Monthly Archives: dicembre 2017

Simboli neonazisti, ora le denunce non bastano più

Simboli, vessilli, gesti, parole d’ordine che portano l’inconfondibile marchio fascista, se non apertamente neonazista, vengono ormai sempre più ammessi e tollerati nello spazio pubblico con una certa indulgenza che sfiora la malafede. L’aumento repentino favorisce l’assuefazione. È bene sottolinearlo. C’è chi reagisce con una scrollata di spalle: «Sono quattro esaltati!». C’è chi invece resta imperturbabile, ancorato alla certezza fideistica che la democrazia saprà sempre reagire. Come se non fossero stati eletti democraticamente i peggiori regimi. Non mancano i cittadini indignati le cui proteste, però, rischiano di svanire nel nulla, se non vengono finalmente prese serie misure di contrasto. Anzitutto quelle volte a sciogliere i gruppi responsabili.

Donatella Di Cesare sul Corriere della Sera

Equo compenso e futuro del lavoro

lavoro

L’equo compenso è legge: ma non tutti lo sanno. Perché? Cosa comporta questo compenso equo? C’è chi lo accusa di penalizzare soprattutto i giovani professionisti. E quindi tocchiamo anche il nodo dell’immissione nel mondo del lavoro, della disoccupazione (prevalentemente giovanile) e della qualificazione professionale. E c’è chi addirittura dice che in Italia studiare non conviene, perché la “laurea” – contrattualmente parlando – vale come un diploma e chi ha la terza media trova più facilmente lavoro di un laureato. Viaggio nel mondo del lavoro, con le vostre testimonianze e le vostre storie.

Gli ospiti del 4 dicembre 2017

Marina Calderone presidente Cup nazionale, il Comitato unitario degli ordini e dei collegi professionali nonché presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro

Carola Frediani giornalista della Stampa

Anna Zanoni Fiom Padova

Marco Gervasoni, insegna Storia contemporanea all’Università del Molise e alla Luiss di Roma, il suo ultimo libro, La Francia in nero. Storia dell’estrema destra dalla Rivoluzione a Marine Le Pen (Marsilio, 2017)

Alessandro Fiorelli amministratore delegato Job Pricing

Marco Gervasoniinsegna Storia contemporanea all’Università del Molise e alla Luiss di Roma, il suo ultimo libro, La Francia in nero. Storia dell’estrema destra dalla Rivoluzione a Marine Le Pen (Marsilio, 2017)

Mariuccia Salvati, docente di Storia Contemporanea all’Università di Bologna, che parla dell’art. 4 della Costituzione

Perché un giovane su due è convinto che guadagnerà meno dei genitori (e ha ragione)

Meno stabili, meno ascoltati e, soprattutto, meno retribuiti. I giovani italiani sono tra i più pessimisti d’Europa sulle proprie aspettative salariali, sia rispetto ai coetanei internazionali che nel confronto con il primo termine di paragone domestico: i genitori. Un’indagine di Monster, una piattaforma online per la ricerca di lavoro, ha evidenziato che circa il 50% degli intervistati italiani ritiene che guadagnerà una cifra «inferiore o molto inferiore» rispetto alle generazioni precedenti. Una quota più elevata di quella registrata in economie Ue come Finlandia (24%) e Francia (27%), per scendere al 17% sul mercato degli Stati Uniti.

Il disagio nei confronti di una retribuzione inadatta alle proprie competenze sembra riflettersi anche nella crescita dello scoraggiamento vero e proprio, cioè nella tendenza a non cercare lavoro in maniera attiva. Secondo dati Istat, il tasso di «mancata partecipazione» (la quota di chi è disponibile a lavorare, ma non si muove in autonomia) è cresciuto del 9,5% tra 2007 e il secondo trimestre 2017, fino a rappresentare il 26,1% della forza lavoro nella fascia 25-34 anni.

Alberto Magnani sul Sole24ore

Nel 2017 ben 1 contratto su 2 va a laureati e diplomati

Laurea o diploma valgono la metà dei contratti di lavoro che le imprese hanno già stipulato o intendono stipulare entro il 2017. Ma per un laureato su tre e un diplomato su 5 le difficoltà nel trovare il candidato giusto non mancheranno. Queste alcune delle indicazioni provenienti dal Sistema informativo Excelsior, che Unioncamere realizza in collaborazione con Anpal, relative ai programmi occupazionali delle imprese dell’industria e dei servizi per l’anno in corso. Dello studio si è discusso questa mattina a Verona, nell’ambito di Job&Orienta, la mostra convegno nazionale dedicata a orientamento, scuola, formazione, lavoro.

“Le Camere di commercio -ha sottolineato il presidente di Unioncamere, Ivan Lo Bello- sono in moto per dare il proprio contributo ad abbattere le distanze tra sistema formativo e realtà produttiva. Gli sportelli che si stanno costituendo sul territorio in tutte le Camere di commercio e che opereranno per potenziare i percorsi di alternanza scuola-lavoro, l’orientamento e lo sviluppo di servizi telematici a supporto dei processi di placement svolti dalle Università, sono la nostra risposta a una esigenza di miglior raccordo tra formazione e mondo del lavoro, per accrescere l’occupabilità dei giovani”.

