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La terra dei fuochi è una fake news?

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Terra dei fuochi, una fake news? Torniamo in Campania, dove ieri l’Istituto Zooprofilattico del Mezzogiorno ha presentato una importante ricerca scientifica che ridimensiona il rapporto tra terreno, veleni e insorgenza dei tumori. Le posizioni però non sembrano essere tutte concordi e qualcosa resta ancora da chiarire, in attesa per esempio che ci siano dati definitivi sulle malattie di quel territorio. Quale è stato intanto in questi anni l’impatto di questa discussione sull’economia, l’agricoltura e il tessuto sociale di questa realtà?

Gli ospiti del 7 dicembre 2017

Antonio Limone, direttore Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno

Lucio Romano, Senatore di Democrazia solidale, medico campano, di Aversa, realtore e promotore dell’ Indagine Conoscitiva su inquinamento ambientale e tumori in Terra dei Fuochi

Domenico Iannacone, giornalista, autore e conduttore di I dieci comandamenti, la serie di reportage in onda su Rai3 con la sesta serie  da domenica 19 novembre. La prima puntata, che potete rivedere su RaiPlay, era dedicata alla Terra dei Fuochi

Michele Buonomocoordinatore di Legambiente Campania

Elisabetta Moro, antropologa, insegna Antropologia Culturale all’Istituto Suor Orsola Benincasa di Napoli. Tra i suoi libri, con Marino Niola, Andare per i luoghi della dieta mediterranea (Il Mulino)

La Terra dei fuochi brucia ancora nell’indifferenza di tutti

Caivano (Na) - 30 July 2012- A burning of hazardous waste and industrial. The burning of waste give off huge amounts of dioxin, poisonous to humans and animals. Also because of this huge problem the Ministry of Health, in January 2016, said in a study that in these areas we get sick more cancer.

Caivano (Na) – 30 July 2012- A burning of hazardous waste and industrial. The burning of waste give off huge amounts of dioxin, poisonous to humans and animals. Also because of this huge problem the Ministry of Health, in January 2016, said in a study that in these areas we get sick more cancer.

A Caivano non è cambiato nulla, e così a Orta di Atella, a Giugliano e negli altri 52 comuni che fanno ufficialmente parte della cosiddetta Terra dei fuochi. Nonostante i proclami degli scorsi anni, la mappatura dei terreni inquinati e i duecento milioni annunciati dal governo Renzi per le bonifiche, il sistema dello smaltimento illecito dei rifiuti non si è fermato. Lo smaltimento segue la stagionalità delle produzioni coinvolte: ora è il tempo dei copertoni delle automobili e degli scarti del tessile, poi arriverà il turno del calzaturiero e delle plastiche per le serre.

Gli attivisti che si battono contro i roghi e gli interramenti dei rifiuti tossici conoscono le discariche abusive una per una. Sono sempre le stesse di qualche anno fa, a testimoniare che in quest’area a nord di Napoli che sconfina nel casertano l’industria dello smaltimento illecito funziona a pieno regime e ha poco a che vedere con cattive abitudini o scarsa coscienza civica.

Angelo Mastandrea su Internazionale

Terra dei fuochi, 46% di tumori in più rispetto al resto del Sud

Nella Terra dei fuochi ci si ammala di più di tumore rispetto al resto del Sud e si muore di più rispetto a tutta Italia. Al confronto con il Mezzogiorno, il tasso complessivo di incidenza di tutti i carcinomi maligni nell’Asl 3 Napoli Sud arriva a essere più alto del 46% per gli uomini e del 21% in più per le donne. Sono questi i dati più allarmanti dell’indagine conoscitiva su «Inquinamento ambientale ed effetti sull’incidenza dei tumori, delle malformazioni feto-neonatali ed epigenetica» che sarà discussa e approvata oggi dalla commissione Igiene e Sanità del Senato.

Una premessa è d’obbligo: la corposa relazione finale di quasi 160 pagine, curata dal senatore Lucio Romano (Democrazia solidale, Autonomie-Psi-Maie), ha richiesto tre anni di lavoro. Colpa dell’insufficiente o soltanto parziale disponibilità dei dati, come quelli sugli indicatori ambientali o di salute della popolazione residente. Al punto che la parte dedicata alle malformazioni neonatali e all’epigenetica (lo studio delle modifiche a carico del Dna legate a cause ambientali) necessita di ulteriori approfondimenti. In ogni caso, si tratta del primo tentativo di sistematizzare i risultati delle diverse fonti sull’area, che comprende 90 Comuni delle province di Napoli e di Caserta ed è tristemente nota per «l’irresponsabile e incontrollato sversamento delle più diverse sostanze tossiche, di scorie e rifiuti di ogni genere, cui spesso è seguito il loro incenerimento». Di «disastro ambientale», perpetrato per trent’anni, ha parlato l’Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno. Fari sulla zona sono stati accesi dall’Istituto superiore di Sanità, ma anche dalle procure di Napoli e di Santa Maria Capua Vetere.

Manuela Perrone sul Sole24ore