Cresce l’economia?

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Manuele è artigiano, e ai dati sull’economia non crede. La telefonata di stamattina ci porta una contraddizione importante, da un lato il Pil sale, dall’altro la crisi continua a farsi sentire. Come si spiega questa divaricazione tra chi elabora e analizza dati, numeri, statistiche, e chi sente addosso una realtà diversa? #Lacittà h10 in diretta qui

Gli ospiti del 22 novembre 2017

Giuseppe Provenzano vicedirettore dello Svimez, Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, ci racconta il rapporto Svimez 2017 sull’economia del mezzogiorno presentato ai primi di novembre

Aldo Bonomi, sociologo, direttore del consorzio di ricerche Aaster, da anni fa ricerca e descrive l’economia italiana e l’evoluzione del capitalismo italiano. Sua la celebre definizione “capitalismo molecolare”. Tra i suoi libri Territorio e politica (Einaudi, 2015) e La società circolare (DeriveApprodi, 2016)

Stefano Micelli, insegna Economia e Gestione delle Imprese presso l’Università Ca’ Foscari. Direttore della Venice International University, da molti anni si occupa di trasformazioni del sistema industriale italiano e studia il design e la creatività quali fattori su cui ripensare il vantaggio competitivo delle piccole e medie imprese italiane. È autore di diversi articoli e volumi. Tra i suoi libri Fare è innovare. Il nuovo lavoro artigiano (Il Mulino, 2016), Futuro artigiano (Marsilio) e I nuovi distretti produttivi. Cura il rapporto NordEst pubblicato da Marsilio

Silvana Dalla Fornace, Responsabile Confartigianato Pesaro

Enrico Rubaltelli, ricercatore presso l’Università di Padova  in psicologia dello sviluppo e della socializzazione, autore con Rino Rumiati e Maurizio Mistri di “Psicologia economica” per Carocci

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3 commenti

  • ci sarà anche ripresa ma per chi ha perso posizioni di lavoro (per fallimenti aziendali, precariato, ecc) risulta impossibile trovare una nuova occupazione ma anche inventarne una nuova. perchè? perchè la burocrazia e la tassazione ingoiano ogni velleità di fare qualcosa. In un settore che per alcuni potrebbe essere a disposizione in modo più economico, cioè nel settore dei servizi, il lavoro culturale non è pagato (o è sottopagato) perchè paradossalmente non viene riconosciuto come lavoro (vedi attività giornalistica, scrittura, illustrazione, ecc. ecc.). Non vedo vie d’uscita

  • In 50 metri di strada in pieno centro a Padova, stanno chiudendo 4 negozi, da sommare a tutti gli spazi già chiusi nel corso di questi anni. Riaprono solo realtà connesse al cibo, cibo di strada, come fosse il solo settore distributivo ancora percorribile al dettaglio.
    I consumi sono fermissimi, le tasse stratosferiche e se solo si è incappati nel ritardato pagamento dell’iva (spesso inevitabile per finanziare l’azienda pagando fornitori e dipendenti) si è morti.
    Nessun politico o associazione di categoria è entrato nel merito di queste complessità per cercare di alleggerire il carico espositivo delle realtà imprenditoriali medio-piccole, al contrario, sono state sanzionate e punite dandone il colpo di grazia. Si ricorda che per fare innovazione, ad ogni livello, anche nel commercio, è necessario avere margine per fare investimenti in un rapporto ‘sano’ con gli istituti di credito e l’agenzia delle entrate. Il contrario di quanto è accaduto in questi anni di crisi.

  • Buongiorno, mi sento di dissentire. L’economia negli ultimi 6 mesi sta andando male. Ne sono sicura. Ho studiato statistica in Cattolica e lavorato per circa 20 anni nel settore ricerca di vari enti pubblici e privati, Ho anche raccolto dati per conto dell’Istat. I dati non fotografano MAI la situazione OGGI, ma la situazione a bocce ferme di 6 mesi – 1 anno fa. In più ho notato che i questionari su domande cruciali sono fatti male, presentano cioè domande contorte con negazioni di assunti che non permettono all’intervistato di capire la domanda. Senza contare poi che i panel delle famiglie intervistate hanno un tasso d’abbandono enorme che obbliga gli analisti ad introdurre pesi e aggiustamenti. Insomma è facile prendere cantonate. Se poi qualche statistico sciocchino sforna dati poisitivi che al governo servono per dare iniezioni d’ottimismo stiamo parlando d’altro, siamo nel campo della propaganda. Certo è che la gente sciocca non è e si vendicherà presto nelle urne. La colpa non è della statistica ma del livello d’incompetenza presente in molte realtà (ne ho viste personalmente). Dal mio punto d’osservazione (a Milano dal 2015 mi occupo di accoglienza e turismo) il dato positivo registrato ora da Istat riguarda l’effetto Expo del 2015 che ha avuto un’onda lunga fino alla fine del 2016 – inizio del 2017. Quell’evento ha giovato a Milano, ma anche indirettamente a tutto il paese (lo posso dire con certezza). Ora siamo dentro un lento e inesorabile scivolamento dell’economia. Lo vendo dai miei conti e dai miei arrivi in città che sono sempre meno e per un giro d’affari dimezzato.
    Tenete presente che il fatto che Milano non sia diventata sede del farmaco è fatto molto grave e penalizzante che non fa presagire alcun miglioramento nel prossimo futuro. Certo è che con l’aereporto di Malpensa orrido e inguardabile (un aeroporto che quasi mette depressione) il biglietto da visita del nostro paese (capitale della moda, del design, ecc) fa acqua. Non è per mettere troppa carne al fuoco, ma per fare un’analisi seria gli aspetti vanno guardati nella loro complessità..
    Cordiali saluti, Patrizia.

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