Monthly Archives: settembre 2017

L’Aquila, democrazia e condivisione: la partecipazione passa da qui

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Da ‘cantiere più grande d’Europa’, come l’allora premier Silvio Berlusconi definì L’Aquila a pochi mesi dal sisma del 6 aprile 2009, a culla di nuove idee a cui ‘lavorano’ tutti i cittadini. Fino a domenica 9 luglio, il capoluogo abruzzese, ancora pesantemente segnato dalle ferite del terremoto che lo ha devastato, ospita la seconda edizione del Festival della Partecipazione, un laboratorio aperto a tutti per confrontarsi sui temi più caldi dell’attualità.

La diffusione delle fake news e l’importanza di un’informazione attendibile e puntuale, la piaga del caporalato e del lavoro nero, l’urgenza di ricostruire, non solo all’Aquila, ma in tutti i territori colpiti dal sisma, un tessuto urbano che non si limita a palazzi e strade, ma che riguarda l’insieme della comunità. E ancora l’accoglienza dei migranti, il riuso dei beni abbandonati e i modelli di partecipazione nei Comuni italiani ed europei. Questi e tanti altri ancora sono i temi di cui si parla in oltre 70 appuntamenti, con 300 ospiti, tra dibattiti, incontri, conferenze e workshop.

Piera Matteucci su Repubblica

Migranti, in Puglia c’è il “modello Andrano”: accoglienza dal basso e lavoro per favorire l’integrazione

Risultati immagini per andranoSunny e Zain arrivano con i tegami pieni di riso basmati. La signora Donatella con una crostata. C’è odore di zenzero e di curcuma. Il “chapati”, il pane tradizionale del Medio Oriente, è sulle tavolate assieme alle pucce salentine. Si sta un po’ stretti. Stavolta i commensali sono oltre trenta. Chi manca all’appello fa pervenire comunque la sua quota: dieci euro a testa. Perché questa è la cena con cui, ogni mese, ci si prende una responsabilità collettiva: finanziare un progetto di accoglienza dal basso per due migranti che hanno preferito questa minuscola realtà alle grandi città.

Castiglione d’Otranto, frazione di Andrano, provincia di Lecce. Un paese in via d’estinzione: meno di mille abitanti, un’intera generazione (dai 18 ai 40 anni) scappata via, tre nascite e 17 morti in un anno. Per riscrivere il futuro, c’è bisogno di giovani che vogliono restare a lavorare. E, pur di trattenerli, qui si sperimenta l’altamente improbabile: è un’associazione a farsi carico dell’ospitalità di due ventenni pachistani fuoriusciti dal circuito dell’accoglienza di Stato.

Continua a leggere Tiziana Colluto sul Fatto Quotidano

Piano sociale, ampia partecipazione al primo World Cafè di associazioni di volontariato e terzo settore

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Una maggiore conoscenza dei servizi a disposizione del cittadino che esprime un bisogno sociale, una mappatura delle associazioni che operano nel settore con l’indicazione delle attività garantite, una migliore formazione degli operatori addetti all’assistenza domiciliare e, infine, la disponibilità di luoghi fisici dove incontrarsi e fare rete. Sono alcune delle richieste emerse nel corso del primo e affollatissimo World Cafè, che si è tenuto oggi nella Sala Favetta del Museo delle Genti d’Abruzzo, alla presenza dell’assessore al Welfare e all’Innovazione socio-sanitaria del Comune di Pescara, Antonella Allegrino, che lo ha promosso. L’iniziativa rientra nel percorso che porterà alla  stesura, entro due mesi, del nuovo Piano Sociale di Ambito Distrettuale di Pescara, in cui saranno definiti gli interventi e i servizi in campo sociale e socio-sanitario per i prossimi tre anni.

Grazie alla presenza di un centinaio di persone, appartenenti ad associazioni di volontariato, del terzo settore, culturali e sportive, è stato possibile tracciare un resoconto dettagliato dei bisogni sociali del territorio attraverso la composizione di 7 tavoli sui temi dell’accesso, la presa in carico, l’integrazione socio-sanitaria, il pronto intervento sociale, l’affido e l’adozione, i servizi di assistenza domiciliare e di prossimità. Esigenze, idee e proposte di chi opera a stretto contatto con i cittadini e con le fasce più fragili della collettività, sono state scritte sulle tovaglie di ciascun tavolo e, al termine del confronto, sintetizzate negli interventi degli assistenti sociali che li hanno coordinati.

