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ALIAS: ASCOLTA L’AUDIO DOCUMENTARIO

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Vuoi ascoltare o riascoltare le tre tappe del viaggio di Giovanni sulla Terra?

Per ascoltare ciascuna puntata, basta cliccare sulle immagini.

Alias, cronache dal Pianeta Asperger è stato realizzato da Giovanni Morandini e Jonathan Zenti. Le musiche sono tratte dall’album S.P.A.CE. dei Calibro 35. Tutte le informazioni sul sito 3soldi.rai.it

Tornare alla base?

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Ogni puntata dell’audio documentario Alias – Cronache dal Pianeta Asperger, realizzato da Giovanni Morandini e Jonathan Zenti, è anticipata da un diario di bordo: appunti, scritti e sonori, in cui Giovanni racconta la sua spedizione sulla Terra.

“…ma scherzi (e bancomat e carte d’identità) a parte si può dire, una volta tornato alla base che questa spedizione nel mondo esterno abbia avuto un esito positivo? Che mi abbia fatto trovare risorse utili per me e la mia specie?
16780563_1555485754480716_179791365_nSenz’altro: mi ha fatto scoprire e sperimentare di persona un ambiente lavorativo il cui ossigeno è adatto ai miei polmoni e in cui mi sono pure trovato a mio agio, e questo mi fa sperare che non dovrò sempre vivere accudito amorevolmente dai miei genitori umani, che un giorno potrei anche vivere per conto mio e guadagnarmi da me questo famoso denaro, come fanno quasi tutti i terrestri. Ma la cosa più importante è stata senza dubbio la realizzazione di questo audio documentario, un documentario scientifico che illustra come quelli della mia specie si relazionano con il mondo circostante, e che fornisce una serie di regole di sopravvivenza. Certo, è ancora presto per fare i salti di gioia, perché si tratta solo di una promessa e come ricorderete quando si tratta coi terrestri vale sempre la Regola Numero 5: Non fidarti di nessuno.

A parte queste cose veniali la mia speranza è soprattutto che il mio audiodoc/manuale di sopravvivenza possa servire a migliorare le condizioni dei miei simili sparsi in giro per il pianeta; così quando saremo abbastanza forti potremo impadronircene!

Eh Eh! Scherzavo! Anche perché in un certo senso ce ne siamo già in parte impadroniti. Pare che molte delle persone più ricche, potenti e di successo del mondo provengano dal Pianeta Asperger e si siano piazzate nientepopodimeno che…nella Silicon Valley, l’ombelico del mondo, centro della tecnologia, della finanza e delle nuove idee. Negli Stati Uniti, sono nate decine di associazioni che fanno parte di un vasto movimento per la difesa del nostro diritto a essere come siamo: il Self-advocacy movement. E ora anche in Italia stiamo andando nella stessa direzione. Eh, non vi nascondo che non mi dispiacerebbe diventare come una di quelle persone facoltose della California. Sì perché pare che il denaro aiuti moltissimo a rendere la vita più confortevole in questo pianeta. Ok forse mi sto allargando troppo, sarebbe un po’ difficile, anche perché io non sono un Aspie tecnologico ma umanistico e con la letteratura non si fanno i soldi; e poi non sono così ambizioso, non mi interessa diventare miliardario, vorrei solo non avere problemi economici e soprattutto fare qualcosa di bello e notevole che contribuisca a migliorare la mia vita e quella di altre persone, in particolare di quelle provenienti come me dal Pianeta Asperger.

Vorrei aiutare i terrestri a capirci. È vero, possiamo sembrare un po’ strani, a volte persino fastidiosi, e relazionarsi con noi può risultare più difficile che con degli umani tipici, anzi neurotipici; ma con un po’ di comprensione e buona volontà da parte di entrambi questa relazione e questo dialogo possono avvenire ed essere proficui per entrambi. Possiamo imparare molte cose gli uni dagli altri e venire arricchiti e migliorati come persone. Magari alla fine salterà pure fuori che malgrado tutte le prove apparentemente inoppugnabili, in realtà non veniamo nemmeno da un altro pianeta ma siamo anche noi terrestri ed esseri umani, solo con un modo un po’ diverso di vedere il mondo.

