C’è l’Africa nel nostro futuro

C’è l’Africa nel nostro futuro

La scorsa settimana su questo nostro settimanale Bernardo Valli ha esaminato la situazione dell’Europa e del pianeta da due punti di vista: la crescita o la diminuzione degli abitanti delle varie nazioni ed anche il loro invecchiamento o ringiovanimento. Secondo i dati e le valutazioni che Valli ha preso in considerazione, chi sta peggio di tutti è la Germania che diminuisce e invecchia. Invece chi sta meglio è l’Africa: cresce e ringiovanisce. Naturalmente questi fenomeni, che dureranno almeno cinquant’anni, possono cambiare all’improvviso; queste valutazioni dimostrano una tendenza ma non affermano una certezza. Però servono ad ispirare certe politiche sociali, economiche e perfino religiose.

Ho richiamato questo interessantissimo intervento di Valli perché mi induce a considerare l’Africa e – per quanto possiamo sapere – la sua storia, parte integrante della storia del nostro intero pianeta. Da un insieme di ricerche dei più grandi scienziati, a cominciare dall’epoca di Esiodo che mescolava il mito con la scienza e con la religione, fino ad Einstein, a Max Planck e all’epoca dei “Quanti”, l’Africa è il continente che più degli altri ha modificato non certo il nostro universo, ma il nostro pianeta. In che modo? Staccarsi dal resto delle terre e quindi la configurazione dei mari così come finora li abbiamo conosciuti.

Eugenio Scalfari su L’Espresso

Africa, guerra all’umanità

Trenta milioni di persone intorno al bacino del Lago Ciad, in Sud Sudan e nel Corno d’Africa rischiano letteralmente di morire di fame e tra loro ci sono 1,5 milioni di bambini, che potrebbero essere tra le prime vittime di malnutrizione e malattie correlate. Una carestia – che non ha precedenti dalla fine della seconda guerra mondiale – causata da siccità, guerre e persecuzioni, che generano a loro volta epidemie, esodi di massa, morte. Esempi dell’impatto, che l’uomo può avere su stesso e i propri simili. Crisi che quindi non sono inevitabili, e che dipendono prima di tutto dall’azione umana. Un abisso inaccettabile, in cui diviene quasi “normale”, per esempio, che una madre dorma a terra all’aperto con i propri figli, senza cibo e acqua, temendo per di più per la propria vita e della sua famiglia. È quello che succede nel nord-est della Nigeria, come lo raccontano gli operatori di Oxfam, che grazie al loro lavoro quotidiano hanno già raggiunto oltre 300 mila persone stremate e bisognose di ogni cosa. Intere comunità costrette ad abbandonare le loro case mentre cercano sicurezza, cibo, acqua pulita in mezzo al conflitto in corso tra Boko Haram e il governo. Basti pensare che gli attacchi quasi quotidiani – nell’area stretta tra Nigeria, Niger, Camerun e Chad – hanno già costretto 2,3 milioni di persone a lasciarsi un’intera vita alle spalle. Che migliaia di persone sono morte e moltissimi erano bambini.

 

Roberto Barbieri su Huffington Post

Perché l’Europa non deve temere l’Africa

DAL CONFRONTO tra i cinque continenti, sia dalla loro estensione territoriale e sia dal numero degli abitanti e dalla loro età, emergono alcune considerazioni che vanno tenute presenti per quanto riguarda la storia del prossimo futuro. L’Asia è il continente più esteso e il più popoloso. L’età media è variabile da regione a regione, ma complessivamente non invecchia né ringiovanisce, è stabile. Gli abitanti sono 4 miliardi e 436 mila e il territorio è di 44 milioni e 580 mila chilometri quadrati. L’Europa è il continente territorialmente più piccolo: 10 milioni e 180 mila chilometri quadrati con una popolazione di 749 milioni di abitanti. Infine è molto interessante l’Africa, con 30 milioni e 370 chilometri quadrati e una popolazione di un miliardo e 216 milioni di abitanti. L’invecchiamento è molto scarso e la crescita demografica molto elevata.

Eugenio Scalfari su Repubblica

Lavoro tra flessibilità e precarietà. Ascolta la puntata

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Lavoro: qual è la differenza tra flessibilità e precarietà? Perché continuiamo a equivocarle? E poi, perché siamo indietro su tutte le statistiche che riguardano creatività e formazione? Aspettiamo le vostre storie, esperienze e vostre opinioni su lavoro, flessibilità, innovazione e creatività

Gli ospiti del 4 agosto 2017

Gianfranco Viesti, insegna Economia applicata all’Università di Bari, tra i suoi libri citiamo Università in declino. Un’indagine sugli atenei da Nord a Sud (Donzelli, 2016). Tra gli altri Più lavoro, più talenti. Giovani, donne, sud. Le risposte alla crisi (Donzelli, 2010); quello firmato insieme a Dario Di Vico Cacciavite, robot e tablet. Come far ripartire le imprese (Il Mulino, 2014)

Stefano Scarpettadirettore della direzione del Lavoro e delle Politiche Sociali dell’Ocse

Massimo Marcuccio. pedagogista del Dipartimento di Scienze Dell’Educazione dell’Università di Bologna

Gianpaolo Manzella si occupa di politiche per l’innovazione e per le startup, di industrie culturali e creative ha scritto L’economia arancione. Storie e politiche della creatività (Rubettino, 2017)

Ascolta la puntata

La Piazza con gli ascoltatori

Formazione in Europa e nuovi posti di lavoro

Gli Stati dell’Unione Europea sono responsabili dei propri sistemi educativi e formativi. A livello comunitario si  fissano obiettivi e si favorisce lo scambio di buone pratiche. Così ad esempio la Commissione europea con il programma ErasmusPlus, che ha un bilancio totale di 14,7 miliardi di euro,  punta ad affrontare il problema della disoccupazione giovanile migliorando le competenze e prospettive professionali dei giovani. Il programma aiuta più di 125mila organizzazioni a collaborare con altre all’estero per innovare e modernizzare la formazione e la didattica con attività anche socioeducative.

