Monthly Archives: ottobre 2017

vietato tornare a casa da soli per minori di 14 anni? Come si potrebbe uscire dall’impasse

Molte discussioni, o meglio, molte preoccupazioni ha generato la sentenza della Corte di Cassazione(n. 21593 del 19.09.2017) che ha rilevatola responsabilità della scuola per l’infortunio mortale occorso ad un bambino di 11 anni investito da un autobus all’uscita da scuola. Tanto che dall’evento è nata una circolare che a oggi, in molte scuole italiane, vieta agli alunni minori di 14 anni di tornare a casa da soli dopo il suono dell’ultima campanella. Cerchiamo di fare chiarezza, ovvero di analizzare quel che la sentenza ha veramente detto.

La Corte, dopo avere richiamato quanto espressamente disposto dal Regolamento d’istituto, ha affermato: «… a carico del personale scolastico (corre) l’obbligo di far salire e scendere dai mezzi di trasporto davanti al portone della scuola gli alunni, compresi quelli delle scuole medie, e demandano al personale medesimo la vigilanza nel caso in cui i mezzi di trasporto ritardino». E aggiunge: «Sulla scorta di quanto prescritto nel richiamato regolamento scolastico (…) l’attività di vigilanza della quale l’amministrazione scolastica era onerata non avrebbe dovuto arrestarsi fino a quando gli alunni dell’istituto non venivano presi in consegna da altri soggetti e dunque sottoposti ad altra vigilanza, nella specie quella del personale addetto al trasporto».

 

Giovanni Battista Diciocia su TuttoScuola

Come funzionerà la nuova legge elettorale?

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Anche al Senato chiesta la Fiducia sul Rosatellum. Aldilà delle polemiche politiche e alla luce del dibattito costituzionale del passato, che legge elettorale sarà? Riuscirà a garantire la stabilità? O, come dicono molti ascoltatori, c’è il rischio che allontani ancora di più i cittadini dalla politica?

Gli ospiti del 26 ottobre 2017

Sabino Cassese, giudice emerito della Corte costituzionale, è professore emerito nella Scuola Normale Superiore.  Ieri ha firmato sul Corriere l’editoriale: “L’Europa ha bisogno di una frontiera unica”. Tra i suoi libri, ricordiamo l’ultimo pubblicato dal Mulino: Dentro la Corte. Diario di un giudice costituzionale.

Paolo Pombeni professore emerito di Storia contemporanea all’Università di Bologna  il suo ultimo libro è La questione costituzionale in Italia Il Mulino (2016) 

Laura Bazzicalupo, insegna Filosofia politica all’Università di Salerno

Philip Willan presidente dell’Associazione Stampa Estera in Italia , giornalista britannico che ha lavorato in Italia per oltre 30 anni, specializzandosi nella guerra fredda e negli intrighi politici. Scrive da Roma per The Times.

 

Ma funzionerà, questa legge elettorale?

Sul Corriere della Sera il giurista Sabino Cassese si è chiesto se la legge elettorale che si sta votando in questi giorni alla Camera – il cosiddetto “Rosatellum”, dal nome del capogruppo del PD alla Camera, Ettore Rosato – sarà anche una legge “risolutiva”, cioè fatta per durare, o se, come spesso avvenuto negli ultimi tempi, tra non molto il Parlamento sarà nuovamente costretto a cambiarla (qui abbiamo spiegato come funziona il nuovo sistema). Cassese fa notare che mentre nel resto del mondo i sistemi elettorali sono molto stabili (si cambiano in rare occasioni e durano per decenni), l’Italia ha avuto in 150 anni di storia 12 sistemi elettorali diversi, tre soltanto nell’ultimo quindicennio, che passeranno a quattro se il Rosatellum dovesse essere approvato.

Il punto, però, è come capire se una legge elettorale funzioni. Secondo Cassese: «Per coloro che amano misurare la governabilità chiedendosi se la sera del voto il Paese saprà chi va al governo, la scelta in corso di discussione è deludente». Con l’attuale legge in discussione, infatti, ci sarà un vincitore certo soltanto se una delle coalizioni che si presenteranno otterrà molti più consensi dei suoi rivali, diciamo più del 40 per cento del totale dei voti espressi. D’altro canto, con un elettorato diviso in maniera più o meno equivalente tra tre forze politiche differenti, è molto complesso inventare una legge elettorale che garantisca la maggioranza del parlamento a un’unica forza che nel paese è una minoranza.

