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La Città di Radio3 è il blog in cui si estende on line il dibattito sul tema del giorno iniziato a Prima Pagina e sviluppato a Tutta la città ne parla. Durante e dopo la discussione on air, il blog approfondisce gli spunti più importanti emersi durante la diretta, mette in evidenza le parole più significative degli ospiti intervenuti e i messaggi più stimolanti degli ascoltatori e propone ulteriori analisi, reportage, segnalazioni di libri, film e tutto quel che serve per saperne di più.
E ogni nuovo post è un occasione per continuare a commentare, dire la propria, interagire con la redazione e con gli altri ascoltatori.

84 commenti

  • Una delle conseguenze, empiricamente rilevabile, più fastidiosa della battaglia per l’acqua è la confusione e lo sdoganamento del concetto di “bene comune”. Assimilando i cosiddetti “commons”, letti al singolare con il mito semiotico di “bene comune”, alcuni furbacchioni (per tutti http://www.diocesi.concordia-pordenone.it/pordenone/allegati/1176/slides_bertocco_polis_intesi.pdf), hanno portato il dibattito politico verso argomentazioni che, brandendo la vetusta ideologia statalista, dal sapore decisamente autoritario, rimettono in campo argomentazioni dal deciso sapore reazionario. Citando Vittorio Possenti, Le società liberali al bivio, Marietti 1991, http://www.settimanesociali.it/siti/allegati/32/BENECOM.DOC
    • “il bene comune è un fine in sé e non un mezzo…
    • Il bene comune è il fondamento e l’unica giustificazione dell’autorità…
    • Funzione dell’autorità è garantire l’intenzione materiale, e non solo formale, del bene comune”,
    si capisce che tutto questo non ha nulla a che fare con tesi come quelle di Elinor Ostrom, Premio Nobel per l’economia nel 2009 “Governing the Commons”, nelle quali appare evidente che, tanto la gestione autoritaria-centralizzata dai beni comuni quanto la sua privatizzazione, benché utilizzabili in determinate situazioni, non costituiscono la soluzione né sono immuni essi stessi da problemi rilevanti.
    Fortunatamente e paradossalmente l’incapacità di gestire la complessità dei cosiddetti “nostri rappresentanti” sta smascherando il disegno e la fiducia nei destinatari di questo disegno.

    • Leandro Teodori

      Riguardo al referendum, vorrei far notare che forse uno degli aspetti più importanti e trascurati sta nel nuovo art. 31, modifica del 117 comma s, dove si dice che lo Stato “tutela e valorizza i veno culturali, paesaggistici, l’ecosistema e l’ambiente ecc.” al posto della semplice “tutela”. Valorizzare, in questo contesto, non vuol dire fare uste ciclabili, ma molto probabilmente scardinare, con la Costituzione alle spalle, i vincoli che ancora impediscono una completa cementificazione del nostro territorio. Insomma una “sblocca-Italia” all’ennesima potenza. In questo senso si capiscono sia l’importanza dello snaturamento del Senato, sia l’abolizione del Cnel, sia il rendere più difficile l’indizione di referendum abrogativi, come la diminuzione del potere di veto dei poteri locali: sono tutti potenziali intralci a future iniziative legislative che andranno in quella direzione. Del resto il depotenziamento delle Soprintendenze, trasformate in poli museali che si devono occupare solo dei manufatti che ricadono nella loro giurisdizione, va in questa direzione. Insomma, irrealtà Renzi e Boschi dicono la verità: il SI cambierà radicalmente l’Italia. Bisogna solo decider se in meglio o in peggio.

  • Ascolto con molta attenzione il vostro programma, anche le tematiche meno familiari riescono coinvolgenti per la qualità degli ospiti. Auguri per il vostro impegno e “lunga vita”
    Roberto N.

  • Posso dirlo che il disegno della testata è bruttino? Mi dispiace dispiacere l’autore, ma si può fare e avere di meglio e questo è troppo “infantile” per rappresentarvi.

  • maria stiffoni

    io ascolto radio3 da sempre, sono una vostra drogata. Grazie

  • L’istituzione ripulisce se stessa, con l’impresa di polizie, non essendo capace di risolvere il problema a monte. Non è un’azione contro la droga (che implicherebbe azione contro le mafie… troppo complessa): è un’azione contro gli studenti.

  • Dino Gruppuso

    Caso Regeni: Si fanno sparire i testimoni scomodi non si torturano.
    DINO GRUPPUSO·WEDNESDAY, APRIL 6, 2016

    Perchè i servizi segreti Egiziani erano convinti che Regeni possedesse informazioni cosi importanti da torturare a lungo?
    E’ soprendente che sembra che al di montagne di parole nessuno fa la domanda e nessuno da nessuna risposta.

  • Sanità marcia, scorribande, bustarelle, corruzione dovunque, Ma Cantone, se vede tutto ciò, vedrà pure i colpevoli o no? Perché non fa nomi e cognomi???

  • La shoah prossima ventura.
    DINO GRUPPUSO·SUNDAY, APRIL 17, 2016
    Quando tutto questo diventerà passato e si leggerà di quello che sta succedendo sui libri di storia ci vergogneremo. Ci sentiremo colpevoli, colpevoli di inerzia, ignavia, incapacità.
    Le morti causate dal nazismo sono poca cosa confrontate alle morti causate dall’ingiustizia.
    Non stiamo usando il gas, ma uccidiamo ogni giorno.
    Ogni 6 secondi un bambino muore di fame.
    La gente viene massacrata, i bambini trasformati in assassini.
    Chi cerca di sfuggire a questo inferno implacabilmente ripreso, fotografato, schedato e rimandato all’inferno da dove è venuto.
    Terribili gli spot pubblicitari dei bambini morti in incidenti stradali.
    Ma nessuno fa spot per raccontarci dei bambini morti annegando nell’acqua gelida. Quei morti non valgono il prezzo dello spot.
    Nessuno sembra voler ammettere che qualcosa di spaventosamente malato si sta rivelando nella società ricca.
    Si aggiustano i comandamenti per nascondersi la realtà.
    I diritti dell’uomo trasformati in inutile barzelletta, “ama il prossimo tuo” coperto da un fiume di parole per spiegare che non significa quello che significa.
    Il mondo è nato senza barriere e senza muri e gli uomini sono nati prima di tutti uomini.
    Il mondo è nato globale ma la paura ha fatto nascere il termine globalizzazione come se il mondo fosse nato diviso da muri e fili spinati e il mondo senza divisioni fosse una pretesa.
    La povertà è globale, l’ingiustizia è globale.
    Non è vero che rifiutiamo i migranti. Noi ributtiamo a mare i poveri, se i migranti fossero ricchi troverebbero comitati di ricevimento con tanta di fascia tricolore.
    Temiamo di divenire come loro, temiamo la globalizzazione della fame e della povertà ma come possiamo vivere in città chiuse da muri, guardie armate e filo spinato assediate da povertà, fame, oppressione?
    Sembra incredibile che non ci rendiamo conto che non abbiamo altra scelta che dividere il pane con chi non ne ha, rendendo i ricchi meno ricchi e i poveri meno poveri ma per fare questo abbiamo bisogno di una guida illuminata che non si limiti a sopravvivere e a far sopravvivere ma sia in grado di sognare il mondo globale, globale nei bisogni e nelle risorse, globale nei progetti, globale nel bisogno di lavoro e di dignità.
    L’esigenza di giustizia che aveva ispirato il comunismo non è sparita magicamente ammainando la bandiera rossa, è anzi enormemente cresciuta.
    Ma la soluzione non può ricalcare le ingenuità e gli errori del passato che la rendevano peggio dei mali che voleva guarire.

  • patrizia soldati

    il problema grande che abbiamo in italia è che siamo tutti malati di ‘sindrome dei razzi amari’ (fumetto di Disegni& Caviglia del 92) che è sempre più ben diretta per addestrarci al piacere di stare a 90°

  • 25 Aprile – I fili spinati rimangono
    DINO GRUPPUSO·MONDAY, APRIL 25, 20161 Read
    Liberazione, qualcosa per cui dobbiamo per sempre conservare la memoria, per sempre dobbiamo ricordare chi ha combattuto per essa, conservare la gratitudine, l’affetto.
    La liberazione però non deve essere la festa delle guerre, delle armi, della guerra trasformata in gioco, commercializzata, diventata videogioco.
    Ho orrore per quegli adulti che incoraggiano i bambini a vestirsi da soldato, a giocare con le armi, a vedere la guerra con nostalgia.
    Se i bambini guardando alla guerra non ne rifuggono inorriditi allora significa che la guerra che gli stiamo mostrando è una immagine falsa spacciata per storia.
    La liberazione non può essere occasione per nuove divisioni, non ne abbiamo nessun bisogno abbiamo un disperato bisogno di trovare condivisione, incontro, dialogo.
    I fili spinati non sono spariti però, oggi sono davanti agli immigrati, il nuovo sterminio è in corso ogni giorno ci sono nuovi morti.
    La lotta per la liberazione non è finita finchè ci saranno popoli schiavi della fame, della povertà, dei dittattori, o anche della loro stessa cultura.
    I fili spinati della Shoah erano fatti di menzogne, di comode semplificazioni, dell’indifferenza dei benpensanti.
    I fili spinati di oggi sono fatti di paura delle altre genti, delle menzogne di quei politici che calcolano i loro voti per ogni respingimento
    I fili spinati sono fatti del negazionismo della tragedia dei migranti che tende a spacciare i fili spinati come fraterno aiuto e cura.
    La storia ci farà vergognare di questi fili spinati e delle morti che continuano ad avvenire.

    • – Martedì 8/11/2016
      Condivido pienamente la tua analisi – tra 100 o 200 anni tutto questo sarà scritto dagli storici come l’olocausto del terzo millennio – . Nel frattempo i “corridoi umanitari ” continuano sott’acqua, nel canale di Sicilia (Italia) !
      Grazie Radio 3 vi ascolto da sempre (fate qualcosa per i numerosi disturbi , sono in provincia di Venezia).

  • Carissima Radio3,

    grazie mille per aver creato uno spazio in rete nel quale si possa partecipare senza dover necessariamente prostituire la propria identità su social network di dubbia eticità…

    Siete fantastici!

    mk

  • mariarosaria marino

    Ho ascoltato “Tutta la città ne parla” dedicata al 25 aprile; quanto sto per dire vale comunque per il mondo mediatico complessivamente. Nella trasmissione non è stata mai citata la Costituzione, che è stata il lascito più concreto e rilevante delle complesse e drammatiche vicende che si ricordano il 25 aprile – E’ un po’ di tempo che, in pubblico, la parola sembra diventata impronunciabile se non accompagnata dalla parola ‘riforma’ lasciata cadere, con soddisfazione, come un fatto compiuto su cui non stare più a a perder tempo – C’è qualcosa che mi sembra assai più grave del fatto che <> : il fatto che gli adulti, che invece <>, non sanno e non vogliono nè sapere nè far sapere cosa sta per succedere alla Costituzione nata da quelle drammatiche vicende

  • Se quelli che hanno gli occhi azzurri vivono di più questo significa che per vivere di più bisogna aver occhi azzurri?

  • Roberta Guazzini

    Commento alla puntata ora in onda 2.5.2016
    Ieri 1 Maggio due amici di mio figlio erano ospiti da me: anno di nascita 1982, laurea in ingegneria, uno lavora a Bruxelles e l’altro a Stoccarda, ormai da anni, mio figlio si specializzerà il 29.6 prossimo in anestesia e rianimazione e partirà
    anche lui per l’estero.
    Roberta

  • Scilla Sonnino

    Questa mattina, ascoltando la telefonata dell’orafo di Udine, ho telefonato, dicendo che alla cosiddetta “alternanza scuola-lavoro” è una delle ennesime trovate pubblicitarie della (anch’essa cosiddetta) “Buona Scuola”: una super trappola! Ottime le premesse e le intenzioni sulla carta, ma ovviamente chi l’ha pensata sapeva benissimo che nessuna delle intenzioni che il progetto poteva avere, era realizzabile in Italia.

