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    Processo Eternit

    È il 2009 quando si apre a Torino il processo Eternit, una lunga indagine del pm Raffaele Guariniello, unica al mondo, che diventa una tormentata storia giudiziaria. Condanne importanti, ricorsi,

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La Terra dei fuochi brucia ancora nell’indifferenza di tutti

Caivano (Na) - 30 July 2012- A burning of hazardous waste and industrial. The burning of waste give off huge amounts of dioxin, poisonous to humans and animals. Also because of this huge problem the Ministry of Health, in January 2016, said in a study that in these areas we get sick more cancer.

Caivano (Na) – 30 July 2012- A burning of hazardous waste and industrial. The burning of waste give off huge amounts of dioxin, poisonous to humans and animals. Also because of this huge problem the Ministry of Health, in January 2016, said in a study that in these areas we get sick more cancer.

A Caivano non è cambiato nulla, e così a Orta di Atella, a Giugliano e negli altri 52 comuni che fanno ufficialmente parte della cosiddetta Terra dei fuochi. Nonostante i proclami degli scorsi anni, la mappatura dei terreni inquinati e i duecento milioni annunciati dal governo Renzi per le bonifiche, il sistema dello smaltimento illecito dei rifiuti non si è fermato. Lo smaltimento segue la stagionalità delle produzioni coinvolte: ora è il tempo dei copertoni delle automobili e degli scarti del tessile, poi arriverà il turno del calzaturiero e delle plastiche per le serre.

Gli attivisti che si battono contro i roghi e gli interramenti dei rifiuti tossici conoscono le discariche abusive una per una. Sono sempre le stesse di qualche anno fa, a testimoniare che in quest’area a nord di Napoli che sconfina nel casertano l’industria dello smaltimento illecito funziona a pieno regime e ha poco a che vedere con cattive abitudini o scarsa coscienza civica.

Angelo Mastandrea su Internazionale

Terra dei fuochi, 46% di tumori in più rispetto al resto del Sud

Nella Terra dei fuochi ci si ammala di più di tumore rispetto al resto del Sud e si muore di più rispetto a tutta Italia. Al confronto con il Mezzogiorno, il tasso complessivo di incidenza di tutti i carcinomi maligni nell’Asl 3 Napoli Sud arriva a essere più alto del 46% per gli uomini e del 21% in più per le donne. Sono questi i dati più allarmanti dell’indagine conoscitiva su «Inquinamento ambientale ed effetti sull’incidenza dei tumori, delle malformazioni feto-neonatali ed epigenetica» che sarà discussa e approvata oggi dalla commissione Igiene e Sanità del Senato.

Una premessa è d’obbligo: la corposa relazione finale di quasi 160 pagine, curata dal senatore Lucio Romano (Democrazia solidale, Autonomie-Psi-Maie), ha richiesto tre anni di lavoro. Colpa dell’insufficiente o soltanto parziale disponibilità dei dati, come quelli sugli indicatori ambientali o di salute della popolazione residente. Al punto che la parte dedicata alle malformazioni neonatali e all’epigenetica (lo studio delle modifiche a carico del Dna legate a cause ambientali) necessita di ulteriori approfondimenti. In ogni caso, si tratta del primo tentativo di sistematizzare i risultati delle diverse fonti sull’area, che comprende 90 Comuni delle province di Napoli e di Caserta ed è tristemente nota per «l’irresponsabile e incontrollato sversamento delle più diverse sostanze tossiche, di scorie e rifiuti di ogni genere, cui spesso è seguito il loro incenerimento». Di «disastro ambientale», perpetrato per trent’anni, ha parlato l’Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno. Fari sulla zona sono stati accesi dall’Istituto superiore di Sanità, ma anche dalle procure di Napoli e di Santa Maria Capua Vetere.

Manuela Perrone sul Sole24ore

Gerusalemme capitale contesa. Quali conseguenze?

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La Città oggi va a Gerusalemme. La signora Esther chiama a Prima Pagina e dice: la mia famiglia è in Italia dal 1492, ma Gerusalemme è la mia capitale. Ed è di poche ore fa l’annuncio di Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele e del futuro trasferimento della ambasciata USA da Tel Aviv. Lo aveva promesso in campagna elettorale e mantiene la parola senza tener conto delle ripercussioni diplomatiche nel mondo arabo. Le reazioni sono opposte: è legittima o illegittima questa dichiarazione? Quali effetti avrà sul Medio Oriente?