Cosa farò adesso?

Prima di tutto sto scrivendo una tesi per il Collego Internazionale dell’Università Ca’ Foscari16779883_1556956754333616_1136047292_n (1)di Venezia che si intitola Rendere visibile l’invisibile: l’accesso all’istruzione superiore per gli studenti con Sindrome di Asperger, In Italia. Da questa prima stesura vorrei poi ricavare un progetto per un dottorato di ricerca. La cosa che mi riesce meglio in assoluto è studiare, amo l’università e l’ambiente accademico mi calza a pennello. In mezzo a studiosi e secchioni mi sento in famiglia. Sto lavorando anche a uno spettacolo teatrale, voglio portare Alias in scena, perché, sapete, quell’extraterrestre sul palco dà il meglio di sé. E poi con me ci sono gli Arcangiò. Chissà magari amplierò l’argomento e scriverò un libro, magari un grande editore vorrà pubblicarlo, magari questo libro diventerà un bestseller, magari mi chiameranno addirittura a presentarlo in…televisione! Qualcuno scriverà una canzone per me, anzi un’altra e un’altra ancora visto che due ci sono già: quella de Il Kele e questa in cui oltre a Michele cantano anche Piercarlo D’Amato e Francesco Sartori (e pure mia mamma!)E poi mi piacerebbe continuare con il mio Jukebox Letterario, sarebbe fantastico realizzarlo con il mitico Jonathan Zenti, che con musiche e montaggi va a nozze. E magari da Radio Ca’ Foscari potremmo portare il Jukebox a Radio3. In fondo qualche giovane potrebbe essere felice di ascoltarci!

Ok, ho capito, avete ragione! Forse ora sto sognando ad occhi aperti, ma noi che viviamo con la testa tra le nuvole siamo dei veri specialisti nei sogni e nei viaggi stellari. E a volte riusciamo perfino a trasformare i sogni in realtà.

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Sì, manca una regola: la Regola Numero 10. Da Mosé in poi, voi umani avete sempre amato i decaloghi. Dunque, scrivetelo voi il decimo comandamento. Va bene pure se lo inserite nei commenti. Lo giuro: in qualsiasi galassia dovessi trovarmi, lo leggerò. E forse lo metterò in pratica…”

 

La Regola Numero 1.

Le Regole Numero 2, 3, 4, 5.

La Regola Numero 6.

Le Regole Numero 7, 8, 9.

Conosci la sindrome di Asperger? Giovanni la spiega qui.

Per ascoltare l’audio documentario, vai sul sito di Tre Soldi.

Alias, la canzone

Alias: canzone di Michele Il Kele Cosi, Piercarlo D’Amato, Francesco Sartori

Piercarlo D’Amato è un caro amico di famiglia, una specie di zio, un musicista di grande talento. Nel 1984 in collaborazione con il cantautore mestrino Lucio Quarantotto ha vinto la Targa Tenco.

Francesco Sartori, musicista mestrino, è il compositore che con Lucio Quarantotto ha scritto la celeberrima Con te partirò, successo mondiale di Andrea Bocelli.

Il Kele lo conoscete già, ha collaborato al testo di questa canzone con frasi come “ossimori emotivi” o “tessere di un puzzle sparse in modo che non sai, stravaganti adatti a non adattarci mai”. Un grande!

Una curiosità: i cori femminili li ha fatti mia mamma, anche lei cantante e musicista.

La sopravvivenza

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Ogni puntata dell’audio documentario Alias – Cronache dal Pianeta Asperger, realizzato da Giovanni Morandini e Jonathan Zenti, è anticipata da un diario di bordo: appunti, scritti e sonori, in cui Giovanni racconta la sua spedizione sulla Terra.