    Mandare tutti i ragazzi delle terze, delle quarte e delle quinte, di ogni scuola di ogni città, a svolgere dei lavori in giro è cosa ovviamente impossibile, considerato che nessuno può far lavorare dei ragazzi, senza contratti, senza assicurazioni, senza una marea di altre cose. Per cui il tutto si traduce nel togliere ai ragazzi 200 ore di lezioni, in una scuola che è già stata violentata in vario modo nei suoi programmi e nelle cosiddette “Offerte Formative”.
    Studenti anche del classico e dello scientifico, che hanno nei loro progetti quello di andare all’università, si ritrovano a girarsi i pollici in uffici, musei, addirittura asili comunali, dove non possono fare nulla, o al meglio vengono messi a tagliare l’erba o a ripitturare muri, in sedi di associazioni ridotte allo stremo.
    I risultati migliori che si possono raggiungere, sono quelli di associazioni che mettono i ragazzi a fare qualcosa nel sociale (ho l’esempio della Scuola Penny Whirton, che ha permesso ai ragazzi di insegnare l’italiano agli stranieri, ma avere 20 volontari per una settimana, e poi ritrovarsi sprovvisti di volontari per le restanti 51 settimane dell’anno, non è un granché utile).
    Ma figuriamoci se potrebbero essere messi a lavorare da un artigiano! Non possono toccare nessun arnese, potenzialmente pericoloso, e non possono lavorare al nero. E inoltre in una bottega piccola al più ce n’entrerebbe uno. Trova in ogni città tanti artigiani sapienti quanti sono gli studenti di terze, quarte e quinte (artigiani disposti a insegnare e in più…. “con le certificazioni”!)

    Ma l’umiliazione che il nostro orafo ha sentito e ci ha raccontato stamattina, ci riporta ad altri argomenti ancora: mi occupo di ecomusei, e la conservazione e soprattutto la trasmissione dei saperi e dei saper fare, di mestieri ma anche semplicemente di attività, sono stati al centro di mie ricerche per anni. Purtroppo un artigiano che voglia trasmettere il suo sapere o un ragazzo che voglia apprendere (diventare “apprendista”) hanno le mani legate in Italia: le botteghe dove centinaia dei nostri artisti si sono formate sono destinate a morte. Un artigiano, per prendere un apprendista, dovrebbe pagarlo tantissimo, cosa che un artigiano odierno non può fare quasi mai.
    Un tempo un artigiano teneva un ragazzino, gli insegnava un mestiere e in cambio ne riceveva che quello sbrigasse lavoretti piccoli e utili. Oggi, giustamente, per evitare il lavoro nero, questo è vietato. Ma così si butta il bambino con l’acqua sporca.
    Un ciabattino, un carpentiere, un fabbro, un orafo, un apicultore, un sarto, ecc. sono in via di estinzione, perché la burocrazia non permette che essi donino il loro sapere ai giovani, ricevendo aiuto in cambio.
    Poi ci sono le assicurazioni, la prevenzione degli incidenti sul lavoro, ecc….. Tutte cose sacrosante, ma, a meno che uno non abbia un figlio disposto a starlo a sentire, non esiste modo per cui un artigiano possa trasmettere il proprio sapere a un giovane. Una legge sull’apprendistato non è stata fatta andando a vedere in quali condizioni vivono quegli artigiani che lavorano soli, e che non hanno nemmeno la possibilità di affrontare la burocrazia delle tasse. Quei vecchi che chiudono quella bottega in cui hanno passato una vita, che li terrebbe vivi e terrebbe vivo il loro paese, solo perché non rientrano nelle proiezioni del fisco, e non possono pagare quanto richiesto…

    Va be’, mi fermo qui.
    L’alternanza scuola-lavoro, così com’è, andrebbe semplicemente abolita.
    Gli antichi saperi ancora esistenti qui e là sono destinati alla scomparsa, come i lupi e le aquile.

    Scilla
    Casole d’Elsa

  • velia alletti

    perché non si discute di tutto lo sperpero che attraverso la legge alternanza scuola-lavoro, si va attuando? Sperpero di energie umane, vergogna delle vergogne, sperpero di progettare un futuro che metta in rapporto le nostre tradizioni e le prospettive di un domani operoso. E’ così difficile affrontare temi che riguardano i giovani e i meno giovani, depositari di un sapere unico. A chi giova far chiudere o dismettere attività redditizie e rappresentative della nostra cultura artigianale?

  • DISERBANTE ROUND UP della MONSANTO
    UN TEST SCOPRE GLIFOSATO NELLE URINE DEGLI EUROPARLAMENTARI.
    Il glifosato? È ovunque. Perfino nelle urine degli europei. A lanciare l’idea del test qualche settimana fa è stato il Verde Bart Staes, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica ma soprattutto la Commissione europea a pochi giorni dalla decisione definitiva sull’eventuale autorizzazione di utilizzo del glifosato per i prossimi anni.

    I risultati sono tutt’altro che rassicuranti: la concentrazione di glifosato riscontrata in questo campione va da 0,17 e 3,5 microgrammi per litro; la media è di 1,73.

    Sulla stessa scia di Staes, l’eurodeputate del Movimento 5 Stelle Eleonora Evi che invia un messaggio ai parlamentari italiani, di ogni schieramento politico: “Si sottopongano tutti al test, sarebbe interessante conoscere il risultato”. Lei è una dei quattro parlamentari europei – tutti appartenenti al Movimento 5 Stelle – che hanno aderito all’iniziativa.

    NESSUNO SI SALVA. FAR FINTA DI NIENTE SAREBBE IRRESPONSABILE

    “I governi europei che vogliono approvare di nuovo l’autorizzazione del glifosato, la settimana prossima, il 19 maggio, sono semplicemente irresponsabili”.

    In nome del principio di precauzione, gli Stati Ue devono impedire il rinnovo dell’autorizzazione proposto dalla Commissione europea”.

    Articolo completo

    http://www.testmagazine.it/2016/05/13/un-test-scopre-glifosato-nelle-urine-degli-europarlamentari-che-ora-hanno-paura/8422/

  • eleonora casati

    Molto interesanti le comunicazioni dal festival dell’economia. Particolarmente interessante l’intervento di Moretti di questa mattina.
    Quello che si può dedurre da quanto detto è che il capitalismo lasciato a sè stesso ha provocato un vertiginoso aumento della diseguaglianza sociale. Va sparendo la figura del lavoratore non o poco specializzato, che ha costituito il nerbo della classe media, rimpiazzato largamente dalle macchine. D’altro canto per gestire le macchine sempre più sofisticate è necessario un grado di istruzione alto e costoso da raggiungere, quindi alla portata solo di chi già appartiene ad una classe alta. Mi sembra di intuire che una delle soluzioni che l’economista vede come praticabili è quella della Silicon Valley: una società costituita da una elite economica e tecnologica che riesce però ad impiegare un largo numero di persone meno specializzate impegnandole nel settore dei servizi di cui usufruisce l’elite stessa. Questo è senz’altro un modello perseguibile, con i dovuti adattamenti alle realtà locali, come lo stesso Moretti sottolinea.
    Credo tuttavia che esista una seconda via, e qui mi ricollego alla seconda parte del programma, definibile come utopica (nel significato dato a questa parola da Adriano Olivetti). Si può cercare di fare un salto in avanti e non idolatrare la tecnologia come una cosa positiva in se stessa, ridarle la dimensione tecnica cioè di una cosa che va usata se serve, se migliora la situazione precedente, non di valore assoluto. La società dovrebbe autoregolamentarsi e utilizzare le tecnologie in maniera che non abbiano un effetto distruttivo sulle risorse del pianeta e sul genere umano. La realtà è che bisognerebbe produrre solo il necessario e che i pochissimi ricchi dovrebbero riconoscere un’ etica che gli impedisca di avere ciò che non procurando loro un addendum di felicità ne priva gli altri. In questo senso cito Adriano Olivetti, incapace di godersi la ricchezza se circondato dalla povertà economica e culturale di chi da lui dipendeva.
    So perfettamente che la prima via indicata sarebbe un ottimo compromesso non a caso studiato da coloro che rappresentano la punta di diamante pensante del capitalismo mondiale. Mi auguro ce succeda almeno quello , ma non posso impedirmi di sognare la seconda via.

  • Ritengo possa essere utile interrogarci sul perché il PD vince nei centri. Nelle vie dei negozi più lussuosi, nelle piazzette dei bar. Nei luoghi degli aperitivi, alle mostre dei quadri di propria cugina; nei pre-serata.
    C’è stato un cambiamento nel DNA stesso dei militanti, soprattutto nei più giovani. C’è chi dice siano ragazzi attratti dal consumo, dalla competizione; che non abbiano dubbi sulla bontà del ruolo dei “mercati”, ; che siano autoreferenziali.
    Quelli che io conosco, secondo me non vivono la politica come dimensione di servizio, ma come piattaforma elitaria.

  • Vorrei segnalare questo lavoro
    http://archivio.internazionale.it/webdoc/tomato/
    è un interessante documentario sulla raccolta, lavorazione e commercializzazione dei pomodori tra Italia ed Africa.
    Buon lavoro!

  • GR3 delle 8:45 di questa mattina, titolo della notizia sulla decisione della Cassazione sull’articolo 18: “La tutela dei furbetti”.
    Confondere la tutela dei diritti dei lavoratori con la difesa dei “furbetti” è ignobile! L’ennesimo esempio di attacco denigratorio ed indiscriminato contro la pubblica amministrazione.
    Trovare queste sparate tendenziose su certa stampa è comprensibile, visto l’obiettivo ultraliberista di smantellare la PA ed i servizi da essa forniti, ma che una posizione così populista sia espressa in un giornale radio non è degno della RAI.

    Corrado

  • Francesca Panozzo

    Ascolto stamani radio 2 notiziatrio delle 8.00: esami terza media…verrà sostenuta dagli studenti la prova INVALSI per testare il loro grado di preparazione.
    Mi chiedo (e mi chiedo se la giornalista che ha dato la notizia ne è informata):
    1) questi studenti non stanno già sostenendo un esame atto a stabilire il loro grado di preparazione?
    2) la prova INVALSI non dovrebbe in maniera informale testare il grado di preparazione che le scuole riescono a dare ai loro utenti?
    3) non si poteva trovare un momento meno impegnativo per far svolgere ai ragazzi queste prove?

    Alla fine sono arrabbiata che gli studenti debbano, oltre a dover sostenere lo stress di un esame, farsi carico di questa prova che ormai è diventata a tutti gli effetti un secondo esame.

    Francesca Panozzo

  • Senza una legge sui partiti che garantisca i cittadini attivi nelle organizzazioni politiche che ambiscono a governare istituzioni nazionali o locali, la vita, la discussione e la selezione democratiche al loro interno , alla lunga, sono messe a rischio.
    Un partito o un movimento politico che candida propri iscritti al governo del paese è, attualmente, terra di conquista per personaggi avidi e senza scrupoli pronti ad innescare una guerra fine a se stessa che occupa tutta l’attività “politica” lasciando sfumare sullo sfondo la gestione virtuosa delle istituzioni pubbliche.

  • Ogni organizzazione politica, alla lunga, corre questo rischio, e questo risc hio non dipende dai “buoni propositi di chi l’ha fatta nascere e crescere, ma da chi intravede in essa -in assenza di una regolamentazione tutelata dalla magistratura- terra di conquista del potere.

  • Ricordo che mio padre, dopo aver professato per una vita ideali socialisti, negli anni ’90 durante la sua vecchiaia era preoccupato per la propria incolumità personale – nei lunghi pomeriggi solitari passati nel piccolo appezzamento della campagna calabrese – a causa della “invasione” degli albanesi di cui vedeva a sera le immagini degli sbarchi in tv e leggeva al mattino i commenti allarmati sui quotidiani mainstream. Probabilmente non ha mai incontrato un albanese di persona, ma – pur vivendo in un territorio completamente in mano alle cosche mafiose – era convinto che bande di albanesi invasori fossero per tutti la più pericolosa minaccia incombente… Questo ricordo, che mi torna oggi alla mente, credo abbia a che fare con quanto accaduto nel voto britannico per la brexit, nel quale gli inglesi hanno scelto in maggioranza l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Il voto è l’esito di una campagna guidata dall’estrema destra razzista di Nigel Farage, fondata sulla promozione della paura di una imminente invasione di profughi – in fuga dalle tante guerre che bagnano di sangue il pianeta – attraverso l’Europa. Una campagna che ha avuto la meglio tra la popolazione più anziana e tra quella impoverita dalla politiche liberiste, prevalentemente residente nelle periferie e nelle aree rurali del Paese, alla fine della quale – dopo l’esito del referendum – milioni di utenti britannici hanno chiesto a google: “che cos’è l’unione europea?“

    Il 20 giugno – tre giorni prima del voto inglese – in occasione della “Giornata mondiale del rifugiato” le Nazioni Unite hanno diffuso i dati dei rifugiati in fuga dai Paesi devastati dalle guerre, in cerca disperata di protezione: 65 milioni di persone nel solo 2015, con un incremento di sei milioni rispetto all’anno precedente. Una cifra mai raggiunta dai tempi della seconda guerra mondiale, il più grande esodo biblico della storia che dà la misura della “terza guerra mondiale” diffusa nelle diverse aree del pianeta: dall’Africa al Medioriente, dal Mediterraneo al Golfo Persico. Del resto i profughi sono l’”effetto collaterale” e inevitabile di un’altra cifra record: quella delle spese militari globali che, nel solo 2015, hanno raggiunto il costo astronomico di circa 1.700 miliardi di dollari. Sono le armi che alimentano le guerre, producono le vittime, generano i rifugiati, arricchiscono i produttori di armi ed i governi dei Paesi che – intanto – innalzano muri contro i profughi, escono dalla UE per paura della loro invasione, sulla spinta di cittadini spaventati che votano i movimenti razzisti, fascisti e nazionalisti che vogliono fare in tutta Europa “come gli inglesi”. Movimenti populisti spesso finanziati direttamente dalla lobby delle armi, come Donald Trump finanziato dalla potentissima Nra che impedisce in USA ogni regolamentazione sull’uso delle armi. Un circolo perverso che si autoalimenta. Per cui la brexit non riguarda solo l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, ma rischia di essere l’innesco di un processo disgregativo dalle conseguenze imprevedibili e pericolose per l’intera Europa.

