Monthly Archives: settembre 2017

Merkel vince, con l’ombra dei populisti. Ascolta la puntata

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Reazioni al voto tedesco: molti ascoltatori sono impauriti dall’ascesa della Afd, Alternativa per la Germania, una formazione di estrema destra, euroscettica, xenofoba. Alle 11 riandiamo a un’analisi dettagliata del voto a Radio3 mondo, mentre noi proviamo a capire come l’estrema destra riesca a vincere sulle paure che gli elettori credono di avere, visto che vince in Sassonia, proprio dove gli immigrati non ci sono. Quanto i social network, permettendo di raggiungere i singoli, contribuiscono a queste vittorie? Quanto rendono la loro propaganda invincibile? Quale scenario politico si sta designando intanto: se dovessero davvero arrivare al potere saranno in grado di governare o deluderanno?

Gli ospiti del 25 settembre 2017

Andrea Mammone, storico, esperto di movimenti di estrema destra, insegna alla University of London

Guido Caldiron, giornalista, tra i suoi vari libri dedicati all’estrema destra ricordiamo l’ultimo Estrema destra. Chi sono oggi i nuovi fascisti? Un’inchiesta esclusiva e scioccante sulle organizzazioni nere in Italia e nel mondo (Sperling & Kupfer)

Roberto Giardina, storico corrispondente dalla Germania dove vive dall’86 –  scrive per Quotidiano Nazionale e Italia Oggi, tra i suoi libri ricordiamo Guida per amare i tedeschi

Andrea Affaticati, giornalista free lance, scrive per Pagina99 e il Foglio, collabora anche per testate tedesche sulla politica internazionale

Gabriele Cosentino, visiting assistant professor Libanese American University di Beirut (libro Imprimatur)

Ascolta la puntata 

La piazza della città di radio3

Il letargo di Angela Merkel che salva l’Europa

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Se prestiamo fiducia ai manifesti elettorali attaccati dai silenziosi iscritti dei partiti su ogni superficie libera da Greifswald sino giù a Berchtesgaden, la prossima settimana si dovrebbero tenere nella Repubblica Federale le elezioni per il nuovo Parlamento di Berlino. Una data di cui ci si ricorderà con qualche tecnica mnemonica, dato che nulla lascia presagire che ci attendano elezioni significative o che gettino la politica tedesca, la cancelleria o le prossime coalizioni di governo in acque più agitate. Persino il termine “campagna elettorale” suona come una citazione d’altri tempi. E la parola “decisione” come un ghirigoro su una vecchia carta da parati.

Certo, la televisione, affiancata dagli altri media, fa quel che può per alimentare una certa tensione, e i soliti sospetti si danno il cambio davanti alle telecamere declamando i loro copioni. Ma nel pubblico non c’è nessuno che abbia il sentimento che alle elezioni del 24 settembre vi siano in gioco differenze essenziali.

Peter Sloterdijk su L’Espresso 

Ecco verità e frottole sulle elezioni in Germania (vinte da Angela Merkel)

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Cominciamo come farebbe Jacques de La Palice: Angela Merkel ha vinto, sarà Cancelliera della Germania per la quarta volta, batte ogni record, più di Bismarck, di Adenauer, di Kohl. Semplice ed evidente, però ad ascoltare la televisione e a leggere i giornaloni italiani sembra che abbia perso. Seconda constatazione lapalissiana: ha ceduto consensi, circa un milione e ha subito detto che ha intenzione di riconquistarli. Come, spostandosi a destra o convincendo gli scontenti che il suo conservatorismo benevolente è l’unica strada per un paese prospero, stabile e centrale nella vita europea e internazionale?

Il prode soldato che morì a Pavia assassinato a tradimento dopo essersi arreso non ci aiuta. Perché questa è la vera incognita del futuro politico tedesco. L’ottimo risultato di Alternative für Deutschland è in parte bilanciato da un buon successo dei liberali che quattro anni fa non erano nemmeno entrati nel Bundestag, e da una sostanziale tenuta dei Verdi, il che controbilancia lo slittamento a destra. Le forze populiste ed estremiste, di destra e di sinistra, in Germania hanno meno consensi (21,8% tra AfD e Linke) che in Francia, in Italia, o in altri partiti europei, questo è un dato di fatto che i lapalissiani dimenticano di sottolineare.

