Monthly Archives: settembre 2017

Il caso Ryanair e la società liquida. Ascolta la puntata

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La vicenda Ryanair crea molti disagi a chi è rimasto a terra e a molti lavoratori. Ma suggerisce anche tante riflessioni: quale modello di economia globale c’è dietro? Ryanair, Amazon, le tante aziende low cost: cancellano la concorrenza, le librerie, le piccole imprese, ma cancellano anche la socialità. Eppure le low cost hanno consentito alla cosiddetta generazione Erasmus di sentirsi europea e di avere maggiore mobilità. Che tipo di economia e quale modello di lavoro si stanno imponendo? A quale cultura della mobilità e della socialità andiamo incontro?

Gli ospiti del 21 settembre 2017

Angela Stefania Bergantino, insegna Economia dei trasporti all’Università di Bari è presidente SIET (Società Italiana di Economia dei Trasporti e Logistica), si occupa di strategie tariffarie e concorrenza)

Lorenzo Asuni, country manager AirHelp

Carlo Bordoni, sociologo, nel 2014 ha scritto a 4 mani con Zygmunt Bauman Stato di crisi (Einaudi) e nel 2017 Fine del mondo liquido (Saggiatore)

Maria Pisano, direttrice Centro Europeo Consumatori Italia

Leonardo Becchetti, docente ordinario di Economia politica presso l’Università di Roma Tor Vergata

Viviana Premazzi, manager accademico per lo United Campus of Malta, sociologa delle migrazioni. Ha scritto il saggio “Una nuova generazione diversamente italiana” nel volume collettivo Generazione Erasmus (Franco Angeli, 2012), da cui è nata la Fondazione GARAGE ERASMUS di cui è membro. Lei ha fatto un Erasmus in Portogallo nel 2003

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La piazza della città di radio3

“Generazione ad alta mobilità”, il documentario che racconta chi mette la propria vita in un bagaglio a mano

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Solo un bagaglio a mano. Questa la restrizione delle compagnie di volo low cost. Regole che costringono il viaggiatore a ridurre all’ “essenziale”, il “necessario”. Solo un bagaglio a mano è quanto i giovani di oggi portano con sé anche quando decidono di spostarsi non solo per piacere, ma anche per cambiare vita, in cerca di futuro. “Generazione ad alta mobilità” l’hanno chiamata in maniera appropriata Alberto Martin e Daniele Manca: una generazione transnazionale, mobile, intraprendente, culturalmente aperta, avventurosa.

Una generazione raccontata nel documentario prodotto da Kilofilmetro e realizzato viaggiando attraverso l’Europa, lungo un itinerario di 5000 km che inizia a Schengen, dove idealmente è nata l’Europa e termina in Danimarca, a Copenaghen, la città felice, la città che nel 2025 sarà la prima capitale ad emissioni zero.
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Ryanair regala sconti agli studenti Erasmus

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Volare in Europa d’ora in poi sarà più facile per gli studenti Erasmus. E’ il risultato dell’accordo tra Ryanair e l’associazione europea degli Erasmus (Esn), che oggi ne hanno comunicato la fumata bianca in una conferenza stampa in presenza del Ceo della compagnia low cost irlandese Michael O’ Leary e della presidente di Esn Safi Sabuni.

“La compagnia numero uno d’Europa oggi è diventata partner esclusivo dell’Esn, offrendo agli studenti Erasmus grossi sconti (sui voli, ndr), che includono tariffe ridotte, bagagli in stiva gratuiti ed offerte dedicate”, ha annunciato Ryanair attraverso un comunicato. L’accordo, che fa parte dello speciale programma “Always Getting Better” della compagnia, prevede diversi vantaggi per i vincitori delle borse di studio europee, che quest’anno compiono 30 anni. Tra questi il 15% di sconto sui voli acquistati sul sito di Ryanair, un bagaglio gratuito in stiva per ogni volo prenotato e un portale interamente dedicato agli Erasmus, che siano iscritti all’Esn, per fare prenotazioni. Inoltre, la compagnia metterà a disposizione degli studenti in scambio offerte speciali ogni settimana e un forum per condividere consigli e aiuti di viaggio.

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Il postcapitalismo cambierà il mondo

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“Stiamo assistendo alla nascita del postcapitalismo. Si tratta di una nuova economia che i governi dovrebbero identificare e sostenere”, spiega Paul Mason, intervistato al festival di Internazionale a Ferrara. “Se vogliamo salvare la globalizzazione dobbiamo abbandonare il neoliberismo e rifiutare la risposta nazionalista e xenofoba alla crisi economica”.

Paul Mason è un giornalista britannico. Ha pubblicato Postcapitalismo. Una guida al nostro futuro (Il Saggiatore, 2016). Si è occupato di economia per i programmi Bbc Newsnight e Channel 4 News. Ha una rubrica settimanale sul Guardian.

Guarda l’intervista a Paul Mason su Internazionale

Ryanair, tutto quello che la compagnia low-cost deve spiegarci

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Ryanair dovrebbe delle spiegazioni più precise ai passeggeri europei. Perché l’errata programmazione dei turni di riposo e la fuga dei piloti non possono bastare a giustificare il bagno di sangue delle prossime settimane, con una cinquantina di voli cancellati al giorno (qui l’elenco completo) per un totale di 400mila clienti coinvolti. In un comunicato di ieri sera il vettore irlandese rassicurava: “Oltre il 98% non sarà coinvolto”. Intanto, però, fino al 31 ottobre, andrà in scena una sorta di reset controllato di rotte e orari, turnazioni ed equipaggi.Come accade in un organismo provato da ritmi nevrastenici, l’intero corpaccione della compagnia leader in Europa sembra accusare una crisi profonda. Sul banco degli imputati c’è ovviamente l’organizzazione del lavoro.

