Musica digitale: dall’avvento di Internet alla riproduzione in streaming

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Il panorama della musica digitale ha subito negli ultimi anni grandi cambiamenti, grazie soprattutto a piattaforme di streaming come Spotify.

LA STORIA DEL MERCATO MUSICALE

La diffusione del materiale musicale ha avuto inizio a metà anni Quaranta del secolo scorso con l’avvento del disco in vinile, nelle versioni a 78, 45 e 33 giri: la memorizzazione dei suoni avveniva in analogico attraverso dei solchi sulla superficie del disco. Successivamente si è avvertita l’esigenza di ascoltare la musica registrata anche fuori della propria casa e così è nato lo Stereo8, il cui funzionamento si basava sulla registrazione audio su un nastro magnetico chiuso in particolari cassette.

La vera rivoluzione, però, è rappresentata dalla musicassetta, capace di essere utilizzata in diversi dispositivi: con prezzo ridotto, dimensioni contenute e possibilità di registrazione si è insediata nel mercato come regina madre. Nel 1982, poi, è stato utilizzato per la prima volta dall’industria musicale il compact disc (CD audio), che ebbe una rapida diffusione: offriva, infatti, una maggiore praticità d’uso e una migliore qualità del suono. Il CD per più di un decennio non ha avuto rivali e si è sostituito quasi completamente a qualsiasi altro tipo di supporto musicale.

L’AVVENTO DI INTERNET E LA MUSICA DIGITALE 

L’avvento di Internet e del digitale ha caratterizzato il primo decennio del XXI secolo e ha avuto un impatto forte sui fatturati delle principali etichette discografiche, come si evince dal “Global Music Report 2016“, realizzato da IFPI in collaborazione con Nielsen, che descrive lo stato del mercato della musica in tutto il mondo, mettendo in evidenza l’innovazione e gli investimenti nel settore.

Il servizio di streaming rimane la fonte di entrate nel settore con maggiore crescita: i ricavi sono aumentati del 45,2%, cioè di 2,9 miliardi di dollari e nel corso degli ultimi cinque anni sono cresciuti più di quattro volte. Aiutato dalla diffusione di smartphone e da una maggiore disponibilità di servizi in abbonamento di alta qualità, lo streaming rappresenta il 19% del fatturato del settore a livello mondiale, rispetto al 14% del 2014. I servizi di abbonamento Premium hanno visto una forte espansione negli ultimi anni: nel 2016, ad esempio, sono stati circa 68 milioni a pagare un abbonamento musicale, rispetto ai 41 milioni del 2014 e i soli 8 milioni del 2010. Tuttavia, i servizi di download  rimangono un’offerta significativa, pari al 20% dei ricavi del settore, cioè 1,4 miliardi di dollari, dato superiore ai 983 milioni del 2010 e gli 1,3 miliardi del  2011.

Anche  i ricavi derivanti dal diritto di trasmissione (cioè di esecuzione pubblica di un programma) sono cresciuti del 4,4% (2,1 miliardi di dollari); questo flusso rappresenta ora il 14% del totale dei ricavi globali dell’industria musicale, rispetto al 10% del 2011.

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LA FESTA EUROPEA DELLA MUSICA

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Da qualche anno la Festa della musica è tornata a essere celebrata anche in Italia con una ricca serie di appuntamenti pubblici. La ragione non sta solo nell’impegno rinnovato di istituzioni diverse che collaborano su scala nazionale e locale. Incide anche una più ampia popolarità della musica; anzi di tutte le musiche, al plurale. Le nuove forme di circolazione elettronica e digitale hanno rappresentato una enorme occasione di espandere la conoscenza della grande tradizione musicale e delle sue espressioni più contemporanee.

L’esito  è la crescita di un pubblico nuovo, di nuove piattaforme di diffusione, di inedite dimensioni di pratica musicale. Questo scenario è in realtà contraddittorio. Non ha infatti cancellato ritardi e disattenzioni politiche, non trova ancora ascolto sufficiente nel mondo della scuola e dell’istruzione,  non riceve una rappresentazione adeguata dai media (soprattutto quelli più grandi e potenti).

