‘Tredici’, quei ragazzini inquieti in cerca di verità che fanno discutere gli Usa

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La serie drammatica – già molto discussa – creata da Brian Yorkey è la storia di Hannah Baker, una ragazza che si toglie la vita. Il suo lascito: sette audiocassette per i compagni di scuola che spiegano i tredici motivi del gesto. Su Netflix è disponibile da fine marzo.

Al posto delle due torri infuocate (9/11), ci sono due polsi che si aprono (se lo slash dell’11 settembre cadesse, resterebbe solo il numero d’emergenza, 911). L’hashtag è lo stesso: #NeverForget. I compagni di banco di Hannah Baker non sono lontani dai fauni cattivi di Twin Peaks, nascondono tutti un segreto, twittano foto del suo armadietto coperto di biglietti di addio, mentre in sottofondo sfuma More Than Gravity di Colin & Caroline ed entra in campo la voce di Hannah (Katherine Langford), incisa su nastro prima di togliersi la vita. È lei, dall’altra ‘parte’, a smascherare uno ad uno i bulli della scuola e a narrare, da subito, i fatti di Tredici, la serie creata da Brian Yorkey, drammaturgo/librettista affascinato dalla malattia mentale e dal disagio giovanile, sin dal musical Next to Normal (premio Pulitzer).

Filippo Brunamonti su Repubblica

Questionario Cyber-bullismo

cyber bullismo
Di seguito sono elencate alcune forme di cyberbullismo. Quale di esse conosci?
Cyber-harassment (spedizione ripetuta di messaggi denigratori)
Cyberbashing (la vittima viene aggredita mentre altri riprendono la scena)
Denigrazione (diffamazione)
Cyberstalking (invio ripetuto di messaggi denigratori incluse minacce esplicite)
Flaming (litigi online nei quali si fa uso di un linguaggio violento)
Exposure (rivelazione di informazioni che riguardano la vita privata)
Masquerade (sostituzione di persona che ha lo scopo di spedire messaggi a nome altrui)

Cyberbullismo, sì della Camera Il testo è legge

L’aula della Camera ha dato il via libera definitivo alla proposta di legge contro il cyberbullismo. Il testo, che ha avuto il voto unanime dell’aula, è ora legge dello Stato. La proposta di legge detta disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo ed è arrivata all’esame dell’Assemblea in quarta lettura (seconda lettura Camera). Il provvedimento è stato approvato, in prima lettura, dal Senato (il 20 maggio 2015), poi modificato dalla Camera (il 20 settembre 2016) e, quindi, nuovamente approvato, con modificazioni, dal Senato (il 31 gennaio 2017). Il provvedimento è arrivato all’esame di Montecitorio nella formulazione adottata dal Senato, non essendo stato modificato nel corso dell’esame in sede referente dalle Commissioni riunite Giustizia e Affari Sociali.

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Aumenta la noia tra i giovani e aumenta il vandalismo

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Aumenta la noia tra i giovani e aumenta il vandalismo. Dallo scorso anno a quest’anno i numeri degli atti vandalici messi in atto dagli adolescenti tra i 14 e i 19 anni, sono aumentati dal 16 al 22%. Salgono anche le risse (24%), il knockout (6%), i ragazzi che usano in maniera impropria un’arma (8%), che distruggono vetrine, cassonetti, o lanciato oggetti durante una manifestazione (5%) e che si dilettano a picchiare qualcuno (35%) (Dati Osservatorio Nazionale Adolescenza).

Il bello è che davanti al rapido esondare del fiume della devianza giovanile, che ben conosciamo e che vediamo solo quando vogliamo vedere, rimaniamo ancora a bocca aperta.

L’allarme è scattato da tanto tempo, ma come sempre mettiamo cerotti perché sbagliamo la cura, ci limitiamo a fare la conta dei danni della devianza giovanile, che ha un costo enorme per lo stato, nonché un notevole costo individuale in termini di benessere e qualità della vita.
Siamo molto bravi a cercare i colpevoli e a spargere parole come petali di rosa che volano nel vento. Nel mentre che facciamo i poeti della sociologia, della psicologia e della psichiatria, però, centinaia e centinaia di ragazzi deviano sotto i nostri occhi, vivono facendo danni a terzi e a se stessi, finché non esagerano e bussano alle porte della cronaca, scatenando un transitorio putiferio mediatico che terminerà dopo qualche giorno, dopo il quale, non si smuoverà nulla, fino al prossimo gruppo, gang o branco che busserà nuovamente alle porte dei media. Nel mentre il nulla, quel nulla contro cui si trovano a combattere quotidianamente troppi giovani, quel nulla che troppi di loro hanno dentro, che devasta tutto ciò che trova nella loro psiche, nella loro interiorità.