D’altronde la medesima emorragia di piloti – ne sono stati persi 700 nell’ultimo anno finanziario secondo la Ialpa, l’associazione di quelli irlandesi, più 140 negli ultimi mesi – non può essere un caso.

Norwegian, Iag (British, iberia, Aer Lingus, Vueling), easyJet avranno pure offerto condizioni migliori. Ma forse ci voleva poco, a mettere sul tavolo condizioni migliori. Stessa musica, racconta il Corriere della Sera, per gli assistenti di volo, “fuggiti pure loro, viste le condizioni di lavoro”, hanno spiegati alcuni dipendenti. D’altronde volando Ryanair si ha sempre la sensazione di condividere una frustrazione di fondo che accomuna passeggeri ed equipaggio.

Leggi l’approfondimento di Simone Cosimi su Wired

La classe media tradita dalla globalizzazione

Nei Paesi ricchi orfani dello sviluppo si affermano fanatismo e paura.

Per mezzo secolo, dopo la Seconda guerra mondiale, i valori dell’Occidente si sono diffusi: libertà, sovranità popolare e stato di diritto. La democrazia si è affermata anche in economia: il libero scambio di merci e capitali ha generato lavoro e benessere nel mondo. Tutti hanno vinto. In Europa e Nord America si è rafforzata la classe media, orgogliosa di avere lavoro, pensione e casa. In Asia e Sud America un miliardo di persone è uscito dalla povertà. Poi tutto è cambiato.

Antonio Maria Costa su La Stampa

Guido Brera: «La globalizzazione ci ha distrutto, l’Europa (se cambia) ci può salvare»

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“In quell’estate caldissima comincio a sentirmi come il protagonista di uno di quei film americani che è a conoscenza di una catastrofe mentre il resto dell’umanità ne è all’oscuro. Naturalmente non posso e non voglio dirlo a nessuno. Non cambierebbe nulla, e Cassandra ha fatto una brutta fine. Le notti ridiventano lunghissime, però, e quando cammino per Milano e per Roma e guardo le persone vivere normalmente i giorni della loro vita, mi chiedo cosa succederà quando la situazione peggiorerà (…) e la verità verrà fuori e tutti dovranno venirci a patti». Forse è il climax di “Tutto è in frantumi e danza” (La Nave di Teseo, 2017), libro scritto a quattro mani da Guido Brera ed Edoardo Nesi, questo passaggio che ripercorre la crisi del debito pubblico italiano, quella che porterà alle dimissioni di Berlusconi e all’arrivo di Mario Monti.

Leggi l’intervista di Francesco Cancellato su L’Inkiesta

Pmi, ecco perché il modello Amazon vi farà fallire

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In un periodo non proprio favorevole per l’economia italiana, sono sempre di più i piccoli imprenditori che cercano in qualunque modo di sollevare le precarie sorti delle proprie aziende e, molto spesso, con l’obiettivo di portarle al successo, commettono gravi errori che li portano ad essere risucchiati in una trappola mortale che prosciugherà il loro conto in banca.

Uno degli errori più grandi che commettono i proprietari di micro e medio imprese italiane, è copiare ciò che fanno le grandi aziende e multinazionali come Amazon, Apple – sperando che funzioni anche nelle loro aziende – senza sapere che in realtà stanno andando a distruggere dall’interno le già fragili fondamenta dei propri business.

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“Facevo il pilota alla Ryanair: vi dico tutto”

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Le ferie? “Neanche a parlarne”. La malattia? “Non retribuita”. L’assicurazione sanitaria? “Un’utopia”. Max, nome di fantasia, è un pilota trentenne che da pochi mesi ha lasciato Ryanair per una compagnia estera, per la quale lavora da qualche settimana. Come lui, nell’ultimo anno tanti altri colleghi hanno fatto le valigie e sono stati arruolati in aviolinee concorrenti. Il motivo? Max ce lo spiega al telefono: “Purtroppo i contratti che regolamentano le condizioni di lavoro di Ryanair sono piuttosto pessimi – racconta all’AdnKronos -. Tutte le compagnie che operano in Italia, pur non essendo italiane rispettano i contratti di lavoro con le retribuzioni previste, ma Ryanair non lo fa”.

Mentre il numero uno dell’aviolinea irlandese, Michael O’Leary ha smentito la carenza di dipendenti parlando di “un’errata valutazione dei riposi che spettano ai piloti”, Max ci parla delle condizioni lavorative di quelli che ormai sono i suoi ex colleghi. “La maggior parte dei piloti Ryanair – dice – viene assunta con il ‘Contractor’, un contratto di lavoro autonomo”. Si tratta di piloti a partita Iva, che non sono assunti direttamente da Ryanair ma da un’agenzia interinale. In questo modo, i piloti non hanno un contratto da dipendente e sono costretti ad aprire una Limited in Irlanda, come aveva fatto anche Max.