Monthly Archives: dicembre 2017

Gerusalemme capitale contesa. Quali conseguenze?

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La Città oggi va a Gerusalemme. La signora Esther chiama a Prima Pagina e dice: la mia famiglia è in Italia dal 1492, ma Gerusalemme è la mia capitale. Ed è di poche ore fa l’annuncio di Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele e del futuro trasferimento della ambasciata USA da Tel Aviv. Lo aveva promesso in campagna elettorale e mantiene la parola senza tener conto delle ripercussioni diplomatiche nel mondo arabo. Le reazioni sono opposte: è legittima o illegittima questa dichiarazione? Quali effetti avrà sul Medio Oriente?

Gli ospiti del 6 dicembre 2017

Franco Cardini,docente di Storia medievale nell’Istituto Italiano di Scienze Umane a Firenze, ricordiamo il suo ultimo libro scritto con Alessandro Vanòli: La via della seta. Una storia millenaria tra Oriente e Occidente (Il mulino). Del 2012 è Gerusalemme. Un storia

Lorenzo Kamel, storico dell’Università di Bologna, responsabile di ricerca dello Iai (Istituto affari internazionali)

Yousef Salman, Presidente Comunità Palestinese di Roma e Lazio

Ariel David, giornalista italo-israeliano, collabora con il quotidiano Ha’aretz

Lucio Caracciolo, direttore di LIMES, editorialista di Repubblica

Israele-Palestina, 30 anni fa l’Intifada delle Pietre

La sera dell’8 dicembre 1987 un autotreno israeliano travolse un veicolo a Nord di Gaza. Quattro manovali palestinesi rimasero uccisi, altri sette feriti. Nella Striscia si sparse la voce che l’incidente fosse stato intenzionale. Il giorno successivo, durante i funerali, il campo profughi di Jabalya dove le vittime abitavano insorse e un’ondata di collera popolare travolse le pattuglie israeliane (leggi anche: I numeri delle guerre fra Hamas e Israele).

IL RISCHIO DI UNA NUOVA INTIFADA. Fu l’inizio della prima Intifada (in arabo “sollevazione”), nota anche come Intifada delle Pietre, perché proprio i lanci di pietre da parte dei giovani palestinesi contro i ben armati soldati di Tel Aviv colpirono l’opinione pubblica internazionale. A 30 anni esatti di distanza, se gli Stati Uniti guidati da Donald Trump dovessero davvero riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele o spostare lì la loro ambasciata, l’eventualità di una nuova rivolta, già minacciata da Hamas, rischia seriamente di concretizzarsi (leggi anche: Gerusalemme capitale, Trump sotto assedio).

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Trump ha detto ai leader palestinesi che sposterà l’ambasciata americana in Israele a Gerusalemme

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiamato il presidente palestinese Mahmoud Abbas per informarlo delle sue intenzioni di trasferire l’ambasciata statunitense in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme, una decisione radicale che probabilmente complicherà il processo di pace tra Israele e Palestina. Spostando l’ambasciata, infatti, gli Stati Uniti riconosceranno Gerusalemme come capitale di Israele: cosa che di fatto avviene già formalmente, ma che con il trasferimento dell’ambasciata avrebbe un’applicazione pratica dal forte valore simbolico. Ci si aspetta un annuncio ufficiale di Trump per mercoledì, ma è già dato per certo dai principali giornali americani.

La decisione di Trump non verrà però eseguita subito: funzionari governativi hanno confermato al New York Times quello che già gli analisti si aspettavano, e cioè che Trump firmerà un documento che posticipa di sei mesi il trasferimento vero e proprio, per motivi logistici. A livello formale, infatti, gli Stati Uniti avevano già deciso di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele e di spostare l’ambasciata, con una legge approvata dal Congresso nel 1995. La stessa legge, però, consente ai presidenti di rinviare l’applicazione di questa decisione ogni sei mesi, spiegando perché spostare l’ambasciata danneggerebbe gli interessi americani. Questo atto temporaneo, che annulla gli effetti della legge, è stato firmato da allora ogni sei mesi da tutti i presidenti in carica, Democratici o Repubblicani.

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