Gli ospiti del 6 dicembre 2017

Franco Cardini,docente di Storia medievale nell’Istituto Italiano di Scienze Umane a Firenze, ricordiamo il suo ultimo libro scritto con Alessandro Vanòli: La via della seta. Una storia millenaria tra Oriente e Occidente (Il mulino). Del 2012 è Gerusalemme. Un storia

Lorenzo Kamel, storico dell’Università di Bologna, responsabile di ricerca dello Iai (Istituto affari internazionali)

Yousef Salman, Presidente Comunità Palestinese di Roma e Lazio

Ariel David, giornalista italo-israeliano, collabora con il quotidiano Ha’aretz

Lucio Caracciolo, direttore di LIMES, editorialista di Repubblica

Israele-Palestina, 30 anni fa l’Intifada delle Pietre

La sera dell’8 dicembre 1987 un autotreno israeliano travolse un veicolo a Nord di Gaza. Quattro manovali palestinesi rimasero uccisi, altri sette feriti. Nella Striscia si sparse la voce che l’incidente fosse stato intenzionale. Il giorno successivo, durante i funerali, il campo profughi di Jabalya dove le vittime abitavano insorse e un’ondata di collera popolare travolse le pattuglie israeliane (leggi anche: I numeri delle guerre fra Hamas e Israele).

IL RISCHIO DI UNA NUOVA INTIFADA. Fu l’inizio della prima Intifada (in arabo “sollevazione”), nota anche come Intifada delle Pietre, perché proprio i lanci di pietre da parte dei giovani palestinesi contro i ben armati soldati di Tel Aviv colpirono l’opinione pubblica internazionale. A 30 anni esatti di distanza, se gli Stati Uniti guidati da Donald Trump dovessero davvero riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele o spostare lì la loro ambasciata, l’eventualità di una nuova rivolta, già minacciata da Hamas, rischia seriamente di concretizzarsi (leggi anche: Gerusalemme capitale, Trump sotto assedio).

Approfondisci su Lettera43.it

Trump ha detto ai leader palestinesi che sposterà l’ambasciata americana in Israele a Gerusalemme

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiamato il presidente palestinese Mahmoud Abbas per informarlo delle sue intenzioni di trasferire l’ambasciata statunitense in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme, una decisione radicale che probabilmente complicherà il processo di pace tra Israele e Palestina. Spostando l’ambasciata, infatti, gli Stati Uniti riconosceranno Gerusalemme come capitale di Israele: cosa che di fatto avviene già formalmente, ma che con il trasferimento dell’ambasciata avrebbe un’applicazione pratica dal forte valore simbolico. Ci si aspetta un annuncio ufficiale di Trump per mercoledì, ma è già dato per certo dai principali giornali americani.

La decisione di Trump non verrà però eseguita subito: funzionari governativi hanno confermato al New York Times quello che già gli analisti si aspettavano, e cioè che Trump firmerà un documento che posticipa di sei mesi il trasferimento vero e proprio, per motivi logistici. A livello formale, infatti, gli Stati Uniti avevano già deciso di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele e di spostare l’ambasciata, con una legge approvata dal Congresso nel 1995. La stessa legge, però, consente ai presidenti di rinviare l’applicazione di questa decisione ogni sei mesi, spiegando perché spostare l’ambasciata danneggerebbe gli interessi americani. Questo atto temporaneo, che annulla gli effetti della legge, è stato firmato da allora ogni sei mesi da tutti i presidenti in carica, Democratici o Repubblicani.

Approfondisci su IlPost.it

Perché esibire i simboli del passato?

nazi

Firenze. Una bandiera del secondo Reich sventola da una caserma. E mentre il giovane carabiniere rischia delle sanzioni noi ci interroghiamo sull’uso dei simboli. Alcuni ascoltatori dicono che si è fatto tanto rumore per nulla, invece un altro dice che gesti come questi vanno condannati, come accade in Germania dove è vietato esporre simboli neonazisti. Bandiere sono simboli che vengono dal passato ma che mantengono legame con il presente: perché esibire la bandiera del secondo Reich? Che significato hanno queste recrudescenze?