Continua a leggere su AffarItaliani l’articolo di Cinzia Boschiero

Ecco le tre migliori app per cercare lavoro

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Secondo l’istituto di statistica il precariato è più alto tra gli under 35 e le donne

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“L’occupazione atipica al primo lavoro è diffusa anche per titoli di studio secondari superiori o universitari e cresce all’aumentare del titolo di studio, essendo pari al 21,2% per chi ha concluso la scuola dell’obbligo e al 35,4% per chi ha conseguito un titolo di studio universitario”. Lo ha spiegato il presidente dell’Istat, Giorgio Alleva, nel corso di un’audizione alla commissione Affari costituzionali della Camera.

Alleva fa notare come il fenomeno del precariato sia più marcato per alcune fasce d’età, tra cui gli under 35 e le donne: “Il lavoro atipico è più diffuso tra i giovani di 15-34 anni, tra i quali circa un occupato su quattro svolge un lavoro a termine o una collaborazione (quasi una su tre per le donne). Questa forma di lavoro riguarda tuttavia anche gli adulti e i soggetti con responsabilità familiari: nel 2016 un terzo degli atipici ha tra 35 e 49 anni, con un’incidenza sul totale degli occupati dell’8,9%; tra le donne il 41,5% delle occupate con lavoro atipico è madre”.

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Verso il “lavoro del futuro”

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Nuove sfide attendono le imprese e i lavoratori. Nella futura organizzazione del lavoro sarà essenziale non solo attrarre e trattenere le figure centrali, ma anche traghettare il capitale umano verso la trasformazione digitale, assicurando il passaggio generazionale e il mantenimento del know how. Due i fattori di successo: competenze e flessibilità. Sul primo versante un ruolo fondamentale sarà svolto dalla formazione on the job; sul secondo, il driver della rivoluzione, la differenza la faranno i nuovi strumenti di impiego, ossia quelli in grado di valorizzare le persone: quali?

Le sfide derivanti dalle trasformazioni in atto aprono nuovi scenari in termini di organizzazione del lavoro che non sono più trascurabili. Il capitale umano resterà la leva principale per contrastare l’inevitabile obsolescenza dei processi industriali che non saranno in grado di rinnovarsi e di riconvertirsi sotto lo stimolo delle sollecitazioni derivanti dalla “digital trasformation” che sta rivoluzionando tutti i settori.

XVII Rapporto sulla Formazione Continua in Italia

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Il Rapporto annuale sulla Formazione continua consente di avere una visione di insieme delle dimensioni assunte in Italia dal fenomeno dell’apprendimento permanente, finalizzato alla crescita delle competenze professionali e del capitale umano, e della sua diffusione nelle aziende e nei luoghi di lavoro, così come dell’evoluzione del quadro delle misure di sostegno e delle opportunità esistenti per i lavoratori e le imprese. Il Rapporto è stato realizzato, come ogni anno (sin dalla sua prima edizione nel 2000), dall’Isfol1 , per la Relazione sulla formazione continua in Italia ex lege 144/99 art. 66, che viene presentata dal Ministro del Lavoro e delle politiche sociali e trasmessa alla Camera dei Deputati, divenendo atto parlamentare della legislatura corrente.

Clicca qui per vedere l’infografica dell’Inapp

 

Quale rotta seguono le Ong? Ascolta la puntata

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C’è una seria emergenza e uno scenario di tensione nei mari. Torniamo sul tema di questi giorni, le Ong e il soccorso in mare, per fare chiarezza: la nave Juventa (ieri abbiamo parlato con un attivista che era a bordo) è stata sequestrata con l’accusa di avere rapporti con gli scafisti. Qual è il punto di equilibrio tra diritti e doveri dell’accoglienza? Perché vogliamo dividere le Ong tra buoni e cattivi? Ha ancora senso parlare di principi umanitari e neutralità?

Gli ospiti del 3 agosto 2017

Carlo Boninigiornalista di Repubblica, oggi il suo editoriale “Buoni e cattivi di una catastrofe umanitaria”

Loris De Filippi, presidente Medici Senza Frontiere

Sergio Marelliconsulente in politiche e relazioni internazionali. Da 30 anni impegnato nelle ONG. Presidente del CISA – Comitato Italiano Sovranità Alimentare; docente di Pedagogia della cooperazione internazionale all’Università di Bergamo, membro del Comitato Scientifico Cattedra UNESCO – Università di Bergamo; esperto per il Programma HORIZON 2020 della UE.

Laura Zanfrini, insegna Sociologia delle migrazioni alla Cattolica di Milano. Tra i suoi libri Introduzione alla Sociologia delle Migrazioni (Laterza, 2016), Sociologia della convivenza interetnica (Laterza, 2004) 

Dario Fabbri, americanista, conduttore di Radio3Mondo, collabora con Limes

Ascolta la puntata

La Piazza

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