L’ombra della corruzione sull’università, ma i professori meritano più fiducia

Recenti denunce di episodi di corruzione hanno gettato un’ombra sull’Università italiana. È un’ombra che alimenta un sentimento di sfiducia verso l’Università diffuso in alcuni settori del nostro paese, e risuona con lamentele sentite molte volte: fuga dei cervelli, parzialità nel reclutamento, numero eccessivo di università o corsi di laurea. Forse l’Università italiana è malata? Ha bisogno di tutela, cura o ridimensionamento? Mi sembra che ci siano alcuni equivoci riguardo all’Università, e una percezione incorretta della situazione reale. L’Università italiana è, e resta, una delle migliori del mondo, custodisce competenze uniche, che non esistono altrove, continua ad educare una delle popolazioni più colte, intellettualmente brillanti e vivaci del pianeta. Non è priva di difetti, ma è fra le migliori del mondo. Certo, non abbiamo Cambridge o Harvard, ma non abbiamo neanche il brutale elitarismo sociale che le nutre, per fortuna. Non abbiamo le «grandes écoles» francesi, ma molte delle altre università francesi sembrano terzo mondo rispetto alle nostre. Qualcuno si lamenta che abbiamo troppi laureati? Fra i Paesi avanzati siamo il Paese che ne ha percentualmente meno. Qualcuno si lamenta che abbiamo troppe università? L’Inghilterra ne ha molte più di noi.

Carlo Rovelli sul Corriere della Sera

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