    Ne era consapevole la parlamentare laburista britannica Jo Cox, uccisa da un fanatico nazionalista al grido di “prima la Gran Bretagna” durante la campagna per il “remain” perché – da sempre un’attivista per i diritti umani – era impegnata nell’accoglienza dei rifugiati. Non è un caso che il suo ultimo articolo, pubblicato il 14 giugno anche sul suo profilo facebook, chiede al governo britannico di interrompere la vendita di armi all’Arabia Saudita, che le usa nella guerra in Yemen, di cui le prime vittime sono i bambini. Così scriveva Jo Cox, due giorni prima di essere uccisa per strada: “il Regno Unito è uno dei maggiori fornitori di armi dell’Arabia Saudita, con vendite che toccano i 6 bilioni di sterline nell’ultimo anno. Se il governo continua a vendere armi a monarchie che le utilizzano per infliggere danni indiscriminati e sproporzionati ai civili e alle infrastrutture, stando al diritto nazionale, dell’Unione Europea e a quello internazionale, allora lo sta facendo illegalmente. Questa settimana abbiamo sentito un’altra volta il governo dire che solo lavorando insieme all’Arabia Saudita possiamo influenzarla. Lo accetto. Ma sicuramente è ora che il governo dimostri che questa influenza può aiutare i bambini yemeniti, così come contribuire alla sicurezza della Gran Bretagna. Stasera, i bambini in Yemen andranno a dormire con la paura del presente e sperando in un futuro migliore. Questi bambini hanno disperatamente bisogno che il governo inglese compia queste tre azioni. Non possiamo continuare a deluderli.”

    Questo appello che Jo Cox rivolgeva al governo inglese è stato ripreso anche nell’appello analogo che Rete Italiana Disarmo ha rivolto in questi giorni al governo italiano: “nello scorso marzo quasi 5 milioni di euro di bombe sono state inviate dalla provincia di Cagliari all’Arabia Saudita nonostante la risoluzione votata con ampia maggioranza dal Parlamento europeo lo scorso febbraio abbia chiesto alla Vicepresidente della Commissione ed Alto Rappresentante della Politica Estera, Federica Mogherini, di avviare un’iniziativa finalizzata all’imposizione da parte dell’UE di un embargo sulle armi nei confronti dell’Arabia Saudita, tenuto conto delle gravi accuse di violazione del diritto umanitario internazionale da parte di tale paese nello Yemen”. Inoltre, scrive ancora Rete Disarmo, “non va dimenticato che l’Italia è, tra i paesi dell’UE, uno dei maggiori fornitori di sistemi militari alle monarchie del Golfo. Lo scorso 16 giugno ad esempio è stato perfezionato con il Qatar, alla presenza della Ministra della Difesa Pinotti e dagli amministratori delegati di Fincantieri e di MBDA (azienda missilistica di cui anche Finmeccanica-Leonardo fa parte), un contratto per la fornitura di mezzi navali e sistemi d’arma per circa 5 miliardi di euro”. L’accordo è stato siglato con il ministro per gli Affari della Difesa del Qatar che subito dopo si è recato in visita alle truppe del suo Paese attive nel conflitto sanguinoso in Yemen, in una guerra che sta seminando morte soprattutto tra i civili, in gravissima e palese violazione della nostra legislazione sull’export di armamenti. Il quale, intanto, ha triplicato il proprio fatturato, passando nell’ultimo anno da 2,9 a 8.2 miliardi di euro. Tuttavia, conclude Rete Disarmo, “i miliardi di guadagni dell’industria bellica nazionale non giustificano in alcun modo l’invio di armamenti a Paesi coinvolti in conflitti armati che, tra l’altro, favoriscono l’avanzamento di formazioni terroristiche e contribuiscono all’instabilità di ampie regioni con le conseguenti fughe di popolazioni che spesso sbarcano sulle nostre coste per chiedere rifugio e assistenza.”

    E tutti gli elementi vanno a comporre il circuito perverso che si chiude. A meno che non decidiamo di interromperlo con una straordinaria mobilitazione europea che costringa i governi al disarmo e alla riconversione civile dell’industria bellica.

  • Viola da Torino

    Ho quasi 32 anni e, come molti miei coetanei, mi arrabatto tra vari lavori precari e una formazione infinita, nonostante laurea, esperienza decennale e plurilinguismo. Se faccio una media delle mie entrate annuali, oscillo intorno ai 600 euro al mese.
    Ora, vorrei capire come tutto questo possa avere a che fare con il bisogno della comunità umana di trovare degna sepoltura a settecento uomini, donne e bambini. Ma come può venire in mente a degli altri ESSERI UMANI di calcolare i costi di questa operazione? Di che diavoo stiamo parlando?
    I re omerici si umiliavano, abbracciando le ginocchia di chi aveva ucciso i loro figli, perché gli fossero restituiti gli amati corpi. Chiunque di noi sarebbe dilaniato dall’impossibilità di dare l’ultimo saluto a chi ci è caro o, peggio, dal non sapere se è vivo o è morto.
    E quanto agli altri morti che ancora giacciono in fondo al mare, se in passato non si è potuto occuparsene, questo non ci impone di ignorare quelli del presente.
    Trovo assurdo dover spiegare concetti che sono alla base della natura umana, ma tant’é.

  • Francesco Forleo

    Scusate se ripropongo oggi il mio commento che probabilmente non è andato a buon fine l’altro giorno ( il 05/07/2016) dopo averlo scritto nel blog al termine della trasmissione in cui si è discusso e commentata la tragedia del Bangladesh.
    Riman

    Buongiorno e complimenti alla redazione di “Tutta la città ne parla”.
    Vorrei brevemente integrare la riflessione di stamane in diretta radio sulla linea degli interventi di Debora Lucchetti e Gianfranco Viesti.
    Premesso che la situazione venuta alla ribalta con la tragedia del Bagladesh è complessa e molto articolata, e non ho la presunzione di semplificarla nell’analisi spicciola dei fenomeni macro economici mondiali.
    Tuttavia l’idea del “Dazio Etico” , l’ho mutuata dai tempi della vicenda “Nike” di qualche anno fa , e ho pensato di perfezionarla per individuare uno strumento utile a contenere la globalizzazione sfrenata e senza regole che ha portato molte aziende a delocalizzare le produzioni con l’effetto che è sotto gli occhi di tutti con due macro livelli: l’impoverimento produttivo dei paesi occidentali e lo sfruttamento delle popolazioni dei paesi più poveri, in primis quelli asiatici. Questo fenomeno, (la globalizzazione) con una accelerazione imprevedibile, ha assunto un ruolo importante e di forte ricaduta negativa sul nostro tessuto produttivo (e di conseguenza economico sociale); teoricamente avrebbe dovuto favorire la libera circolazione dei prodotti nel libero mercato a favore dei consumatori; di fatto si è trasformato in un moderno “Leviatano”, cogliendo impreparato il mondo occidentale (e direi anche il Giappone).
    Ora, l’’occidente, pur con numerose contraddizioni e con molto lavoro da fare , è giunto alla “qualità della vita ” che conosciamo grazie al frutto sia di innovazione scientifico/tecnologica, sia di centinaia di anni di lotte con sacrificio di molte vite umane contro la svalutazione del diritto alla vita, della dignità e del concetto di persona. Tale processo ha permesso, una volta risolti i principali problemi della sopravvivenza, di investire nella ricerca teorica e in quella applicata al miglioramento dei prodotti in termini di sicurezza, di affidabilità, qualità percepita e soddisfazione del cliente.
    Ricerca tecnologica, sicurezza attiva e passiva, sanità, medicina, diritti legali, sicurezza del lavoro (legge 626 etc.), statuto dei lavoratori, orario di lavoro, scuola pubblica, ammortizzatori sociali, indennità pensionistica programmata, etc. sono alcuni dei dispositivi sociali, posti in essere dalla società e attuati con una tassazione, ci permettono di vivere dignitosamente, ma che traslati sul piano produttivo, costituiscono un “costo” che nei paesi in via di sviluppo in cui non sono presenti, non grava sul prodotto (in particolare il costo di infrastrutture e del lavoro), incentivando così la delocalizzazione delle imprese occidentali attratte dal miraggio di un profitto maggiore senza ostacoli o vincoli normativi tecnici e sociali.
    Si evince pertanto che di fronte a un sistema concorrenziale sleale e scorretto: in oriente si produce a costi bassissimi sfruttando l’essere umano sia come lavoratore, privandolo delle condizioni di lavoro sicure a tutela della salute e della vita stessa, sia come membro della società con retribuzioni tali da impedire qualsiasi confronto con la qualità della vita in occidente.

    In occidente, una volta recepiti i prodotti dei paesi emergenti, siamo di fronte a un dualismo fra necessità di risparmiare acquistando prodotti a basso costo (rendendoci in qualche modo complici delle aziende dei paesi emergenti) e necessità di limitare gli effetti devastanti della globalizzazione incontrollata.

    Se ne può uscire ? una proposta consiste nell’applicare a difesa dei nostri valori e delle nostre condizioni di vita (questi si da delocalizzare) , non un “Dazio economico” che proteggerebbe anche imprese meno virtuose, ma un “Dazio etico”. Se attuato, il “Dazio Etico” permetterebbe di traslare la concorrenza dal piano della concorrenza sleale a quella impostata sulla “qualità” dei prodotti premiando l’innovazione, le capacità imprenditoriali e valorizzando le conoscenze acquisite a beneficio dell’uomo.
    Il ricavato da tale “dazio etico ”, applicato politicamente dai governi occidentali (con un algoritmo ) e con la supervisione di una Agenzia Internazionale, andrebbe a beneficio dei progetti più importanti per sostenere ricerca tecnologica, nella medicina e il welfare, e per il finanziamento della formazione dei tecnici dei paesi in via di sviluppo.
    Certamente non sarà una cosa facile da far accettare agli aggressivi occidentali occidentali delocalizzatori, ma è a nostro avviso una via doverosa per riequilibrare le condizioni di concorrenza fra Occidente e paesi emergenti e tentare di salvaguardare la dignità delle “persone” dei paesi oggi oggetto di sfruttamento.

    Francesco Forleo

    • Fabrizio Griggio

      Condivido assolutamente!

      Avevo partecipato alla campagna etica di boicottaggio delle scarpe della nota impresa di calzature sportive, quasi catalogabile tra quelle pionieristiche in termini di efficacia.

      L’intervento mette chiaramente in evidenza come la pratica della delocalizzazione al fine di incrementare i profitti appaia grossolana, semplicistica e superficiale rispetto a sempre più necessarie ipotesi eticamente e culturalmente articolate.

      Purtroppo temo che i meccanismi di mercato, costruiti anche sulla domanda dei cittadini, talvolta rischino di trascinare in direzioni sconvenienti, per sopravvivenza, anche imprese che potrebbero avere idee in tal senso adeguate.

      Fabrizio Griggio

  • Roberto di Pietro

    Sono un medico. Mi sto occupando di inizio vita non solo dal punto di vista embriologico ma anche soprattutto ontologico, filosofico, psicologico. Oggi parlerete di aborto, obiezione di coscienza, legge 194 ecc. e sentiremo parlare ancora di una misteriosa congiura dei medici obiettori per impedire alle donne di abortire. Boicottaggio di una legge dello Stato, privazione delle donne di un diritto sacrosanto ecc. La classe medica è quantomai disunita. Chi potrebbe aver ordito ‘sta congiura? Chi può tenere le fila di un disegno così vasto?
    NON C’E’ NULLA DI MISTERIOSO , le cose sono semplicissime e banali, se volete. NESSUNO, nessuno è convinto in cuor suo che quella dei primi nove mesi non sia vita. Avete mai sentito qualcuno sostenere , convinto, che l’embrione sia diverso, ontologicamente, da un neonato?
    Altro che congiura! La verità è banalissima. I medici obiettano perché sanno , come tutti , che è vita. Perché dunque sobbarcarsi di un lavoro soverchio valso esplicitamente a sopprimere la vita? Tutto qua. Altro che congiura.

