Monthly Archives: novembre 2017

Fake News e politica

fakenews

Le Fake News tornano al centro dell’attenzione e soprattutto del dibattito politico. Dopo la pubblicazione di un’inchiesta sul New York Times, che ipotizza rapporti tra siti italiani e russi, e dunque un possibile pericolo per le elezioni italiane, scoppia la polemica che investe i partiti e la stampa sull’uso e l’abuso delle notizie, vere, false o pilotate.

Gli ospiti del 27 novembre 2017

Juan Carlos de Martininsegna ingegneria dell’informazione al Politecnico di Torino dove si occupa di multimedialità digitale e dove dirige il centro Nexa su Internet e Società

Oreste Pollicino insegna Diritto costituzionale e dei media all’Università Bocconi di Milano. Tra le sue pubblicazione, ricordiamo con Ernesto Apa il Codice della comunicazione digitale e, sempre per Egea, è uscito quest’anno il volume Parole e potere. Libertà d’espressione, hate speech e fake news firmato con Giovanni Pitruzzella e Stefano Quintarelli

Arianna Ciccone, giornalista, fondatrice e anima del festival di giornalismo di Perugia, dirige Valigia Blu

Andrew Spannaus, giornalista e analista americano, direttore di Transatlanico.info e autore, tra gli altri, di “La rivolta degli elettori. Il ritorno dello Stato e il futuro dell’Europa” (Mimesis, 2017)

Perché tutti parlano di nuovo di “fake news”

fake-news-1Dopo l’inchiesta di BuzzFeed sui siti di notizie false in Italia, che aveva individuato una rete di siti che pubblicano notizie false di stampo populista, nazionalista e xenofobo, riconducibile a un unico imprenditore, anche il New York Times si è occupato del tema, con un articolo del corrispondente a Roma Jason Horowitz. L’articolo racconta di una rete di pagine Facebook e siti politicamente vicini al Movimento 5 Stelle e alla Lega Nord, dando conto dei contenuti spesso filorussi che pubblicano e ipotizzando che siano gestiti dalle stesse persone. L’articolo contiene alcuni impliciti riferimenti alla possibilità che l’Italia sia la prossima nazione a subire un’interferenza russa, dopo il caso degli Stati Uniti e quelli, più incerti e confusi, di Francia e Spagna. Nonostante non dica cose particolarmente nuove, l’articolo è stato molto ripreso dai giornali, e ha finito per influenzare il dibattito politico del weekend, complice anche la debolezza dei media italiani per i casi in cui le testate estere riservano attenzioni alle vicende nazionali.

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Perché le soluzioni al problema ‘fake news’ sono a loro volta un problema

La “paura” delle fake news ha iniziato a manifestarsi principalmente a seguito dell’elezione del presidente degli Usa, Donald Trump, che sarebbe stata favorita, appunto, dalle notizie “false”, e in particolare da notizie false propagate dai russi sui social media. Il pericolo evidenziato da molti commentatori sta nel fatto che i cittadini si informerebbero attraverso i social media, laddove in questi luoghi virtuali proliferano le fake news, decisamente più diffuse delle notizie vere. E sarebbero i giovani quelli più esposti alle conseguenze delle notizie false, avendo una capacità critica meno sviluppata. Occorre rimarcare che, in effetti, un sondaggio della BBC evidenzia la paura dei cittadini nei confronti delle fake news (il 78% è preoccupato abbastanza o molto). Questo però non ci dice se tale paura sia effettiva oppure semplicemente indotta dalla campagna politico-mediatica contro il web “cattivo”. In ogni caso la conseguenza è il proliferare di iniziative, legislative e non, nel tentativo di arginare questo fenomeno.

Bruno Saetta su Valigiablu 

Fake news, allarme dagli Usa: Italia a rischio. Renzi: Facebook agisca

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Il New York Times denuncia che “con elezioni politiche decisive a pochi mesi di distanza, cresce l’ansia che l’Italia sara’ il prossimo obiettivo di campagne di destabilizzazione con fake news e propaganda, tanto da portare il leader del partito di governo (Matteo Renzi) a chiedere a Facebook e agli altri social media di vigilare sulle loro piattaforme”, per scongiurare possibili interferenze – di cui si sono gia viste le prime avvisaglie (la finta foto del sottosegretario Maria Elena Boschi al funerale di Totò Riina). Interferenze che Renzi, non lo dice esplicitamente, potrebbero avere come mandante la Russia e per esecutori entita’ italiane legate in qualche modo a Mosca.

Approfondisci su Affaritaliani.it

Le fake news sono una bufala, la verità è che abbiamo leader stanchi

Torna sugli scudi l’espressione Fake News, e – grazie a due articoli su BuzzFeed e sul New York Times – l’idea che il successo delle forze antisistema europee sia legato alla disinformatia sui social, probabilmente pagata dai russi per destabilizzare l’Occidente.
Secondo questa linea di pensiero falsi tweet e falsi post sarebbero stati il motore di eventi di portata planetaria tipo la Brexit, l’elezione di Trump, la rivolta catalana per l’indipendenza.
La medesima disinformatia metterebbe ora a rischio le prossime elezioni italiane e in particolare le “forze della responsabilità”, favorendo Cinque Stelle e Lega con la diffusione di notizie allarmistiche, gonfiate, spesso del tutto false, comunque ostili ai partiti “di sistema” e vantaggiose per l’area anti-sistema.

Flavia Perina su L’Inkiesta

Fake news, Marco Carrai e l’inchiesta del New York Times: «Dietro quell’articolo non c’è il mio zampino»

C’è il rischio che le prossime elezioni vengano inquinate da fake news. È quanto ha denunciato il New York Times, partendo da un report di Andrea Stroppa, giovane esperto di cybersicurezza, che ha lavorato con Marco Carrai e oggi collabora con Renzi.

Carrai, c’è il suo zampino dietro la pubblicazione di questo articolo sul «Nyt»? «Non esiste. Ecco, questo è un esempio di fake news». Il più noto esperto di cybersicurezza in Italia, nonché amico e consigliere di Renzi, dice la sua sulle polemiche sulle bufale online.

È stata la sua società di sorveglianza informatica, dove lavora anche Stroppa, a girare il report al «Nyt»? «Lo escludo nel modo più totale. Stroppa lo conosco e per un periodo ha collaborato con una mia società. Chiunque può andare al registro delle Camere di commercio e vedere che non ho mai avuto società con lui».

Quando ha sentito l’ultima volta Stroppa? «Ci siamo parlati qualche giorno fa perché ha avuto un incidente».

Tuttavia sembra una notizia fatta uscire ad arte da lei e da Stroppa. Perché adesso? «In realtà se ne parla da più di un anno, da quando sono arrivate le denunce di Obama e Putin».

Giuseppe Alberto Falci sul Corriere della Sera