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Cannabis: ok all’uso terapeutico. Ascolta la puntata

cannabis

La Camera ha approvato il testo «Disposizioni concernenti la coltivazione e la somministrazione della cannabis a uso medico». Vengono fissati criteri uniformi sul territorio nazionale che garantiscono ai pazienti equità d’accesso. Ma non si prevede la legalizzazione totale della pianta e c’è chi critica questa legge dicendo che è monca. Ma quanto è importante l’uso terapeutico della cannabis? Chi è ancora scettico e perché?

Gli ospiti del 20 ottobre 2017

Marco Bertolotto direttore del centro terapia del dolore e cure palliative ospedale Santa Corona Pietra Ligure

Daniele Farina deputato di Sinistra Italiana, da anni si batte per la legalizzazione, firma oggi sul Manifesto “Cannabis, il nostro interesse e quello delle mafie”

Federico Tonioni, medico, psichiatra al Policlinico Gemelli, coordina l’ambulatorio aperto a marzo al Policlinico Gemelli per le dipendenze dal cannabis

Claudio Cippitelli sociologo esperto di prevenzione e culture giovanili, è presidente dell’Associazione Parsec di Roma e presidente del Coordinamento Nazionale Nuove Droghe. Con Fabrizia Bagozzi, ha scritto il libro: Giovani e nuove droghe: sei città a confronto. Il progetto Mosaico come modello d’intervento, ed. Franco Angeli

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Ecco cosa prevede la proposta di legge sull’uso terapeutico della cannabis

In sintesi la proposta di legge, che prevedeva inizialmente una legalizzazione della sostanza più ampia (ovvero avrebbe dovuto contenere anche la liberalizzazione), prevede che ogni medico potrà prescrivere medicinali di origine vegetale a base di cannabis per la terapia del dolore e altri impieghi.

La ricetta, oltre a dose, posologia e modalità di assunzione, dovrà riportare la durata del singolo trattamento, che non potrà superare i tre mesi.  I medicinali a base di cannabis per la terapia del dolore saranno a carico del Servizio sanitario nazionale.

Marta Musso su Wired

Disposizioni concernenti la coltivazione e la somministrazione della cannabis a uso medico

TESTO UNIFICATO
della commissione
Disposizioni concernenti la coltivazione e la somministrazione della cannabis a uso medico.
Art. 1.
(Finalità e oggetto della legge).
      1. La presente legge è volta a regolamentare l’uso dei medicinali di origine vegetale a base di cannabis, garantendo l’equità nell’accesso a tali medicinali da parte dei pazienti mediante la fissazione di criteri uniformi sul territorio nazionale, a promuovere la ricerca scientifica sui possibili ulteriori impieghi della cannabis a uso medico nonché a sostenere lo sviluppo di tecniche di produzione e trasformazione della cannabis, per semplificare le modalità di assunzione dei medicinali a base di cannabis da parte dei pazienti.
2. Essa si applica ai medicinali di origine vegetale a base di cannabis secondo le prescrizioni e con le garanzie stabilite dall’Organismo statale per la cannabis di cui al decreto del Ministro della salute 9 novembre 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 279 del 30 novembre 2015, e, comunque, in conformità a quanto previsto dalla Convenzione unica sugli stupefacenti, adottata a New York il 30 marzo 1961, come modificata nel 1972, ratificata ai sensi della legge 5 giugno 1974, n. 412.

Art. 2.
(Definizione di uso medico).
      1. Ai fini della presente legge, si intende per “uso medico” l’assunzione di medicinali a base di cannabis che il medico curante prescrive dopo la valutazione del paziente e la diagnosi, per una opportuna terapia.

Art. 3.
(Modalità di prescrizione).

      1. Il medico può prescrivere preparazioni magistrali a base di cannabis per la terapia del dolore, ai sensi della legge 15 marzo 2010, n. 38, nonché per gli altri impieghi previsti dall’allegato tecnico al citato decreto del Ministro della salute 9 novembre 2015, a carico del Servizio sanitario nazionale, nei limiti del livello del finanziamento del fabbisogno sanitario standard cui concorre lo Stato. Il medico può altresì prescrivere le predette preparazioni magistrali per altri impieghi, ai sensi dell’articolo 5 del decreto-legge 17 febbraio 1998, n. 23, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 aprile 1998, n. 94.
2. Nella prescrizione il medico deve indicare il codice alfanumerico assegnato al paziente, la dose prescritta, la posologia e le modalità di assunzione. La prescrizione deve recare, altresì, la data del rilascio, la durata del trattamento, che in ogni caso non può essere superiore a tre mesi, nonché la firma e il timbro del medico che l’ha rilasciata.

Clicca qui per leggere il testo completo della legge

Cannabis, il nostro interesse e quello delle mafie

Sulla cannabis abbiamo avuto un’occasione ma il Parlamento non l’ha colta se non in minima parte. Approvando un testo assai blando sui soli impieghi terapeutici. Eppure proprio in questo tornante è apparso chiaro che non i numeri difettassero per una soluzione più avanzata quanto la volontà politica.

Volontà politica di quella maggioranza che così ha voluto e di quel Ministero della Salute che si conferma un buco nero della ragione, ancor prima che della scienza.

Era l’occasione, dopo oltre quattro anni di zigzagante discussione, per una norma cooperativa in cui la regolazione dello Stato e la libertà individuale vincevano entrambe. In cui perdevano solo le mafie e il loro incomprensibile appalto delle sostanze stupefacenti. A noi, italiani, una parte di quei 13 miliardi di euro annui stimati dall’Istat a fini di Pil, avrebbero fatto comodo. Comodo qualche decina di migliaia di posti di lavoro, comodo qualche milione di turisti in più e molte migliaia di detenuti in meno. Comodo ci avrebbero fatto strumenti utili a contrastare il degrado delle nostre periferie, dei nostri quartieri verso diverse misure per la sicurezza e la convivenza. Quattro anni fa nel dire queste cose si rischiava l’internamento, oggi, il fallimento di quel gigantesco dispositivo che per convenzione chiamiamo proibizionismo, ci consegna esperienze concrete, qua e là nel mondo, e dati sui quali fondare politiche nuove.

Leggi tutto l’articolo di Daniele Farina sul manifesto

La legge sulla cannabis terapeutica passa alla Camera ma scontenta tutti

La proposta di legge sulla coltivazione e la somministrazione della cannabis a uso terapeutico passa alla Camera, ma scontenta tutti. Il testo – approvato con 317 voti favorevoli e 40 contrari, tra cui Lega e Forza Italia – stabilisce «criteri uniformi di somministrazione sul territorio nazionale, garantendo ai pazienti equità d’accesso, promuove la ricerca scientifica sui possibili impieghi medici e sostiene lo sviluppo di tecniche di produzione e trasformazione per semplificare l’assunzione».

La legge deve ancora ottenere l’approvazione del Senato ed è uno stralcio del più ampio progetto di regolamentazione legale della cannabis. Lo scorso settembre Daniele Farina, deputato di Sinistra Italiana, si è dimesso dall’incarico di relatore della legge per protestare contro le modifiche che il testo ha subito: si è votato infatti solo sulla parte che riguarda l’uso terapeutico lasciando alle commissioni Giustizia e Affari sociali la legalizzazione vera e propria, compresa la coltivazione a uso personale.