Monthly Archives: ottobre 2017

Bonn Cop23: quale futuro per il clima? Ascolta la puntata

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Partiamo idealmente per Bonn, dove la prossima settimana si aprirà Cop23, la Conferenza delle Nazioni Unite sul clima nella quale sono riposte molte speranze. L’emissione di anidride carbonica ha raggiunto i livelli del Pliocene, avvisano gli scienziati, e le soluzioni da adottare non sono più rinviabili. È arrivato il momento di tradurre in pratica gli impegni di Parigi e di Cop21?

Gli ospiti del 31 ottobre 2017

Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto club e Quale energia?
Enrico Scoccimarro
, climatologo
Andrea Cau
, paleontologo del Museo Giovanni Cappellini di bologna
Domenico Quirico
, inviato del quotidiano La Stampa. Tra i suoi libri citiamo Esodo. Storia del nuovo millennio (Neri Pozza, 2016). Firma oggi il reportage “Tra i paesi svaniti negli incendi”
Marica Di Pierri
, dell’associazione ASud e del CDCA (Centro Documentazione Conflitti Ambientali)

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L’apocalittico Francesco: “Sui cambiamenti climatici l’uomo è testardo e non vuole vedere”

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I migranti, i cambiamenti climatici, Donald Trump, Nicolas Maduro, l’Italia e la Libia. Sul volo che lo riporta a casa dopo il suo viaggio apostolico in Colombia, Papa Francesco risponde alle domande dei giornalisti. E come spesso accade le sue parole faranno discutere.

Cambiamenti climatici. Sono in tanti, in queste ore, ad indicare i cambiamenti climatici come causa di ciò che sta accadendo negli Stati Uniti, ma anche in Italia (vedi Virginia Raggi e la pioggia a Roma). Il Pontefice non si spinge fino a questo punto, ma attacca chi nega che l’uomo abbia una responsabilità in ciò che sta accadendo al clima: “Mi viene una frase dell’Antico Testamento: l’uomo e’ uno stupido, un testardo che non vede. L’altro giorno è uscita la notizia di quella nave russa che è andata dalla Norvegia al Giappone e ha visto che il Polo Nord è senza ghiaccio: questo fatto è molto chiaro. Poi è uscita quella notizia da un università sul fatto che ‘abbiamo soltanto tre anni per tornare indietro, al contrario conseguenze terribili’. Ebbene io non so se è vero questo fatto dei tre anni o no, ma se non torniamo indietro, andiamo giù, il cambiamento climatico si vede nei suoi effetti, e tutti noi abbiamo una responsabilità morale, accettare, prendere decisioni, e dobbiamo prenderlo sul serio, credo sia una cosa molto seria. Ognuno ha la sua responsabilità morale, i politici hanno la loro. Che uno chieda agli scienziati e poi decida. La storia giudicherà sulle sue decisioni”.

Il Papa ha poi ricordato che “ante decisioni dipendono dai soldi” e che il prezzo più alto, anche dei cambiamenti climatici, viene pagato dai poveri: “A Cartagena ho cominciato con una parte povera della città, dall’altra parte c’è la parte turistica … lusso, e lusso senza misure morali. Ma quelli che vanno di là non si accorgono di questo? Gli analisti sociopolitici non si accorgono? Quando non si vuol vedere non si vede, si guarda da una parte soltanto”.

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Inquinamento e cambiamento climatico: la Terra si trasforma

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Elisa Palazzi, ricercatrice dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima (ISAC) del CNR, ha spiegato come il riscaldamento globale sia ormai un trend indiscusso. Parte della colpa va addebitata all’alterazione dell’effetto serra provocata dall’eccesso di emissioni nell’atmosfera di gas prodotti dalle attività umane, anidride carbonica in testa. Ma non è tutto. Ci sono anche altre variabili: l’innalzamento del livello dei mari, la diminuzione del volume dei ghiacci e l’aumento degli eventi meteorologici estremi, come le grandi siccità e le inondazioni.