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L’album con Crowdfunding

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“Ricostruire” significa reagire a una frammentazione. La frammentazione di cui parla Giacomo Lariccia è figlia del mondo moderno, paurosamente attuale, incredibilmente reale e precisa. Il filo conduttore degli 11 brani che compongono il suo terzo disco ha un capo legato alla coscienza della fragilità del mondo e dell’uomo moderno e l’altro legato alla ricostruzione dei valori, di edifici, di convinzioni, di amori, di ideali: e quest’ultimo è un capo che da una parte è fine e dall’altro è inizio del futuro.
Il disco di Giacomo Lariccia è impegnativo, inutile negarlo. Bisogna avere il tempo e la sensibilità di ascoltarlo per poterlo capire e magari ascoltarlo più di una volta.

Lo stile è quello delicato del cantautore che affida ad una voce sussurrante riflessioni importanti sul presente e sul futuro, affiancandola ad una musica quasi sempre acustica e lenta. Non urla e non spinge sulla forza e l’energia, parla piano all’orecchio, perché le cose importanti vanno sussurrate.
Allora la title track “Ricostruire” è manifesto di tutto il disco, perché “quante volte dovrò ancora ricominciare, quanto ancora dovrò tutto ricostruire”, ché poi non è sempre una cosa negativa, perché dagli errori si può imparare per costruire edifici più solidi. L’importante è non mollare di fronte alle cadute, inevitabili, ma rialzarsi più forti e convinti di prima.

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Desertificazione: anche l’Italia a rischio?

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Se ora tutti quanti smettessimo, ci vorrebbe mezzo secolo per abbassare la temperatura della terra. Questo era l’allarme lanciato ieri da Mario Tozzi sulla Stampa, questo è l’allarme che rimbalza stamattina nella telefonata di Maria Grazia da Alessandria. La campagna soffre, soffre la montagna, la collina, soffrono i fiumi, gli allevamenti, le coltivazioni. La siccità che ha colpito il nord italia, l’incendio in Portogallo, i cambiamenti climatici che mettono in crisi il pianeta e portano il deserto a #Lacittà.

Gli ospiti del 20 giugno 2017

Giancarlo Mantovani, direttore del consorzio di bonifica del Delta, Adige e Po

Mario Tozzi, geologo, è Primo Ricercatore presso il CNR, presidente del Parco Regionale dell’Appia Antica, membro del Consiglio Scientifico del WWF,editorialista della Stampa su cui ha scritto ieri l’articolo “Decalogo per guarire il pianeta”. Autore e conduttore radio-tv, il suo ultimo libro è Paure fuori luogo. Perché temiamo le catastrofi sbagliate (Einaudi, 2017)

Delia Revelli, presidente di Coldiretti Piemonte

Maria Grazia Midulla, Responsabile Clima ed Energia WWF

Giancarlo Ghidesi, AD e fondatore della Remtec energy (Mantova), azienda che produce un impianto aereo a inseguimento solare totalmente integrato con l’agricoltura che permette agli agricoltori di continuare a coltivare i loro terreni, producendo allo stesso tempo energia pulita. Uno dei loro motti è: “fare business in maniera sostenibile è possibile”

Paolo Cognetti, scrittore, autore del romanzo Le otto montagne (Einaudi, 2016 finalista al Premio Strega)

 

Allarme siccità: A rischio le colture made in Piemonte

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Il mese di gennaio si è chiuso con il 60 per cento in meno di pioggia rispetto alla media, dopo un dicembre che si è classificato come il meno piovoso da 215 anni con il 91 per cento di precipitazioni in meno rispetto alla media. L’allarme siccità è un dato di fatto che preoccupa poiché, alla mancanza di pioggia, si aggiungono anche le alte temperature di questi mesi che hanno provocato lo sconvolgimento dell’ambiente, tanto da avere già alberi fioriti ad inizio febbraio.

Il Piemonte risente di questi sconvolgimenti climatici: il fiume Po, infatti, si trova sotto di 2 metri rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, secondo i rilevamenti effettuati da Coldiretti a fine gennaio a Pontelagoscuro, e le acque del lago Maggiore sono di oltre un metro più basse rispetto alla media del periodo tanto che il lago è al 17 per cento della sua capacità, raggiungendo quasi il minimo storico.

