Andare a prendere i bimbi a scuola, per legge o per amore? Ascolta la puntata

scuola bimbi

I minori al di sotto dei 14 anni devono aspettare un genitore o un adulto delegato all’uscita di scuola e non possono tornare a casa da soli, lo dice la legge, e non da oggi. La discussione torna però d’attualità dopo la sentenza della Cassazione su un terribile caso di molti anni fa e dopo che l’intervento della ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli ha ribadito questo obbligo per legge. Ma è una legge ancora valida o risponde a un’idea ormai lontana e anacronistica della società, dal momento che i tempi e le vite e delle famiglie di oggi sono diverse e non si conciliano più tra loro allo stesso modo? E cosa comporta per l’educazione all’autonomia dei ragazzi questo rallentare il tempo in cui si diventa grandi?

Gli ospiti del 27 ottobre 2017

Giorgio Rembado, presidente dell’ANP, associazione nazionale dirigenti e alte professionalità della scuola
Maria Rita Parsi
, psicopedagogista, psicoterapeuta e scrittrice, presidente della Fondazione Fabbriche della pace – Movimento Bambino onlus
Antonella Prisco
, ricercatrice del CNR, Iistituto Scienze e tecnologie della cognizione del gruppo di ricerca “la città dei bambini”
Anna Maria Marzorati
, dirigente dell’ufficio scuola dell’Ambasciata d’Italia a Berlino, coordina gli istituti scolastici dove si insegna italiano
Riccardo Noury
, portavoce di Amnesty International Italia, presenta la campagna contro il bullismo

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2 commenti

  • Se vogliono far rispettare la legge, garantissero il tempo pieno anche alle scuole medie, oppure non si lamentassero se le donne in Italia non lavorano o se gli italiani non fanno figli. Se è così importante rispettare questa legge perché ce ne si ricorda solo ora, a anno scolastico iniziato? A saperlo chi lavora avrebbe potuto scegliere una scuola con il tempo pieno, o vicino l’ufficio e non quelle raccomandate del bacino di utenza scelte per garantire la sperimentazione dell’autonomia nel quartiere..
    Ripristiniamo i percorsi protetti con i nonni vigili, favoriamo l’uso della scuola il pomeriggio, sviluppiamo percorsi di autonomia seguiti anche dalla scuola (e dopo possono andare da soli). E poi a 14 anni? Possono guidare la macchinina!!! Come al solito si adottano solo provvedimenti che “parano” dalle responsabilità, mai quelle che davvero tutelano la sicurezza dei ragazzi! Nella scuola di mia figlia il preside ha chiesto più volte al municipio il semaforo davanti scuola perché le macchine corrono e non ha mai avuto risposta. Anni fa a Roma c’erano i nonni-vigili che garantivano gli attraversamenti nei percorsi scolastici, gli davano solo un buono pasto, interrotto anche quello, per mancanza di fondi. Le scuole cadono a pezzi ma non si riesce a intervenire. E invece ora ci preoccupiamo di chi fa 5 minuti di strada da solo???

  • Come genitore vorrei poter scegliere come impostare l’educazione dei miei figli: uno dei punti nodali su cui si fonda la mia linea è la possibilità di dare responsabilità commisurate all’età e al livello di maturità raggiunto (che non è uguale per tutti e perciò va cucito su misura secondo una valutazione che solo i genitori possono attuare).
    Ritengo pertanto che la scuola si stia arrogando un compito che non le compete e credo che la soluzione stia nel concedere ai genitori di poter scegliere se continuare ad accompagnare i propri figli a scuola o prendere su di sè la responsabilità (attraverso una dichiarazione che liberi la scuola stessa da ogni vincolo).
    Paradossalmente vengono offerti strumenti che permettono ai ragazzini di girare il mondo digitando su una tastiera, dimenticando di alzare lo sguardo sulla realtà che li circonda da vicino.
    Forse li stiamo immobilizzando, facciamo spegnere il loro slancio vitale verso la conquista dell’autonomia e, inscatolati come pacchi che spostiamo freneticamente da un’attività all’altra, ci siamo dimenticati che lì dentro ci sono gli uomini di domani.
    Perchè non diamo loro l’opportunità di alzare lo sguardo dallo schermo?
    (Michela)

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