I possibili scenari futuri sono quanto mai variegati. Quello peggiore prevede – entro la fine di questo secolo – un aumento medio della temperatura di ben 5 gradi, che potrebbero addirittura arrivare a 11 nell’Artico. CAMBIAMENTI IRREVERSIBILI. Si potrebbe, quindi, affermare che siamo giunti al punto di non ritorno. “Il vero problema è che stiamo raggiungendo una capacità di distruzione talmente elevata da mettere a repentaglio l’esistenza di molti ecosistemi, oltre alle loro capacità ‘regolatrici’”, spiega Marino Gatto, professore ordinario di ecologia scuola di ingegneria civile, ambientale e territoriale del Politecnico di Milano.

A conferma delle tesi sulla misurazione delle temperature della ricercatrice del CNR, Marino Gatto cita altri indicatori di cambiamento, come la scomparsa di molte specie animali e vegetali esotiche, lo spostamento in avanti o indietro nel tempo del primo avvistamento di uccelli e mammiferi, gli impatti sulla biodiversità.

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Il Piemonte brucia e soffoca nella “nuova normalità” del cambiamento climatico

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Mentre il forte vento e la pioggia che non arriva hanno  riattizzato gli incendi che soffocano la Valsusa e  Torino (e alcune aree della Lombardia), mentre le associazioni ambientaliste e animaliste continuano a chiedere (inascoltate) la sospensione o la chiusura della caccia per consentire di sopravvivere alla selvaggina stremata da una siccità interminabile e che vede il suo habitat distrutto dalle  fiamme, la politica sembra finalmente interrogarsi sulle cause di una catastrofe annunciata che sembra una tempesta perfetta, nata dal concatenarsi di cause che hanno al centro il cambiamento climatico di origine antropica.

Intervistato da La Repubblica, il presidente della Regione Piemonte, Seggio Chiamparino, dice che le cause degli incendi sono probabilmente dovute più all’incuria che al dolo,  ma  conclude: «Da tre autunni sono presidente della Regione e ho già vissuto due alluvioni e quest’anno i roghi. Questa per me era la stagione più bella dell’anno, ma per colpa dei cambiamenti climatici sta diventando una stagione maledetta».

E il cambiamento climatico – praticamente ignorato dall’astruso e autoreferenziale  dibattito di una politica ormai sulla pista elettorale – sui territori significa già Paesi evacuati, danni ingenti, canadair che arrivano a darci una mano dalla Croazia, centinaia di volontari che tentano di arginare fronti di incedi mai visti in questa stagione, spinti da venti inusualmente forti.

Umberto Mazzantini su GreenReport

Cop 23. A Bonn per trasformare l’Accordo di Parigi in azioni concrete

Si aprirà tra poco più di due settimane la Cop 23 di Bonn. Obiettivo: rendere operativo l’Accordo di Parigi. Nonostante l’ombra di Donald Trump.

Mancano diciotto giorni all’avvio dell’appuntamento annuale più importante per la lotta ai cambiamenti climatici. La ventitreesima Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite (Cop 23) si terrà a Bonn, in Germania, dal 6 al 17 novembre. Si tratterà della prima organizzata dopo l’annuncio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di voler uscire dall’Accordo di Parigi, intesa raggiunta da 195 nazioni al termine della Cop 21, nel dicembre del 2015.

“La Cop 23 di Bonn, un ponte verso l’appuntamento del 2018 in Polonia”

Nonostante l’ombra di Washington, il principale obiettivo della Cop 23 – ospitata per ragioni logistiche da una nazione europea ma la cui presidenza è affidata alle Isole Fiji, tra le nazioni più vulnerabili al mondo di fronte ai cambiamenti climatici – è proprio quello di tradurre in azioni concrete gli obiettivi contenuti nel documento siglato in Francia due anni fa. “La conferenza dovrà fungere da ponte tra il lavoro fatto a Marrakech nel corso della Cop 22 e quello che sarà effettuato nel 2018 in Polonia”, ha spiegato Frank Bainimarama, primo ministro delle Fiji e presidente della Cop 23 di Bonn.

