Monthly Archives: novembre 2017

I giovani nella Rete

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Era solo un gioco, poi è diventato un incubo. La vicenda di Modena, 63 ragazze che si sono scambiate foto intime su una chat, foto che sono state poi rubate e diffuse su altre piattaforme, ci riporta a discutere del ruolo dei social network e dell’importanza che questi hanno ormai assunto per i più giovani, ma non solo per loro. Come cambia il nostro rapporto con la socialità, digitale o fisica, tra rischi e opportunità?

Gli ospiti del 9 novembre 2017

Roberto Mirabile, presidente de “La caramella buona” Onlus che si occupa di pedofilia da più di vent’anni

Simone Cosimigiornalista freelance, collabora con Repubblica, Wired, GQ, ha scritto insieme a Alberto Rossetti, Nasci, cresci e posta. I social network sono pieni di bambini: chi li protegge? (Città Nuova, 2017)

Orsola Vetri, giornalista di Famiglia Cristiana, è di questa settimana la sua inchiesta “La famiglia? Cercatela dentro Whats’app”

Barbara Tamborini, psicopedagogista. Scrive manuali per i genitori e lavora con i ragazzi nelle scuole. Si occupa di come aiutare i genitori a vigilare i comportamenti online dei figli.  Ha scritto insieme ad Alberto PellaiL’età dello tsunami. Come sopravvivere a un figlio pre-adolescente” (De Agostini – 2017)

Matteo De Benedittis insegnante di scuola superiore a Correggio (RE), ha pubblicato quest’anno due libri per ragazzi, l’ultimo è intitolato S.m.a.r.f.o. uscito per Mondadori, che è un breve romanzo d’avventura per bambini di 8-10 anni sul rapporto fra bambini e cellulari. Ci presenta la sua proposta di legge per un patentino degli adolescenti sull’uso del cellulare.

Le foto dei figli su Facebook? Papà e mamma devono essere entrambi d’accordo

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Le foto dei propri figli minorenni su Facebook e sugli altri social network? Solo se entrambi i genitori sono d’accordo. Lo certifica una sentenza emessa lo scorso 19 settembre dal Tribunale di Mantova e pubblicata da Ilcaso.it: “L’inserimento di foto di minori sui social network costituisce un comportamento potenzialmente pregiudizievole per essi in quanto – spiega il giudice Mauro Bernardi – ciò determina la diffusione delle immagini fra un numero indeterminato di persone, conosciute e non, le quali possono essere malintenzionate e avvicinarsi ai bambini dopo averli visti più volte in foto on-line, non potendo inoltre andare sottaciuto l’ulteriore pericolo costituito dalla condotta di soggetti che “taggano” le foto on-line dei minori e, con procedimenti di fotomontaggio, ne traggono materiale pedopornografico da far circolare fra gli interessati, come ripetutamente evidenziato dagli organi di polizia”.

Simone Cosimi su GQItalia

Il Patentino per lo Smartphone – una bozza di proposta di legge

L’idea di questa proposta di legge nasce dal desiderio di aiutare le famiglie e gli adolescenti nella prevenzione del cyberbullismo, del cyberstalking e delle cyberdipendenze (gioco patologico, pornodipendenza, social-dipendenza), oltre che di tutte le dinamiche negative, gli abusi e gli eccessi che si potranno sviluppare in futuro in ambiente virtuale.
(Non sono un legislatore, per cui non ho idea di come si scriva una proposta di legge. Non conosco il lessico specifico, nè le norme da citare. Ma qua mi interessa seminare l’idea: se a qualcuno piacerà, potrà farla sua.)
Il presupposto è che lo smartphone non sia meno pericoloso di un’automobile o di uno scooter: l’uso scorretto dei dispositivi social non mette in pericolo la salute fisica (come nel caso dei mezzi di trasporto), bensì la salute psichica, le relazioni, la serenità.
A seguito della legge sul cyberbullismo, della cronaca quotidiana, di fenomeni come Blue Whale e la serie tv Tredici, o semplicemente osservando l’uso che fanno gli adolescenti (e le loro famiglie) dei dispositivi smart è ormai palese come una legge di regolamentazione sia improrogabile.
Una legge che sancisca la necessità di un patentino per l’uso degli smartphone sarebbe molto utile sia per i suoi effetti concreti (prorogare l’accesso alla rete da parte dei minorenni ad un’età nella quale gli serva davvero, limitare e prevenire i fenomeni di cui sopra…) ma anche per il valore simbolico che una legge in tal senso creerebbe nel senso comune: “gli smartphone non sono innocui”. (Oppure, se preferiamo: “dal grande potere che dà uno smartphone derivano le grandi responsabilità del suo corretto uso”.)
Questo concetto, fra l’altro, appare ben chiaro nella mente di molti genitori, quindi la legge non dovrebbe fare altro che recepire e regolamentare una tendenza già presente nel senso comune.
Seguono ora quelle che dovrebbero essere i criteri guida per un tale patentino.

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Bambini digitali: policy e psicologia per le identità in formazione

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Simone Cosimi Alberto Rossetti hanno recentemente pubblicato “Nasci, Cresci e Posta — I social network sono pieni di bambini: chi li protegge?” (Città Nuova). Dalle professionalità dei due autori emerge un testo che ha un taglio sia di ricerca giornalistica (Cosimi) che psicologico/psicoanalitico (Rossetti). Questa interessante ibridazione disciplinare rende l’idea della complessità del tema e dell’approccio multidisciplinare che richiede: il consumo di social media e di contenuti digitali da parte dei bambini. Da un lato, le policy di siti, social network e app dovrebbero idealmente tener conto delle caratteristiche specifiche dei bambini, utenti che devono essere trattati con tutte le cautele necessarie. D’altro canto, lo studio del comportamento del bambino online dovrebbe informare le policy stesse. Questa reciproca interazione fra policy e psicologia si verifica nella realtà dei social network e degli ambienti digitali? Il libro ci dimostra che purtroppo tale circolo virtuoso non esiste ancora o esiste parzialmente.

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Modena, immagini hot nella chat Whatsapp delle liceali: rischio pedofilia

Hanno creduto di potersi fidare delle amiche e dello strumento, e nel corso degli ultimi mesi una sessantina di ragazzine che frequentano le superiori nel Modenese hanno riempito una chat di Whatsapp di centinaia di immagini di se stesse ritratte in pose sexy, seminude o addirittura nude, in atteggiamenti provocanti, fotografie e video che però sono uscite dalla privacy, già precaria, di quel gruppo di adolescenti, e ora sono in rete, viste e forse condivise da chissà quante persone. La vicenda è stata raccontata da Qn/Il Resto del Carlino. Le foto delle ragazze sono diventate di dominio pubblico, cominciando a circolare anche fra i compagni di scuola. C’è un adolescente, coetaneo di molte di loro, che quelle foto le ha recuperate – forse dal cellulare della fidanzatina – e le ha catalogate in cartelle che portano i nomi e i cognomi delle giovani: sì, perché sono sempre riconoscibili. Nega però di averle diffuse in rete. Mentre un altro ragazzo 17enne, anch’egli fidanzato con una delle persone coinvolte, ha chiamato la onlus reggiana La caramella buona, che si occupa di lotta alla pedofilia, permettendo così di segnalare il caso alla Polizia postale: ma servono denunce da parte delle vittime per procedere alla rimozione del materiale.

Micol Lavinia Lundari su Repubblica