  • “Complimenti per la connessione”? ma mi faccia il piacere!

    Uno stato dove basta un po’ di nebbia perché le emittenti televisive svaniscano come neve al sole cosi come fa il campo del cellulare, le stazioni radio, i segnali di internet via antenna.
    Certo lo stato Italiano non può più evadere la realtà che vede gli Italiani agli ultimi posti delle graduatorie mondiali (non facciamole vedere per favore c’è di che vergognarsi).
    L’Unione Europea sta sempre più evidenziando i profondi divari che separando l’Italia dalle altre culture più avanzate ne impediscono il progresso in tutti campi, lo sviluppo scientifico, la ripresa economica (vera) e la diminuzione della disoccupazione dicendogli in altre parole “invece di presentarti sempre col cappello in mano datti da fare e permetti agli Italiani di lavorare”.
    In passato l’Italia invece di creare reti di comunicazione risolveva con furberia tutta Italiana facendo filtrare informazioni rispetto la rete che la dipingevano come fonte di sola pornografia, truffe e malaffare, cosa che faceva risparmiare un bel po di miliardi allo stato che poi i politici sapevano bene come utilizzare.
    Attualmente anche città di primaria importanza mostrano nelle periferie zone di isolamento digitale e mobile, per non parlare dei comuni montani dove gas ed elettricità sono conquiste recenti.
    Ma se lo stato Italiano vuole accreditare una immagine di una Italia connessa ( e non solo per giocare a Pokemon) allora i problemi devono essere indagati a fondo, valutati seriamente forniti di risposte adeguate.
    Non si può continuare i soldi dei cittadini sprecandoli in progetti fantasma che non avanzano di nulla la connettività di tutto il paese, senza zone d’ombra mediatiche in cui far scomparire i fondi per lo sviluppo digitale, senza elargire contributi ai soliti carrozzoni strettamente legati alla politica che poi di fatto agiscono senza rispondere di fatto a nessuna legge, aggirando controlli e organizzazioni per i diritti degli utenti.
    Non si può pretendere la partecipazione democratica dei cittadini in un paese in cui gli stessi sono giornalmente lasciati soli con le loro difficoltà proprio nella loro aspirazione ad essere connessi e a fare “comunità”.

  • A proposito della trasmissione odierna in cui è stato più volte citato il libro “La rabbia e l’orgoglio” di Oriana Fallaci, vorrei segnalare un altro libro della stessa autrice “Niente e così sia” del 1969. E’ un diario di guerra che dal Vietnam arriva al Messico e che parla di atrocità umane.
    Concludo con alcune parole del libro che mi hanno particolarmente colpito: “Padre nostro che sei nei cieli, dacci oggi il nostro massacro quotidiano…”.

  • Fabrizio Griggio

    In merito alla trasmissione del 1 agosto 2016, più che difficoltà tecnologiche di connessione (attualmente non rilevabili in modo severo nella zona in cui abito – Liguria di ponente), vorrei segnalare una mia esperienza personale, molto significativa, attinente la questione della PEC (Posta Elettronica Certificata).
    Si tratta di un’esperienza relativa all’invio di un’istanza che può apparire marginale ma che, seppure per poco, mi ha fatto percepire la durezza del ricorrente muro burocratico che molti, anche per questioni più determinanti per la propria persona, hanno dovuto affrontare, seppure con percorsi diversi. Mi appare tuttora, pur nella sua banalità, un’esperienza al limite del surreale!!!
    Infatti, paradossalmente mi sono trovato nella condizione di non poter esercitare un mio diritto tramite l’Autorità Garante per le comunicazioni, per delle limitazioni legislative poste agli strumenti di comunicazione stessi!!!!!
    Nonostante già all’inizio dello scorso decennio il Governo si fosse posto l’obiettivo di semplificare e velocizzare le comunicazioni tra cittadini enti e amministrazione statale, facendo in modo di sostituire progressivamente le lettere raccomandate cartacee con un mezzo digitale, non mi ero ancora deciso a interessarmene a fondo. Ciò seppure già sapessi che per facilitare tale passaggio il cittadino aveva modo di servirsi gratuitamente di una propria casella PEC messa a disposizione dal governo gratuitamente (https://www.postacertificata.gov.it/).
    Per un certo periodo di tempo, non so se per miei impegni in altri ambiti o per riduzione del dibattito in merito, non mi capitò più di imbattermi nella questione. Finché un giorno di luglio dell’anno scorso decisi di inviare un’istanza di opposizione alla rimozione di una cabina telefonica, essendo l’unica rimasta nei pressi del centro storico del paese in cui abito. Il cittadino, in quei casi, ha un mese di tempo dal giorno di affissione dell’avviso di prossima rimozione, posto sulla cabina stessa. L’obbligo di invio esclusivo tramite PEC mi mise nella condizione di misurarmi con l’inconciliabilità dei tempi imminenti di scadenza dell’opposizione e quelli di istruzione delle pratiche e procedure per l’allestimento di una PEC personale.
    Qualche anno fa l’invio di dette istanze doveva necessariamente essere fatto per semplice email, mentre in quell’occasione venivo a sapere che, non so da quando, già si richiedeva esclusivamente una comunicazione via PEC.
    Inizialmente, non solo non avevo idea di come attivare tale strumento nel breve tempo a mia disposizione, ma non avevo neanche conoscenze chiare su come fosse strutturato tale strumento digitale. Oltre che alla rete mi rivolsi telefonicamente a diversi operatori privati, nella speranza, poi delusa, di apprendere della possibilità di procedimenti di attivazione più rapidi. Quando mi ricordai del servizio fornito gratuitamente dal governo, rivolgendomi allo stesso nella speranza fosse uno dei più veloci e semplici da preparare, poco dopo lessi con disappunto che era in via di smantellamento (dal 18 dicembre 2014 non venivano più rilasciate nuove caselle CEC-PAC ma verranno ancora seguiti fino a dismissione a marzo 2018, i già iscritti al servizio). Allora chiesi per telefono all’Agcom una proroga e l’addetto mi suggerì di usare la PEC del mio comune. Il personale di quest’ultimo mi disse che la PEC è personale dell’intestatario e loro non potevano certo inviare documenti in vece di un cittadino. Casomai avrei dovuto contattare i consiglieri o il sindaco, per suggerire l’invio dell’Istanza da parte dello stesso Comune e attendere risposta dopo il prossimo Consiglio.
    Infine, per stare “quasi” nei tempi inviai il tutto con una modalità alternativa alla PEC, proposta dalla stessa Agcom, anche se non più valida, che richiedeva di allegare la scansione di alcuni documenti personali a un’email. Di seguito, molto oltre il limite ammesso, riuscii finalmente a spedire anche la mia prima Pec, dopo la procedura di allestimento di detta casella, non certo immediata né semplicissima.
    Per l’invio dell’istanza fuori dei tempi richiesti, segnalai all’Agcom le difficoltà incontrate e il personale mi chiese perché non avessi usato quella messa a disposizione dal Governo! Mi giustificai fornendo l’informazione della chiusura del servizio. (In realtà quella domanda penso riguardasse quanto già descritto nel testo di accompagnamento all’istanza trasmessa. Non credo che il personale dell’Agcom non fosse al corrente della dismissione della PEC governativa! Il contatto telefonico probabilmente era una verifica necessaria dell’identità dello scrivente e volta a chiedere conferme sull’ubicazione della cabina).
    Devo segnalare, ringraziando, come il personale dell’Agcom nel mio caso è stato estremamente gentile e comprensivo, accogliendo l’istanza fuori tempo massimo e impegnandosi a segnalare comunque le motivazioni di opposizione alla compagnia telefonica.
    Essendo un insegnante, mi interrogai sulla personale inadeguatezza in merito, sicuramente valutabile gravemente insufficiente! Infatti, ammetto che, come insegnante, sapendo dell’esistenza della PEC e della volontà politica di digitalizzare le comunicazioni ufficiali, sarebbe stato opportuno attivarmi per tempo in tale direzione, anche senza un obbligo preciso, anziché attendere una scadenza.
    A un certo punto mi convinsi di essere l’unico a non aver adempiuto a una prescrizione d’obbligo sull’intestazione di una PEC!
    Con sollievo, anche se il mal comune non dovrebbe essere una giustificazione, poi scoprii che sia molti colleghi, sia altro personale della scuola che conoscevo, si trovavano nella mia stessa situazione, sebbene per professionisti, società e amministrazioni ciò fosse prescritto da un po’.
    Peraltro, comunque, penso che in quel modo, imponendo l’obbligo di uno strumento che non solo è ancora precluso ad alcuni ma, immagino, alla maggioranza dei cittadini, si rischia di impedire a molti la possibilità di esprimere un loro diritto.
    Ora non so se tale modalità sia richiesta solo per il caso della cabina telefonica descritto, essendo questione che ormai, data la diffusione pressoché totale della telefonia mobile, probabilmente interessa solo un’esiguità di persone (anche se, pur essendo capitolo a parte, ci tengo a dire che ci sarebbero non poche ragioni a mantenere un servizio di telefonia pubblica via cavo, anziché lasciarlo estinguere). Se una tale prescrizione riguardasse ora o in futuro anche altre istanze simili, sarebbe a mio avviso prematuro richiederne l’obbligo assoluto.
    Paradossalmente, in quel modo, la possibilità tecnologica di una connessione, anziché estendere un diritto a tutti i cittadini, renderlo più veloce e semplice, potrebbe avere addirittura l’effetto opposto. Ci sono persone come i miei genitori o altri famigliari e conoscenti, perfettamente in grado di inviare una raccomandata cartacea ma che non usano né PC né smartphone, che sarebbero esclusi da qualsiasi comunicazione che richiede tali mezzi. Io stesso sarei stato agevolato dalla possibilità di servirmi di una raccomandata cartacea allegando le fotocopie firmate dei documenti richiesti, per la circostanza descritta. Banalmente, neanche l’invio digitalizzato di una carta d’identità cartacea è ancora alla portata di tutti o rapidissimo da eseguire con poca esperienza.
    L’obbligo dell’uso di tali “relativamente” nuovi strumenti, a mio avviso, dovrebbe essere ancora affiancata da possibilità alternative cui tutti possano accedere autonomamente. Istruzioni e segnalazioni chiare e ripetute non dovrebbero mancare fino all’accertamento di una diffusione adeguata di informazioni e conoscenze in merito.
    La stessa modalità di iscrizione scolastica telematica, al momento, per esempio, richiede un aggravio non indifferente di lavoro da parte delle segreterie per seguire i genitori non in grado di svolgere la pratica.
    In futuro la gestione informatica dei documenti snellirà e renderà più efficiente lavoro e attività di tutti, ma il momento del passaggio è delicato e richiede impegni più gravosi da parte di tutti. Anche la questione della firma digitale, per esempio, mi sembra ancora questione da diffondere e perseguire.
    [P.S.: autorizzo eventuale pubblicazione parziale del testo, a discrezione dei gestori del blog].

