Monthly Archives: novembre 2017

Totò Riina: morte di un boss

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Non ne parliamo più. Dimentichiamolo. Su Totò Riina cali il silenzio, parliamo soltanto delle persone che ha ucciso e ricordiamole. Così dice Flora, la prima telefonata arrivata stamattina su qualcosa che resterà a lungo nella nostra memoria. È morto il boss forse più sanguinario della storia della mafia italiana, da 24 anni in carcere, il volto che ha incarnato il male. Cosa ha significato il suo potere per la criminalità, per il nostro paese? Cosa scompare con lui e cosa, invece, resta?

Gli ospiti del 17 novembre 2017

Giuseppe Crapisi, Socio di Corleone Dialogos, associazione attiva da anni nel territorio corleonese L’associazione si occupa di fare libera informazione e promuovere il cambiamento culturale proprio nel luogo di origine della famiglia mafiosa più violenta di Cosa nostra. In opposizione all’immagine di Corleone diffusa dalla stampa e dal cinema, Dialogos s’impegna a far conoscere le figure storiche dell’antimafia corleonese, da Bernardino Verro a Placido Rizzotto

Salvatore Lupo, insegna Storia contemporanea all’Università di Palermo, autore di saggi e studi sulla mafia come Storia della mafia, dalle origini ai giorni nostri (Donzelli, 2004) e Potere criminale. Intervista sulla mafia con Gaetano Savatteri (Laterza, 2010). Il suo ultimo libro è La questione. Come liberare la storia del Mezzogiorno dagli stereotipi (Donzelli, 2015)

Gaetano Savatteri, giornalista e scrittore dirige TrameFestival dei libri sulle mafie di Lamezia Terme, che si tiene a giugno. Ha curato il volume per Laterza,  Il contagio.  Come la ‘ndrangheta ha infettato l’Italia, di Giuseppe Pignatone e Michele Prestipino. L’ultimo libro che citiamo è L’attentatuni. Storia di sbirri e di mafiosi, con Giovanni Bianconi (Baldini Castoldi, 2017)

Davide Pati, referente nazionale per i beni confiscati di LIBERA. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie.

Angela Iantosca, giornalista. Ha scritto Bambini a metà. I figli della ’ndrangheta (Giulio Perrone 2015)

MOROSINI (CSM): LE AZIENDE DEL NORD CERCANO LE MAFIE PER FARE AFFARI

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Il giudice Piergiorgio Morosini prese il testimone di Falcone e Borsellino nella lotta contro Riina e gli altri boss di Cosa Nostra. “Oggi – ci ha detto- combattere le mafie vuol dire lavorare sui giovani per evitare che diventino nuove reclute. E stare attenti alle imprese del Nord Italia, che sono più disponibili a fare accordi con la mafia rispetto alla società civile siciliana, ancora segnata dai lutti e dalle stragi”.

Ascolta qui la sua intervista a Tutta la città ne parla, qui.

Musica contro le mafie

Musica contro le mafie è un progetto che nasce con l’intento di unire sotto la bandiera della legalità le voci di tanti artisti italiani.
Gli artisti diventano testimoni di un messaggio di impegno e consapevolezza, di riflessione e invito alla “cittadinanza attiva”. 
La Musica, il più popolare e universale dei linguaggi, per veicolare messaggi profondi, per cantare e suonare desideri di giustizia, per scuotere dall’indifferenza dall’apatia e dalla rassegnazione. 
Musica contro le mafie è un contesto di cui tutti possono essere autori; un’ associazione che, grazie all’impegno degli artisti coinvolti, da sostegno ed è, a sua volta, sostenuta da Libera (Associazioni, nomi e numeri contro le mafie). 
L’iniziativa si divide, ad oggi in 3 blocchi : Il Premio, Il Libro/cd e il Documentario.
 
Il Premio : Ogni anno, dal 2010, un concorso musicale aperto a tutti che ha come tema fondamentale quello della lotta alle mafie e come obiettivo la diffusione della cultura della legalità
 
Il Libro/Cd : Una Raccolta di scritti di artisti italiani a cura di Gennaro de Rosa e Marco Ambrosi, edito da Rubbettino e MkRecords. “La Musica che scrive le parole che si fanno sentire”
 
Il Documentario : Un viaggio, un percorso, una moltitudine di voci, di luoghi e di contesti; cosa può fare la “Musica contro le mafie” ?

“Libera il bene”. Quando il patrimonio criminale si trasforma in opportunità di riscatto

Sono 671 le esperienze di riutilizzo sociale dei beni confiscati in Italia. Di queste, sono 155 quelle collegate all’impegno della Chiesa italiana censite nel dossier “Libera il bene” realizzato da Libera in collaborazione con la Conferenza episcopale italiana, l’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro, il Servizio nazionale per la pastorale giovanile e la Caritas italiana. Realtà presenti in 13 Regioni e 46 diocesi e attive per formazione, accoglienza e lavoro.