Continua a leggere Stefano Cingolani su formiche.net

Google che “blocca” la destra tedesca mette a rischio la democrazia?

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Google sabota la nostra campagna elettorale”. Ad affermarlo è Thor Kunkel, a capo della comunicazione del partito euroscettico e anti-immigrazione Alternative für Deutschland. Nessuna dichiarazione pubblica, ma una serie di email di cui il settimanale tedesco Der Spiegel è riuscito eccezionalmente ad entrare in possesso. Google, e di conseguenza Youtube, si sarebbe rifiutato di accettare pubblicità a pagamento da parte di AfD. “Facebook e Twitter ci trattano da normali clienti, questo atteggiamento ci penalizza”.

Un ufficio stampa che raramente risponde alle e-mail (esperienza personale), comizi annunciati all’ultimo, difficoltà ad organizzare un qualsiasi tipo di intervista con i suoi candidati: da tempo AfD ha deciso di cercare di comunicare con i propri potenziali elettori senza intermediari, direttamente dal sito e dai suoi diversi profili social.

Andrea D’Addio su Wired 

Chi è Alice Weidel, la donna omosessuale dietro l’exploit dell’estrema destra in Germania

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Per la prima volta nella storia, il partito di estrema destra Alternative für Deutschland (AfD) ha fatto il suo ingresso nel Bundestag, il parlamento tedesco, affermandosi come terzo partito in Germania alle elezioni legislative del 24 settembre.

A condurre il partito euroscettico verso questo clamoroso exploit sono stati i due co-leader che compaiono sui manifesti elettorali: Alexander Gauland e Alice Weidel.

Ma se il primo è il tipico leader dell’estrema destra – ha 76 anni, è nato nella Germania dell’Est ed è finito sui giornali dopo aver detto che la Germania dovrebbe essere orgogliosa dei suoi soldati nazisti che hanno combattuto durante la seconda guerra mondiale – il profilo di Weidel in un primo momento può lasciare stupiti.

Si tratta infatti di una 38enne cosmopolita, con un passato lavorativo come consulente nella banca d’investimento Goldman Sachs e nella compagnia assicurativa Allianz. Il mensile tedesco Cicero l’ha definita “giovane, intelligente, lesbica”, mentre sui media veniva in genere descritta come “il volto presentabile” della destra populista tedesca.

Leggi l’approfondimento su tpinews

Il tonfo della Merkel lo pagheremo noi (e lo pagheremo caro)

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Forse qualcuno si starà mangiando le mani in queste ore, guardando dall’Italia i dati della mezza vittoria di Angela Merkel alle elezioni politiche tedesche e dello scivolamento verso destra della Germania. Soprattutto, guardando la fine mesta della grande coalizione – annunciata dopo i primi exit poll dal leader socialdemocratico Martin Schulz – di cui la cancelliera, in questi ultimi quattro anni, era stato baricentro, diventandone una specie di archetipo post ideologico, molto meno rigida di un tempo sulle questioni di finanza pubblica, sorprendentemente aperta nei confronti di profughi e richiedenti asilo, a rimorchio della sinistra socialdemocratica sui temi dei diritti civili.

Una linea dettata da un’eccessiva confidenza nel suo consenso, forse. Un po’ di hybris, ri-forse, quella di chi, dall’alto dei suoi (quasi) quattro mandati, con cui supererà Adenauer e Kohl in longevità alla Reichkanzelrei, si sente più soggetta al giudizio della Storia e dei posteri che a quello dei suoi elettori, qui e ora. Di sicuro,la consapevolezza di essere ormai una leader continentale, destinata alla missione di portare a compimento quel processo di unificazione europea che vide iniziare, da berlinese dell’est, la sera del 9 novembre 1989, quando uscendo dalla sauna con un’amica, si trovo sopraffatta dalla folla che passava il Muro, verso Berlino Ovest.

