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Caporetto: cancellare Cadorna? Ascolta la puntata

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24 ottobre, Caporetto, cent’anni dalla più grande disfatta dell’esercito italiano, un nome, un luogo, che è diventato il simbolo della sconfitta. Una telefonata stamattina ci invita a ragionare sull’elaborazione della memoria, sulle responsabilità di Luigi Cadorna, sull’opportunità o meno di rimuovere dalle piazze e dalle strade italiane quel nome, che rappresenta un’onta del passato italiano.

Gli ospiti del 24 ottobre 2017

Marco Mondiniricercatore presso l’Istituto storico italo germanico di Trento, docente di Storia militare all’Università di Padova. Ha scritto Il capo. La grande guerra del generale Luigi Cadorna (Il Mulino 2017)

Paolo Rumiz, scrittore e giornalista, editorialista de «La Repubblica», ricordiamo il suo reportage su Caporetto per Repubblica-Super8 e il dvd in uscita oggi col quotidiano, Sulla strada di Rommel: la disfatta di Caporetto vista dal nemico

Furio Honsell, sindaco di Udine (matematico, già rettore dll’Università)

Nicola Maranesi, documentarista e autore di Rai Storia del documentario “Generazione Caporetto. Storie di soldati, eroi, sbandati nei 15 giorni della disfatta” che andrà in onda stasera alle 21.30 su RaiStoria

Anna Zafesova corrispondente da Mosca della Stampa

 

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La storia rivisitata: Udine cancella piazza Cadorna

Cadorna “cancellato” dal piazzale dell’ex caserma dei vigili del fuoco. La deadline è fissata per domenica 13 novembre, quando con una cerimonia ufficiale, sarà sancita la nuova intitolazione: piazzale dell’Unità d’Italia. Dunque proprio nei giorni dell’anniversario di Caporetto, la rotta militare della quale il generale Cadorna fu uno dei massimi responsabili, il tanto discusso personaggio storico ha la certezza che non farà più parte della toponomastica cittadina.

E Udine, nel dibattito Cadorna sì, Cadorna no, può vantare un piccolo, ma significativo, primato nazionale: è stata la prima città a porre il problema. «Ma soprattutto – spiega il sindaco Furio Honsell – siamo stati i primi a risolvere la questione. E come amministratore sono soddisfatto di questo. Certo, a suo tempo abbiamo avuto specifiche richieste da parte dei cittadini, di gruppi, di associazioni, e le abbiamo accolte. La commissione toponomastica presieduta da Franco Della Rossa ha esaminato il dossier, poi la giunta ha dato il via libera

Maurizio Cescon sul Messaggero Veneto

Camon: «Cancellare il nome di Cadorna dalle nostre città»

CadornaGeneraleLuigiSi avvicina il centenario della prima guerra mondiale. Sarà un oceano di retorica: «Grande vittoria, siamo diventati nazione, soldati eroici, noi contro l’impero, fanti incrollabili, o il Piave o tutti accoppati, non passa lo straniero…». Purtroppo su YouTube girano infiniti spezzoni sulla prima guerra mondiale, e i ragazzi di tutto il mondo li guardano: tutto il mondo sa che gli italiani morivano a caterve per gli ordini stolti dei loro comandanti boriosi e inetti. I nostri comandanti, a partire dal comandante supremo, il generale Cadorna, applicavano tattiche suicide, ordinando assalti dal basso in alto, col petto offerto alle mitragliatrici nemiche. È stato un macello di soldati soprattutto veneti e friulani, ma anche sardi, di estrazione contadina, di tutta la nazione.

Ci sono storici che dicono: «Così facevan tutti i comandanti, anche degli altri fronti». Ma non è vero. Gli alleati erano pronti ad aiutarci, mandandoci intere divisioni, a patto che sostituissimo Cadorna: se volevamo mandare a morte i nostri soldati, padroni di farlo, ma i loro soldati, no. Questa conduzione incapace e autoritaria ha portato al disastro di Caporetto. Caporetto fu definito “uno sciopero militare”, e lo sciopero fu il rifiuto di obbedire da parte della truppa che si sentiva trattata come una massa di schiavi, dal valore inferiore a quello degli animali. Caporetto fu il capolavoro di Cadorna. Sarebbe corretto e intelligente che l’Austria avesse piazze e vie dedicate a Cadorna, è stupido e ingiustificato che piazze e vie dedicate a Cadorna si trovino in Italia.

Ferdinando Cadorna sul Mattino di Padova

Caporetto, l’Italia alla prova più dura

È passato un secolo, ma la disfatta subita dall’esercito italiano il 24 ottobre 1917 è un evento che persiste nella memoria collettiva, come sottolineano Silvia Morosi e Paolo Rastelli nel volume Caporetto, in edicola da oggi con il «Corriere della Sera». Lo ribadisce il professor Antonio Gibelli, autore di vari saggi sul primo conflitto mondiale, il più recente dei quali è La guerra grande (Laterza, 2014). «I termini esatti di quanto avvenne restano nel vago, ma si ricorda tuttora un’emozione d’intensità straordinaria», dichiara lo studioso al «Corriere».

Antonio Carioti sul Corriere della Sera

L’altro Cadorna, cento anni dopo Caporetto

Caporetto la grande disfatta, e il generale Luigi Cadorna il grande colpevole. A cento anni dalla battaglia rimasta nella memoria collettiva come uno dei simboli della Grande Guerra (l’attacco fu sferrato alle 2 del mattino il 24 ottobre 1917), la rilettura delle carte – alcune inedite – ci permette di guardare alla storia e al personaggio in un’altra prospettiva: il Generalissimo piemontese, d’altra parte, si prestava bene a fare da catalizzatore per lo choc che seguì i combattimenti feroci di quei giorni e la sconfitta italiana. Lo sguardo altero, i baffi alla guglielmina, la rigidità nel portamento componevano una figura lontanissima dall’affabilità ispano-partenopea del Maresciallo Diaz, suo successore alla guida delle truppe italiane dopo Caporetto.

Andrea Cionci su La Stampa