Democrazia e delegittimazione

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La vicenda catalana, dall’esito ancora incerto, non pone soltanto questioni che riguardano la politica interna spagnola. Appare evidente, infatti, che il distacco della Catalogna dalla Spagna avrebbe inevitabilmente conseguenze politiche ed economiche i cui effetti si avvertirebbero in tutta l’Unione europea. Ne stiamo vedendo un’anticipazione in queste ore con le notizie di una fuga, le cui proporzioni reali sono difficili da valutare, da parte di investitori, imprese e piccoli risparmiatori, che cercano di mettere i propri soldi al riparo dall’onda d’urto che potrebbe seguire a una dichiarazione di indipendenza, per quanto dubbia sul piano costituzionale.

L’importanza di quel che sta accadendo in Spagna è anche nel carattere esemplare di una concatenazione di eventi che ci aiuta a riflettere sulla crisi di legittimità delle istituzioni rappresentative che sta investendo, in forme leggermente diverse a seconda dei contesti, tutte le democrazie liberali. Sotto questo profilo si potrebbe parlare di una vera e propria “destabilizzazione democratica” di questi regimi, perché essa avviene attraverso la messa in discussione delle forme e delle procedure tipiche della rappresentanza parlamentare, che vengono scavalcate, erodendone la legittimità, con il ricorso alla volontà popolare espressa in quella che viene percepita come una forma non mediata.

La manifestazione forse più interessante di questa tendenza la troviamo nel Regno Unito. Un regime parlamentare che eravamo abituati a considerare paradigmatico per la sua stabilità ed efficienza – non a caso si parlava di un “modello Westminster” – che negli ultimi anni è sottoposto a una pressione continua e crescente da parte di partiti locali o coalizioni di interessi che invocano il ricorso alla volontà diretta del popolo per risolvere questioni che un tempo sarebbero state affidate senza alcun dubbio alla deliberazione parlamentare. Al referendum che reclamava l’indipendenza per la Scozia è seguito quello per la Brexit, e non passa giorno senza che qualcuno nel Regno Unito chieda la convocazione degli elettori per pronunciarsi nuovamente su entrambe le questioni. Non è difficile immaginare che, prima o poi, il ricorso al referendum potrebbe essere evocato per altre questioni spinose, da quella nordirlandese, resa nuovamente problematica dall’esito del referendum sulla Brexit, a quella del Galles o, perché no, della successione al trono quando l’attuale monarca verrà a mancare. Ecco perché credo si possa parlare di un vero e proprio processo di erosione della legittimità parlamentare. Poco a poco comincia a farsi strada l’idea, accolta da una parte dell’opinione pubblica e caldeggiata da diversi demagoghi, che il processo legislativo tradizionale sia obsoleto e che sia opportuno integrarlo attraverso il ricorso diretto alla volontà popolare. Sempre più spesso quindi i Parlamenti operano all’ombra di un referendum, anche soltanto ipotetico, il cui esito immaginato non può che condizionarne gli orientamenti.

Mario Ricciardi su Rivista Il Mulino

Salute mentale e battaglia dei familiari

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Due telefonate stamattina su un tema importante, nella giornata mondiale della Salute Mentale, denunciano il disagio e la solitudine di tante famiglie con figli, genitori, parenti malati, abbandonati a sé stessi nella gestione di malattie complicate. Mentre un recente disegno di legge, presentato al Senato, cerca di riprendere la legge Basaglia che in parte resta ancora inapplicata.

