politici dell’età liberale hanno considerato il divario Nord/Sud «la questionaec4c13cover26392e nazionale per eccellenza». Dopo il ventennio fascista, che cancellò dal dibattito pubblico il problema, nell’Italia repubblicana la questione ritornò nell’agenda politica dei partiti di massa. La riforma agraria, la Svimez, la Cassa per il Mezzogiorno avvicinarono le due parti del paese. Attraverso i contributi di alcuni dei maggiori storici contemporanei, che si richiamano qui a Guido Dorso e al Centro di studi a lui intitolato, il volume intende ripercorrere criticamente il dibattito e valutare l’importanza odierna della questione meridionale. Corredano la disamina scritti di Antonio Giolitti e Giorgio Napolitano.

Clicca qui per sfogliare il primo capito di “Lezioni sul meridionalismo” di Sabino Cassese (Il Mulino)

I GIGANTI DEL BOSCO

PARCO NAZIONALE DELLA SILA

Sabato 16 settembre alle 14 e 30, inizia su Radio 3 il ciclo di “Passioni” dedicato al Parco Nazionale della Sila. Un viaggio in quattro puntate nel “Gran Bosco d’Italia”, dalla riserva dei pini monumenali alla biblioteca, dall’osteria al museo, dall’abbazia florense alla stalla, dal telaio al treno storico, nel quale l’antropologa Patrizia Giancotti incontra medievalisti, pastori, imprenditrici, scienziati della patata dop, maestri tessitori, cuochi-sciamani, boscaioli e storici dell’arte che hanno scelto di vivere nella silva brutia cantata da Virgilio, Strabone e Plinio, di lavorare per il bene del “venerabile altopiano granitico” attraversato da Norman Douglas. Sono loro i “giganti del bosco” degni di ammirazione come i monumentali pini silani. Passioni celebra così le Giornate Europee del Patrimonio, il cui tema di quest’anno è il rapporto tra cultura e natura, significativo all’interno del Parco Nazionale della Sila,dove aria e acqua sono purissime e dove foreste impenetrabili condividono il territorio con i capolavori di Mattia Preti, gli insegnamenti di Gioacchino da Fiore, le abbazie duecentesche, l’antica arte della tessitura e dell’accoglienza.

Riascolta sul sito Passioni.rai.it

Cosa manca al Sud?

Sono 140 anni che si parla di “Questione meridionale” per indicare le condizioni di arretratezza del Sud della penisola rispetto al Nord, cioè da quando l’espressione fu utilizzata per la prima volta nel 1873 dal deputato Antonio Billia. Le ricette adottate in un secolo e mezzo non hanno ancora risolto il problema.

Nel corso della campagna elettorale siciliana sentiamo spesso ripetere il ritornello che il Sud deve contare di più a Roma se vuole risolvere i suoi problemi. Slogan a parte, non sembra che qualcuno abbia spiegato come il Sud possa far ascoltare la sua voce per affrancarsi dal ruolo secondario che occupa in Italia e in Europa. Si sentono ripetere, invece, stantii discorsi sulle potenzialità inespresse e sulle mille cose che si potrebbero fare e che, anche senza essere Oracoli, sappiamo che non si faranno mai.

Diciamolo brutalmente: il Sud vive una situazione di assoluta marginalità perché gli manca una sua identità istituzionale, che lo faccia uscire dalla condizione di debolezza anche politica in cui versa. Ciò che manca al Sud è il suo essere “soggetto”. Poniamoci alcune domande: come può la Basilicata pensare di contare qualcosa a Roma o a Bruxelles con una popolazione pari a quella della provincia di Reggio Emilia?

Continua a leggere Andrea Cantadori su Opinione.it

La «conquista» del sud e il vittimismo dannoso

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Sta facendo discutere la mozione approvata dal Consiglio regionale della Puglia in cui si chiede l’istituzione di una «giornata della memoria» per ricordare l’uccisione di civili di cui si rese responsabile l’esercito italiano negli anni della repressione del brigantaggio (ne ha scritto Alessandro Laterza sul Corriere del 6 agosto). Se fosse ispirata solo dalla volontà di richiamare l’attenzione su un aspetto drammatico della nascita dello Stato italiano, la mozione potrebbe avere anche un fondamento. Ciò che la rende assurda è però l’intenzione filoborbonica, evidenziata dalla scelta della data: il 13 febbraio perché in quel giorno del 1861 si arrese Gaeta, ultimo bastione dell’ex re delle Due Sicilie.

Giovanni Belardelli sul Corriere della Sera