• amianto

    Processo Eternit

    È il 2009 quando si apre a Torino il processo Eternit, una lunga indagine del pm Raffaele Guariniello, unica al mondo, che diventa una tormentata storia giudiziaria. Condanne importanti, ricorsi,

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Radio3Europa. Glifosato: la paura di decidere

Non c’è accordo sul rinnovo dell’autorizzazione del glifosato. Il voto sul destino del controverso erbicida è stato rinviato a novembre. Sviluppato dalla Monsanto, è la sostanza attiva erbicida più venduta al mondo ed è al centro di una forte controversia scientifica internazionale sul suo probabile potenziale cancerogeno. La sua autorizzazione per il mercato Ue, che scadeva nel 2016, dopo essere stata prorogata provvisoriamente per un anno e mezzo dalla Commissione, scade alla fine di quest’anno. La vicenda deve essere chiusa infatti prima del 15 dicembre. Al centro della riunione del 25 scorso del comitato Ue per gli alimenti, mangimi e piante, che avrebbe dovuto esprimersi sulla questione, c’è stata la discussione sulle ipotesi di durata della licenza: 3, 5, 7 e 10 anni. Nessuna ha raccolto la maggioranza qualificata necessaria, anche perché diverse delegazioni hanno chiesto tempo per consultare i governi nazionali. Chi ha paura di decidere?

Anna Maria Giordano ne parla Venerdì 27 alle 11.00 con Donatello Sandroni, agronomo con un dottorato in ecotossicologia e giornalista e con Maria Grazia Mammuccini, portavoce dellaCampagna #stopglifosato.

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Fake News e politica

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Le Fake News tornano al centro dell’attenzione e soprattutto del dibattito politico. Dopo la pubblicazione di un’inchiesta sul New York Times, che ipotizza rapporti tra siti italiani e russi, e dunque un possibile pericolo per le elezioni italiane, scoppia la polemica che investe i partiti e la stampa sull’uso e l’abuso delle notizie, vere, false o pilotate.

Gli ospiti del 27 novembre 2017

Juan Carlos de Martininsegna ingegneria dell’informazione al Politecnico di Torino dove si occupa di multimedialità digitale e dove dirige il centro Nexa su Internet e Società

Oreste Pollicino insegna Diritto costituzionale e dei media all’Università Bocconi di Milano. Tra le sue pubblicazione, ricordiamo con Ernesto Apa il Codice della comunicazione digitale e, sempre per Egea, è uscito quest’anno il volume Parole e potere. Libertà d’espressione, hate speech e fake news firmato con Giovanni Pitruzzella e Stefano Quintarelli

Arianna Ciccone, giornalista, fondatrice e anima del festival di giornalismo di Perugia, dirige Valigia Blu

Andrew Spannaus, giornalista e analista americano, direttore di Transatlanico.info e autore, tra gli altri, di “La rivolta degli elettori. Il ritorno dello Stato e il futuro dell’Europa” (Mimesis, 2017)

Perché tutti parlano di nuovo di “fake news”

fake-news-1Dopo l’inchiesta di BuzzFeed sui siti di notizie false in Italia, che aveva individuato una rete di siti che pubblicano notizie false di stampo populista, nazionalista e xenofobo, riconducibile a un unico imprenditore, anche il New York Times si è occupato del tema, con un articolo del corrispondente a Roma Jason Horowitz. L’articolo racconta di una rete di pagine Facebook e siti politicamente vicini al Movimento 5 Stelle e alla Lega Nord, dando conto dei contenuti spesso filorussi che pubblicano e ipotizzando che siano gestiti dalle stesse persone. L’articolo contiene alcuni impliciti riferimenti alla possibilità che l’Italia sia la prossima nazione a subire un’interferenza russa, dopo il caso degli Stati Uniti e quelli, più incerti e confusi, di Francia e Spagna. Nonostante non dica cose particolarmente nuove, l’articolo è stato molto ripreso dai giornali, e ha finito per influenzare il dibattito politico del weekend, complice anche la debolezza dei media italiani per i casi in cui le testate estere riservano attenzioni alle vicende nazionali.

