Monthly Archives: settembre 2017

Costruire insieme la città del domani. Ascolta la puntata

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#LaCittà oggi è a Bologna. Racconteremo un evento particolare che si terrà nel pomeriggio a Forlì: World Cafè, costruire insieme la città del domani. Parleremo del meccanismo della democrazia partecipata e in particolare cercheremo di indagare come funzionano le pratiche dell’immigrazione e dell’accoglienza, come le realtà locali affrontano questi temi, non solo attraverso teorie calate dall’alto, ma ascoltando le proposte dei cittadini.

Gli ospiti del 26 settembre 2017

Fausta Martino, esperta di world cafè e democrazia partecipata

Stefano Liberti, giornalista del quotidiano Il Manifesto, tra i suoi libri Land grabbing. Come il mercato delle terre crea il nuovo colonialismo e I signori del cibo, entrambi Minimum Fax

Moussie Zerai, sacerdote eritreo e presidente dell’agenzia Habesia per la cooperazione e lo sviluppo

Alì Tanveer, dell’associazione Next Generation

Raoul Mosconi, assessore alle politiche sociali di Forlì

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La piazza della città di radio3

La democrazia partecipativa a Napoli e in Italia: esperti a confronto sul blog dei costruttori

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«Nel patto sociale che regola le moderne democrazie vi è anche il principio che interventi significativi, modificativi dei territori e ambienti in cui le comunità sono insediate, siano condivisi ed accettati». Parte da questa premessa l’editoriale di Bruno Discepolo sulla democrazia partecipativa pubblicato oggi sul blog nagorà. «Di questa necessità si è fatto interprete il legislatore con l’approvazione del nuovo Codice degli Appalti, laddove ha espressamente previsto, che almeno nei casi più rilevanti, vi sia obbligatoriamente una fase di dibattito e confronto pubblico che preceda, e non accompagni semplicemente o addirittura registri successivamente, la selezione delle opere e dei progetti.  A Napoli – continua l’architetto – non mancano i casi in cui applicare una siffatta metodologia. Quello che, purtroppo, sembra mancare è uno spirito pubblico, un’etica della responsabilità che guidi chi è chiamati ad operare, nella direzione delle scelte verificate e condivise».

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La costa dei lager: i centri di detenzione dei migranti in Libia, dove neanche l’Onu entra

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Mahmoud ha quasi quarant’anni, lavora per una società che si occupa della sicurezza delle aziende straniere a Zawhia, città nella parte occidentale della Libia, a circa 50 chilometri dalla capitale Tripoli. Siamo nella parte di paese solitamente indicata come “controllata dal governo di al-Sarraj”, quello riconosciuto internazionalmente, ma che invece è in mano a milizie contrapposte e bande armate che si spartiscono tutti i traffici illegali, compreso quello dei migranti.

Anche per percorrere le cinquanta miglia che separano Tripoli da Zawhia è meglio andare in barca, via mare: in automobile è troppo pericoloso. La strada costiera, rimasta chiusa più di due anni per gli scontri tra milizie rivali, ora è di nuovo aperta, ma una delle tribù della zona, quella dei Warshafana, organizza check point improvvisati per rapire le persone – e naturalmente gli stranieri valgono di più.

Leggi l’inchiesta di Francesca Mannocchi su L’Espresso

Virtual Volunteer, l’app della Croce Rossa per aiutare i migranti

(Foto: Emiliano Albensi/Croce Rossa)

La conoscenza vale come l’acqua e “informazione” significa aiuto: questo il concetto alla base sito lanciato da Croce Rossa Italiana e Federazione Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, che aiuta le persone migranti — oltre 65 i milioni di persone costrette ad abbandonare la propria casa — a trovare le risposte adeguate.

La piattaforma smartphone-friendly che offre informazioni sui servizi disponibili presenti sul territorio si chiama Virtual Volunteer.

L’Aquila, democrazia e condivisione: la partecipazione passa da qui

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Da ‘cantiere più grande d’Europa’, come l’allora premier Silvio Berlusconi definì L’Aquila a pochi mesi dal sisma del 6 aprile 2009, a culla di nuove idee a cui ‘lavorano’ tutti i cittadini. Fino a domenica 9 luglio, il capoluogo abruzzese, ancora pesantemente segnato dalle ferite del terremoto che lo ha devastato, ospita la seconda edizione del Festival della Partecipazione, un laboratorio aperto a tutti per confrontarsi sui temi più caldi dell’attualità.

