Malasanità, il confronto con l’Europa in sei mappe

Lo scandalo dell’ospedale San Paolo di Napoli ha riaperto la vecchia piaga della malasanità. Una piaga che a ben vedere potrebbe esulare da dati puramente oggettivi sulle strutture, se si pensa che nelle graduatorie europee sul numero di medici e di posti letto il nostro Paese non sfigura affatto. Sul primo fronte, le regioni italiane sono tra le prime della classe nel Vecchio continente. Secondo l’Eurostat, l’Italia (386 medici ogni 100 mila abitanti) ha gli stessi numeri dei Paesi migliori. Per esempio, il Lazio (453) fa meglio del Vestlandet, regione meridionale della virtuosissima Norvegia.

Alberto Bellotto su Lettera43

Io speriamo che non mi ammalo

Si muore troppo facilmente in Italia e non solo qui. E non si viene a mancare solo per il cancro spietato, ma spesso ad ucciderti sono proprio quelli che dovrebbero salvarti e garantirti la guarigione: i medici. Una realtà che angoscia e un fenomeno, quello della malasanità, che non accenna ad arrestarsi. Anzi, lo vedi allargarsi a macchia d’olio dal Sud al Nord e viceversa. Il buon vecchio medico greco, Ippocrate, padre della medicina, si starà rivoltando nella tomba! E a buon diritto.

A leggere i dati raccolti dall’Eurostat relativi ai decessi avvenuti nell’Unione Europea solo nel 2013 si rabbrividisce: 1,7 milioni di persone, di età inferiore ai 75 anni. Morti che si potevano evitare. Pazienti che potevano essere salvati. L’Italia è al 33% di questa classifica, non è certamente un dato di cui vantarsi. Non abbiamo una bella nomea all’estero quanto a sanità. La Francia in questo ci supera di molto con il tasso più basso di morti evitabili, solo il 23,8%.

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Tutti i numeri della malasanità in Italia

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570 denunce in 4 anni, dal 2009 al 2012. Fra queste, 400 erano relative a casi che hanno comportato la morte del paziente, per errore imputato al personale medico e sanitario o per disfunzioni e carenze strutturali.
Sono questi gli allarmanti numeri emersi dalla relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari, presentata ieri a Roma alla Camera dei Deputati. La relazione precisa che “gli episodi di malasanità non sempre però hanno a che fare con l’errore diretto dell’operatore: spesso questi episodi derivano da disservizi, carenze, strutture inadeguate, inefficiente servizio di eliambulanza, lunghe attese al pronto soccorso, difficoltà di trasferimenti dal paziente da un ‘ospedale a un altro, casi di infezioni ospedaliere“.

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Loreto Mare, stanze con lucchetto in Chirurgia. E scatta l’inchiesta sulla morte di Antonio

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Stanze chiuse col lucchetto. Un intero piano – il primo – deserto. E intanto sopra si scatena l’inferno, perchè i posti letto non bastano e nei corridoi si accumulano le barelle coi pazienti. Fino a 19, anche alla vigilia di Ferragosto. È il calvario della Chirurgia del Loreto Mare. Dimezzata. A secco di infermieri. Trasferiti altrove: in primis all’Ospedale del Mare per farlo inaugurare. E così senza camici bianchi sufficienti, succede che la Chirurgia passi da due piani a un solo piano. Con un perdita secca di una ventina di posti letto. E intanto la Procura, sotto la lente del pm Vincenzo Piscitelli, apre un’inchiesta sulla morte del giovane Antonio Scafuri: convocati i medici, sequestrata la cartella clinica, disposta l’autopsia. Nell’ospedale arrivano intanto gli ispettori inviati dal ministro Lorenzin.

Leggi Alessio Gemma su Repubblica

Caso Regeni: sul ritorno dell’ambasciatore confronto Latorre-Manconi. Ascolta la puntata

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Acceso dibattito, stamani a Tutta la città ne parla, sul caso Regeni alla luce di due novità esplosive: il ritorno di un ambasciatore italiano al Cairo, che ha suscitato lo sdegno dei genitori di Giulio, e la rivelazione del New York Times sul fatto che il governo italiano sapeva del coinvolgimento degli apparati egiziani nella morte del ricercatore friulano.