Andrea Barolini su Lifegate

Terremoto Centro Italia: un anno dopo cosa è cambiato? Ascolta la puntata

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Che rapporto abbiamo con la terra che brucia e che trema? dagli incendi in Piemonte di cui si occuperà Radio3Scienza alla situazione in Centro Italia esattamente un anno dopo. A Prima Pagina ha telefonato Paolo da Fabriano che ci ricorda come dalla scossa più forte dell’Italia centrale ci sono ancora molte cose da fare e persone fuori casa. Ma oltre la ricostruzione dall’alto da parte delle istituzioni, cosa succede con le iniziative dal basso? Come le comunità, da sole, prendono possesso del territorio? Aspettiamo, come sempre, le vostre storie

Gli ospiti del 30 ottobre 2017

Simone Vecchioni
 della rete Terre in moto

Roberto Sbriccoli presidente della Pro Loco  di Campi di Norcia, sta promuovendo il progetto Back to Campi

Silvia Soranaha una libreria a Matelica e portava avanti il progetto “Futuro Infinito” legato alla ricostituzione della biblioteca di Visso

Massimiliano Colombi sociologo

Gianluca Favetto scrittore autore radiofonico, quest’estate ha condotto il programma For.mat da Forlì a Matera attraverso l’Appennino

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La vita oltre il terremoto: tre storie dalle Marche

A partire dal 24 agosto 2016 circa 50 mila scosse di terremoto hanno avuto come epicentro un’area compresa tra le quattro regioni di Abruzzo, Lazio, Marche, Umbria.

Nove di queste scosse hanno avuto una magnitudo superiore al 5, due delle quali superiore al 6, con quelle date del 24 agosto, 26 e 30 ottobre 2016, 18 gennaio 2017 stampate nella memoria dell’Italia.

Abbiamo tutti vissuto il dramma delle vittime, degli sfollati, dei borghi distrutti, del patrimonio culturale perduto.

Abbiamo vissuto le operazioni di salvataggio come qualcosa di eroico, e ci siamo subito tuffati (ne avevamo bisogno) nella retorica di una ricostruzione che avrebbe velocemente riportato i borghi distrutti ai loro antichi splendori, nello stesso posto dove stavano prima che il tremolio della terra li inghiottisse.

Ora, a sei mesi di distanza dall’inizio di questo incubo, ci chiediamo a che punto siamo. La macchina della ricostruzione sembra non essere mai partita, gli sfollati hanno più volte protestato, arrivando fino a Montecitorio, e l’entusiasmo iniziale rischia di trasformarsi in rassegnazione e abbandono.

Fabio Colombo su Lenius.it

Soluzioni abitative in attesa eterna

Visto e considerato che quelle che da un anno dovrebbero sorgere nei paesi colpiti dal terremoto ancora non si vedono, come rete Terre In Moto, abbiamo voluto consegnare alla Regione le nostre SAE, che con l’occasione ribattezziamo “Soluzioni abitative in attesa eterna”.
Dopo un anno continuare a chiamarle con il loro nome (Strutture abitative in emergenza) sembra una gigantesca presa per i fondelli. Per rendersi conto del punto della situazione basta confrontare i tempi che la Regione aveva previsto a maggio 2017 con lo stato attuale delle cose.

Queste strutture rappresentano chiaramente solo una delle criticità ancora presenti e con le quali ci confrontiamo ogni giorno ma sotto l’aspetto simbolico sono fondamentali perché nel ritardo della loro consegna è racchiuso tutto il senso della strategia dell’abbandono di cui parliamo da mesi.

Aggiungiamo inoltre che è gravissimo quanto emerso in queste settimane, già previsto e prevedibile, in merito alle condizioni degli operai che lavorano alla costruzione e posa delle SAE. Costretti a turni di lavoro massacranti e con qualsiasi condizione meteo (su richiesta esplicita della Regione stessa) si ritrovano a scontare ritardi e responsabilità che sicuramente non sono di loro competenza. Ancora una volta a pagare sono i più deboli.

