Monthly Archives: ottobre 2017

Camon: «Cancellare il nome di Cadorna dalle nostre città»

CadornaGeneraleLuigiSi avvicina il centenario della prima guerra mondiale. Sarà un oceano di retorica: «Grande vittoria, siamo diventati nazione, soldati eroici, noi contro l’impero, fanti incrollabili, o il Piave o tutti accoppati, non passa lo straniero…». Purtroppo su YouTube girano infiniti spezzoni sulla prima guerra mondiale, e i ragazzi di tutto il mondo li guardano: tutto il mondo sa che gli italiani morivano a caterve per gli ordini stolti dei loro comandanti boriosi e inetti. I nostri comandanti, a partire dal comandante supremo, il generale Cadorna, applicavano tattiche suicide, ordinando assalti dal basso in alto, col petto offerto alle mitragliatrici nemiche. È stato un macello di soldati soprattutto veneti e friulani, ma anche sardi, di estrazione contadina, di tutta la nazione.

Ci sono storici che dicono: «Così facevan tutti i comandanti, anche degli altri fronti». Ma non è vero. Gli alleati erano pronti ad aiutarci, mandandoci intere divisioni, a patto che sostituissimo Cadorna: se volevamo mandare a morte i nostri soldati, padroni di farlo, ma i loro soldati, no. Questa conduzione incapace e autoritaria ha portato al disastro di Caporetto. Caporetto fu definito “uno sciopero militare”, e lo sciopero fu il rifiuto di obbedire da parte della truppa che si sentiva trattata come una massa di schiavi, dal valore inferiore a quello degli animali. Caporetto fu il capolavoro di Cadorna. Sarebbe corretto e intelligente che l’Austria avesse piazze e vie dedicate a Cadorna, è stupido e ingiustificato che piazze e vie dedicate a Cadorna si trovino in Italia.

Ferdinando Cadorna sul Mattino di Padova

Caporetto, l’Italia alla prova più dura

È passato un secolo, ma la disfatta subita dall’esercito italiano il 24 ottobre 1917 è un evento che persiste nella memoria collettiva, come sottolineano Silvia Morosi e Paolo Rastelli nel volume Caporetto, in edicola da oggi con il «Corriere della Sera». Lo ribadisce il professor Antonio Gibelli, autore di vari saggi sul primo conflitto mondiale, il più recente dei quali è La guerra grande (Laterza, 2014). «I termini esatti di quanto avvenne restano nel vago, ma si ricorda tuttora un’emozione d’intensità straordinaria», dichiara lo studioso al «Corriere».

Antonio Carioti sul Corriere della Sera

L’altro Cadorna, cento anni dopo Caporetto

Caporetto la grande disfatta, e il generale Luigi Cadorna il grande colpevole. A cento anni dalla battaglia rimasta nella memoria collettiva come uno dei simboli della Grande Guerra (l’attacco fu sferrato alle 2 del mattino il 24 ottobre 1917), la rilettura delle carte – alcune inedite – ci permette di guardare alla storia e al personaggio in un’altra prospettiva: il Generalissimo piemontese, d’altra parte, si prestava bene a fare da catalizzatore per lo choc che seguì i combattimenti feroci di quei giorni e la sconfitta italiana. Lo sguardo altero, i baffi alla guglielmina, la rigidità nel portamento componevano una figura lontanissima dall’affabilità ispano-partenopea del Maresciallo Diaz, suo successore alla guida delle truppe italiane dopo Caporetto.

Andrea Cionci su La Stampa

Veneto e Lombardia vincono i “sì”: e ora?

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Il referendum per l’autonomia di Veneto e Lombardia ha visto percentuali di affluenza e di sì altissime. È un plebiscito, come dicono alcuni commentatori? Come influisce il clima europeo in materia di autonomia? E soprattutto: quale potrebbe essere, applicata a Nord Est e Nord Ovest, la differenza tra “indipendenza” e “autonomia”?

Gli ospiti del 23 ottobre 2017

Stefano Sepe, storico della pubblica amministrazione, insegna Comunicazione pubblica alla Scuola Nazionale dell’Amministrazione. Ricordiamo il libro La riforma che verrà. 150 anni di tentativi di cambiare la pubblica amministrazione che ha curato insieme a Ersilia Crobe (Apes Editore)

Elisabetta Gualmini, Vice-Presidente Regione Emilia Romagna. Insegna Scienza Politica all’Università di Bologna

Dario Di Vico, editorialista del Corriere della Sera, sabato ha firmato il pezzo La partita (globale) del referendum

Paolo Feltrin politologo all’Università di Trieste uno dei massimi esperti di questione settentrionale

Alessandro Campi, insegna Storia del Pensiero politico all’Università di Perugia.