“…e così è finita! Sono finalmente tornato a casa. Cosa? No, che avete capito? Non sul mio pianeta! Ma dai, senza neanche prima toccarvi la fronte con un dito illuminato assicurandovi che “Io sarò sempre qui”? Che maniere sono? Sto parlando della casa dei miei genitori umani dopo aver finito lo stage.Come mi sento? Beh, è difficile dirlo. Da un lato un po’ triste come sempre dopo la fine di

16730024_1554246607937964_758399441_nun’importante esperienza di vita che in questo caso è stata anche piuttosto gradevole. Lavorare a Radio3 mi piaceva, era un bell’ambiente, i colleghi erano tutti gentili e simpatici e le cose da fare erano davvero divertenti. Non mi dispiacerebbe se diventasse il mio futuro lavoro; c’è di peggio nella vita che venire pagati per trovare clip divertenti su Youtube, ma immagino che se mi pagassero dovrei fare anche dell’altro. D’altra parte sono anche felice e tutto sommato soddisfatto di me stesso per essere riuscito a portare a termine brillantemente una prova importante.

Che cos’ho imparato? Molte cose, a lavorare in gruppo per esempio, a mettere la mia personalità e le mie competenze al servizio di un’opera collettiva (regola di sopravvivenza numero 6), a rispettare delle rigide scadenze invece che perdere un sacco di tempo prezioso, che non tornerà mai più, a ciondolare (come sto facendo mentre scrivo questo post); ma la lezione più importante è stata questa: ho imparato che quando infili un bancomat nello sportello dei prelievi poi lo devi ritirare subito. Eh sì mi è successo anche questo: ovviamente non mi ricordavo il codice pin a memoria, me l’ero scritto su un foglietto, e questo foglietto, ovviamente, non ce l’avevo in mano in previsione di doverlo usare ma lo tenevo, mescolato a molte altre cartacce del tutto inutili, dentro il portafoglio che era a sua volta dentro il marsupio; e così quando sul monitor è comparsa l’asettica e spietata scritta: “tempo per il prelievo scaduto, la scheda sarà trattenuta” non mi è rimasto altro che fare tutto quello che una persona matura consapevole e autonoma non avrebbe fatto in questi casi: prima tempestare di manate e insulti la macchina attribuendole una volontà umana (che volete, sono un alieno, abituato a convivere con gli androidi), poi rivolgermi ai malcapitati passanti dando come sempre per scontato che devano essere gli altri a risolvere i pasticci da me combinati.

Ho così appreso che l’unica cosa da fare era riferire l’incidente alla banca quando fosse stata

aperta, cioè la mattina dopo. Ci sono andato (ovviamente accompagnato dal sempre caritatevole Pietro Del Soldà, non potevo mica occuparmi da solo di una così delicata faccenda burocratica), ma solo per sentirmi dire che non  c’era niente da fare, l’unica era farsi restituire i soldi dalla banca che aveva rilasciato la scheda, situata nella mia città natale; e così ho dovuto per forza raccontare tutto per telefono a mia madre che non l’ha ovviamente presa bene; ancora una volta per una mia disattenzione erano state scomodate ben due persone.

E magari fosse stato l’unico incidente di questo genere… mentre mi trovavo a Roma ho pure 16730718_1554247204604571_73272310_nperso la carta d’identità! Dove e come? Difficile dirlo, se avessi saputo dove e come non l’avrei persa dato che “perdere qualcosa” nel linguaggio degli umani significa appunto non ricordarsi dove l’hai  lasciata. Ma presumo sia stato proprio mentre giravamo questo documentario. Eravamo entrati nel palazzo della Rai; ho tirato fuori la carta per farla vedere all’entrata e quella è stata l’ultima volta in cui ricordo di averla vista, quella sera stessa dovevo di nuovo farla vedere non era più nel portafoglio. Il giorno dopo sono tornato al palazzo della Rai, ho rifatto tutta la strada e ho chiesto in giro ma niente… non c’era altro da fare che denunciare lo smarrimento alla questura locale e telefonare a mia madre, di nuovo, tra l’altro è stato pochi giorni dopo la faccenda del bancomat. Sorprendentemente stavolta l’ha presa bene, mi ha detto che può capitare, che una volta che avevo fatto la denuncia non c’era problema e che avrei solo dovuto rifare la carta una volta tornato a casa, cosa che ho fatto. Tutto è bene quel che finisce bene?