Gli ospiti del 10 ottobre 2017

Peppe Dell’Acqua, psichiatra, ha lavorato con Franco Basaglia e diretto per 17 anni il Dipartimento di Salute Mentale di Trieste

Arturo Cannarozzo, 26 anni, vice presidente dell’associazione di promozione sociale Kairòs, Trieste

Walter Galavotti, rappresentante dell’associazione ‘E pass e’ temp e membro del direttivo nazionale Unasam (Unione Nazionale Delle Associazioni Per La Salute Mentale)

Luigi Cuccurullo, ci ha scritto sul blog

Martina, ci ha mandato un sms: scrivo per far conoscere la storia di un amica con una storia di numerosi tentati suicidi, lunghi e inutili ricoveri nel reparto psichiatrico dell ospedale cittadino. un ex marito. un figlio piccolo. la diagnosi è sindrome bipolare. siamo sconvolti nel vedere l’assoluta mancanza di strutture territoriali (nel ricco nord est?) che possano accoglierla e sostenerla quando x l’ennesima volta la dimetteranno dicendo che era solo una terapia sbagliata. case famiglia per persone con fragilità mentali non esistono

Raffaello Martini, psicologo della Comunità, già docente della Cattolica, è soprattutto un operatore sul campo, ha ideato  il progetto “Buon abitare” su come garantire qualità della vita a chi ha disagio psichico al di là delle cure mediche. Studio delle  buone pratiche di vicinato

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Perché in Italia l’elettroshock è un tabù

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Un’anziana cantante lirica da anni catatonica che, dopo il trattamento, riprende a parlare sei lingue e per la prima volta riconosce i suoi nipoti. L’ottantacinquenne che aveva tentato il suicidio e dopo quattro sedute se ne torna a casa insieme ai figli. La mamma che ha provato più volte a togliersi la vita e ora vive felicemente e ha recuperato l’affidamento dei figli. Storie di pazienti con depressioni gravissime tornati alla vita grazie a quello che, nell’Italia patria della psichiatria sociale e del modello basagliano, è l’emblema di una visione della malattia mentale ancorata al passato: l’elettroshock. Le racconta Giuseppe Fazzari, che dirige l’Unità Operativa di Psichiatria dell’Azienda Socio Sanitaria Territoriale degli Spedali Civili di Brescia, uno dei sedici centri in Italia in cui si pratica l’elettroshock, o, con il nome più politicamente corretto in uso negli ultimi anni, terapia elettroconvulsivante.

Il più delle volte in silenzio, senza troppa pubblicità, perché parlare di elettroshock richiama alla mente ricordi di un’altra epoca e di un’altra psichiatria tutto annientamento dell’individuo e controllo sociale. Quanti siano realmente in Italia i pazienti che ogni anno vengono sottoposti a elettroshock non lo sa nessuno. Gli unici dati che hanno odore di ufficialità furono consegnati nel 2012 dall’allora ministro della Salute Renato Balduzzi alla Commissione parlamentare d’inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del servizio sanitario nazionale presieduta da Ignazio Marino.

Leggi l’approfondimento di Antonino Michienzi su Pagina99

Progetto Itaca, le clubhouse dove i malati mentali imparano a vivere di nuovo, senza psichiatri

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Prima regola della clubhouse: qui non ci sono medici e pazienti, ma solo soci. Seconda regola della clubhouse: nessun socio è più importante dell’altro. Terza regola della clubhouse: tutti devono dare una mano, ciascuno in base alle proprie competenze.

Milano, 1999: sette amici alle prese con disturbi mentali di vario tipo (alcuni in prima persona, altri indirettamente) si incontrano per discutere su come aiutare chi si trova a far fronte a questo genere di problemi. Tra di loro c’è Ughetta Radice Fossati. “A soli diciassette anni la vita di mia figlia era stata interrotta da una diagnosi di schizofrenia” racconta la donna a L’Huffington Post.

I sette fondano Progetto Itaca, associazione che mira a sostenere le persone con malattie psichiatriche e le loro famiglie. “Era difficile trovare informazioni. Ci premeva soprattutto individuare il sistema giusto per reinserire nella società chi soffriva o aveva sofferto di una malattia mentale”, prosegue Radice.
“Abbiamo iniziato a cercare iniziative simili all’estero, fino a che non ci siamo imbattuti in Fountain House, un programma nato a New York nel 1948, quando un gruppetto di ex pazienti di un ospedale psichiatrico diede vita a una sorta di comunità in cui ognuno si dava da fare in vista di un obiettivo comune”. Era sorta allora la prima clubhouse della storia.
Continua a leggere Andrea de Cesco sull’Huffington Post