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Reddito di inclusione, un provvedimento sociale

reddito di inclusione

Entra oggi in vigore il REI, il reddito di inclusione, uno strumento di contrasto alla povertà per tutelare le fasce più deboli della società che introduce un nuovo diritto, nel rispetto dell’articolo 3 della nostra Costituzione. Molti analisti e osservatori lo salutano come un provvedimento importante, ma non mancano le voci critiche circa l’efficacia di questa misura. Di cosa si tratta esattamente, cosa significa per i Comuni che si dovranno attivare, quanti soldi ci sono in ballo?

Gli ospiti del primo dicembre 2017

Cristiano Gori, insegna Politica sociale nel dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Trento. È consulente scientifico dell’Istituto per la Ricerca Sociale di Milano. Ha ideato anche il Network Non Autosufficienza (NNA), di cui è coordinatore, e l’Alleanza contro la povertà in Italia, della quale cui è coordinatore scientifico. È responsabile scientifico dei rapporti annuali Caritas sulle politiche contro la povertà in Italia. Collabora col Sole 24 ore.

Luca Vecchi, sindaco di Reggio Emilia, responsabile Welfare e Politiche sociali dell’Anci

Magda Zanoni, senatrice del PD, relatrice della legge di Bilancio

Stefano Toso, insegna Scienze delle Finanze all’Università di Bologna. Tra le sue pubblicazioni: Reddito di cittadinanza o reddito minimo? (Il Mulino, 2016)

Michele Ainis, costituzionalista, insegna a Roma Tre, editorialista di Repubblica. Il suo ultimo libro è La Costituzione e la Bellezza (con Vittorio Sgarbi, La Nave di Teseo, 2017)

Il ReI da luglio 2018 elimina le categorie e va verso l’universalismo

La legge di Bilancio trasforma il reddito di inclusione prima ancora che esso debutti, dando un’accelerazione netta verso l’universalismo. Oggi il ReI, come è disegnato dal decreto legislativo del 15 settembre 2017 n. 147 (in GU il 13 ottobre scorso) e come partirà dal 1 gennaio 2018, è una misura che tende esplicitamente all’universalismo, cioè a raggiungere tutte le persone in condizioni di povertà assoluta, ma ancora non lo realizza. C’è un tema di risorse: la dotazione prevista dal decreto per il Fondo Povertà (1.759 milioni di euro nel 2018 e in 1.845 milioni di euro annui a decorrere dal 2019) rende possibile arrivare a 1,8 milioni di individui, cioè il 38% del totale della popolazione in povertà assoluta (pari a 4,7 milioni di persone). E c’è soprattutto un tema di categorie: il ReI è riservato a famiglie con almeno un minore o un figlio adulto disabile o una donna in stato di gravidanza, oppure che abbiano al proprio interno un over55 disoccupato da almeno tre mesi. «Di fatto, il profilo attuale della misura dividerà i poveri in due gruppi: quelli di serie A che riceveranno il ReI, e quelli di serie B che non lo riceveranno. Tale discriminazione può essere compresa solo se è temporanea, solo se è un primo passo nella prospettiva di un progressivo ampliamento dell’utenza. Altrimenti risulta complicato motivare per quali ragioni alcuni indigenti meritino un sostegno pubblico e altri no», aveva denunciato l’Alleanza contro la Povertà nelle scorse settimane.

Sara De Carli su Vita

Reddito d’inclusione, come fare per ottenerlo

Dal 1 Gennaio 2018 parte il reddito di inclusione socialeil nuovo sussidio economico introdotto con l’approvazione della legge delega contro la povertà. Le domande potranno essere presentate dal 1° dicembre 2017 – tranne per il Comune di Roma in cui potranno essere presentate dal 5 dicembre (forse per una cattiva organizzazione dell’amministrazione capitolina?)-.

La domanda dovrà essere presentata presso i punti di accesso che verranno preparati dai Comuni. Il Comune invierà poi la domanda all’Inps che dovrà rispondere entro 5 giorni dal ricevimento della documentazione. Se approvato, l’assegno REI verrà erogato a partire dal mese successivo a quello di approvazione della domanda.

Come funziona? Il reddito di inclusione sociale è composto da due parti: un assegno mensile e un progetto personalizzato di reinserimento sociale e lavorativo. L’assegno mensile dipende dalla dimensione del nucleo familiare e dalla distanza del reddito familiare da una soglia di accesso. L’assegno verrà erogato per 18 mesi. E’ rinnovabile per non più di 12 mesi, ma tra la conclusione e l’inizio del Rei successivo dovranno passare almeno 6 mesi.

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Reddito di inclusione 2018: domanda dal 1° dicembre, requisiti e normativa

extAl via dal 1° dicembre 2017 le domande di accesso al Reddito di inclusione 2018, la nuova misura di lotta alla povertà. Il sussidio sociale REI è stato introdotto dal decreto legislativo 15 settembre 2017, n. 147, emanato in attuazione della legge-delega 15 marzo 2017 con decorrenza dal 1° gennaio 2018.

Le domande di accesso al Reddito di inclusione vanno presentate, come detto dal 1° dicembre, presso il proprio comune. Ma andiamo a veder nel dettaglio come presentare domanda, i requisiti, gli importi del REI e tutte le altre caratteristiche. Il Reddito di Inclusione (REI) è una misura di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale, che è stata introdotta D. lgs. 147/2017 in sostituzione della SIA (Sostegno per l’Inclusione Attiva) e ASDI (Assegno Sociale di Disoccupazione).

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