La diffusione delle fake news e l’importanza di un’informazione attendibile e puntuale, la piaga del caporalato e del lavoro nero, l’urgenza di ricostruire, non solo all’Aquila, ma in tutti i territori colpiti dal sisma, un tessuto urbano che non si limita a palazzi e strade, ma che riguarda l’insieme della comunità. E ancora l’accoglienza dei migranti, il riuso dei beni abbandonati e i modelli di partecipazione nei Comuni italiani ed europei. Questi e tanti altri ancora sono i temi di cui si parla in oltre 70 appuntamenti, con 300 ospiti, tra dibattiti, incontri, conferenze e workshop.

Piera Matteucci su Repubblica

Migranti, in Puglia c’è il “modello Andrano”: accoglienza dal basso e lavoro per favorire l’integrazione

Risultati immagini per andranoSunny e Zain arrivano con i tegami pieni di riso basmati. La signora Donatella con una crostata. C’è odore di zenzero e di curcuma. Il “chapati”, il pane tradizionale del Medio Oriente, è sulle tavolate assieme alle pucce salentine. Si sta un po’ stretti. Stavolta i commensali sono oltre trenta. Chi manca all’appello fa pervenire comunque la sua quota: dieci euro a testa. Perché questa è la cena con cui, ogni mese, ci si prende una responsabilità collettiva: finanziare un progetto di accoglienza dal basso per due migranti che hanno preferito questa minuscola realtà alle grandi città.

Castiglione d’Otranto, frazione di Andrano, provincia di Lecce. Un paese in via d’estinzione: meno di mille abitanti, un’intera generazione (dai 18 ai 40 anni) scappata via, tre nascite e 17 morti in un anno. Per riscrivere il futuro, c’è bisogno di giovani che vogliono restare a lavorare. E, pur di trattenerli, qui si sperimenta l’altamente improbabile: è un’associazione a farsi carico dell’ospitalità di due ventenni pachistani fuoriusciti dal circuito dell’accoglienza di Stato.

Continua a leggere Tiziana Colluto sul Fatto Quotidano

Piano sociale, ampia partecipazione al primo World Cafè di associazioni di volontariato e terzo settore

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Una maggiore conoscenza dei servizi a disposizione del cittadino che esprime un bisogno sociale, una mappatura delle associazioni che operano nel settore con l’indicazione delle attività garantite, una migliore formazione degli operatori addetti all’assistenza domiciliare e, infine, la disponibilità di luoghi fisici dove incontrarsi e fare rete. Sono alcune delle richieste emerse nel corso del primo e affollatissimo World Cafè, che si è tenuto oggi nella Sala Favetta del Museo delle Genti d’Abruzzo, alla presenza dell’assessore al Welfare e all’Innovazione socio-sanitaria del Comune di Pescara, Antonella Allegrino, che lo ha promosso. L’iniziativa rientra nel percorso che porterà alla  stesura, entro due mesi, del nuovo Piano Sociale di Ambito Distrettuale di Pescara, in cui saranno definiti gli interventi e i servizi in campo sociale e socio-sanitario per i prossimi tre anni.

Grazie alla presenza di un centinaio di persone, appartenenti ad associazioni di volontariato, del terzo settore, culturali e sportive, è stato possibile tracciare un resoconto dettagliato dei bisogni sociali del territorio attraverso la composizione di 7 tavoli sui temi dell’accesso, la presa in carico, l’integrazione socio-sanitaria, il pronto intervento sociale, l’affido e l’adozione, i servizi di assistenza domiciliare e di prossimità. Esigenze, idee e proposte di chi opera a stretto contatto con i cittadini e con le fasce più fragili della collettività, sono state scritte sulle tovaglie di ciascun tavolo e, al termine del confronto, sintetizzate negli interventi degli assistenti sociali che li hanno coordinati.

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Democrazia partecipativa, perché in Australia funziona e in Italia meno

Democrazia partecipativa, perché in Australia funziona e in Italia meno

Sono di passaggio in Italia e negli ultimi giorni ho avuto diverse conversazioni con amici che mi hanno reso edotto dei notevoli progressi di alcuni esperimenti di “democrazia partecipativa” dal basso attualmente in corso. Mi pare che il tutto, al di là dell’architettura esteriore, si focalizzi principalmente – se non esclusivamente – sul concetto di votazioni online per scegliere i candidati alle elezioni. A parte questo, ben poco altro ho sentito che corrobori questa sensazione di successo.

Quando vivevo in Brasile agli inizi degli anni 2000 ricordo che alcuni grandi città, tra cui porto Alegre e Curitiba, avevano adottato da tempo la metodologia del “budget partecipativo”, in cui sostanzialmente i cittadini venivano consultati e chiamati a esprimere la propria opinione sul budget presentato dal Comune per l’anno successivo. Giusto per dare un’idea, basti dire che la prima esperienza di tale tipo a Porto Alegre data il lontano 1989: quasi 30 anni fa.

Federico Marcon sul Fatto Quotidiano