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Democrazia partecipativa, perché in Australia funziona e in Italia meno

Democrazia partecipativa, perché in Australia funziona e in Italia meno

Sono di passaggio in Italia e negli ultimi giorni ho avuto diverse conversazioni con amici che mi hanno reso edotto dei notevoli progressi di alcuni esperimenti di “democrazia partecipativa” dal basso attualmente in corso. Mi pare che il tutto, al di là dell’architettura esteriore, si focalizzi principalmente – se non esclusivamente – sul concetto di votazioni online per scegliere i candidati alle elezioni. A parte questo, ben poco altro ho sentito che corrobori questa sensazione di successo.

Quando vivevo in Brasile agli inizi degli anni 2000 ricordo che alcuni grandi città, tra cui porto Alegre e Curitiba, avevano adottato da tempo la metodologia del “budget partecipativo”, in cui sostanzialmente i cittadini venivano consultati e chiamati a esprimere la propria opinione sul budget presentato dal Comune per l’anno successivo. Giusto per dare un’idea, basti dire che la prima esperienza di tale tipo a Porto Alegre data il lontano 1989: quasi 30 anni fa.

Federico Marcon sul Fatto Quotidiano

Merkel vince, con l’ombra dei populisti. Ascolta la puntata

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Reazioni al voto tedesco: molti ascoltatori sono impauriti dall’ascesa della Afd, Alternativa per la Germania, una formazione di estrema destra, euroscettica, xenofoba. Alle 11 riandiamo a un’analisi dettagliata del voto a Radio3 mondo, mentre noi proviamo a capire come l’estrema destra riesca a vincere sulle paure che gli elettori credono di avere, visto che vince in Sassonia, proprio dove gli immigrati non ci sono. Quanto i social network, permettendo di raggiungere i singoli, contribuiscono a queste vittorie? Quanto rendono la loro propaganda invincibile? Quale scenario politico si sta designando intanto: se dovessero davvero arrivare al potere saranno in grado di governare o deluderanno?

Gli ospiti del 25 settembre 2017

Andrea Mammone, storico, esperto di movimenti di estrema destra, insegna alla University of London

Guido Caldiron, giornalista, tra i suoi vari libri dedicati all’estrema destra ricordiamo l’ultimo Estrema destra. Chi sono oggi i nuovi fascisti? Un’inchiesta esclusiva e scioccante sulle organizzazioni nere in Italia e nel mondo (Sperling & Kupfer)

Roberto Giardina, storico corrispondente dalla Germania dove vive dall’86 –  scrive per Quotidiano Nazionale e Italia Oggi, tra i suoi libri ricordiamo Guida per amare i tedeschi

Andrea Affaticati, giornalista free lance, scrive per Pagina99 e il Foglio, collabora anche per testate tedesche sulla politica internazionale

Gabriele Cosentino, visiting assistant professor Libanese American University di Beirut (libro Imprimatur)

Ascolta la puntata 

La piazza della città di radio3

Il letargo di Angela Merkel che salva l’Europa

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Se prestiamo fiducia ai manifesti elettorali attaccati dai silenziosi iscritti dei partiti su ogni superficie libera da Greifswald sino giù a Berchtesgaden, la prossima settimana si dovrebbero tenere nella Repubblica Federale le elezioni per il nuovo Parlamento di Berlino. Una data di cui ci si ricorderà con qualche tecnica mnemonica, dato che nulla lascia presagire che ci attendano elezioni significative o che gettino la politica tedesca, la cancelleria o le prossime coalizioni di governo in acque più agitate. Persino il termine “campagna elettorale” suona come una citazione d’altri tempi. E la parola “decisione” come un ghirigoro su una vecchia carta da parati.

Certo, la televisione, affiancata dagli altri media, fa quel che può per alimentare una certa tensione, e i soliti sospetti si danno il cambio davanti alle telecamere declamando i loro copioni. Ma nel pubblico non c’è nessuno che abbia il sentimento che alle elezioni del 24 settembre vi siano in gioco differenze essenziali.

Peter Sloterdijk su L’Espresso 

Ecco verità e frottole sulle elezioni in Germania (vinte da Angela Merkel)

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Cominciamo come farebbe Jacques de La Palice: Angela Merkel ha vinto, sarà Cancelliera della Germania per la quarta volta, batte ogni record, più di Bismarck, di Adenauer, di Kohl. Semplice ed evidente, però ad ascoltare la televisione e a leggere i giornaloni italiani sembra che abbia perso. Seconda constatazione lapalissiana: ha ceduto consensi, circa un milione e ha subito detto che ha intenzione di riconquistarli. Come, spostandosi a destra o convincendo gli scontenti che il suo conservatorismo benevolente è l’unica strada per un paese prospero, stabile e centrale nella vita europea e internazionale?

