C’è un modo giusto per parlare dei nazisti?

Se c’è un argomento di cui proprio non vorrei sentire parlare, sono i nazisti. Vorrei non sentirne parlare, certo, perché mi piacerebbe che i nazisti e i fascisti non esistessero più, o se non altro che le loro idee fossero ancora più marginali di quanto, evidentemente, non sono. Ogni volta che leggo e sento parlare di nazi-fascisti, poi, non riesco a non provare un certo disagio: non è che noi giornalisti finiamo, senza volerlo, per fare il loro gioco? Il rischio, viene da pensare, è doppio: dare visibilità o, peggio ancora, normalizzare. Più si parla di una cosa, più diventa reale. Più sentiamo parlare di qualcosa, più ci abituiamo ad essa e la consideriamo normale. Il problema è che l’alternativa non è affatto chiara: se decidiamo che dei nazisti non si deve parlare, che è meglio ignorarli, finiamo per censurare una realtà che, purtroppo, esiste, cosa che non renderebbe un buon servizio al pubblico. Senza contare che, anche qui, si rischia di fare il gioco degli estremisti: a furia di essere presi sotto gamba, possono agire indisturbati.

Leggi l’articolo di Anna Momigliano su Rivistastudio

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