Gli ospiti del 5 dicembre 2017

Matteo Calì direttore de IlsitodiFirenze e autore del video che ha ripreso dall’esterno la caserma con le immagini della bandiera incriminata

Angelo Bolaffi, filosofo della politica e giornalista, ha diretto fino ad aprile 2011 l’istituto di cultura italiano a Berlino. Ha scritto Cuore tedesco. Il modello Germania, l’Italia e la crisi europea (Donzelli, 2014), è appena uscito: Germania/Europa. Due punti di vista sulle opportunità e i rischi dell’egemonia tedesca (Ed. Donzelli) che ha scritto con Pierluigi Ciocca

Gianni Oliva docente Storia delle Istituzioni Militari alla Scuola d’Applicazione di Torino. Tra le sue opere Storia dei carabinieri dal 1814 a oggi (Mondadori)

Piero Ignazi, insegna Politica comparata a Bologna. Tra i suoi libri ricordiamo: Forza senza legittimità. Il vicolo cieco dei partiti (Laterza 2013), L’estrema destra in Europa (Il Mulino) Postfascisti. Dal movimento sociale italiano ad Alleanza nazionale (Il Mulino)

Maria Pia Veladiano, scrittrice e insegnante di lettere, preside dal 2011, autrice di La vita accanto, Il tempo è un dio breve (Einaudi) e Parole di scuola (Erikson), collabora con Repubblica. Uscirà ad ottobre il suo prossimo libro per Guanda dal titolo “Lei”

Ho vissuto cinque anni da infiltrata nel più pericoloso partito neonazista europeo

Dopo la crisi finanziaria del 2009, in Grecia il partito neo-nazista Alba Dorata continua a ottenere sempre maggiori consensi. Nonostante 69 membri – inclusi alcuni deputati – siano sotto processo per aver “gestito un’organizzazione criminale che intimidisce e uccide i migranti e i propri oppositori politici,” il partito è comunque riuscito a conquistare 18 seggi nelle elezioni nazionali dello scorso anno.

Quando uno dei deputati di Alba Dorata è stato accusato di aggressione, per aver schiaffeggiato un’esponente politica donna durante un dibattito televisivo, gli oppositori speravano che il vento sarebbe cambiato — ma sono rimasti delusi. La crescita di popolarità non si è fermata nemmeno quando il leader del partito Nikolaos Michaloliako ha affermato che Alba Dorata è “politicamente responsabile” dell’omicidio del rapper antifascista Pavlos Fyssas.

Julie Tomlin su Vice.com

C’è un modo giusto per parlare dei nazisti?

Se c’è un argomento di cui proprio non vorrei sentire parlare, sono i nazisti. Vorrei non sentirne parlare, certo, perché mi piacerebbe che i nazisti e i fascisti non esistessero più, o se non altro che le loro idee fossero ancora più marginali di quanto, evidentemente, non sono. Ogni volta che leggo e sento parlare di nazi-fascisti, poi, non riesco a non provare un certo disagio: non è che noi giornalisti finiamo, senza volerlo, per fare il loro gioco? Il rischio, viene da pensare, è doppio: dare visibilità o, peggio ancora, normalizzare. Più si parla di una cosa, più diventa reale. Più sentiamo parlare di qualcosa, più ci abituiamo ad essa e la consideriamo normale. Il problema è che l’alternativa non è affatto chiara: se decidiamo che dei nazisti non si deve parlare, che è meglio ignorarli, finiamo per censurare una realtà che, purtroppo, esiste, cosa che non renderebbe un buon servizio al pubblico. Senza contare che, anche qui, si rischia di fare il gioco degli estremisti: a furia di essere presi sotto gamba, possono agire indisturbati.

Leggi l’articolo di Anna Momigliano su Rivistastudio

Simboli neonazisti, ora le denunce non bastano più

Simboli, vessilli, gesti, parole d’ordine che portano l’inconfondibile marchio fascista, se non apertamente neonazista, vengono ormai sempre più ammessi e tollerati nello spazio pubblico con una certa indulgenza che sfiora la malafede. L’aumento repentino favorisce l’assuefazione. È bene sottolinearlo. C’è chi reagisce con una scrollata di spalle: «Sono quattro esaltati!». C’è chi invece resta imperturbabile, ancorato alla certezza fideistica che la democrazia saprà sempre reagire. Come se non fossero stati eletti democraticamente i peggiori regimi. Non mancano i cittadini indignati le cui proteste, però, rischiano di svanire nel nulla, se non vengono finalmente prese serie misure di contrasto. Anzitutto quelle volte a sciogliere i gruppi responsabili.

Donatella Di Cesare sul Corriere della Sera

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