Monthly Archives: novembre 2017

L’occidente sa rispondere al terrorismo?

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Torniamo a parlare di terrorismo a partire dalla telefonata di Mino da Torino che ragiona sull’attacco a New York ma anche sulle altre stragi recenti come quella di Mogadiscio, stragi che suscitano minore attenzione e partecipazione, meno raccontate ma non meno violente, anzi. Il confine tra Occidente e resto del mondo, sembra in questi casi molto netto, nonostante il coinvolgimento in tante guerre, dalla Libia alla Siria. Quale risposta può dare l’Occidente al terrorismo?

Gli ospiti del 2 novembre 2017

Arduino Paniccia, esperto di strategie militari, dirige la Scuola di competizione internazionale all’Università Ca’Foscari
Andrea Vogt, giornalista e scrittrice americana, si occupa soprattutto di cronaca, politica e società in Europa e negli Stati Uniti
Daniele Bellocchio
, giornalista free lance, ha firmato su L’Espresso il reportage “La fuga dalla Somalia di un popolo stremato”, scrive anche sul Giornale.it
Paolo Mieli, giornalista, storico, già direttore di Corriere della Sera e Stampa, oggi il suo editoriale sul Corriere “I meriti dimenticati del popolo curdo”
Michele Smargiassi
, giornalista, scrive su Repubblica, si occupa di fotografia, tiene il blog Fotocrazia

I meriti dimenticati del popolo curdo

Nelle ore in cui il mondo intero (e noi con esso) si commuove per le vittime dell’attentato terroristico di Manhattan, ci sembra doveroso — per comprendere se non ci siano falle o anche soltanto opacità nel nostro impegno contro il radicalismo armato degli islamisti — fermarci a riflettere sulla tragedia che sta vivendo il popolo curdo. Quei curdi che, dopo aver aiutato per tre interminabili anni l’America e l’Occidente intero a debellare i terroristi di Daesh, sono stati lasciati in preda alle milizie sciite Hashd al-Shaabi guidate dal sanguinario Qasem Soleimani. E, con lui, a chiunque nella regione intenda approfittare del loro esser sfiniti dalla lunga guerra contro il Califfato per poterli sbranare una volta per tutte. Un tradimento orribile, il nostro. Quel popolo che, al prezzo di inimmaginabili sacrifici in vite umane, ci ha consentito di far saltare la centrale del terrorismo mondiale (senza che con ciò gli estremisti islamici, a ogni evidenza, possano esser considerati definitivamente debellati) proprio in questi giorni viene dato in pasto ai carnefici venuti dall’Iran e dall’Iraq. Mentre il loro presidente, Massoud Barzani, anche perché tradito da un raggruppamento rivale, è costretto alle dimissioni con parole piene di dignità che tra qualche anno finiranno nei libri di storia. Anche i curdi, negli stessi giorni della Catalogna, avevano promosso un referendum per sancire la propria indipendenza. Il mondo non ha riservato attenzione a questo passaggio della loro vicenda storica.

Paolo Mieli sul Corriere della Sera

La fuga dalla Somalia di un popolo stremato

La fuga dalla Somalia di un popolo stremato

Anche lo Yemen, dove da due anni infuria una guerra atroce, è stato incluso nel “muslim ban” deciso dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. L’America di oggi non vuole saperne di accogliere rifugiati che scappano dalle bombe sganciate dal miglior alleato di Washington nella regione, l’Arabia Saudita, i cui cittadini invece sono stati esclusi dall’ordine di Trump. E così J ami Abdul, profugo di quel conflitto, oggi si affida ad Allah: è scavato in volto, vestito di una camicia che lo avvolge come un sudario della dannazione terrena e, all’ora del tramonto, inginocchiato, solo, difronte all’Oceano Indiano, leva preghiere che corrono ad Oriente.