Non proprio perché circa una settimana dopo l’ho persa di nuovo. Errare humanum est, perseverare autem diabolicum…o piussemplicementem idiotum. E questa volta ho astutamente ritenuto che fosse meglio non dirlo a mia madre, sarebbe stato meglio risolvere la faccenda da solo, tanto l’avevo già fatto, no? Bisognava solo fare di nuovo la denuncia e rifare i documenti una terza volta. Un bel piano ma c’è un imprevisto, a causa degli impegni di studio non riesco mai a portarlo a termine e intanto devo tornare a Roma per finire il documentario… senza carta.

Eh va beh che vuoi che sia? Mi porterò la patente (sarà un’occasione per usarla visto che, chissà perché, non si fidano a lasciarmi guidare) e poi tanto in tre giorni vuoi che mi chiedano i documenti? Ma ecco un altro imprevisto, alla reception di Radio3 inopinatamente… me li chiedono, e in presenza di mia madre, la quale, in anni passati a starmi dietro, ha sviluppato uno spirito di osservazione che neanche Sherlock Holmes, Poirot e la Signora in Giallo messi assieme, e subito mi domanda con tono da inquisitore spagnolo – Perché la patente? Non dovresti tenerla nel cassetto di casa? Dov’è la carta di identità?

Il resto lo potete facilmente immaginare, e questa volta la reazione è molto meno misurata, e tutto questo accade in presenza di Jonathan. Per fortuna riusciamo a venirne a capo: mia madre mi fa telefonare a tutte le postazioni burocratiche con cui ho avuto a che fare 16780081_1555491424480149_1456723945_nnell’ultimo mese,  un numero non trascurabile di impiegati è costretto a fare un sacco di ricerche inutili e alla fine salta fuori che avevo lasciato la carta in ostaggio alla biblioteca dell’università Ca’ Foscari in cambio di una tessera provvisoria (quella vera ce l’avevo ma era confusa in mezzo alle solite cartacce inutili e quindi non disponibile quando ce n’era bisogno) e all’uscita mi ero dimenticato di ritirarla. Fortunatamente mia madre si era casualmente accorta della sparizione e come spesso accade aveva trovato la soluzione al posto mio; se fosse dipeso da me sarei di nuovo andato a fare la denuncia. Se non altro queste esperienze mi hanno fatto aggiungere alcune regole al mio manuale:

  • Regola numero 7: tieni conto delle tue cose e assicurati SEMPRE di averle con te.
  • Regola numero 8: ogni volta che compi un’azione riflettici prima, pensa a tutte le cose che devi fare e alle possibili conseguenze.
  • Regola numero 9: Non dire bugie, specialmente alle persone di cui hai bisogno, “Le bugie hanno le gambe corte” non è solo una frase fatta…”

 

La Regola Numero 1. Le Regole Numero 2, 3, 4, 5. La Regola Numero 6.

Conosci la sindrome di Asperger? Giovanni la spiega qui.

Per ascoltare l’audio documentario, vai sul sito di Tre Soldi.

Amici terrestri

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Ogni puntata dell’audio documentario Alias – Cronache dal Pianeta Asperger, realizzato da Giovanni Morandini e Jonathan Zenti, è anticipata da un diario di bordo: appunti, scritti e sonori, in cui Giovanni racconta la sua spedizione sulla Terra. La terza e ultima parte del lavoro andrà in onda domani: nell’attesa, Giovanni racconta un’amicizia speciale.

“…in qualche modo sono sopravvissuto al mio primo giorno a Radio3. Me ne torno a casa, cioè nell’appartamento in cui starò per tre mesi di proprietà di una simpatica e ospitale famiglia umana. I rapporti con loro sono in generale buoni salvo per qualche piccola 16736796_1555486237814001_1516358181_nincidente di percorso, gli stessi di quando ero bambino, tipo il fatto che mi dimentico spesso la luce accesa, mollo ogni tanto i vestiti in bagno quando mi faccio la doccia, che una volta uscendo ho lasciato la porta di casa spalancata e via dicendo. Piccole cose insomma, ma che sommate assieme possono creare qualche problema. Ok la storia della porta forse è un po’ meno piccola, ma d’altra parte nelle nostre astronavi le porte si chiudono da sole con dei sensori. Comunque da quando la signora ha piazzato in giro per la casa svariati foglietti con su scritto “Questo spegnilo”, “Questa chiudila”, “Questo non mangiarlo” e via dicendo tutto si è più o meno sistemato.