Approfondisci su IlPost.it

Perché le soluzioni al problema ‘fake news’ sono a loro volta un problema

La “paura” delle fake news ha iniziato a manifestarsi principalmente a seguito dell’elezione del presidente degli Usa, Donald Trump, che sarebbe stata favorita, appunto, dalle notizie “false”, e in particolare da notizie false propagate dai russi sui social media. Il pericolo evidenziato da molti commentatori sta nel fatto che i cittadini si informerebbero attraverso i social media, laddove in questi luoghi virtuali proliferano le fake news, decisamente più diffuse delle notizie vere. E sarebbero i giovani quelli più esposti alle conseguenze delle notizie false, avendo una capacità critica meno sviluppata. Occorre rimarcare che, in effetti, un sondaggio della BBC evidenzia la paura dei cittadini nei confronti delle fake news (il 78% è preoccupato abbastanza o molto). Questo però non ci dice se tale paura sia effettiva oppure semplicemente indotta dalla campagna politico-mediatica contro il web “cattivo”. In ogni caso la conseguenza è il proliferare di iniziative, legislative e non, nel tentativo di arginare questo fenomeno.

Bruno Saetta su Valigiablu 

Fake news, allarme dagli Usa: Italia a rischio. Renzi: Facebook agisca

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Il New York Times denuncia che “con elezioni politiche decisive a pochi mesi di distanza, cresce l’ansia che l’Italia sara’ il prossimo obiettivo di campagne di destabilizzazione con fake news e propaganda, tanto da portare il leader del partito di governo (Matteo Renzi) a chiedere a Facebook e agli altri social media di vigilare sulle loro piattaforme”, per scongiurare possibili interferenze – di cui si sono gia viste le prime avvisaglie (la finta foto del sottosegretario Maria Elena Boschi al funerale di Totò Riina). Interferenze che Renzi, non lo dice esplicitamente, potrebbero avere come mandante la Russia e per esecutori entita’ italiane legate in qualche modo a Mosca.

Approfondisci su Affaritaliani.it

Le fake news sono una bufala, la verità è che abbiamo leader stanchi

Torna sugli scudi l’espressione Fake News, e – grazie a due articoli su BuzzFeed e sul New York Times – l’idea che il successo delle forze antisistema europee sia legato alla disinformatia sui social, probabilmente pagata dai russi per destabilizzare l’Occidente.
Secondo questa linea di pensiero falsi tweet e falsi post sarebbero stati il motore di eventi di portata planetaria tipo la Brexit, l’elezione di Trump, la rivolta catalana per l’indipendenza.
La medesima disinformatia metterebbe ora a rischio le prossime elezioni italiane e in particolare le “forze della responsabilità”, favorendo Cinque Stelle e Lega con la diffusione di notizie allarmistiche, gonfiate, spesso del tutto false, comunque ostili ai partiti “di sistema” e vantaggiose per l’area anti-sistema.

Flavia Perina su L’Inkiesta

Fake news, Marco Carrai e l’inchiesta del New York Times: «Dietro quell’articolo non c’è il mio zampino»

C’è il rischio che le prossime elezioni vengano inquinate da fake news. È quanto ha denunciato il New York Times, partendo da un report di Andrea Stroppa, giovane esperto di cybersicurezza, che ha lavorato con Marco Carrai e oggi collabora con Renzi.

Carrai, c’è il suo zampino dietro la pubblicazione di questo articolo sul «Nyt»? «Non esiste. Ecco, questo è un esempio di fake news». Il più noto esperto di cybersicurezza in Italia, nonché amico e consigliere di Renzi, dice la sua sulle polemiche sulle bufale online.

È stata la sua società di sorveglianza informatica, dove lavora anche Stroppa, a girare il report al «Nyt»? «Lo escludo nel modo più totale. Stroppa lo conosco e per un periodo ha collaborato con una mia società. Chiunque può andare al registro delle Camere di commercio e vedere che non ho mai avuto società con lui».

Quando ha sentito l’ultima volta Stroppa? «Ci siamo parlati qualche giorno fa perché ha avuto un incidente».

Tuttavia sembra una notizia fatta uscire ad arte da lei e da Stroppa. Perché adesso? «In realtà se ne parla da più di un anno, da quando sono arrivate le denunce di Obama e Putin».