Francesco Cancellato su L’Inkiesta

In Germania vince anche chi arriva terzo

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Dopo anni di grande coalizione i programmi di SPD e CDU/CSU sono diventati piuttosto simili e tendenti al centro: «Merkel e Schulz sono più o meno d’accordo su molte questioni urgenti», scrive Politico, e il loro confronto riguarda «lo stile, non la sostanza». Politico ha scritto che la sfida più interessante riguarda i partiti “minori”: chi riuscirà ad entrare nella coalizione di governo potrebbe portare delle novità nella politica tedesca. A differenza della sfida per il primo posto, inoltre, quella per il terzo è molto aperta: a giocarla sono quattro partiti, che tutti i sondaggi danno di alcuni punti al di sopra della soglia di sbarramento (al 5 per cento) e vicino o poco oltre il 10 per cento. I quattro partiti sono: AfD (o Alternativa per la Germania), il partito della destra populista tedesca; Die Linke, il partito di sinistra radicale; FDP, un partito liberale e centrista; i Verdi, lo storico partito ambientalista. Nel 2013, alle precedenti elezioni, Die Linke e i Verdi presero entrambi l’8 per cento circa dei voti. AfD e FDP non superarono invece la soglia di sbarramento.

Approfondisci su IlPost

 

Boom estrema destra, crollo Spd, finisce la Grande Coalizione

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«Non ci gireremo attorno, avremmo voluto naturalmente un risultato migliore. Siamo però la forza maggiore del Paese, e contro di noi non può essere formato alcun governo»: così la Cancelliera Angela Merkel, nel suo discorso subito dopo il voto in Germania che ha confermato la vittoria della Cdu. Anche se il risultato è decisamente inferiore alle aspettative: l’Unione cristiano democratica di Merkel è al 32,8% rispetto al 2013, quando prese il 41,5%. Sono numeri che spingono Merkel a lanciare subito un appello al «senso di responsabilità» dei socialdemocratici di Schulz, che sono fermi al 20,8% e promettono di restare all’opposizione: senza il loro apporto la Grosse Koalition è impossibile, e resta solo un’opzione complessa, la Giamaica (con Verdi e liberali) che va vagliata «sui contenuti»: il paese, ricorda la Cancelliera a Schulz, vive in «tempi tempestosi» e «difficili».

Valentina Santarpia sul Corriere della Sera

Germania, elezioni 2017: cosa bisogna sapere in cinque punti

Ad avere diritto di voto sono 61,5 milioni di cittadini, sparsi nelle 16 regioni (Landër) del paese. Nel corso della giornata il Sole 24 Ore seguirà i risultati in arrivo da Berlino, con cronaca e analisi a caldo. Ecco qualche informazione per orientarsi nell’appuntamento.

1) Quando e per cosa si vota?
I cittadini tedeschi sono chiamati ad eleggere il nuovo parlamento (Bundestag), l’organo che ha il compito di nominare il cancelliere. Come vuole la prassi, i seggi sono aperti di domenica (oggi) dalle 8 alle 18.

2) Come si vota? 
Ogni cittadino può esprimere due preferenze. Con la prima sceglie un candidato per la propria circoscrizione e con la seconda dà il suo voto a un partito, per un totale di 598 seggi: 299 per le circoscrizioni, in ciascuna delle quali risulta eletto il candidato più votato; i restanti 299 divisi tra i partiti, secondo un principio di proporzionalità dei consensi ottenuti nei 16 Landër tedeschi.

3) E dopo il voto cosa succede? Come si forma il governo?
Dopo il voto scattano le consultazioni fra le varie forze politiche per formare la maggioranza. Le trattative possono durare anche diverse settimane, soprattutto quando il quadro uscito dalle urne presenta segni di incertezza. Come in questo caso.

4) Quali incertezze? Non si è parlato di una vittoria “probabile” del Cdu?

Il Cdu, il partito di Angela Merk, è saldamente in testa nei sondaggi e viene proiettato intorno al 36%. La percentuale non basta però a garantire una maggioranza assoluta e si dovrà cercare un’alleanza con le altre forze politiche.

5) E i populisti?

La principale incognita arriva da Alternative für Deutschland, in italiano “Alternativa per la Germania”, partito che si può collocare nell’area della destra radicale. Rimasta fuori per un soffio dal parlamento nel 2013 (4,7% dei voti, lo 0,3% in meno della soglia del 5%), l’Afd ha costruito buona parte del suo consenso politico sui temi dell’euroscetticismo e della contrarietà all’immigrazione. Ora è rappresentata in 13 dei 16 Landër.

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