Mi spaparanzo sul mio letto: è stata una giornata dura, ho bisogno di rilassarmi, e così decido di ascoltare la canzone che ha scritto il mio amico Michele dopo che gli ho confidato le mie origini extraterrestri; per essere un umano è riuscito a cogliere davvero bene i miei sentimenti di alien…ato. Ascolto in cuffia of course:

  • Regola Numero 6: evita i rumori molesti, gli altri esistono anche se in quel momento non li vedi

Vorrei dire qualcosa su Michele perché come terrestre è una persona davvero notevole: siamo stati compagni alle superiori ed è stato uno dei pochi miei coetanei di allora con cui sono riuscito ad instaurare un rapporto di amicizia. In seguito ci siamo persi di vista per qualche anno per poi ritrovarci inaspettatamente alla mia festa di laurea; lui ha accettato di scrivere una canzone per una puntata della mia rubrica radiofonica Jukebox letterario dedicata agli scrittori che amavano alzare il gomito: un adattamento rap de Il Veleno di Baudelaire. Da quel momento abbiamo cominciato a collaborare e abbiamo unito le forze creando un gruppo teatrale gli Arcangiò16730785_1552568434772448_898366972_n: Gio e i suoi arcangeli Michele e Gabriel, un altro musicista che canta e suona le tastiere. Abbiamo portato in scena lo spettacolo I due di picche letterari. Io ho scritto il testo e recito, Michele e Gabriel si occupano della “colonna sonora”. Io e Kele abbiamo un’intesa molto forte pur essendo molto diversi;  lui per me rappresenta tutto quello che io non sono e che spesso vorrei essere: socievole, sempre pieno di compagnie, con un taglio di capelli trendy, membro di un complesso e con un dono innato per la musica e la scrittura di canzoni. Dove altro lo trovi uno capace di tirare fuori un pezzo rap dalla Fiammetta di Boccaccio o dai Dolori del giovane Werther? Ma quando io glielo dico mi risponde che siamo tutti diversi, ognuno con un dono speciale. Lui vorrebbe saper recitare e  scrivere monologhi divertenti come me, ed essere sempre così tranquillo come sono io che durante la preparazione degli spettacoli o sul palco non mi faccio mai prendere dall’ansia. Il mio problema è semmai quello opposto: tendo facilmente a distrarmi anche quando sarebbe meglio concentrarsi sul momento e il luogo presenti, tipo quando stavamo preparando lo spettacolo alla biblioteca comunale di Mestre; mentre gli altri sudavano attorno a cavi, casse e microfoni io me ne stavo beatamente immerso in un libro sulla Guerra di Secessione. Ci ha pensato mia madre a ricordarmi nel consueto modo “deciso” su che pianeta mi trovavo.

Soprattutto, mi ripete spesso Il Kele, se non fosse stato per me e per il mio programma radiofonico, lui non avrebbe  mai scritto nessuna di quelle canzoni, a quanto pare uno dei miei doni è stimolare la creatività nelle persone  che mi circondano…”

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La Regola Numero 1. Le Regole Numero 2, 3, 4, 5.

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Invisibili

Invisibili è la canzone scritta da Michele, a.k.a Il Kele, per Giovanni

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Siamo invisibili gli uni con gli altri

eppure basterebbe solo aprire gli occhi per poi guardarci

L’indifferenza guida i nostri passi 

lascia chi è invisibile a fermarsi

 

Invisibile

ad un palmo dal mio naso

ma lo stesso mi è impossibile nel buio averlo chiaro

invisibile

nascosto dietro ad una porta inaccessibile

col silenzio così denso da essere tangibile

Un velo impercettibile permane a separarci

simili nei tratti ma diversi nel pensarci

ed ogni volta che qualcuno tenta di ignorarti

a conti fatti avete perso entrambi

La forza irriducibile di un animo sensibile

è il frutto di una condizione irreversibile

ma oltre e soprattutto un’occasione tanto irripetibile

da renderla esperienza non riproducibile

Invisibili per sempre o una sola volta

urlare non ha senso se poi nessuno ascolta

volta dopo volta il cuore chiude i battenti

si comincia invisibili, si finisce inconsistenti

 