Andare a prendere i bimbi a scuola, per legge o per amore? Ascolta la puntata

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I minori al di sotto dei 14 anni devono aspettare un genitore o un adulto delegato all’uscita di scuola e non possono tornare a casa da soli, lo dice la legge, e non da oggi. La discussione torna però d’attualità dopo la sentenza della Cassazione su un terribile caso di molti anni fa e dopo che l’intervento della ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli ha ribadito questo obbligo per legge. Ma è una legge ancora valida o risponde a un’idea ormai lontana e anacronistica della società, dal momento che i tempi e le vite e delle famiglie di oggi sono diverse e non si conciliano più tra loro allo stesso modo? E cosa comporta per l’educazione all’autonomia dei ragazzi questo rallentare il tempo in cui si diventa grandi?

Gli ospiti del 27 ottobre 2017

Giorgio Rembado, presidente dell’ANP, associazione nazionale dirigenti e alte professionalità della scuola
Maria Rita Parsi
, psicopedagogista, psicoterapeuta e scrittrice, presidente della Fondazione Fabbriche della pace – Movimento Bambino onlus
Antonella Prisco
, ricercatrice del CNR, Iistituto Scienze e tecnologie della cognizione del gruppo di ricerca “la città dei bambini”
Anna Maria Marzorati
, dirigente dell’ufficio scuola dell’Ambasciata d’Italia a Berlino, coordina gli istituti scolastici dove si insegna italiano
Riccardo Noury
, portavoce di Amnesty International Italia, presenta la campagna contro il bullismo

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«Così vengono su dei bamboccioni»

Buon giorno, mia figlia ha frequentato le medie in un altro comune, si muoveva con un autobus di linea in autonomia, come lei molti altri adolescenti. Occorre decidere la linea guida per il Paese, che non può solo dire «non si fa» senza offrire servizi in alternativa al solito vecchio pensiero della mamma-casalinga sempre a disposizione. In Italia le donne che lavorano sono lottatrici ma non fanno miracoli!
Nadia

Salve, sono Emanuele Pellizzari. Genitore di tre ragazzi, di cui due alle medie. Pago circa 48 mila euro all’anno di IRPEF. Mia moglie lavora. Francamente, non è possibile andare a prendere i ragazzi a scuola, e la circolare dell’illuminato responsabile, è un’offesa all’Italia che lavora. Se i miei ragazzi non li fanno uscire, allora li lascio li e vado a prenderli alle 18, vediamo chi li tiene nel frattempo. E quando i Carabinieri verranno ad arrestarmi, allora lo stato italiano, perderà un bel contribuente.

Ma perché tutta questa voglia di farli diventare GRANDI???

Dalla prima elementare andavo da solo girato l’angolo di via Tolstoi, a Milano,trovavo ad aspettarmi il figlio di un notaio napoletano dall’ insolito nome di Ambrogio, attraversavamo due strade (il traffico era nulla rispetto ad oggi) sia all’andata che al ritorno al ritorno, il giorno del mercato, ci fermavamo a guardare il quadro (rimasto) invenduto dove una donna bionda statuaria suonava il violino. E siccome il velo che la copriva non nascondeva le grazie della violinista ridevamo; senza sapere bene il perché.

Buongiorno… Una vergogna cresciamo dei deficienti non gli adulti di domani … Se i ns figli sono dei bamboccioni è colpa in primis dell’arretratezza culturale di presidi e ministri!!!! Nella scuola di mio figli IC G. IMPASTATO -Roma (Ponte di Nona) da quest’anno uscita solo accompagnati… Nonostante le forti proteste dei genitori e nonostante la scuola disti meno di 200 metri da tutti i condomini del quartiere… Ragazzi di 12 e 13 anni!!! Abbiamo presentato migliaia di soluzioni al D.S. ma niente un muro di gomma … Ma se la scuola non comprende i bisogni di autonomia dei ragazzi come si può sperare che sia in grado di dargli gli strumenti adatti X crescere? Barbara Q.

Leggi sul Corriere della Sera

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