La casta dei salotti buoni è davvero finita?

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Il capitalismo familiare, di relazione, e la casta dei salotti buoni, non esistono più. Perché ci sono gli stranieri, ma anche perché hanno vinto le medie imprese, anche in Confindustria, come conferma l’elezione di Vincenzo Boccia, nuovo presidente”.

Ascoltate Filippo Astone, che nel 2010 scriveva Il partito dei padroni. Come Confindustria e la casta economica comandano in Italia, e oggi dice che è cambiato tutto, in meglio.

Voi che ne pensate?

Gulli, l’imprenditore saggio (ma non buonista).

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“Non sono buonista, produco in Italia nel mio interesse: se noi imprenditori non diamo lavoro ai nostri consumatori, loro non comprano i nostri prodotti. E quando il costo del lavoro delocalizzato è troppo basso, da schiavi, si rinuncia ad investire in tecnologia e metodi più efficienti di produzione, e così si perde qualità”.

Ascolta Vito Gulli (tonno As do Mar), l’imprenditore che non delocalizza

Il discorso di Adriano Olivetti ai lavoratori di Pozzuoli

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“In questa fabbrica meridionale rispettando, nei limiti delle nostre forze, la natura e la bellezza, abbiamo voluto rispettare l’uomo che doveva, entrando qui, trovare per lunghi anni tra queste pareti e queste finestre, tra questi scorci visivi, un qualcosa che avrebbe pesato, pur senza avvertirlo, sul suo animo. Perché lavorando ogni giorno tra le pareti della fabbrica e le macchine e i banchi e gli altri uomini per produrre qualcosa che vediamo correre nelle vie del mondo e ritornare a noi in salari che sono poi pane, vino e casa, partecipiamo ogni giorno alla vita pulsante della fabbrica, alle sue cose più piccole e alle sue cose più grandi, finiamo per amarla, per affezionarci e allora essa diventa veramente nostra, il lavoro diventa a poco a poco parte della nostra anima, diventa quindi una immensa forza spirituale”

Se vuoi leggere tutto il discorso di Adriano Olivetti per l’inaugurazione dello stabilimento di Pozzuoli, 23 aprile 1955, clicca qui

Solo padroni?

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Stefano: Il capitalismo italiano gode di ottima salute, così come il capitalismo mondiale, una cosa che riesce nel suo obbiettivo principale, ossia fare soldi, anche durante l’apocalisse è perfetta, peccato che gli esseri viventi non godano altrettanto. Scordatevi Olivetti e qualsiasi “imprenditore dal volto umano” in 31 anni di lavoro, nel pubblico come nel privato ho conosciuto solo padroni, persone che abusano del loro potere per fare soldi a prescindere dalla salute e dalla vita dei lavoratori o anche solo per il gusto di gestire le vite altrui.

Nino: Intendo questa riflessione attorno al principio etico del lavoro. Un azzardo che contrasta con il capitalismo, nonostante si tenti di dargli aspetti umanizzanti. Il mondo delle imprese sono ormai radicate nella finanza, e non nella fonte originaria del lavoro. Il principio al quale fare fede, è scritto nella costituzione, dove la tutela e il benessere delle comunità territoriali, sono tra le responsabilità delle imprese. Oggi la negazione di questo passo costituzionale, si chiamano delocalizzazione e inquinamento.

Vinni: La risposta è nelle cose. La competizione è globale, qualsiasi misura locale è fallimentare. La competizione è invocata ed evocata in ogni dove da tutti. In questo tutti contro tutti si finisce per non guardare più in faccia nulla e nessuno. Da qualche parte la teoria liberista sta dando risultati, ma in questo passaggio storico sono geograficamente molto lontani da noi. Intanto il concetto di competizione si è insediato nelle nostre menti con risultati, quelli si, permanenti. Ognuno valuti se buoni o meno.

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