Siamo invisibili gli uni con gli altri

eppure basterebbe solo aprire gli occhi per poi guardarci

L’indifferenza guida i nostri passi

lascia chi è invisibile a fermarsi

 

Ma se ai tuoi occhi sembro invisibile

è perché hai visto i panni che ogni giorno vesto

e a conti fatti è solo una sindrome

ma tanto basta a rendermi diverso

Dimentica l’Asperger ed aspergimi di affetto

io ti aspetto ma tu prendimi coi guanti, non di petto

Abbi tatto, sii diretto e parla schietto

non siamo uguali ma ugualmente portami rispetto

E a dispetto di ciò che si pensa

la distanza tra noi due non è certo immensa

La vita nei miei panni la si sente più intensa

se cogli ogni ricompensa che ci dispensa

E siamo architetture raffinate e originali

Treni con le ali fuori dai binari

Talmente strani, vari, irregolari

Talmente umani, da essere tuoi pari

 

Siamo invisibili gli uni con gli altri

eppure basterebbe solo aprire gli occhi per poi guardarci

L’indifferenza guida i nostri passi

lascia chi è invisibile a fermarsi 

L’atterraggio

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Ogni puntata dell’audio documentario Alias – Cronache dal Pianeta Asperger, realizzato da Giovanni Morandini e Jonathan Zenti, è anticipata da un diario di bordo: appunti, scritti e sonori, in cui Giovanni racconta la sua spedizione sulla Terra. 

“…primo giorno di stage: in questa situazione sarà bene seguire le regole di sopravvivenza in un ambiente ignoto e potenzialmente ostile.

  • Regola numero 2: capire la planimetria. Facile a dirsi! In questo caso pare progettata da un qualche bisbisbisbis (moltissimi bis) nipote di Dedalo: due edifici diversi ai due diversi lati della strada, la prima impresa è dunque capire qual è la porta giusta. I due edifici sono due diverse sezioni della radio e sono intercomunicanti attraverso un passaggio sotterraneo. Figo! Come in un film horror! Ci manca solo la libreria girevole da cui bisogna togliere un libro (o una candela!), ma forse è meglio così non mi ricorderei mai qual è il libro giusto.
  • Regola numero 3: ricordarsi i nomi di tutti gli “indigeni” e associarli alle caratteristiche fisiche. Per non correre rischi me li scrivo su un biglietto: Sara bionda, Florinda mora, Cristina occhiali, Piero capelli ricci e accento napoletano, etc.
  • Regola numero 4: instaurare buoni rapporti con il capo tribù, Cristiana

Lei: Non preoccuparti io sono buona.

Io (pensando): Non fidarti,dicono sempre così

Lei: Do quasi a tutti buone valutazioni

Io (pensando): Quasi… e io non sono tutti

Lei: Per i primi giorni devi solo guardare cosa facciamo senza fare nulla.

Io (pensando): E intanto voi guardate cosa faccio io pronti a fregarmi

  • Regola numero 5: Non fidarti di nessuno!

In ogni caso, non devo mai dimenticare di essere un alieno: sto imparando a destreggiarmi come un perfetto terrestre, ma a volte ancora mi capita di inciampare...”

 

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La Regola Numero 1

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Chi è Alias?

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Ogni puntata dell’audio documentario Alias – Cronache dal Pianeta Asperger, realizzato da Giovanni Morandini e Jonathan Zenti, è anticipata da un diario di bordo: appunti, scritti e sonori, in cui Giovanni racconta la sua spedizione sulla Terra. 