Nicola Latorre, Pd, presidente della Commissione difesa del Senato e capo della missione che nel luglio scorso ha incontrato il presidente egiziano al-Sisi aprendo una fase nuova di collaborazione tra i due paesi, difende la scelta del governo: “la presenza dell’ambasciatore Cantini – ha detto Latorre – agevolerà l’accertamento della verità. Lo scenario geopolitico, il ruolo cruciale di Al Sisi nella stabilizzazione della Libia e dei flussi migratori non è la ragione di questa scelta, come sostengono movimenti che utilizzano il caso Regeni per attaccare il governo egiziano”.

Dura la reazione del portavoce di Amnesty International Riccardo Noury: “nessuna strumentalizzazione in chiave anti Al Sisi. Il ritorno dell’ambasciatore non aiuterà la ricerva della verità per Giulio, serve solo a normalzzare i rapporti con l’Egitto e a tenersi buono Haftar in Libia”.

Molto critico con le parole di Latorre anche il compagno di partito Luigi Manconi, presidente della Commissione diritti umani del Senato: “la cooperazione giudiziaria tra i due paesi non sussiste. L’invio dei verbali degli interrogatori dei poliziotti egiziani che hanno depistato le indagini poteva avvenire mesi fa. E soprattutto non sono mai arrivate le immagini delle telecamere di sorveglianza della metropolitana del Cairo, decisive per accertare i fatti, che l’Egitto ci aveva promesso. Per questo il ritorno dell’ambasciatore a queste condizioni appare una resa. Si dovevano intraprendere altre misure”.

Più favorevole alla decisione del governo italiano l’ex ambasciatore Roberto Toscano, editorialista di Repubblica.

Ascolta qui la puntata del 16 agosto

Licata e abusivismo edilizio: quanto teniamo allo spazio pubblico? Ascolta la puntata

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Le telefonate di questa mattina ci portano a Licata, la cittadina siciliana il cui sindaco, Angelo Cambiano, noto per la sua lotta all’abusivismo, è stato sfiduciato dal suo consiglio comunale. La sua era una battaglia poco gradita. Questa storia è parte di un discorso più ampio sull’abusivismo in Italia. Come sta il nostro paese? Quanto difendiamo il nostro spazio pubblico?

Gli ospiti dell’11 agosto 2017

Angelo Cambiano, sindaco (sfiduciato) di Licata

Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente

Giuseppe Taibi  delegato FAI per Agrigento

Flavio Soriga scrittore

Roberta De Monticelli, filosofa, insegna Filosofia della Persona all’Università Vita-Salute San Raffaele. Tra i suoi libri La questione morale e La questione civile

Ascolta la puntata

Scala dei Turchi, il belvedere ampliato al posto dell’ecomostro

Belvedere Scala dei Turchi, Agrigento, Cronaca

A due e tre chilometri di distanza, da un versante e dall’altro, su aree demaniali ma anche private, ci sono platee in cemento, scale e discese a mare, nonché gazebo in legno che occupano abusivamente e deturpano la costa Agrigentina: da Porto Empedocle a Siculiana Marina. Lo ha scoperto, nei giorni scorsi, dopo anni di indagine, denunciando 10 persone, mentre altrettante sono ancora in corso di identificazione, la Guardia di finanza.

Sulla panoramica Realmonte-Porto Empedocle, affacciandosi sulla Scala dei Turchi, però, c’è l’emblema del riscatto e della tutela del territorio: un belvedere nato dopo aver raso al suolo il simbolo dello scempio paesaggistico e dell’abusivismo: un ecomostro. Belvedere che ieri, dalla grandezza praticamente raddoppiata rispetto al giugno del 2016 quando venne inaugurato, ha avuto un nuovo taglio del nastro.