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Legge elettorale, via libera alle cinque fiducie in Senato

Via libera dell’Aula del Senato alle cinque fiducie chieste sul “Rosatellum”. Il via libera alla fiducia all’articolo 1 (che riguarda il sistema elettorale della Camera) è arrivato con 150 sì. L’ok sull’articolo 2 (con le norme sull’analogo sistema di voto per il Senato) ha registrato 151 sì. Quello sull’articolo 3 (con la delega al Governo per la determinazione dei collegi) 148. In tutti e tre i casi i no sono stati 61. La fiducia sull’articolo 4 (con l’elenco dei documenti da depositare in nome della trasparenza) ha incassato 150 sì e 60 no. La fiduicia sull’articolo 6 (con le norme transitorie ha avuto 145 sì e 17 no.

Decisivi i 13 senatori verdiniani. In occasione del terzo e quarto voto di fiducia, senza i senatori di Ala il numero legale non sarebbe scattato. L’Aula ha approvato l’articolo 5 (con la clausola di invarianza finanziaria) senza fiducia, con voto elettronico. Il ricorso alla fiducia è stato deciso dal governo dopo una rapida supervisione degli emendamenti che sono stati depositati per l’Aula, molti dei quali si prestavano ad essere votati a scrutinio segreto.Giovedì mattina, a partire dalle 9.30, sono previste le dichiarazioni di voto. A seguire il voto finale elettronico sul provvedimento previsto entro le ore 11.

Andrea Gagliardi sul Sole24ore

Si allunga la vita si allontana la pensione. Ascolta la puntata

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Pensioni. Cresce l’aspettativa di vita e aumenta l’età pensionabile: dal 2019 si dovrebbe andare in pensione a 67 anni. Molta preoccupazione e proclami di scontro da parte di cittadini e sindacati. Anche perché a 67 anni o si fa i nonni (ma sempre meno, visto il calo delle nascite) o si accudiscono i genitori, sempre più malati. Se il welfare tentenna l’accudimento si scarica tutto sui privati. Allora che fare? Siamo una società sempre più anziana: questo come cambia il nostro mondo, i nostri modelli di vita, le nostre relazioni sociali?

Gli ospiti del 25 ottobre 2017

Davide Colombo giornalista del Sole 24 Ore

Nicola Ferrara presidente della Società italiana di Gerontologia e Geriatria

Gian Carlo Blangiardodemografo, direttore del dipartimento di Statistica dell’Università Milano Bicocca

Loredana Ligabue segretario Associazione Caregiver familiare Emilia Romagna, direttore di “Anziani e non solo” (cooperativa che opera dal 2004 nel settore dell’innovazione sociale con specifico riferimento alla progettazione e realizzazione di interventi, prodotti e servizi nel campo del welfare assistenziale e per l’inclusione sociale.)

Daniela Del Boca insegna Economia Politica all’Università di Torino, è direttora di CHILD

 

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Troppi anziani con la casa da ricchi Ma che non arrivano alla fine del mese

Anziani con abitazioni di valore e reddito basso. E’ questa una nuova contraddizione che si sta palesando nell’arcipelago della «disuguaglianza italiana»: sono circa 1,3 milioni i nuclei di anziani che dispongono di un reddito inferiore a 20 mila euro l’anno e però possiedono una casa che ne vale almeno 200 mila. Ancora più alta è la percentuale di anziani (21%) che abitano in casa di proprietà e hanno una capacità di risparmio basso o nullo.

L’argomento è stato approfondito dal professor Luca Beltrametti che ha preparato un apposito studio («House rich, cash poor») per la Fondazione Cariplo con l’obiettivo di favorire una riflessione sulla ricchezza immobiliare (statica) degli anziani made in Italy e su come possa essere messa in circolo. Sia per sostenere il reddito e le spese sanitarie dei legittimi proprietari sia per favorire figli e nipoti al tempo giusto e non solamente dopo, ovvero sotto forma di eredità a seguito della scomparsa di genitori e progenitori. Lo studio sarà presentato a Milano domani 2 ottobre, il giorno della «festa dei nonni» e potrà interessare il mondo del secondo welfare ma anche la finanza innovativa.