  • tre gli aspetti critici nel mio lavoro da dipendente della pubblica istruzione:
    1. gli acquisti di forniture varie, spessissimo di modesta entità ( anche di sole 50 € ) prevedono una gestione che si prolunga, cosa da non credere, anche per alcuni mesi, oltre ad altri obblighi di natura giuridico-contabile…che si potrebbero agganciare, invece, a procedure automatizzate se fossero efficienti e aggiornate
    2. chi dovrebbe formarci non ci offre specifica formazione, se non in casi sporadici o grazie ad enti di formazione privati o, addirittura, per iniziativa di alcune “eccellenze” (parlo specificamente dell’amministrazione della pubblica istruzione) i cui quadri (i direttori amministrativi) si fanno promotori delle novità (es. digitalizzazione)
    3. spesso il personale non dirigente avverte, come è noto, un senso di frustrazione per il blocco dei contratti a fronte di un’automazione che obbliga a formazione specifica che è latitante da parte dell’amministrazione centrale

  • Leandro Teodori

    Buongiorno. Vorrei dire qualcosa sulle cosiddette cure alternative, nome sotto il quale si comprendono impropriamente una serie di azioni totalmente diverse, anche se accomunate dall’intenzione di sconfiggere una malattia utilizzando semplicemente i mezzi messi a nostra disposizione dalla natura.
    Spesso questa malattia è un tumore, ma non solo: la pressione alta, il colesterolo in eccesso, l’iperglicemia, e tanti altri disturbi gravi, possono essere affrontati esclusivamente con un’alimentazione studiata ad hoc, invece che con medicine sicuramente efficaci ma che creano, spesso, danni collaterali comparabili con il male che si vuole sconfiggere.
    Restringiamo il campo ai tumori.
    Se un extraterrestre, esperto di medicina, biologia, botanica e fisiologia, arrivasse sulla Terra, noterebbe subito una strana contraddizione: le leggi degli Stati permettono di introdurre nei nostri corpi, con i cibi, una quantità di sostanze chimiche potenzialmente o certamente cancerogene e quegli stessi Stati spendono cifre immani per la cura del cancro.
    Si calcola che un ciclo completo di chemioterapia costi mediamente allo Stato (dove c’è l’assistenza sanitaria gratuita – o quasi) circa 200 mila euro.
    La medicina si comporta, in gran parte dei casi (mi si consenta la battuta), in ottemperanza alla prescrizione evangelica “la mano destra non sappia cosa fa la sinistra”: si cura, ma non si cercano, per combatterle , le cause del male. Si è messa in campo una forte ed efficace lotta contro il fumo, ma si consente l’uso dei Nicotinidi come insetticidi, degli anticrittogamici in quantità, selle costante chimiche per conservare i cibi, pur sapendo che sono in gran parte quelle a causare il cancro. Non chiediamoci perché, ne’ chiediamoci perché le stesse enormi aziende producano sia i suddetti veleni cancerogeni sia le cure per il cancro, se no scadiamo nel complottiamo.
    Però non possiamo far finta di non sapere che lo stile di vita è fondamentale sia per prevenire il cancro sia per, almeno, coadiuvare le cure mediche nella lotta contro di esso.
    Il cancro si alimenta di proteine e di zuccheri, di vit B12 e di acido folico. certo, sono sostanze che servono anche all’organismo, ma un adulto se ne può privare agevolmente senza avere disturbi seri, e può usarli di tanto in tanto. La deprivazione proteica e di zuccheri priva le cellule tumorali del carburante, del cibo, e sicuramente almeno aiuta le cure mediche a funzionare meglio.
    Le erbe aromatiche contengono potenti fattori anticancerogeni; tutta la “farmacia del Signore” come la chiamava Goethe, tutti i “semplici” aiutano a distruggere le cellule tumorali: migliaia di articoli scientifici sulle principali riviste del mondo lo provano, avendole sperimentate almeno in vitro. E’ nota l’efficacia dell’aglio (anche se ti fa perdere qualche amico),della curcuma, delle cipolle (stessa cosa dell’aglio), dell’aloe arborescens, e delle verdure in generale. Eppure, in qualsiasi ospedale, la dieta non viene commisurata a questi principi, ma semplicemente allo stato di salute dello stomaco o a disturbi metabolici.
    Perché?
    Perché ancora non si diffonde, nella classe medica, la cultura dell’importanza dell’alimentazione, ma si tiene in conto solo l’efficacia dell’intervento curativo fatto con medicinali.
    Perciò, anche se a volte siamo di fronte a molti che si fidano di cure del tutto palliative, come l’omeopatia, non bisogna mettere nello stesso calderone tutto ciò che non è “attacco farmacologico”. Anche perché molti farmaci pescano i propri principi attivi nelle piante, o li copiano con strutture di sintesi.
    In conclusione credo che bisognerebbe risolvere prima la contraddizione di cui parlavo prima (cibi cancerogeni, ambiente cancerogeno – cure anticancro) o quanto meno parlarne, porre pesantemente il problema, e poi discutere dell’opportunità di fare (o addirittura prescrivere) cure che si basino principalmente su un approccio naturale, biologico, senza escludere ideologicamente l’uso di farmaci, ovviamente.
    Leandro

  • Il discorso sull’immigrazione potrebbe essere brevissimo, basterebbe occuparsi di due aspetti fondamentali. Il primo è quello dell’invecchiamento dell’Europa, nella quale il primo posto spetta a Italia, Germania, e subito dietro Paesi Bassi, paesi Baltici, Finlandia, Bulgaria e Grecia.
    Rimanendo all’Italia, sulla base dei dati ISTAT sulle nascite e le morti previste nei prossimi 50 anni (questi dati non sono frutto del tirare a indovinare ma di studi demografici per i quali 50 anni sono niente, il margine di errore è minimo) noi saremo un paese fallito, se non arriveranno almeno 15-18 milioni di persone soprattutto giovani. E questi serviranno semplicemente a mantenere la nostra popolazione su 61 milioni e con una media di età sotto i 50 anni (che è comunque troppo alta). !5-18 milioni in 50 anni significa una media annua superiore alle 250.000 persone, più o meno quello che sta accadendo adesso.

    Il secondo aspetto è il flusso dei soldi. Se noi seguissimo la strada presa dalla quantità dei soldi investiti nel tentativo di costruire la Fortezza Europa (ultimo adesso il muro inglese a Calais), capiremmo perché questo progetto è così popolare. Nessuno sta informando i cittadini di quanti miliardi di euro sono stati spesi negli ultimi 10 anni.
    In realtà si dovrebbe dire: quanti miliardi di euro dei CITTADINI sono stati spesi e CHI li ha guadagnati.
    Se giuardate il sito di MIGRANTS FILES troverete i nomi delle principali aziende europee che stanno vincendo questa corsa all’oro.
    La spesa non sono quei miseri 2,50 euro dati giornalmente ai migranti richiedenti asilo, sufficienti per un caffè o per una bottiglietta di acqua, ma sono quei MILIONI di euro incassati da grandi industrie di ogni tipo (e quindi da chi ci lavora, da chi le dirige, da chi le possiede, da chi ha corrotto o si è fatto corrompere per ottenere quegli appalti).

    La campagna violenta falsa e contro gli interessi dei cittadini europei serve a facili carriere politiche e altrettanto facili lauti guadagni sulla pelle di persone che già sono vittime delle nostre politiche.

  • Non voglio entrare in questa storia.
    È una storia di genocidi e sterminio perpetrato nei confronti di uomini donne e bambini che stiamo lasciando morire, che stiamo uccidendo: nel mare, nel deserto, nei lager di confine, nelle nostre città.
    Non voglio entrare in questa storia che verrà ricordata come quell’epoca in cui l’occidente satollo, sterminava per fame, malattie, avvelenamento da scorie, sfruttamento, prostituzione e tratta, la maggior parte dell’umanità povera.
    Non voglio entrare in questa storia per essere ricordato come quell’un per cento di umanità che viveva il suo benessere sulle spalle del resto del mondo.
    Non voglio entrare in questa storia ormai scritta, indelebile, inalterabile.
    Non voglio entrare in questa storia, ma ci sono immerso fino al collo.

  • Flavio Multineddu

    In una puntata di Startrek il capitano Picard spiegava a un interlocutore di un altro pianeta che lo scopo dell’umanità non era più il profitto ma che, avendo raggiunto il benessere di tutti, si trattava ora di dirigerla verso nuove possibilità. Un po’ quello che dovrebbe fare l’Occidente capitalistico: invece di continuare a escludere con i muri coloro a scapito dei quali ha costruito il proprio benessere, non solo includendoli gli restituirebbe il maltolto, ma affermerebbe il valore della solidarietà dirigendo la propria navicella verso esaltanti possibilità.

  • SCUOLA E ‘SOSTEGNO’ ALL’HANDICAP. Una mia collega di ‘lettere’, di ruolo dal 1994 e NON PERDENTE POSTO e anzi in alto in graduatoria, è stata ‘trasferita’ (letterale, sic!) dall’USR di Torino… SU ‘sostegno’. Lei ha comunicato formalmente all’USR di non avere il titolo e di non essere competente sul sostegno. INVANO: dal primo settembre 2016 risulta in forze all’istituto di trasferimento come ‘docente di sostegno’ e mi chiama ogni giorno perchè non sa che pesci prendere. Se può servire sono in grado di fare nomi e cognomi del caso specifico che però non è, almeno a Torino, che la punta di un iceberg sommerso con cui ‘ignoti’ (si dice così, no?) della P.A. deviano sistematicamente ‘sul campo’ la lettera della normativa che sono pagati per applicare… E, naturalmente, ‘sotto’ c’è sempre una questione di denaro pubblico che finisce in private tasche.

  • Dopo il solito maschilismo dei festival d’estate in Italia la pubblicità in radio e in rete mette Radio 3 al primo posto. Tutti gli ospiti di sesso maschile .

  • I Gruppi di Acquisto Solidali sono una realtà fondamentale per promuovere eticità e sostenibilità del consumo. Il “mio” GAS romano conta circa 150 famiglie iscritte e funziona da 6 anni… Moltiplicando queste esperienze si può avere un grande impatto. Per esempio sosteniamo anche i produttori di arance calabresi e siciliani su terre liberate dalla mafia o che si oppongono alla criminalità organizzata.
    E’ vero che i consumatori possono fare la differenza se si organizzano in tal senso.

  • ho un figlio e una nuora ingegneri, con dottorato e ottime valutazioni. cercano lavoro da quasi un anno e inviano giornalmente la loro candidatura per le posizioni che vengono man mano aperte da aziende e studi.tutte le domande devono essere inviate alle varie agenzie che fanno da intermediari.
    non hanno mai ricevuto una risposta, neanche negativa.
    come possono trovare lavoro se il passaggio obbligato è attraverso queste agenzie che manco rispondono e che soprattutto fanno le selezioni magari sulla base di parole chiave presenti o no sul curriculum?

  • Danilo Bottaccioli

    Il mio è un piccolo contributo forse un poco diverso dal vero dramma della malattia mentale (anche se mio fratello è da quasi 50 anni – ne ha 60 – schizofrenico, con periodi passati terribili e tuttora molti problemi): stamane ho voluto cercare la precisa ubicazione di una biblioteca di psichiatria a Perugia (dove vivo) ma è stata prima spostata, smembrata in altre biblioteche, poi praticamente eliminata; infatti l’impegato che mi ha risposto ha cercato inutilmente vari presunti responsabili… inutilmente!
    Mi sembra proprio qualcosa di emblematico, perfetto per questa giornata.
    Grazie a tutti
    Danilo Bottaccioli

  • Roberta Signorile

    ho ascoltato il collegamento con una voce femminile che raccontava dell’episodio del suicidio di un ragazzo somalo nella Germania dell’est e purtroppo ho riscontato molte inesattezze in quello che veniva detto…non tanto per quanto riguarda l’episodio, ma piuttosto per quel che riguarda l’immigrazione e le città tedesche, in particolare dell’est. Sono anni che vivo per lunghi periodi in Germania e nonostante le crescenti proteste di movimenti di destra (come in tutta europa), le città hanno visto manifestazioni di solidarietà verso i migranti di migliaia di cittadini. I migranti sono ospitati e integrati nella società e nonostante alcune falle del sistema, non trovo assolutamente giusto generalizzare l’astio destrorso, che soprattutto nelle città come Lipsia è contenuto e arginato! Rimango disponibile per chiarimenti e informazioni

  • Sto ascoldando e mi corre l’obbligo di raccontare brevemente la mia esperienza: ai tempi della lady di ferro sono stata per quasi un anno a Londra per studiare inglese, e nono stante la Tacher il welfare inglese funzionava : io semplice studentessa italiana avevo diritto a
    1) social security
    2) contributo settimanale per pagare affitto stanza
    3) iscrizione agevolata al college pubblico per studiare inglese
    4) tessera di disoccupazione che mi consentiva di entrare in teatri , musei , cinema a una STERLINAAA!
    5) tessera sanitaria gratuita

    Cio che mi veniva richiesto durante la mia permanenza per motivi di studio e di ricevimento di sussidio economico del governo era
    di non lavorare , anche perche non avrei potuto avere nessun contratto e quindi si evitatva il lavoro nero;
    dopo un periodo di tempo agenzie per impiego mi avrebbero offerto una qualsiasi attivita e se non avessi accettato mi avrebbero interrotto il sussidio .
    Mentre facevo la fila per prendere il mio contributo in sterline per i miei primari bisogni da EMIGRATA : casa e studio della lingua del paese ospite , HO ANCORA IMPRESSE LE FACCE E LE OCCHIATE DI CONTRARIETA DEGLI INGLESI IN FILA COME ME PER AVERE IL SUSSIDIO

  • Bastaaaaa con questa futile e banale motivazione dello straniero che ci ruba il lavoro……….questa situazione è frutto di politiche educative, economiche , culturali sbagliate!!!!!! portate avanti e sostenute da politici troppo poco informati sulle reali necessita dei cittadini italiani e quelli provenienti da altri paesi, O MEGLIO SONO PERFETTAMENTE A CONOSCENZA DELLE CONDIZIONI SOCIOECONOMICHE DEL PAESE MA PRESTANO PIU ATTENZIONE AGLI ACCORDI FRA GOVERNANTI …. DEL MONDO E NON SI CURANO DEI CITTADINI DEL MONDO!!!!

    MA VOGLIAMO PARLARE DELLEDUCAZIONE DEGLI ADULTI DI CUI SI SONO COMPLETAMENTE DIMENTICATI I NOSTRI CARI MINISTRI CHE SI SONO SUSSEGUITI IN QUESTI 10 ANNI?
    UNA VOLTA ESISTEVANO I CTP EDA E NESSUNO NE SAPEVA NIENTE SI CONOSCEVANO PERO MOLTO BENE I CPT! CHISSA PERCHE’?

