Lavoro, la strage nascosta: cento morti dimenticati ogni anno

Caduti, schiacciati, carbonizzati, avvelenati. Leonardo Scarpellini 25 anni. Francesco Leo, 24. Andrea Dalan, 40. Michele Di Lorenzo, 37. Emanuela Viezzer, 52. Antonio Galvano, 39. Daniele Finotti, 59. Sono solo alcune delle sessantasette persone che hanno perso la vita sul lavoro dall’inizio dell’anno. Non tutte le loro storie sono raccontate da giornali e tv. Ma l’affronto finale è che molti di quei morti scompariranno letteralmente dalle statistiche nazionali, la loro fine resterà avvolta per sempre nella nebbia. Semplicemente perché quei lavoratori non erano iscritti all’Inail o erano irregolari. E dunque rimangono e rimarranno invisibili.

Le storie delle morti bianche (ma che ci sarà poi di bianco in quelle morti?) si ripetono in un rituale tanto crudele quanto prevedibile. Francavilla, Brindisi: stritolato da una pressa utilizzata per comprimere i rifiuti. Trapani: precipitato nel locale macchine di un aliscafo. Massalengo, Lodi: infilzato da un muletto durante operazioni di scaffalatura. Vazzola, Treviso: caduta all’interno di una tramoggia usata per miscelare il cemento.

Marco Ruffolo su Repubblica

Reclutamento e strategie di adattamento al lavoro dei minatori italiani in Belgio

Risultati immagini per minatori italiani belgio

L’emigrazione verso le miniere di carbone del Belgio fu una delle esperienze più difficili e, allo stesso tempo, uno degli sbocchi più promettenti di quegli anni. Il Belgio fu, infatti, insieme con le regioni minerarie francesi, il primo sbocco europeo dell’immediato dopoguerra. I primi contingenti di minatori italiani vi giunsero nel giugno e nel settembre del 1946 e il trattato d’emigrazione stipulato tra le due nazioni era allora il solo in vigore, accanto a quello stipulato con la Francia. In quegli anni di scarsità e di contingentamento internazionale delle fonti energetiche, il carbone Belga era infatti ritenuto provvidenziale per la ricostruzione dell’Europa, del Belgio e dell’Italia stessa: proprio il trattato d’emigrazione assicurava al Paese una determinata quantità di carbone per ogni minatore inviato in Belgio, e anche per ciò era considerato vitale.

Leggi Flavia Cumoli su Storicamente.org

Scuola e sperimentazione: il diploma in 4 anni è un vantaggio? Ascolta la puntata

high-school-835970_960_720

Universo scuola: un mondo sempre in subbuglio e da cinquant’anni attraversato da riforme e proteste. Stamane ha telefonato un insegnante preoccupato per l’annuncio fatto ieri sulla sperimentazione: accorciare il percorso scolastico da cinque a quattro anni. In cosa consiste questa sperimentazione? È un anno guadagnato per entrare prima nel mondo del lavoro? Quali saranno vantaggi e quali limiti?

Gli ospiti dell’8 agosto 2017

Carmela Palumbo, direttore generale Ordinamenti del Miur per la valutazione del sistema nazionale di Istruzione

Eleonora Fortunato, direttore editoriale di Orizzonte Scuola, rivista online di informazione per il personale scolastico 

Andrea Gavosto, Direttore della Fondazione Agnelli

Fabrizio Dal Passo docente di Storia Moderna all’Università La Sapienza, auditor Commissione Europea sui fondi all’Istruzione. Sta per uscire il suo libro “Storia dell’educazione in Italia (1848-2017)” NovaLogos editore

Maria Pia Veladiano, scrittrice e insegnante di lettere, preside dal 2011, autrice di La vita accanto, Il tempo è un dio breve (Einaudi) e Parole di scuola (Erikson), collabora con Repubblica. Uscirà ad ottobre il suo prossimo libro per Guanda dal titolo “Lei”

Ascolta la puntata

Un breve excursus storico sui principali cambiamenti in materia di scuola

still-life-851328_960_720

Di seguito vengono riproposte le principali tappe dell’iter legislativo scolastico. Le tappe sono molto sintetiche e non esaustive.