Alberto Baviera su Agensir.it

Storia del Capo dei capi, l’ascesa e i segreti che porterà con sé

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Nato a Corleone, cuore antico e profondo della Sicilia, in una famiglia di contadini il 16 novembre 1930, si legò presto al capomafia Luciano Liggio e a 19 anni fu condannato ad una pena a 12 anni, scontata parzialmente nel carcere dell’Ucciardone, per aver ucciso in una rissa un suo coetaneo. Da fedelissimo di Liggio prese parte alla sanguinosa faida contro gli uomini di Michele Navarra. Nel 1969 avviò la sua lunga latitanza che diede inizio alla sua ascesa, sancita ancora nel sangue, il 10 dicembre, con la “strage di Viale Lazio“, che doveva punire il boss Michele Cavataio.

Sempre più influente, sostituì spesso Liggio nel “triumvirato” di cui faceva parte assieme ai boss Stefano Bontate e Gaetano Badalamenti. Risale a quegli anni l’asse con il loro ‘compaesano’ Vito Ciancimino, il sindaco mafioso di Palermo, con cui mise le mani nella politica e nell’amministrazione degli affari comunali. Nel 1971 fu esecutore materiale dell’omicidio del procuratore Pietro Scaglione e, nello stesso anno, partecipò ai sequestri a scopo di estorsione ordinati da Liggio, attraverso il quale stabilì rapporti solidi con ‘Ndrangheta di Tripodo e i camorristi napoletani affiliati a Cosa nostra dei fratelli Nuvoletta.

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Il libro: Bambini a metà. I figli della `ndrangheta

bambini_metaDella ’ndrangheta, degli uomini e delle donne che ne fanno parte si sa molto di più rispetto al passato. Ma c’è una grande lacuna, ieri come oggi, e riguarda i figli. Bambini cresciuti in un clima di violenza, omertà e sopraffazione: uno sfondo costante, un destino già stabilito, al quale difficilmente possono opporsi. Bambini che invece di giocare vanno a trovare il padre nascosto in un bunker, invece di sbucciarsi le ginocchia imparano a sparare. Bambini che poi crescono e, a 14 anni, non corteggiano le amiche a scuola, ma vengono affiliati con il rito del battesimo per poter diventare futuri uomini d’onore. Una domanda è d’obbligo: se conoscessero un altro modo di crescere cosa accadrebbe? E cosa è accaduto a chi ci ha provato?

Bambini a metà. I figli della `ndrangheta di Angela Iantosca (Giulio Perrone editore)

Il boss di Cosa Nostra porta con sé tutti i suoi segreti

Totò Riina è morto. E il boss di Cosa Nostra porta con sé tutti i suoi segreti

L’immagine sanguinaria di Totò Riina ha fatto da sfondo alla Sicilia per oltre quarant’anni. La sua ombra si è allungata su tutte le stragi mafiose e sui delitti eccellenti e molti misteri verranno sepolti con lui nella tomba.
Fino al giorno della sua morte è rimasto il capo di Cosa nostra, unico e indiscusso dagli anni Settanta fino ad oggi, trasformando la mafia siciliana dai vecchi modi felpati e sanguinari a organizzazione terroristica-mafiosa che è arrivata pure a far la guerra allo Stato.

È morto il boss Totò Riina, il «capo dei capi» della mafia non si era mai pentito

È morto alle 4 del mattino del 17 novembre 2017 il boss corleonese Totò Riina. Malato da tempo, il «capo dei capi» di Costa Nostra era ricoverato nel Reparto detenuti dell’ospedale di Parma. Il capomafia, in coma da giorni dopo due interventi chirurgici, aveva appena compiuto (giovedì 16 novembre) 87 anni. Arrestato il 15 gennaio del 1993 dopo 24 anni di latitanza, era ancora considerato dagli inquirenti il capo indiscusso di Cosa nostra. Nelle ultime settimane Riina ha avuto un peggioramento e, dopo il doppio intervento chirurgico, i medici hanno da subito avvertito che difficilmente il boss, le cui condizioni sono da anni compromesse, avrebbe superato le operazioni.

Annalisa Grandi su Repubblica

Leggi un brano di “Contro l’antimafia” di Giacomo Di Girolamo

Di Girolamo non ha mai avuto paura di schierarsi dalla parte di chi si oppone alla mafia. Ma adesso è proprio quella parte che gli fa paura. coverHa ancora senso l’antimafia, per come è oggi? Ha avuto grandi meriti, ma a un certo punto è accaduto qualcosa. Si è ridotta alla reiterazione di riti e mitologie, di gesti e simboli svuotati di significato. In questo circuito autoreferenziale, che mette in mostra le sue icone – il prete coraggioso, il giornalista minacciato, il magistrato scortato – e non aiuta a cogliere le complesse trasformazioni del fenomeno mafioso, si insinuano impostori e speculatori.

Clicca qui per leggere un brano tratto dal libro di Giacomo Di Girolamo “Contro l’antimafia” (Il Saggiatore)