Dario Di Vico sul Corriere della Sera

L’Istat conferma: cresce l’aspettativa di vita. Dal 2019 in pensione a 67 anni

L’aspettativa di vita a 65 anni si allunga, cinque mesi in più rispetto al 2013. L’Istat conferma le stime, e dunque dal 2019 la pensione di vecchiaia scatterà a 67 anni e non più a 66 anni e 7 mesi, com’è adesso. Il governo ha infatti deciso che non ci saranno “sconti”, nonostante le richieste di fermare l’adeguamento automatico: a luglio i presidenti della commissione Lavoro di Camera e Senato, Cesare Damiano e Maurizio Sacconi, avevano tenuto una conferenza stampa congiunta sostenendo che lo spostamento in avanti dell’età pensionabile sarebbe stato iniquo, alle loro richieste si erano subito uniti, compatti, i sindacati. Alcuni giorni fa però il no definitivo, sulla base dei calcoli dell’Inps e della Ragioneria Centrale dello Stato. L’Inps, in particolare, ha quantificato in 141 miliardi cumulati nei prossimi dieci anni il costo del mancato adeguamento.

Rosaria Amato su Repubblica

Caporetto: cancellare Cadorna? Ascolta la puntata

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24 ottobre, Caporetto, cent’anni dalla più grande disfatta dell’esercito italiano, un nome, un luogo, che è diventato il simbolo della sconfitta. Una telefonata stamattina ci invita a ragionare sull’elaborazione della memoria, sulle responsabilità di Luigi Cadorna, sull’opportunità o meno di rimuovere dalle piazze e dalle strade italiane quel nome, che rappresenta un’onta del passato italiano.

Gli ospiti del 24 ottobre 2017

Marco Mondiniricercatore presso l’Istituto storico italo germanico di Trento, docente di Storia militare all’Università di Padova. Ha scritto Il capo. La grande guerra del generale Luigi Cadorna (Il Mulino 2017)

Paolo Rumiz, scrittore e giornalista, editorialista de «La Repubblica», ricordiamo il suo reportage su Caporetto per Repubblica-Super8 e il dvd in uscita oggi col quotidiano, Sulla strada di Rommel: la disfatta di Caporetto vista dal nemico

Furio Honsell, sindaco di Udine (matematico, già rettore dll’Università)

Nicola Maranesi, documentarista e autore di Rai Storia del documentario “Generazione Caporetto. Storie di soldati, eroi, sbandati nei 15 giorni della disfatta” che andrà in onda stasera alle 21.30 su RaiStoria

Anna Zafesova corrispondente da Mosca della Stampa

 

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La storia rivisitata: Udine cancella piazza Cadorna

Cadorna “cancellato” dal piazzale dell’ex caserma dei vigili del fuoco. La deadline è fissata per domenica 13 novembre, quando con una cerimonia ufficiale, sarà sancita la nuova intitolazione: piazzale dell’Unità d’Italia. Dunque proprio nei giorni dell’anniversario di Caporetto, la rotta militare della quale il generale Cadorna fu uno dei massimi responsabili, il tanto discusso personaggio storico ha la certezza che non farà più parte della toponomastica cittadina.

E Udine, nel dibattito Cadorna sì, Cadorna no, può vantare un piccolo, ma significativo, primato nazionale: è stata la prima città a porre il problema. «Ma soprattutto – spiega il sindaco Furio Honsell – siamo stati i primi a risolvere la questione. E come amministratore sono soddisfatto di questo. Certo, a suo tempo abbiamo avuto specifiche richieste da parte dei cittadini, di gruppi, di associazioni, e le abbiamo accolte. La commissione toponomastica presieduta da Franco Della Rossa ha esaminato il dossier, poi la giunta ha dato il via libera

Maurizio Cescon sul Messaggero Veneto

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