“…ma io come ci sono capitato a Radio3? Beh il fatto è che, anche se forse non lo sono, se arrivo dal Pianeta Asperger, somiglio in tutto e per tutto a un essere umano e su questo pianeta ogni essere umano ha l’obbligo di lavorare per guadagnarsi da vivere. Prima di entrare nel mondo del lavoro vero e pr
oprio bisogna aver fatto uno stage, cioè un’esperienza in un ambiente uguale in tutto e per tutto a un lavoro salvo per il piccolo particolare che non si viene pagati. E perché ho scelto una redazione radiofonica? Perché si tratta di uno dei pochi ambienti lavorativi con cui abbia una qualche familiarità. Da alcuni anni, infatti, collaboro con Radio Ca’ Foscari, la web radio dell’Università di Venezia. Ho usato lo sguardo
alieno della mia razza per creare Jukebox Letterario, un programma che racconta le grandi opere letterarie e i grandi autori in modo ironico  e paradossale, con accompagnamento musicale. E perché ho deciso di collaborare con Radio Ca’ Foscari? Appena arrivato dal liceo all’università mi sentivo un po’ solo e smarrito e non ero riuscito a farmi nessun vero amico tra i terrestri con cui studiavo. Così ho pensato che in uno staff radiofonico, tra colleghi, fosse più facile trovare qualcuno con cui andare d’accordo. E infatti ho conosciuto un gruppo di terrestri piuttosto simpatici e ospitali, con una particolare passione per il cibo e le mangiate. A quanto pare questa passione è una delle cose che le nostre due razz
e hanno in comune. E proprio a Radio Ca’ Foscari ho conosciuto, durante un seminario, il simpatico umano Pietro Del Soldà, che guarda caso è anche il conduttore del programma Tutta la città ne parla. E così quando ho dovuto inventarmi qualcosa per lo stage ho fatto semplicemente due più due. Dunque, Regola Numero 1: se proprio devi avventurarti in un luogo ignoto scegline uno dove conosci già un indigeno che ti faccia da interprete e dica al resto della tribù di non mangiarti…”

 

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Il pianeta Asperger

Il mio pianeta si trova in un universo parallelo, i cui abitanti si chiamano A.S. oppure Aspie. Così come gli esseri umani sono diversi uno dall’altro, anche gli Aspie sono di tanti tipi, ognuno originale e, a suo modo, unico. Sono però simili in alcune caratteristiche fondamentali.

  • Gli Asperger condividono la grossa difficoltà a comprendere il linguaggio degli esseri umani, fatto spesso di cose dette e non dette, di sottintesi, di sorrisi che mascherano lo scherno. Gli umani utilizzano fin da piccoli un linguaggio parallelo, non verbale, che per gli Aspie è molto difficile da apprendere. Preferiscono i discorsi chiari e diretti. Anzi a volte sono fin troppo sinceri, sicuramente ignorano cosa sia la diplomazia.
  • Gli Aspie non apprendono per imitazione le convenzioni sociali, che spesso considerano stupide e senza senso. Molte volte hanno ragione, tra l’altro. Non fanno le cose perché “tutti fanno così” ma vogliono una spiegazione logica. Il problema è che questa spiegazione a volte non esiste.
  • Tutti gli Aspie hanno degli interessi speciali, che li appassionano in modo profondo e a volte quasi ossessivo. Quando si dedicano a questi interessi speciali spesso diventano dei veri numero uno. Alcuni Asperger sono diventati celebri nel loro campo. Ecco qualche esempio:

Dan Akroyd, attore. È diventato famoso con il film Ghostbusters, nato proprio dalla sua passione ossessiva per i fantasmi.

David Byrne, musicista, fondatore dei Talking Heads. Pensate che ha incominciato a salire sopra un palco proprio perché era terribilmente timido, riservato e asociale e sperava di fare colpo su qualche ragazza.

Clay Marzo, 27 anni, campione di surf, una vera star nel suo campo, acclamato per il suo stile spericolato e innovativo. In acqua un delfino, fuori dall’acqua molto strano e imbranato. È diventato un vero testimonial per la sensibilizzazione sulla sindrome di Asperger.

Sheldon Cooper di Big Bang Theory, un personaggio fittizio ma estremamente popolare che presenta moltissimi tratti aspie, per esempio è un genio della fisica teorica, ma nello stesso tempo è molto infantile e ama cartoni animati e libri per bambini. La sua sincerità è imbarazzante.

 

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Istruzioni per l’uso

Cliccando sulle parole in blu si possono ascoltare alcuni contenuti extra: le voci degli amici di Giovanni, quelle della redazione di Tutta la città ne parla, canzoni e clip video.

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