Leggi sul Giornale di Sicilia

L’Italia è una Repubblica fondata sul condono

L’Italia è una Repubblica fondata sul condono

Illustrazione di Giuseppe Fadda

Condono, sanatoria, concordato, definizione agevolata, emersione del sommerso, amnistia, indulto, indultino, prescrizione, rottamazione… I nomi cambiano con il passare dei governi, ma la sostanza è la stessa da decenni: in Italia vince l’impunità. Chi viola la legge rischia poco o nulla. Tanto arriva sempre una leggina successiva che perdona i disonesti. In tutti i paesi, anche i più civili, esistono casi di abusivismo edilizio, lavoro nero, evasione fiscale o corruzione, ma in Italia l’illegalità muove cifre enormi e fa parte del sistema-paese. Mentre lo Stato minaccia sanzioni severissime, sulla carta, ma poi si schiera sempre dalla parte dei furbi.

Quell’Italia fondata sul mattone selvaggio

Esiste un’Italia fondata sul mattone selvaggio. E’ quella dell’abusivismo edilizio, una piaga che secondo il Cresme, tra costruzioni ex novo e ampliamenti significativi, produce più di 20mila case ogni anno.  Una casa abusiva può costare anche la metà di una costruzione in regola, basti pensare che tutta la filiera ha un prezzo ridotto: i materiali acquistati in nero, la manodopera pagata in nero, zero spese alla voce sicurezza del cantiere.

È un fenomeno che devasta i luoghi più belli del Paese, manufatti che spesso rimangono allo stato incompiuto di scheletri, villette e alberghi che privatizzano interi pezzi di spiaggia, che sorgono in mezzo ai letti dei fiumi o in aree a rischio idrogeologico. E che si lega a doppio filo alle cave fuorilegge, alla movimentazione terra e al calcestruzzo e alle imprese dei clan. Perché il ciclo illegale del cemento non è solo il costruito dove non si può, ma è anche appalti truccati, opere dai costi esorbitanti per alimentare giri di mazzette, corruzione e speculazioni immobiliari con le carte truccate.

La distinzione tra l’operato delle famiglie mafiose tradizionali e quello dei sodalizi criminali tra grandi imprese e mala politica si è ormai fatta sempre più labile. Se non addirittura inesistente quando gli interessi si saldano e dal malaffare del cemento guadagnano tutti.

All’abusivismo edilizio Legambiente ha dedicato ABBATTI L’ABUSO, una campagna permanente che ha l’obiettivo di liberare il Paese dalle case illegali www.legambiente.it/abbattilabuso

Licata, cacciato il sindaco anti-abusivismo edilizio

“Credo che abbiano i numeri per sfiduciare”. Alle otto di sera di quello che è stato il suo ultimo giorno da sindaco, nell’aula del consiglio comunale di Licata, Angelo Cambiano, il sindaco “demolitore”, come lo hanno ribattezzato per la sua fermezza nel far abbattere case e ville dei suoi concittadini che sentenze ormai definitive hanno giudicato abusive, aveva già capito come sarebbe finita. Tre ore e mezzo dopo, il Consiglio comunale di Licata lo ha sfiduciato con 21 voti, uno in più  dei 20 che servivano.

Cambiano ha pagato cosi la sua lotta alle case abusive che da decenni occupano la fascia entro i 150 metri del litorale di Licata. “Mi accusano di non aver fatto arrivare al Comune risorse e finanziamenti, ma non è vero perché ho portato oltre 52 milioni di euro. Il vero motivo lo sanno tutti, qual è ma non hanno il coraggio di dirlo. Io me ne torno al mio mestiere di insegnante di matematica, ma la politica qui dovrà assumersi le sue responsabilità: quella di dire alla gente che un sindaco che fa niente di più che il suo dovere viene cacciato meno di due anni dopo l’inizio del suo mandato”. Cambiano ha parole dure anche nei confronti del candidato dei 5S alla presidenza della Regione, Giancarlo Cancelleri: ” Ha già detto che, in caso di vittoria, agli ‘abusivi per necessità’ non verrà demolita la casa: slogan elettorali solo per avere i voti degli abusivi”.

Alessandra Ziniti su Repubblica Palermo

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