Ansia e depressione: 6 milioni di italiani colpiti dai due più diffusi disturbi psichici

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Lo stress da lavoro colpisce 6 milioni di italiani, un lavoratore su cinque, ed è uno dei disturbi mentali più frequenti legati all’occupazione. Lo stigma che ancora circonda le malattie mentali, la loro scarsa conoscenza da parte dei colleghi e la ridotta attenzione dei datori di lavoro a prendersi cura della salute mentale dei propri dipendenti, non sono l’unico problema. A ciò si aggiunge la scarsa propensione del lavoratore ad affrontare l’argomento, per paura di eventuali conseguenze.

Gli effetti di questa situazione non ricadono unicamente sull’individuo, ma sull’intera comunità. I disturbi psichici rappresentano il 26% di tutte le disabilità e hanno un impatto pesante sulla quantità di vita e sulla sua qualità, con gravi ripercussioni sul piano personale, affettivo-familiare, socio-relazionale e lavorativo. Per questa ragione la giornata Mondiale della Salute Mentale, che si celebra domani in tutto il mondo, è dedicata proprio all’importanza del luogo di lavoro.

Nicla Panciera su La Stampa

La salute mentale vista attraverso 10 fumetti

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Arriva finalmente la prima serie tv ambientata nell’universo cinematografico degli X-Men: Legion, dal 13 febbraio in onda anche in Italia su Fox, narra le vicende del tormentato, giovane e potentissimo mutante David Haller. La sua mente è un puzzle di personalità dissociate, ciascuna con accesso a un diverso potere. La sua vita è una lotta contro la pazzia che si svolge tanto in un istituto di cura quanto all’interno della sua mente.

La serie tv vuole essere un viaggio nella pazzia ancor prima che uno show di supereroi, e ci riesce bene. D’altro canto, il mondo dei fumetti è pieno di personaggi non poco equilibrati. Il tema della salute mentale è stato illustrato a lungo dai comic mainstream non con intenti didattici, ma in maniera leggera, poco accurata e tendenzialmente finalizzata alla creazione di qualche supercattivo tormentato. Fortunatamente, negli ultimi anni si sono moltiplicate le opere di qualità, anche biografiche o autobiografiche, che si avvicinano al tema con maggiore sensibilità.

Continua a leggere su Wired 

La più importante rivoluzione italiana

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Il 13 maggio non si è stabilito per legge che il disagio psichico non esiste più in Italia, ma si è stabilito che in Italia non si dovrà rispondere mai più al disagio psichico con l’internamento e con la segregazione. Il che non significa che basterà rispedire a casa le persone con la loro angoscia e la loro sofferenza. Franca Ongaro Basaglia, 19 settembre 1978

Con questa citazione John Foot apre l’ultimo capitolo del suo importante lavoro di ricerca La “Repubblica dei matti”. Franco Basaglia e la psichiatria radicale in Italia. 1961-1978 (Feltrinelli 2014), capitolo dedicato alla legge 180, alla sua approvazione e alla successiva costruzione della sua memoria pubblica.

Una citazione che racchiude in sé quanto di problematico ma anche di immensamente rivoluzionario ha potuto lasciare l’esperienza di un uomo nella storia nella società italiana senza dimenticare tuttavia le critiche, le domande, le questioni ancora oggi in sospeso, a trentasette anni dal 1978.

Una citazione che a partire dalla persona che l’ha pronunciata, Franca Ongaro, mette in luce tuttavia un altro tema, centrale nel libro di Foot: Basaglia, da solo, non sarebbe riuscito a fare niente; e quella che racconta La “Repubblica dei matti”è la storia culturale di un movimento, non la storia di un singolo uomo.

Continua a leggere l’approfondimento di Vanessa Roghi su Internazionale 

Quando il lavoro fa stare male: è la Giornata della salute mentale

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Il lavoro può far male: e non solo perché tanti, ancora troppi, sono gli infortuni e gli incidenti, ma anche per i disturbi psicologici che l’ambiente di lavoro può procurare. E proprio ai luoghi di lavoro è dedicata quest’anno la Giornata mondiale della salute mentale, che si celebrerà domani, 10 ottobre. Una scelta che prende le mosse dalla consapevolezza che, su questo piano, ancora c’è evidentemente molto da fare, come dimostrano recenti dati. 

