Il Piemonte brucia e soffoca nella “nuova normalità” del cambiamento climatico

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Mentre il forte vento e la pioggia che non arriva hanno  riattizzato gli incendi che soffocano la Valsusa e  Torino (e alcune aree della Lombardia), mentre le associazioni ambientaliste e animaliste continuano a chiedere (inascoltate) la sospensione o la chiusura della caccia per consentire di sopravvivere alla selvaggina stremata da una siccità interminabile e che vede il suo habitat distrutto dalle  fiamme, la politica sembra finalmente interrogarsi sulle cause di una catastrofe annunciata che sembra una tempesta perfetta, nata dal concatenarsi di cause che hanno al centro il cambiamento climatico di origine antropica.

Intervistato da La Repubblica, il presidente della Regione Piemonte, Seggio Chiamparino, dice che le cause degli incendi sono probabilmente dovute più all’incuria che al dolo,  ma  conclude: «Da tre autunni sono presidente della Regione e ho già vissuto due alluvioni e quest’anno i roghi. Questa per me era la stagione più bella dell’anno, ma per colpa dei cambiamenti climatici sta diventando una stagione maledetta».

E il cambiamento climatico – praticamente ignorato dall’astruso e autoreferenziale  dibattito di una politica ormai sulla pista elettorale – sui territori significa già Paesi evacuati, danni ingenti, canadair che arrivano a darci una mano dalla Croazia, centinaia di volontari che tentano di arginare fronti di incedi mai visti in questa stagione, spinti da venti inusualmente forti.

Umberto Mazzantini su GreenReport

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