Ascolta la puntata

La partita (globale) del referendum

Cartelloni elettorali sul referendum in Veneto (Afp)

Vale la pena dirlo: ci siamo comportati bene. Per una volta in vista del doppio referendum sull’autonomia di Lombardia e Veneto non abbiamo messo in onda il solito format di una lotta politica rissosa e inconcludente.

Il paragone con la drammatiche vicende della Catalogna, pur con tutte le (grandi) differenze di contesto e di storia, non può non venire in mente e ne usciamo con un buon voto. La campagna referendaria si è svolta in maniera ordinata, la forza politica che più ha investito in questa consultazione — la Lega Nord — non ha caricato i toni come altre volte in passato e persino il suo leader Matteo Salvini, propenso spesso ad alzare i decibel del suo protagonismo politico, questa volta ha scelto accenti più cauti. Il maggior partito d’opposizione in entrambi i consigli regionali — il Pd — ha replicato all’iniziativa dei governatori Maroni e Zaia in maniera composta e persino la divergenza di comportamento elettorale registratasi al suo interno, tra il sì «tattico» di Giorgio Gori e la dichiarata astensione del vicesegretario nazionale e ministro Maurizio Martina, alla fine ha contribuito a svelenire il clima. Nella partecipazione alle urne si misurerà il consenso attorno ad opinioni diverse tra loro, non ci sono nemici da annientare. E non ci sono nemmeno scenari apocalittici — nell’uno e nell’altro caso — da scongiurare.

Dario Di Vico sul Corriere della Sera

Cannabis: ok all’uso terapeutico. Ascolta la puntata

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La Camera ha approvato il testo «Disposizioni concernenti la coltivazione e la somministrazione della cannabis a uso medico». Vengono fissati criteri uniformi sul territorio nazionale che garantiscono ai pazienti equità d’accesso. Ma non si prevede la legalizzazione totale della pianta e c’è chi critica questa legge dicendo che è monca. Ma quanto è importante l’uso terapeutico della cannabis? Chi è ancora scettico e perché?

Gli ospiti del 20 ottobre 2017

Marco Bertolotto direttore del centro terapia del dolore e cure palliative ospedale Santa Corona Pietra Ligure

Daniele Farina deputato di Sinistra Italiana, da anni si batte per la legalizzazione, firma oggi sul Manifesto “Cannabis, il nostro interesse e quello delle mafie”

Federico Tonioni, medico, psichiatra al Policlinico Gemelli, coordina l’ambulatorio aperto a marzo al Policlinico Gemelli per le dipendenze dal cannabis

Claudio Cippitelli sociologo esperto di prevenzione e culture giovanili, è presidente dell’Associazione Parsec di Roma e presidente del Coordinamento Nazionale Nuove Droghe. Con Fabrizia Bagozzi, ha scritto il libro: Giovani e nuove droghe: sei città a confronto. Il progetto Mosaico come modello d’intervento, ed. Franco Angeli

Ascolta la puntata

 

Ecco cosa prevede la proposta di legge sull’uso terapeutico della cannabis

In sintesi la proposta di legge, che prevedeva inizialmente una legalizzazione della sostanza più ampia (ovvero avrebbe dovuto contenere anche la liberalizzazione), prevede che ogni medico potrà prescrivere medicinali di origine vegetale a base di cannabis per la terapia del dolore e altri impieghi.

La ricetta, oltre a dose, posologia e modalità di assunzione, dovrà riportare la durata del singolo trattamento, che non potrà superare i tre mesi.  I medicinali a base di cannabis per la terapia del dolore saranno a carico del Servizio sanitario nazionale.

Marta Musso su Wired

Disposizioni concernenti la coltivazione e la somministrazione della cannabis a uso medico

TESTO UNIFICATO
della commissione
Disposizioni concernenti la coltivazione e la somministrazione della cannabis a uso medico.
Art. 1.
(Finalità e oggetto della legge).
      1. La presente legge è volta a regolamentare l’uso dei medicinali di origine vegetale a base di cannabis, garantendo l’equità nell’accesso a tali medicinali da parte dei pazienti mediante la fissazione di criteri uniformi sul territorio nazionale, a promuovere la ricerca scientifica sui possibili ulteriori impieghi della cannabis a uso medico nonché a sostenere lo sviluppo di tecniche di produzione e trasformazione della cannabis, per semplificare le modalità di assunzione dei medicinali a base di cannabis da parte dei pazienti.
2. Essa si applica ai medicinali di origine vegetale a base di cannabis secondo le prescrizioni e con le garanzie stabilite dall’Organismo statale per la cannabis di cui al decreto del Ministro della salute 9 novembre 2015, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 279 del 30 novembre 2015, e, comunque, in conformità a quanto previsto dalla Convenzione unica sugli stupefacenti, adottata a New York il 30 marzo 1961, come modificata nel 1972, ratificata ai sensi della legge 5 giugno 1974, n. 412.