    ORA I CARI SIGNORI DELL ISTRUZIONE LA CUI FINALITA E’ QUELLA DI TRASFORMARLA IN PRIVATA NON PIU PUBBLICA, NELLA 107 LEGGE DELLA “BUONA SCUOLA” HA COMPLETAMENTE DIMENTICATO I CPIA IDA , PERO HANNO FATICATO MOLTO NEL CAMBIARE ALCUNE LETTERE !!!! E GIA : EDA STA PER EDUCAZIONE ADULTI, MENTRE IDA STA PER ISTRUZIONE DEGLI ADULTI …. GRANDE INNOVAZIONE!!!
    SAPETE PERCHE VI SCRIVO TUTTO QUESTO? PERCHE CREDO CHE UNO STATO CHE SI DICE CIVILE NON INVESTE PRIMA DI TUTTO IN ISTRUZIONE, SANITA , LAVORO, ABITARE, MA CHE STATO CIVILE E’????????
    GLI STRANIERI CHE VENGONO IN ITALIA PER TUTTI I MOTIVI CHE BEN SAPPIAMO AVREBBERO DIRITTO A SODDISFARE I BISOGNI PRIMARI SE LE POLITICHE DEI NOSTRI GOVERNANTI LE APPLICASSERO ANCHE PER I CITTADINI ITALIANI
    BASTA CON SLOGAN : PRIMA GLI ITALIANI !!!!!
    NON C’E’ PEGGIOR CONDIZIONE PER IL CITTADINO DI AVERE RAGIONE QUANDO IL GOSVERNO HA TORTO!

  • scusate sto alscoltando ancora , prima di andare al lavoro….. ma possibile che non avete altri giornalisti da consultare sulla questione curda ? sulla strategia della turchia contemporanea nella regione inconflitto? sul conflitto in Siria? non avete altri contatti o la vostra è una scelta editoriale??? Marta Ottaviani è una giornalista che anni fa aveva altra opinione della turchia e della questione curda , cosi come MarcoAnsaldo e la moglie turca …. avete dimenticato tutti il conflitto????? se via guardate intorno avrete un panorama vasto di esperti e di buoni analisti della Turchia ….
    perche non parlate dei sindaci che sono stati arrestati ieri a Amed?
    perche non parlate degli arresti di 2000 amministratori democraticamente eletti alle amministartive del 2009?

  • Vorrei proporre un paio di punti di riflessione riguardo gl’interventi di manutenzione di edifici privati.
    Ci sono tantissimi (non riesco a quantificarli) edifici che sono di proprietà di Italiani residenti all’estero. Purtroppo la vita ci pone di fronte a varie dolorose situazioni, ed a causa di queste (ad esempio la morte dei genitori) si “deve” acquistare l’appartamento dei genitori. Si diventa quindi proprietari di appartamenti che poi risultano disabitati per ca. 47-49 settimane all’anno, ma su cui si pagano tutte le tasse dovute, inclusa l’IMU. Fin qui nulla di particolare.
    Il problema sorge quando si tratta di mettere mano a quest’appartamenti per la normale, e purtroppo, anche per la straordinaria manutenzione. I proprietari che non sono residenti nella loro “prima casa” non hanno diritto nè a sgravi fiscali nè ad altre agevolazioni. Quindi niente Bonus Energetico, niente Bonus Ristrutturazione etc.
    Come si può pensare che Italiani iscritti A.I.R.E. (ma anche proprietari stranieri) che possiedono un appartamento in Italia non vengano coinvolti in questa grande sfida che è quella di rimodernare e consolidare il patrimonio edilizio italiano? Se si ritiene che tutti gli emigranti residenti all’estero, oramai siano nella condizione economica di farcerla da soli perchè “guadagnano una fraccata di soldi”, beh mi dispiace deludere queste aspettative. Non tutti siamo speculatori inglesi o tedeschi che acquistano nel Chiantishire case da favola od agriturismo. C’è chi si ritrova in questa condizione (volenti o nolenti) per non voler tagliare completamente le radici con la propria Terra, che amano sopra ogni altra cosa! Perchè? gli Italiani iscritti A.I.R.E. devono essere venir così discriminati? Capisco se qualcuno avesse case su case, ma chi ha ereditato la casa dov`è nato e cresciuto? e non vuol abbandonare la Speranza, un giorno, di ritornarci?

    Quindi la mia domanda, o meglio, l’ambito nel quale credo ci sia possibilità d’intervento: Porre sullo stesso piano dei proprietari di prima casa residenti anche gli Italiani iscritti A.I.R.E. almeno su una casa. Altrimenti non ci sarà altra scelta (quella che tra l’altro hanno già fatto miei conoscenti) che è quella appunto di vendere e tagliare completamente questo legame, idea che contesto in maniera ferma!!

    Inoltre, ma questo è tutto un altro capitolo, c`è il problema che coinvolge i condomini, dove condominii per meri interessi economici bloccano lavori d’ammodernamento e/o consolidamento, l’antica storia dei millesimi. Questo è un problema generale, e credo si potrebbe studiare un meccanismo dove lavori di messa in sicurezza sismica e/o strutturale sono a deroga delle lotte intestine condominiali, quelle a colpa di maggioranza millesimale.
    … solo un’idea.
    Saluti
    Marco

    • Grazie Marco che hai posto un giusto quesito per noi italiani all’estero, che come proprietari di una casa -ufficialmente seconda casa, anche se è l’unica che possediamo- diamo con Imu e tasse molto di più ad uno stato che non ci considera, anzi ci vuole regredire a cittadini di serie B. Le case degli italiani all’estero in molti comuni superano il numero di quelle dei residenti, soprattutto al centro sud. Non è un fenomeno trascurabile.

  • Vi ascolto con piacere da anni e vi apprezzo.
    L’argomento per cui vi scrivo è il terremoto. Mia sorella Valeria con la famiglia abita a San Ginesio, un paese bellissimo, il Balcone sui Sibillini. Il paese è stato evacuato, così come Falerone, Caldarola, Pieve Torina, Amandola, Sarnano, Tolentino e tanti altri. I marchigiani sono persone forti e dignitose, ma hanno bisogno di coraggio in questo momento difficile.
    Gli amici di Valeria stanno partendo. Per poco, sperano, perchè confidano nelle casette di legno in primavera. Facciamo in modo che questo possa accadere.
    Ho avuto modo di vedere da vicino la situazione de L’Aquila, ancora precaria a tutt’oggi per gli amici che ho lasciato laggiù: dobbiamo fare in modo che questo non succeda anche per le Marche.
    Il faro dell’informazione deve rimanere acceso.
    Vorrei anche inviare un saluto agli amici di San Ginesio, a Gazzosa, Monica e Alessandro, Luca, Gianni, Romina, al piccolo Koala e a tutti commercianti i cui negozi si affacciano sulla meravigliosa piazza di San Ginesio. Coraggio! Ci vediamo presto!

    Monica

    Eccovi dei link:

    http://www.lettera43.it/cronaca/viaggio-a-san-ginesio-nell-altro-terremoto_43675258493.htm

    http://www.cronachemaceratesi.it/2016/10/27/a-san-ginesio-e-rimasto-solo-lostello/877272/

    http://www.lettera43.it/fatti/terremoto-san-ginesio-racconto-di-un-paese-a-pezzi_43675266030.htm

  • penso sia necessario un intervento urgente e diffuso per sostenere tutti i produttori locali perchè abbiano quanto prima l’aiuto per riprendersi, vale a dire stalle se sono distrutte, laboratori per elaborare e stoccare marmellate miele e gli altri prodotti agricoli, strade per far trasportare il latte, ai muratori locali vanno affiancati tecnici delle costruzioni antisismiche perchè la teconologia esterna va collegata alla manodopra locale. tutto questo si chiama ricostruzione che ha bisogno di coniugare due tecnologie fondamentali, la prima è la sicurezza materiale la seconda è la sicurezza psicologica personale e collettiva delle popolazioni colpite. due sicurezze che non sono disgiunte, ma debbono per forza procedere con tempi certi e rapidi

  • Perché non esiste ancora un quotidiano (o almeno un settimanale) europeo, che contribuisca a sviluppare una comune coscienza europea?

  • Come ha sostenuto Michel Moore in un articolo di qualche settimana fa, molti hanno votato Trump, non perché concordino con lui, non perché stimino il suo ego e il suo bigottismo, ma semplicemente perché possono votarlo. E votando per Trump posso fare arrabbiare mamma e papá, ovvero l’establishment che li ha abbandonati.

    Qui il link: http://michaelmoore.com/trumpwillwin/

  • deangela minardi

    Anche eventi sciagurati possono avere ricadute positive. Così mi auguro che adesso potremo liberarci finalmente dall’eccesso di sondaggisti sui teleschermi nostrani! Impossibile che Mentana, Floris, ecc., ecc., continuino ad annoiarci a morte con percentuali infedeli su cartelli inutili!
    Oppure c’è qualcosa che a me sfugge? Davvero i sondaggi rappresentano una possibilità di manipolare l’opinione pubblica?

  • Buon giorno, questo tema del lavoro è forse uno dei più grandi in Italia. Io decisi mio malgrado di emigrare in Francia nel 2007 con in tasca un semplice diploma di perito industriale, qualche esperienza lavorativa, ed una gran voglia di guadagnarmii una vita decente”, vita che l’Italia, allora come oggi, non sempre offre alla classe medio bassa. Dal 2007 rimbalzo tra agenzie interinali e contratti a tempo determinato ma almeno il lavoro non manca, certo bisogna adattarsi e talvolta abbassarsi” a far lavori che non avremmo mai pensato di poter/voler fare. Sarò banale ma voglio concludere dicendo che tra gli Italiani la moda di compiangersi e di compatirsi non passerà mai; rimboccatevi le maniche, chiudete le valigie, e se veramente questo bel paese non vi piace più semplicemente andatevene come fecero coraggiosamente molti nostri predecessori.

    Grazie alla redazione.

    Cordialità, Mario Laval.

    Grazie alla redazione.

    Cordialità, Mario Laval.

  • Il risveglio della democrazia

    Da poco è iniziato un processo che definirei il risveglio della democrazia in Occidente. L’avvio è stato il voto sulla Brexit e l’elezione di Trump ne è la continuazione. E’ il ritorno della democrazia classica, quella che gli inglesi hanno costruito lentamente nei secoli con pazienza e passione, superando ostacoli interni ed esterni e conservando istituti e simboli della loro storia, senza buttare via niente. Non parlo quindi della democrazia di tradizione francese, nata dalla rivoluzione che invece ha distrutto tutto, istituzioni, simboli e valori, reinventati con arrogante astrattattezza illuministica, liberté, égalité, fraternité, e proiettati presuntuosamente sull’intera umanità, senza rispetto per le radici proprie e altrui e che ha alimentato altre analoghe rivoluzioni, come quella comunista, che grandi lutti, distruzioni e caos hanno portato in giro per il mondo.

    Cosa è successo oggi? Niente di speciale, semplicemente il popolo, inglese prima e americano poi, hanno ripreso con decisione in mano i propri destini, con scelte coraggiose, per affrontare adeguatamente le sfide della globalizzazione che stanno scuotendo il mondo, ma scandalizzando i bigotti della democrazia illuminista, dura e pura, che trovano inconcepibile che il popolo ignorante esprima una sua volontà, contro il pensiero dominante elaborato dagli intellettuali illuminati, il più bello del mondo. ’Populismo’ infatti chiamano con disprezzo l’esercizio della democrazia questi signori, che vedono in pericolo la loro aristocratica egemonia. La democrazia, quella vera, non gli entra proprio nella testa.

    Cosa succederà ora? Gli europei hanno la possibilità di confluire nel movimento che si è avviato, facendo propria la tradizione della democrazia reale e abbandonando i culti ideologici che fino ad oggi hanno ottenebrato le menti. Un salto di qualità nella vita politica e civile è ora possibile. Una ripresa della migliore cultura occidentale è più che mai necessaria in questo difficile momento di confronto fra culture, religioni, etnie diverse. Il paradigma egualitario illuminista ha dato infinite prove di inadeguatezza e pericolosità e va decisamente abbandonato, prima che faccia altri danni. La globalizzazione non può basarsi su astratte idee livellatrici, ma deve invece consentire alle tradizioni di sopravvivere e rinascere, incontrandosi con altre realtà su pochi valori condivisi.