1859 – Legge Casati

Legge del Regno d’Italia, estesa nel 1861 al territorio nazionale, introduce la gratuità del l’istruzione elementare costituita da due gradi di due anni ciascuno.

Nel primo grado bisognava imparare a leggere, scrivere e far di conto ed era previsto l’insegnamento religioso.

Fine Ottocento – La visione positivistica della scuola

Forte delle teorie del pedagogista Pasquale Villari (1826-1917), la scuola assume i seguenti caratteri ispirati al positivismo:

– applicazione del metodo scientifico alla pedagogia,

– importanza della didattica,

– valorizzazione delle discipline scientifiche,

– laicizzazione dell’insegnamento.

1923 – Riforma Gentile

– La pedagogia diventa una scienza.

– La scuola è luogo di formazione spirituale e non tiene conto dei bisogni dell’individuo.

– Favorisce l’istruzione classica, in quanto unica via che conduce alla libertà della ragione.

Continu a a leggere su OrizzonteScuola.it

Liceo in 4 anni? Insegnanti e pedagogisti criticano la norma

Spunti per una prima riflessione da parte della commissione scuola APEI (Associazione Pedagogisti ed Educatori Italiani) in merito al recente decreto della min. Fedeli sulla sperimentazione dei “licei brevi”

Pur valutando positivamente una possibile equiparazione ai tempi dei percorsi scolastici previsti in altri Paesi europei – che li vedevano avvantaggiati rispetto alla durata della formazione scolastica – noi insegnanti della commissione scuola APEI ci chiediamo prioritariamente:

1 – Quali garanzie verranno fornite per assicurare le pari opportunità per tutti, sia rispetto alla tipologia dell’istituzione scolastica (licei, istituti tecnici e professionali) sia rispetto agli studenti ai quali viene offerta l’opportunità del percorso quadriennale (e, quindi, l’ingresso “anticipato” nel percorso universitario e nel mondo del lavoro)?

2 – Con quali criteri verranno selezionati gli studenti nel caso ci sia un eccesso di richiesta: solo i più meritevoli dal punto di vista del profitto in uscita dalla scuola secondaria di 1 grado? Pensiamo che non sarebbe né equo né oggettivamente valido ai fini della valutazione del percorso quadriennale, in quanto non si terrebbe conto della reale composizione della popolazione scolastica.

Continua a leggere su Orizzonte Scuola

Liceo breve, fare 4 anni di scuola per anticipare il precariato a vita

Maturità in quattro anni, poi al lavoro o, per chi potrà, all’università. La ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli ieri ha firmato un decreto che avvia un «Piano nazionale di sperimentazione» che coinvolgerà dal 2018 in poi 100 classi in tutto il paese. Al momento la «sperimentazione» coinvolge solo 11 scuole, sei pubbliche e cinque paritarie, dunque al Nord, due al Centro, quattro al Sud, per un totale di 60 classi.

Sono numeri modesti quelli del «liceo breve», e la sperimentazione va presa per quello che è. Tuttavia ieri il decreto è stato presentato come l’anticipazione di una riforma auspicata da qualche anno a questa parte dagli ultimi titolari di Viale Trastevere. È la chiusura del cerchio della professionalizzazione dell’istruzione pubblica già segnata dall’obbligo dell’«alternanza scuola-lavoro»; della sostituzione dei saperi con le «competenze», in nome di un fantomatico allineamento della scuola italiana a quella «europea». Dove, invece, le soglie sono diverse e non esiste un orientamento omogeneo.

Leggi Roberto Ceccarelli sul manifesto

Scuola, liceo in 4 anni: sperimentazione in 100 classi

La ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli ha firmato il decreto per il Piano nazionale di sperimentazione in 100 classi per il diploma in quattro anni. Il Piano coinvolgerà Licei e Istituti tecnici. Fino a oggi, 12 scuole hanno sperimentato percorsi quadriennali sulla base di progetti di istituto autorizzati di volta in volta dal ministero. Per rendere maggiormente valutabile l’efficacia della sperimentazione, viene previsto ora un bando nazionale, con criteri comuni per la presentazione dei progetti, per 100 classi sperimentali in tutta Italia che partiranno nell’anno scolastico 2018/2019.