Art. 2.
(Definizione di uso medico).
      1. Ai fini della presente legge, si intende per “uso medico” l’assunzione di medicinali a base di cannabis che il medico curante prescrive dopo la valutazione del paziente e la diagnosi, per una opportuna terapia.

Art. 3.
(Modalità di prescrizione).

      1. Il medico può prescrivere preparazioni magistrali a base di cannabis per la terapia del dolore, ai sensi della legge 15 marzo 2010, n. 38, nonché per gli altri impieghi previsti dall’allegato tecnico al citato decreto del Ministro della salute 9 novembre 2015, a carico del Servizio sanitario nazionale, nei limiti del livello del finanziamento del fabbisogno sanitario standard cui concorre lo Stato. Il medico può altresì prescrivere le predette preparazioni magistrali per altri impieghi, ai sensi dell’articolo 5 del decreto-legge 17 febbraio 1998, n. 23, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 aprile 1998, n. 94.
2. Nella prescrizione il medico deve indicare il codice alfanumerico assegnato al paziente, la dose prescritta, la posologia e le modalità di assunzione. La prescrizione deve recare, altresì, la data del rilascio, la durata del trattamento, che in ogni caso non può essere superiore a tre mesi, nonché la firma e il timbro del medico che l’ha rilasciata.

Clicca qui per leggere il testo completo della legge

Cannabis, il nostro interesse e quello delle mafie

Sulla cannabis abbiamo avuto un’occasione ma il Parlamento non l’ha colta se non in minima parte. Approvando un testo assai blando sui soli impieghi terapeutici. Eppure proprio in questo tornante è apparso chiaro che non i numeri difettassero per una soluzione più avanzata quanto la volontà politica.

Volontà politica di quella maggioranza che così ha voluto e di quel Ministero della Salute che si conferma un buco nero della ragione, ancor prima che della scienza.

Era l’occasione, dopo oltre quattro anni di zigzagante discussione, per una norma cooperativa in cui la regolazione dello Stato e la libertà individuale vincevano entrambe. In cui perdevano solo le mafie e il loro incomprensibile appalto delle sostanze stupefacenti. A noi, italiani, una parte di quei 13 miliardi di euro annui stimati dall’Istat a fini di Pil, avrebbero fatto comodo. Comodo qualche decina di migliaia di posti di lavoro, comodo qualche milione di turisti in più e molte migliaia di detenuti in meno. Comodo ci avrebbero fatto strumenti utili a contrastare il degrado delle nostre periferie, dei nostri quartieri verso diverse misure per la sicurezza e la convivenza. Quattro anni fa nel dire queste cose si rischiava l’internamento, oggi, il fallimento di quel gigantesco dispositivo che per convenzione chiamiamo proibizionismo, ci consegna esperienze concrete, qua e là nel mondo, e dati sui quali fondare politiche nuove.

Leggi tutto l’articolo di Daniele Farina sul manifesto

La legge sulla cannabis terapeutica passa alla Camera ma scontenta tutti

La proposta di legge sulla coltivazione e la somministrazione della cannabis a uso terapeutico passa alla Camera, ma scontenta tutti. Il testo – approvato con 317 voti favorevoli e 40 contrari, tra cui Lega e Forza Italia – stabilisce «criteri uniformi di somministrazione sul territorio nazionale, garantendo ai pazienti equità d’accesso, promuove la ricerca scientifica sui possibili impieghi medici e sostiene lo sviluppo di tecniche di produzione e trasformazione per semplificare l’assunzione».

La legge deve ancora ottenere l’approvazione del Senato ed è uno stralcio del più ampio progetto di regolamentazione legale della cannabis. Lo scorso settembre Daniele Farina, deputato di Sinistra Italiana, si è dimesso dall’incarico di relatore della legge per protestare contro le modifiche che il testo ha subito: si è votato infatti solo sulla parte che riguarda l’uso terapeutico lasciando alle commissioni Giustizia e Affari sociali la legalizzazione vera e propria, compresa la coltivazione a uso personale.
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