  • Giovanni Campanella

    Referendum: come voteranno i cosiddetti VIP? Ho appena ascoltato Prima Pagina e mi schiero fra coloro i quali non solo trovano irrilevante la dichiarazione di (pre-) voto di qualche personalità dello spettacolo, ma provano anche fastidio per la pretesa che molti mass media hanno di “informare” i cittadini attraverso forme di gossip come questa.
    Non occorrerebbe piuttosto approfondire ulteriormente le conseguenze (e/o presentare gli scenari) che scaturirebbero a livello istituzionale dalla vittoria del Sì o del No?
    Il primo problema del referendum, a mio avviso, è che siamo obbligati a votare tutto il pacchetto o niente, malgrado alcuni esiti della riforma possano considerarsi certi e, almeno secondo me, positivi (per es. la modifica del bicameralismo perfetto), mentre altri appaiano aleatori e, sempre secondo me, deleteri (per es. la composizione del Senato!).
    Un altro problema è che, come spesso accade in Italia, si è preferito buttarla in caciara e concentrarsi su questioni contingenti (del tipo “mandiamo a casa il governo Renzi”, oppure “aiutiamolo a restare in piedi”), mentre in gioco c’è ben altro: in gioco c’è l’intero assetto del nostro sistema democratico.
    In conclusione, mi piacerebbe tanto che i mass media dimostrassero la differenza che corre tra vera informazione e pettegolezzi “social”, occupandosi dei contenuti e delle conseguenze a medio-lungo termine della riforma, anziché dei VIP che votano SÌ e di quelli che votano NO.

  • Il grande cuore italiano

    Si sveglia e si esalta con le grandi sciagure, come i terremoti. Allora scatta, come si usa dire, il grande cuore italiano, in un orgia di bontà e di eroismi. E totale e’ la partecipazione emotiva del paese, specie oggi coi media onnipresenti, che non perdono una lacrima di chi ha perso tutto e se non basta li vellicano e stuzzicano e rovistano tra i loro sentimenti per ottenere lo spettacolo del dolore. E i poveri terremotati sedotti dall’essere in onda, al centro dell’attenzione collettiva, perdono ogni controllo, fino a penose forme di rimbambimento, come parlare con Dio. Ma forse va bene così in questo paese dove molti amano l’esibizione, mentre sconcerto produce nei popoli europei, dove al dolore si associa il silenzio.
    Altra cultura quella europea, con poco in comune con le culture mediterranee. Questo esprime la satira di Charlie Hebdo, che tanto ha scandalizzato gli italiani. Inconcepibile e scandaloso un paese che non si cura della sicurezza dei cittadini prevenendo i rischi, mentre spende molto più denaro nel celebrare inutili, chiassosi, osceni riti. Non capiscono, non potranno mai capire una società che ha trasformato la compassione in una ideologia, che guida la propria politica. Non si aiuta per empatia e per alleviare i disagi altrui, ma perché è un imperativo etico, l’ideologia, la religione che si segue ciecamente. E allora ben vengano le calamità per dare modo al nostro grande cuore di esplodere in un’orgia di bontà. L’amore per i malati si trasforma facilmente in amore per le malattie e in affari con le malattie, perché le economie si adattano ai contesti culturali e li assecondano. Caro Charlie noi invece ringraziamo la Mafia che facendo crollare le nostre case ci consente di esibire le nostre migliori virtù, le più belle del mondo. Amen.

  • Giuseppe Queirolo

    Se Giovannino Guareschi fosse ancora tra noi, in questi ultimi tempi – ed in particolare sul tema referendum – avrebbe speso una fortuna nell’invio a tantissimi del succhiello per praticare la terza narice. I trinariciuti erano di preferenza i comunisti che con “obbedienza pronta, cieca, assoluta” seguivano i dettami del partito così come venivano pubblicati sull’Unità. Ma meritavano la terza narice tutti coloro che -di destra, di centro o di sinistra – dimostravano di aver abbandonato la capacità di elaborare una propria convinzione per affidarsi a ciò che il loro partito o movimento imponeva di fare o dire.
    Giuseppe Queirolo

  • Sistemi caotici

    Il concetto di sistema viene applicato ai campi più disparati, dalla fisica alla biologia, alla sociologia. Tra domini così diversi, emergono similitudini tali da giustificare una visione generale in termini appunto di sistemi. “Ad esempio esistono isomorfismi tra sistemi biologici ed epiorganismi come le comunità di animali e le società umane” (L. von Bertalanffy).

    Le teorie generali dei sistemi parlano di sistemi chiusi e sistemi aperti, non che io sappia di sistemi caotici. Quando si osservano le società umane e ci si imbatte nella società italiana, ci si rende conto che il suddetto paradigma dei sistemi, nella sua impostazione classica basata sulla distinzione tra sistemi chiusi ed aperti, è insufficiente a spiegare un caso così anomalo. Non essendo un cultore delle teorie dei sistemi, è con grande imbarazzo che mi vedo costretto a proporre la revisione della teoria generale, in favore di un suo ampliamento, che consenta di spiegare il fenomeno Italia. Credo che allo scopo sia necessario introdurre nella teoria una nuova categoria, quella dei sistemi caotici. Contraddizione in termini, in quanto caos è non-sistema. Credo invece che in Italia il regnante caos sia proprio sistematico. Mi dispiace (e chiedo profondamente scusa alla comunità scientifica) turbare i lavori teorici sulle complessità organizzate, ma non vedo altri modi per spiegare il curioso caso Italia.

    L’organismo Italia è costituito da componenti elementari, gli esseri umani, gli individui, che però a sé stanti non hanno consistenza e rilievo, praticamente non esistono. Non li caca nessuno, per dirla con il linguaggio indigeno. Le prime componenti significative sono le loro aggregazioni, i gruppi o clan. Le famiglie biologiche, ma anche le famiglie mafiose, gli ordini professionali o religiosi, o le associazioni sportive, i partiti politici, sono tutte aggregazioni di primo livello.

    Ad un livello superiore dovremmo trovare le istituzioni. Questo è il salto che in genere trasforma un aggregato umano in società umana e che in Italia però sembra non essere mai avvenuto. Nelle istituzioni infatti le aggregazioni di primo livello si sciolgono e decompongono, quindi scompaiono sostituite appunto dalle istituzioni stesse. Ma in Italia questo non accade: nelle istituzioni ufficiali i clan rimangono presenti ed attivi, fino a vanificarle. La differenza tra clan e istituzioni sta anche nel grado di complessità dei rapporti in essi possibili. Nei clan e nelle loro relazioni i rapporti sono elementari, primordiali: bbuono/no-bbuono, amico/nemico, sinistra/destra. Nelle istituzioni i rapporti sono variegati, ricchi di forme e ruoli: le specializzazioni si possono sviluppare, arricchendo, anche economicamente come ci ha spiegato Adam Smith, le comunità umane. Viceversa nei rapporti primitivi dei clan esistono solo attitudini predatorie, non quelle collaborative e specializzate tipiche delle società umane istituzionalizzate.

    Quindi l’unica forma di relazione tra i gruppi sociali è il conflitto. L’Italia conosce solo i conflitti, è fatta di conflitti. E’ l’unica forma di relazione nota. La si apprende all’interno del clan primario, la famiglia, la si apprende col latte materno. Il caos, il conflitto sono l’unica dimensione esistenziale, il senso della vita. Lotta continua sarà! Amen.

    Una miriade di clan (non istituzioni integrate collaboranti!) opera nella gestione (non superamento!) degli innumerevoli conflitti tra i clan, compresi gli stessi clan che dei conflitti si occupano (organi di giustizia), in quando essendo la nostra una società disarticolata, piatta e disponendo quindi di un solo livello, anche essi sono inevitabilmente attori presi dal vortice dei conflitti. Ogni giorno i mass media ci coinvolgono emotivamente nei conflitti istituzionali (ai quali essi stessi in quanto clan partecipano attivamente), mostrandoci le cosiddette ‘istituzioni’ in conflitto tra loro (in realtà clan con ruoli istituzionali, presentati ipocritamente come super partes, ma percepiti e fatti percepire via, via, come amici o nemici). Insomma il teatrino della politica, che come una telenovela ci cattura e ottunde. In definitiva la dinamica sociale italiana opera esclusivamente al primo ed unico livello: non esiste un livello superiore, istituzionale, che lo trascenda. Non ne siamo culturalmente (geneticamente?) capaci. Così è.

    Una spiegazione di ordine storico può trovarsi nei ripetuti e falliti tentativi di creazione dello stato italiano, dai primi tentativi dei longobardi (del nord e del sud), ad oggi, sempre e con successo ostacolati dalle rivalità dei vari signori, a cominciare dalla Chiesa.

    Una spiegazione culturale dovrebbe esserci. Profilo matriarcale delle culture mediterranee, padre infantile e madre irresponsabile?

    Una spiegazione biologica? Nel DNA? Chissà?

    Inoltre il sistema Italia è sistema chiuso, nel senso della teoria generale dei sistemi. Vuol dire che non avvengono scambi in entrata o uscita con altri sistemi. Lo stato italiano fa parte della comunità europea, ma non si vedono assorbimenti culturali, né esportazioni di valori domestici verso gli altri paesi della comunità (per loro fortuna!), come dimostrano le numerose e croniche inadempienze verso le normative comunitarie. La nostra presenza in Europa è di facciata, non sentita né vissuta profondamente. Quindi non c’è da sperare in una contaminazione positiva della nostra cultura. Sistema chiuso. Altre speranze di evoluzione dal caos non ne vedo.

    Per fortuna!!!

    Immaginate se un giorno per miracolo cessasse la litigiosità nazionale. Sarebbe un vero disastro economico e sociale: un esercito di avvocati, magistrati e poliziotti disoccupati, le amministrazioni nazionali e locali vistosamente ridimensionate, i commercialisti a spasso, mediatori e faccendieri scomparsi, e così via per tutti i professionisti e operatori del caos, praticamente quasi tutti gli italiani.

    Ebbene sì, abbiamo bisogno del caos! Amen.

  • In Italia si parla di occupazione e non di lavoro. Non si considera la sua funzione sociale e di tutela della dignità se non in relazione a numeri e a tassazione. Questa parte dei fondamenti sociali dello stare assieme emerge solo in negativo quando sentiamo che il Paese non è fatto solo di impiegati, ma di operai e di lavoratori che fanno mestieri ormai abrogati dalla conoscenza comune. Neppure a scuola si insegna più cosa succede quando si ha un lavoro. Il lavoro è merce e la società diventa merce. Nasce il popolo dei voucher e gli si chiede di essere parte concreta di un insieme sociale e di fare figli. Ma con quali possibilità vere di crescere, di mantenere ruolo e dignità al lavoro e ai lavoratori?

  • Buongiorno, vi scrivo per avere un’opinione su una cosa che reputo molto grave. Brevemente: sono residente dal 2012 in Francia ed iscritto quindi all’AIRE; rientrato per qualche settimana in italia ho fatto richiesta ( entro l’11 novembre come previsto alla prima scadenza) per poter votare In un altro comune francese dove ero per lavoro. Risultato, ne nella mia casa in Francia, ne all’indirizzo provvisorio comunicato ho ricevuto il plico per votare e domenica non mi hanno accettato nemmeno in italia, non ho quindi potuto votare da nessuna parte. Avrei voluto piangere davanti al presidente del seggio.
    Cosa ne pensate?
    Molte molte grazie.
    Mario Italia / Francia

  • L’analisi di Franco è a mio avviso perfetta, e ad essa di aggiunge il fatto che nuovamente si trasferisce nella ritualità politica che ancora non capisce il Paese. Eppure i canali per arrivare ai problemi no n mancano e forse la vera distinzione tra progressisti e conservatori in futuro sarà questa ovvero tra quelli che affrontano i problemi che riguardano i molti rispetto a quelli che conservano il potere dei pochi.

  • Le due Europe

    Mi pare che l’Europa occidentale sia dominata dalla sinistra e dalla sua ideologia illuminista, individualista, globalista (mondo di individui e non di comunità), anti-localista, anti-nazionalista, distruttrice delle culture storiche, a favore di una cultura unica globale (figlia dell’égalité). Invece l’Europa orientale è il suo contrario, da cui il contrasto che le divide. Il resto del mondo anche sembra andare in direzione ‘orientale’, con i nazionalismi esplosivi del medio oriente, oltre al tradizionale naz. russo. Di conseguenza anche il resto del mondo si sta spostando in quella direzione, come dimostra il fenomeno Trump, che ora forse ne sarà la guida.
    Questo contesto rafforza la coesione e determinazione dei paesi europei dell’est a difendersi dai deliri globalisti autodistruttivi dei paesi occidentali (essenzialmente di Germania e Italia, democrazie giovani e inclini alla perdita di senno, in passato (comunismo > nazismo) e anche oggi (globalismo (delirio dell’accoglienza) > ‘populismo’ (nazionalismo)).
    Questo disturbo riguarda in misura molto minore gli altri paesi dell’Europa occidentale, che tutti hanno un passato più navigato, che li salva dai deliri infantili, dal prendere sul serio le ideologie di moda, come invece fanno Germania e soprattutto Italia con il delirio dell’accoglienza. Gran Bretagna, Spagna, Portogallo, Francia, Austria e Olanda hanno un passato imperiale e/o di frequentazione del mondo, a differenza dei nostri due paesetti ingenui e provinciali, che prendono tutte le stupidaggini sul serio e avendo purtroppo influenza (almeno la Germania) fanno danni a sé e agli altri. Speriamo che mandino presto a casa la Merkel.
    L’intesa di Visegrad nasce anche dai pericoli reali che corrono quei paesi, confinanti con la Russia dal carro armato facile. Da qui il loro bisogno di difesa militare, la loro pressione sulla NATO per avere truppe sui loro territori e la necessità di un rafforzamento militare.
    Così facendo però non esprimono solo loro esigenze, ma invece interpretano anche esigenze dei paesi occidentali, delle quali questi non si rendono conto per stoltezza. Questi infatti non hanno i carri armati ai loro confini, ma hanno di peggio, sono invasi da orde di giovani maschi provenienti essenzialmente dai territori arabi.
    E’ tutta l’Europa in grande pericolo di essere travolta, che ha bisogno di accendere il cervello e prendere coscienza di quanto sta accadendo e di provvedere armandosi e difendendo i propri confini, orientali e meridionali.