Il prode soldato che morì a Pavia assassinato a tradimento dopo essersi arreso non ci aiuta. Perché questa è la vera incognita del futuro politico tedesco. L’ottimo risultato di Alternative für Deutschland è in parte bilanciato da un buon successo dei liberali che quattro anni fa non erano nemmeno entrati nel Bundestag, e da una sostanziale tenuta dei Verdi, il che controbilancia lo slittamento a destra. Le forze populiste ed estremiste, di destra e di sinistra, in Germania hanno meno consensi (21,8% tra AfD e Linke) che in Francia, in Italia, o in altri partiti europei, questo è un dato di fatto che i lapalissiani dimenticano di sottolineare.

Continua a leggere Stefano Cingolani su formiche.net

Google che “blocca” la destra tedesca mette a rischio la democrazia?

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Google sabota la nostra campagna elettorale”. Ad affermarlo è Thor Kunkel, a capo della comunicazione del partito euroscettico e anti-immigrazione Alternative für Deutschland. Nessuna dichiarazione pubblica, ma una serie di email di cui il settimanale tedesco Der Spiegel è riuscito eccezionalmente ad entrare in possesso. Google, e di conseguenza Youtube, si sarebbe rifiutato di accettare pubblicità a pagamento da parte di AfD. “Facebook e Twitter ci trattano da normali clienti, questo atteggiamento ci penalizza”.

Un ufficio stampa che raramente risponde alle e-mail (esperienza personale), comizi annunciati all’ultimo, difficoltà ad organizzare un qualsiasi tipo di intervista con i suoi candidati: da tempo AfD ha deciso di cercare di comunicare con i propri potenziali elettori senza intermediari, direttamente dal sito e dai suoi diversi profili social.

Andrea D’Addio su Wired 

Chi è Alice Weidel, la donna omosessuale dietro l’exploit dell’estrema destra in Germania

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Per la prima volta nella storia, il partito di estrema destra Alternative für Deutschland (AfD) ha fatto il suo ingresso nel Bundestag, il parlamento tedesco, affermandosi come terzo partito in Germania alle elezioni legislative del 24 settembre.

A condurre il partito euroscettico verso questo clamoroso exploit sono stati i due co-leader che compaiono sui manifesti elettorali: Alexander Gauland e Alice Weidel.

Ma se il primo è il tipico leader dell’estrema destra – ha 76 anni, è nato nella Germania dell’Est ed è finito sui giornali dopo aver detto che la Germania dovrebbe essere orgogliosa dei suoi soldati nazisti che hanno combattuto durante la seconda guerra mondiale – il profilo di Weidel in un primo momento può lasciare stupiti.

Si tratta infatti di una 38enne cosmopolita, con un passato lavorativo come consulente nella banca d’investimento Goldman Sachs e nella compagnia assicurativa Allianz. Il mensile tedesco Cicero l’ha definita “giovane, intelligente, lesbica”, mentre sui media veniva in genere descritta come “il volto presentabile” della destra populista tedesca.

Leggi l’approfondimento su tpinews

Il tonfo della Merkel lo pagheremo noi (e lo pagheremo caro)

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Forse qualcuno si starà mangiando le mani in queste ore, guardando dall’Italia i dati della mezza vittoria di Angela Merkel alle elezioni politiche tedesche e dello scivolamento verso destra della Germania. Soprattutto, guardando la fine mesta della grande coalizione – annunciata dopo i primi exit poll dal leader socialdemocratico Martin Schulz – di cui la cancelliera, in questi ultimi quattro anni, era stato baricentro, diventandone una specie di archetipo post ideologico, molto meno rigida di un tempo sulle questioni di finanza pubblica, sorprendentemente aperta nei confronti di profughi e richiedenti asilo, a rimorchio della sinistra socialdemocratica sui temi dei diritti civili.

Una linea dettata da un’eccessiva confidenza nel suo consenso, forse. Un po’ di hybris, ri-forse, quella di chi, dall’alto dei suoi (quasi) quattro mandati, con cui supererà Adenauer e Kohl in longevità alla Reichkanzelrei, si sente più soggetta al giudizio della Storia e dei posteri che a quello dei suoi elettori, qui e ora. Di sicuro,la consapevolezza di essere ormai una leader continentale, destinata alla missione di portare a compimento quel processo di unificazione europea che vide iniziare, da berlinese dell’est, la sera del 9 novembre 1989, quando uscendo dalla sauna con un’amica, si trovo sopraffatta dalla folla che passava il Muro, verso Berlino Ovest.

Francesco Cancellato su L’Inkiesta

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