L’avviso sarà pubblicato a fine mese sul sito del Miur e le scuole potranno fare domanda dall’1 al 30 settembre. Si potrà attivare una sola classe per scuola partecipante. Un’apposita Commissione tecnica valuterà le domande pervenute. Le proposte – possono candidarsi sia scuole statali che paritarie – dovranno distinguersi per un elevato livello di innovazione, in particolare per quanto riguarda l’articolazione e la rimodulazione dei piani di studio, per l’utilizzo delle tecnologie e delle attività laboratoriali nella didattica, per l’uso della metodologia Clil (lo studio di una disciplina in una lingua straniera), per i processi di continuità e orientamento con la scuola secondaria di primo grado, il mondo del lavoro, gli ordini professionali, l’università e i percorsi terziari non accademici.

Continua a leggere su La Stampa

Cosa succede in Africa? Ascolta la puntata

veneti-e-meridionali-sono-meglio-degli-africani-560ff15bc2d343

Il tema più dibattuto in queste settimane continua ad essere quello dei migranti. Saverio, che chiama dalla Puglia, ci dice: noi abbiamo assorbito gli albanesi, c’è stato dato modo di conoscere quel popolo. Ora non è che non vogliamo i migranti che vengono dall’Africa, è che non li conosciamo, non sappiamo da dove arrivano, cosa succede nei loro paesi. Come conoscere meglio questi luoghi complicati? Cosa succede in Africa e quali sono le strumentalizzazioni attraverso le quali, troppo spesso, ci viene raccontata? Cosa dobbiamo sapere prima di prendere posizione e per imparare ad accogliere?

Gli ospiti del 7 agosto 2017

Enzo Nucci, corrispondente Rai da Nairobi

Jean Leonard Touadiafricanista, docente di Geografia dello sviluppo in Africa all’Università di Tor Vergata e per l’ISPI

Fortuna Ekutsu Mambulu, esperto in comunicazione interculturale, già conduttore di Afriradio.it

Cleophas Adrien Diomaoriginario del Burkina Faso, Presidente dell’associazione culturale Le Reseau, direttore del festival, Ottobre Africano

Maurizio Molinari, direttore de La Stampa, il suo ultimo libro è Il ritorno delle tribù (Rizzoli, 2017)

Andrea Di Consoli, scrittore, giornalista, autore del Caffè di Rai1

Ascolta la puntata

Gli esperimenti con le elezioni in Kenya

Il Kenya è uno dei più importanti paesi dell’Africa, il settimo più popolato e quello economicamente più forte nell’area del Corno d’Africa. Negli anni scorsi le elezioni keniane sono state eventi spesso drammatici: nel 2007 furono seguite da violenti scontri che causarono la morte di almeno 1.300 persone e ci furono accuse di brogli (lo stesso avvenne nel 2013). L’attuale presidente Uhuru Kenyatta vinse con il 50,51 per cento al primo turno, anche se in molti – compreso il suo rivale Raila Odinga, che già allora era suo avversario – non credettero alla validità dei risultati elettorali. In occasione delle elezioni del 2017, il governo ha deciso di prendere delle contromisure, per evitare accuse e violenze. Si è rivolto a Safran, un’azienda francese specializzata in tecnologie aerospaziali, e ha distribuito nel paese 45mila tablet equipaggiati per fare l’identificazione biometrica degli elettori, cioè per riconoscerne l’identità partendo dalle impronte digitali. Circa 360mila funzionari sono stati addestrati per far funzionare i tablet e sorvegliare le operazioni di identificazione.

Continua a leggere su IlPost.it

Tre voti e altri processi in corso. Nelle viscere d’Africa

Risultati immagini per kenya elezioni

Le consultazioni elettorali africane non fanno notizia. Eppure dovrebbero rappresentare un fattore di grande interesse per l’opinione pubblica europea. Dibattere sulla questione migratoria prescindendo dall’evoluzione dei processi politici africani è illogico. Ecco perché lo svolgimento e l’esito finale delle elezioni di questi giorni in Senegal (30 luglio), in Ruanda (4 agosto) e in Kenya (8 agosto) dovrebbero essere presi in attenta considerazione. Si tratta di verificare fino a che punto sia avvenuta una riappropriazione del destino collettivo da parte degli elettori, unitamente a una maggiore libertà politica, di espressione e di partecipazione.

Continua a leggere Giulio Albanese su Avvenire

1 2 3 4 5 355