    • Vorrei precisare quanto detto sopra. Si tratta di analisi grossolana, ovviamente, e molto schematica e polarizzata, come usa mi pare nei forum. Personalmente non mi considero di parte, apprezzando aspetti del globalismo, così come del nazionalismo. O meglio ritengo che le due ideologie debbano convivere, invece di demonizzarsi a vicenda come mi pare succeda. In altre parole sono convinto che dannosi siano gli eccessi, gli ‘ismi’, il fanatismo, mentre positiva sia la capacità di integrare aspetti diversi delle varie prospettive. Quindi non osteggiare o trascurare le istanze locali, ma senza perdere di vista l’integrazione globale, inevitabile, ma da perseguire con estrema cautela. Mi pare che la Gran Bretagna sia buona maestra di questa via, difficile soprattutto per chi è convinto che la verità sia una sola, la propria.

  • Attilio Miletto

    scrivo sul problema di oggi : mancati investimenti.
    Come ben spiegò ieri Craveri presentando il suo libro gli investimenti li fanno o le grandi imprese o lo Stato. le prime non ci sono più, il secondo ha problemi di bilancio e non li può fare.
    Aggiungiamo un sistema di imprese avido e tirchio nello stesso tempo, che ha puntato solo a ridurre il costo del lavoro senza investire nemmeno per aggiustare gli impianti.
    Nessuno poi o quasi conosce le lingue . Per andare utilmente all’estero , ad esempio nelle istituzioni comunitarie, ne servirebbero due….

  • Attilio Miletto

    Fortezza Europa
    Temo le misure proposte serviranno a ben poco. Come ha ben detto Orsini i terroristi in attività sono “lupi solitari”, difficili da scoprire prima , ma senza alcun radicamento ne territorio e quindi facili da intercettare in un paese a punto come l’Italia. Non dimenticherei le gravi deficienze del sistema tedesco. Non aver potuto agire nemmeno dopo la segnalazione di un infiltrato e non avere risorse sufficienti per controllare i sospetti noti -tra cui il noto Amri – indica gravi carenze che devono venir sistemate . I ponti levatoi non c’entrano proprio.

  • L’unico modo per fermare il terrorismo è togliergli il consenso. Rossana Rossanda, con un semplice articoletto (Album di famiglia), smascherò le Brigate rosse come componente della sinistra, che così fu costretta a togliere loro il consenso e subito tacquero. Ci vorrebbe un intervento simile nel mondo islamico, un esame di coscienza e un’assunzione di responsabilità, ma non ci pensano nemmeno. Più comodo considerare i jihadisti estranei ad un Islam di pace, che invece purtroppo non esiste, finché appunto non decideranno loro di cominciare a farlo esistere, attraverso una sincera autocritica. Ma chi glielo fa fare, visto che pochi li accusano e molti invece li scagionano.

  • Paolo Cardinali

    Sono stato un’attivista del M5S a Verona. Ho seguito per due anni e mezzo l’attività consiliare e ho supportato uno dei consiglieri quale responsabile del gruppo di lavoro sulle tematiche legate alla Cultura e al Turismo, in particolare alle tematiche dell’accessibilità ai relativi luoghi e servizi dedicati.
    Ho evidenziato sin dalle elezioni Regionali del 2010 che il M5S non ha un’idea del paese ma raccoglie solo qualunquisticamente critiche e mugugni senza valorizzare capacità ed esperienze che si sono disperse ormai da 3/4 anni.
    La democrazia dal basso è stato da sempre solo uno slogan cavalcato dall’amministratore delegato proprietario del marchio del movimento.
    Chi ha partecipato (veramente) alle prime iniziative ha capito da tempo che il progetto ideale del M5S è già morto. Chi pensa o penserà nelle urne di votare il “nuovo”, è solo un’illuso o quantomeno un disinformato.
    Giusto l’opposto di quello che all’inizio erano le caratteristiche dell’elettore esigente e partecipante del Movimento.

  • Come sapete abbiamo avuto molto a che fare con i migranti per l’agricoltura locale. Il progetto era “Coltivare lavoro” di ORTIPISANI di Pisa. In quell’occasione venimmo intervistati da un importante giornalista cinese al quale noi chiedemmo la situazione in Cina. Ebbene, ci disse che la Cina si stava preparando ad accogliere la migrazione africana, ed era da noi proprio per imparare come impiegarli, essendo la Cina proprietaria di tanta Africa e grande esportatrice di beni di consumo e di lavoro in Africa.

  • Visto l’interesse che l’articolo apparso su LaStampa di lunedì ha suscitato fra gli ascoltatori di PrimaPagina, allego ? il contributo all’argomento tratto dalla trasmissione Report di qualche mese fa. In sostanza il servizio pone la seguente questione: viene prima la democrazia o lo sviluppo? E può esserci la democrazia d’importazione? Decenni di storia insegnano che così non va. Nel servizio di Report si cita anche l’economista Damisa Moyo il cui libro LA CARITA’ UCCIDE può essere utile lettura per i molti ascoltatori che vogliono aiutare l’Africa. Forse farebbero meglio ad aiutare l’africa qui da noi, ma non con l’elemosina.

  • Mi piacerebbe mettere in relazione anche le ultime iniziative di Trump che in sostanza per incentivare la produzione locale (industria automobilistica) ha proposto di ridurre le barriere sul controllo delle emissioni. Quindi il rapporto tra inquinamento e sviluppo, in un momento di crisi del avoro, è lampante. Ma sopratutto mette in evidenza la mancanza di idee innovative per armonizzare sviluppo ed ecologie.

  • Mi vengono in mente le parole di Alberto Sordi in “Un borghese piccolo piccolo”: …Gli avrebbero dato qualche anno, a bere e a magnà…”

  • maurizio callegati

    im questi giorni si parla di nuove vittime nella terra dei fuochi, bambini, morti per inquinamento, sostanze tossiche, gettate nei materiali da costruzione, a conselice (RA) Officina dell’ambiente (MATRIX)…
    il Sindaco ci informa che nel 2016 sono entrati 3374 autotreni
    per un totale di 99355 tonnellate di scorie da incenerimento da termovalorizzazione di RSU (rifiuti solidi urbani)….CHE “LEGALMENTE” VENGONO MISCHIATE, AI MATERIALI ,edili
    …luci…. sipario. nessuno risponde, nessuno vuole sapere,nessuno ne parla,in città.

  • Buongiorno, sono la presidente dell’associazione libera-uscita onlus associazione per il diritto di morire con dignità fondata a Roma nel 2001. Ass. apartitica, nazionale, laica. Siamo collegati alla rete internazionale per il “diritto di morire con dignità” RtDS e WFRtDS ma da anni riteniamo che la priorità in Italia sia una buona Legge sul Testamento Biologico. Parlare ora di eutanasia può essere molto fuorviante, ingenera grande confusione anche nell’opinione pubblica. Bisogna imparare a distinguere per fare corretta, necessaria informazione. Siamo impegnat* dal 2009 sul fronte dell’autodeterminazione terapeutica, il primo Registro dei Testamenti Biologici, nato a Roma nel X Municipio, fu una proposta dell’allora nostro Segretario nazionale Dr. Giampiero Sestini. Da allora abbiamo contribuito alla nascita di tanti Registri comunali e a fare informazione. La Legge licenziata dal comitato ristretto della Comm. Affari Sociali della Camera prevede ciò che riteniamo irrinunciabile per un pieno riconoscimento della autodeterminazione terapeutica: tutte le terapie rinunciabili, naturalmente alimentazione e idratazione artificiali comprese, e disposizioni vincolanti per il personale sanitario. Questa legge consentirà, insieme ad una maggior diffusione delle Cure Palliative anche domiciliari (legge 38/2010) di morire meglio di quanto purtroppo oggi accade. Chi stende un TB intende porsi al riparo dal vedere prolungata artificialmente per settimane o mesi la propria agonia o di essere mantenuti in vita in uno stato di incoscienza per anni (SVP). Siamo l’ultimo paese in Europa, insieme all’Irlanda, che non ha ancora normato la materia, eppure noi, unici in Europa, abbiamo questo diritto fondamentale scritto a chiare lettere nel 2° comma dell’art. 32 della nostra Costituzione. Grazie per quello che fate!

  • Non sempre una situazione di grave disabilità è vissuta con drammatica disperazione, se vissuta nella fede è trasformata in vita preziosa per se e per gli altri.

    Benedetta Bianchi Porro,
    a causa di una grave malattia era paralizzata, agli arti inferiori, costretta dapprima in poltrona, poi a letto. Perde la vista, l’udito, il gusto, il tatto, l’odorato cosi scriveva a Natalino:

    Caro Natalino,
    in “Epoca” è stata riportata una tua lettera, che la mamma mi ha trasmessa per mezzo delle mani. Sono sorda e cieca, perciò le cose per me diventano abbastanza difficoltose.
    Anch’io, come te, ho ventisette anni, e sono inferma da tempo.

    Un morbo mi ha atrofizzata quando stavo per coronare i miei lunghi anni di studio: ero laureanda in medicina…
    Però nel mio Calvario non sono disperata. Io so, che in fondo alla via, Gesù mi aspetta.
    Prima nella poltrona, ora nel letto che è la mia dimora, ho trovato una sapienza più grande di quella degli uomini.
    Ho trovato che Dio esiste ed è Amore, Fedeltà, Gioia, Fortezza, fino alla consumazione dei secoli…
    Ciao, Natale, la vita è breve; passa velocemente. Tutto è una brevissima passerella, pericolosa per chi vuole sfrenatamente godere, ma sicura per chi coopera con Lui, per giungere in Patria.

    Ti abbraccio.
    Tua sorella in Cristo

    Benedetta

  • Anch’io, ovviamente e come tutti, voglio poter decidere come morire.
    Mi chiedo però qual’è la coerenza del genere umano, che soffoca i maiali con l’ossido di carbonio e i conigli nei cassoni a vuoto. Che ai polli taglia la gola, da vivi, con l’automatismo di una lama rotante che fa parte della catena che procede da sola. Ai bovini spariamo un chiodo nella testa affinchè stiano fermi ma il loro cuore deve continuare a battere per poterli dissanguare completamente. E mi fermo qui, perchè tutti i video sono disponibili in rete.
    Giustamente rivendichiamo autodeterminazione per la nostra vita e per la nostra morte, rispettiamo quindi quella degli altri viventi che hanno diritti pari ai nostri.

  • Fulvio Bettinelli

    pubblicità di una nota catena di supermercati: roastbeef di bovino adulto irlandese, roastastbeef di bovino adulto argentino,roastastbeef di bovino adulto USA, roastastbeef di bovino adulto australiano (con i relativi prezzi ) “in confezioni innovative che indicano le migliori modalità di cottura e preservano più a lungo la freschezza del prodotto.”
    DAL PUNTO DI VISTA AMBIENTALE (ALLEVAMENTO, TRASPORTO, CONFEZIONE) COSA COSTA TALE CARNE CHE PROVIENE DA LONTANO????

  • Marta Billarelli

    Ho ascoltato oggi la trasmissione, come spessissimo accade. Ai complimenti di rito – adoro radio 3 – aggiungo una richiesta. In fine trasmissione avete parlato di un’applicazione sviluppata da due ragazze, per mettere in contatto gli emigrati che possano aver bisogno di ospitalità o altro, con persone che possano offrire ospitalità, lavoro, o anche solo un piatto di minestra. Sarei interessata a vedere quell’app, a scaricarla e usarla. Se mi mandate la vostra e-mail vorrei anche raccontarvi perché…. Grazie mille!
    Marta

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