6 milioni di italiani. Il cosiddetto “stress da lavoro” colpisce infatti circa 6 milioni di lavoratori italiani su oltre 28 milioni. Il lavoro fa soffrire più frequentemente le donne (3,2 milioni): 500 mila ha disturbi d’ansia, 230 mila soffre d’insonnia, 220 mila di depressione, mentre 2,2 milioni presentano disturbi transitori di ansia, irritabilità, facilità al pianto, deficit di concentrazione, disturbi del sonno. Dati riferiti nei giorni scorsi a Milano, durante un incontro all’ospedale Fatebenefratelli, proprio in preparazione della Giornata mondiale della Salute mentale. 

Leggi su Redattore Sociali

Giornata della Salute Mentale: i numeri di un disagio ancora poco e mal tutelato

servizi di psichiatria, come dimostra l’elevazione a modello sancita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, rappresentano uno dei capisaldi del Servizio Sanitario Nazionale. Questo perché i servizi offerti a partire dagli anni ’60 – col superamento dei manicomi e l’introduzione della psichiatria di comunità: sotto l’egida dei dipartimenti di salute mentale, 183 lungo l’intera Penisola – sono inanellati in una filiera che negli anni ha portato al ricorso ai ricoveri soltanto nelle situazioni più gravi.

Buona parte della gestione è demandata ai servizi territoriali, organizzati per far fronte alle diverse esigenze dei pazienti: con un mix ben distribuito di servizi clinici, di riabilitazione e di inserimento sociale. Essendo il primo filtro per i pazienti psichiatrici, in cui risultano integrate le competenze psichiatriche (mediche) con quelle psicoterapiche (di competenza quasi sempre psicologica), le unità territoriali delle Asl risultano di conseguenza quasi sempre sotto assedio. A ciò occorre aggiungere, di pari passo con la riduzione dello stigma che ha sempre accompagnato le malattie mentali, la comparsa di nuovi bisogni sociali da parte dell’utenza, che si affrontano in maniera diversa rispetto a quanto avveniva fino a un paio di decenni addietro: grazie anche alle nuove conoscenze garantite dagli sviluppi che la ricerca ha compiuto nel campo delle neuroscienze, della genetica, della psichiatria e della farmacologia.

Fabio Di Todaro su La Stampa

Automazione e innovazione aiuteranno o danneggeranno il lavoro? Ascolta la puntata

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Tra le tante, nuove paure, la paura del futuro, della tecnologia. Automazione e innovazione aiuteranno o danneggeranno il lavoro? Se ne parla da tempo, tra chi dice che il progresso distruggerà milioni di posti e di figure e chi invece crede si costruiranno nuove professionalità, altre opportunità. Difficile fare i conti di anticipo dei posti persi e quelli guadagnati, intanto stamattina cerchiamo di vedere qual è oggi lo scenario dell’innovazione in Italia, come funzionano gli incentivi per chi vuole investire, il rapporto tra pubblico e privato.

Gli ospiti del 9 ottobre 2017 

Alessandro Perego, direttore scientifico degli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano

Gianni Toniolo, insegna alla School of European Political Economy della Luiss, tra i suoi libri “Storia economica dell’Italia liberale” (Il Mulino, 1988)

Luca De Biase, giornalista, blogger, scrittore, tra i suoi libri ricordiamo l’ultimo, per Codice edizioni, “Homo pluralis. Essere umani nell’era tecnologica”. Scrive oggi sul Sole 24 Ore “Il confine incerto tra libertà e sicurezza”

Vanni Codeluppi, sociologo dei media allo Iulm di Milano, autore del libro appena uscito “Blade Runner Reloaded” per Franco Angeli editore

Ascolta la puntata 

La piazza della città di radio3

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