Maura Manca sul blog AdoleScienza dell’Espresso

Alternanza scuola lavoro. Ascolta la puntata

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Alternanza scuola lavoro, è tempo di bilanci. Da giorni al filo diretto di Prima Pagina molte telefonate intorno al tema istruzione e al collegamento con le scelte professionali che seguono gli studi. I dati di Almalaurea mostrano quali sono in questo momento gli sbocchi occupazionali e in queste ore si discute dell’opportunità di inserire il numero chiuso nelle facoltà umanistiche. Il punto su cui ci concentriamo oggi è però quello dell’alternanza scuola lavoro, la novità forse più importante della riforma chiamata La Buona Scuola: 200 ore per i licei, 400 per gli istituti professionali di confronto tra ragazzi e mondo del lavoro, un mondo che a quell’età sembra così lontano.

Gli ospiti del 17 maggio 2017

Scilla, ascoltatrice che racconta l’esperienza di sua figlia
Oscar Pasquali, segreteria tecnica del Miur e responsabile alternanza scuola lavoro
Paolino Marotta, presidente ANDIS, l’ associazione nazionale dirigenti scolastici
Giovanni Brugnoli, vice presidente di Confindustria per il Capitale umano
Alba Cavicchi, insegna al liceo lcassico Mariotti di Perugia
Giovanni Marchese, dirigente scolastico dell’Iti Vittorio Emanuele III di Palermo
Luigi, studente del Liceo classico Dante Alighieri di Roma
Martina Pennisi, giornalista del Corriere della Sera, firma oggi con Federica Seneghini l’articolo “Noi, ragazzi autentici” il futuro raccontato da lo studio di “Youth flux” su 7 mila giovani tra 16 e 24 anni di 14 paesi tra cui l’Italia

Ascolta la puntata

 

Dieci domande e risposte sull’alternanza scuola lavoro

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L’alternanza scuola lavoro è diventata uno degli elementi trainanti la progettazione delle scuole del secondo ciclo. La sua introduzione nei Licei ha messo in moto meccanismi progettuali interessanti e innovativi, nonostante sia stata introdotta attraverso la legge 107/2015 e quindi risenta della pessima pubblicistica legata al malcontento dei docenti per quella legge. Al di là delle considerazioni sull’avvio dei percorsi di alternanza, modificati dalla legge 107/2015 per gli Istituti tecnici e professionali e introdotti per i Licei, e senza voler precorrere un report in uscita che saranno possibili solo dopo almeno un quinquennio di lavoro e alcuni esami di stato conclusivi, può essere interessante farsi qualche domanda e fornire qualche possibile risposta a un anno e mezzo dall’avvio di questa innovazione.

Leggi tutte le domande (e risposte) di Stefano Stefanel su Andisblog

Studenti: la RUBRICA DI GIORGIO AGAMBEN

Sono passati cento anni da quando Benjamin, in un saggio memorabile, denunciava la miseria spirituale della vita degli studenti berlinesi e esattamente mezzo secolo da quando un libello anonimo diffuso nell’università di Strasburgo enunciava il suo tema nel titolo Della miseria nell’ambiente studentesco, considerata nei suoi aspetti economici, politici, psicologici, sessuali e in particolare intellettuali. Da allora, non soltanto la diagnosi impietosa non ha perso la sua attualità, ma si può dire senza timore di esagerare che la miseria – insieme economica e spirituale – della condizione studentesca si è accresciuta in misura incontrollabile. E questa degradazione è, per un osservatore accorto, tanto più evidente, in quanto si cerca di nasconderla attraverso l’elaborazione di un vocabolario ad hoc, che sta fra il gergo dell’impresa e la nomenclatura del laboratorio scientifico.
Una spia di questa impostura terminologica è la sostituzione in ogni ambito della parola “ricerca” a quella, che appare evidentemente meno prestigiosa, di “studio”. E la sostituzione è così integrale che ci si può domandare se la parola, praticamente scomparsa dai documenti accademici, finirà per essere cancellata anche dalla formula, che suona ormai come un relitto storico, “Università degli studi”. Cercheremo invece di mostrare che non soltanto lo studio è un paradigma conoscitivo sotto ogni aspetto superiore alla ricerca, ma che, nell’ambito delle scienze umane, lo statuto epistemologico che gli compete è assai meno contraddittorio di quello della didattica e della ricerca.
Proprio per il termine “ricerca” diventano particolarmente evidenti gli inconvenienti che derivano dall’incauto trasferimento di un concetto dalla sfera della scienze della natura a quella delle scienze umane.

Continua a leggere Giorgio Agamben sul sito di Quodlibet

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