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La grande sete assedia il Nord. È emergenza

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Non piove dal 5 gennaio. L’Adige è in secca. Il suo viaggio incominciato sulle montagne dell’alta Val Venosta finisce qui senza gloria. Dovrebbe avere una portata media di almeno 80 metri cubi d’acqua al secondo, ma è scesa fino a 37. È un fiume così sfiancato che alla foce si arrende, non ce la fa più. Il mare Adriatico risale la corrente in senso inverso per cinque chilometri, spinge con l’alta marea, entra nella terra portando i suoi pesci assurdi, cefali e seppie in mezzo alle campagne. E con l’acqua del mare, questa natura al contrario semina il sale che brucia le coltivazioni.  Se oggi il pur pregiato radicchio di Chioggia viene venduto nei supermercati a 4 euro e 50 al chilo, un motivo c’è.

La Regione Veneto sta per dichiarare lo stato di crisi, è la zona più sofferente d’Italia. Non si è era mai visto un anno asciutto come questo. La Coldiretti ha lanciato un allarme che riguarda tutta l’Italia: la temperatura è di 2,5 guardi sopra la media, il calo del piogge pari al 53%. Il livello del Po in Lombardia adesso corrisponde a quello di giugno del 2016.

Niccolò Zancan su La Stampa, clicca qui per leggere l’articolo completo

Fa sempre più caldo e diminuiscono le piogge, così i cambiamenti climatici stanno trasformando l’Italia

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Aumenta la temperatura, diminuiscono le piogge, i fiumi si asciugano e la terra diventa arida. Non serve scomodare la scienza per scoprire gli effetti del cambiamento climatico, basta vedere cosa accade in Italia. Il mondo dell’agricoltura ha lanciato l’allarme. La primavera che si avvia alla conclusione è stata la seconda più calda di sempre. Quasi due gradi oltre la media. A giugno le temperature massime hanno raggiunto una media di 25,4 gradi. Siamo 2,2 gradi oltre la soglia di riferimento. L’estate deve ancora iniziare, ma sembra già di stare ad agosto. Intanto le precipitazioni diminuiscono drasticamente e il nostro Paese inaridisce. Secondo i dati Coldiretti – che denunciano un danno di quasi un miliardo di euro per l’agricoltura – la stagione che sta per concludersi ha visto dimezzarsi il numero delle piogge. Al Centro Italia oltre l’80 per cento in meno rispetto alla media. E così i bacini idrici si riducono, fiumi e torrenti si seccano. In diverse regioni si affaccia il rischio della desertificazione.

Marco Sarti su L’Inkiesta

Decalogo per guarire il pianeta

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Se in un solo istante le attività produttive dei sapiens cessassero tutte insieme, ci vorrebbe ancora mezzo secolo perché la temperatura dell’atmosfera terrestre inizi di nuovo a scendere. L’inerzia del sistema è così grande che il surriscaldamento continuerebbe almeno fino ai 2°C in più paventati dagli scienziati. Eppure in nessun accordo internazionale sul clima si riesce a trovare la volontà di portare a zero le emissioni clima alteranti in meno di vent’anni. Come a dire chi vivrà vedrà. Perché? E, soprattutto, possiamo ancora fare qualcosa per contrastare il cambiamento climatico, visto che siamo l’ultima generazione in grado di farlo?

Che rapporto c’è tra agricoltura e cambiamenti climatici: cause e conseguenze

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L’agricoltura è vittima ma anche causa dei cambiamenti climatici. La resa di molte colture è a rischio, ma la popolazione mondiale è in crescita. Da questo settore passa la sfida per il cambiamento verso una forma di sviluppo pienamente sostenibile.

Il rapporto tra agricoltura e cambiamenti climatici è a dir poco conflittuale e mette a rischio la sicurezza alimentare. Traslando in questo duello il famoso paradosso riassunto nella domanda “è nato prima l’uovo o la gallina?”, è difficile risalire al momento in cui questo scontro ha avuto inizio. È stato il riscaldamento globale a ridurre la resa delle colture nel corso degli anni o è colpa dell’agricoltura intensiva se la temperatura media globale è aumentata?

Tommaso Perrone su Lifegate.it

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