Giuseppe Alberto Falci sul Corriere della Sera

#SbloccaIlCoraggio: giornata internazionale contro la violenza sulle donne

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Molte telefonate stamattina, come un tappo che salta. La violenza sulle donne, i casi di cronaca di questi giorni, la mobilitazione mondiale contro le molestie, il dibattito sulla differenza tra abuso e stupro, il rapporto tra i sessi, l’educazione dei figli maschi, i centri antiviolenza. Domani è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne e le domande, i dubbi, le cose da affrontare si mescolano e moltiplicano.

Gli ospiti del 24 novembre 2017

Luisanna Porcu, Consigliere di Dire, donne in rete contro la violenza, Presidente del centro antiviolenza “Onda Rosa” di Nuoro

Ida Dominianni, editorialista di Internazionale, già firma storica del Manifesto tra i suoi libri ricordiamo “Il trucco: sessualità e biopolitica nella fine di Berlusconi” Ediesse

Federica Seneghini, giornalista del Corriere della Sera, ha curato il test interattivo “Secondo voi questa è una molestia”, comparso sul sito del Corriere il 14 novembre scorso. 10 ritratti, 10 domande, poi le risposte di un magistrato (Fatti raccontare come è nata l’idea, come hanno strutturato il test, quanti accessi hanno avuto, che risultati/reazioni)

Elisa Giomi, insegna Sociologia della Comunicazione e dei media all’Università Roma Tre. Ha scritto numerosi studi sui linguaggi e pubblici televisivi e sulle rappresentazione di genere nei media. Tra i suoi ultimi lavori ricordiamo: Gender e media (edizioni Pigreco) e, appena uscito per il Mulino e firmato con Sveva Magaraggia: Relazioni brutali. Genere e violenza nella cultura mediale

Luigi Campagner, psicanalista, co-fondatore con Carlo Arrigone dei Centri Artemisia e Kirikù per donne e madri in disagio, vittime di violenza e minori (bambini e adolescenti), fanno parte della rete dei centri antiviolenza nella zona di Lecco e Lodi

Libere dalla paura e dall’oppressione

Il 25 novembre è la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. E per Left, che non spegne mai i riflettori su questo tema, non è un’occasione rituale ma di ulteriore approfondimento e di denuncia di quel che sta accadendo in particolare nel nostro Paese. Con le battaglie degli anni Settanta e dei primi anni Ottanta le donne in Italia hanno conquistato diritti giuridici e civili, che incredibilmente ora sono di nuovo a rischio. Oppure finiscono per rimanere lettera morta. Basta pensare alla legge 194 disapplicata in molte regioni a causa dell’altissimo numero di obiettori. O alla antiscientifica legge 40 che confonde feto e neonato e che non è ancora stata abolita, nonostante le numerose sentenze di condanna in Italia e in Europa che l’hanno smontata pezzo dopo pezzo. Nel frattempo i Pro life tornano a tappezzare Roma con i loro violenti manifesti che accusano le donne di assassinio. Spalleggiati da deputati europei, anche di centrosinistra, che hanno sostenuto la medievale campagna «l’embrione è uno di noi». Dal Fertility day lanciato nel 2016 dal ministro della Salute Lorenzin alle recenti e imbarazzanti dichiarazioni di politici, ministri e sindaci che fanno a gara con il papa nello stabilire quanti figli debbano mettere al mondo le donne italiane, in questo anno abbiamo assistito all’inquietante ritorno di brandelli un’ideologia che speravamo di esserci lasciati alle spalle per sempre, un’ideologia cattolica e conservatrice che parla di Dio, patria e famiglia. E che ha radici antiche (greco-romane e cristiane) quanto la violenza sulla donna, come ci ricorda Eva Cantarella. La studiosa in queste pagine mostra come la figura prepotente e oppressiva del paterfamilias sia ancora presente nella cultura di questa Italia che solo nel 1975 ha cancellato la figura del capo famiglia, che fino al 1981 ammetteva il delitto d’onore e fino al 1996 considerava lo stupro un delitto contro la morale.

Leggi l’articolo di Simona Maggiorelli su Left

Femminicidio, la violenza di Narciso

Contrastare la violenza sulle donne è l’obiettivo dichiarato, ma ben lungi dall’essere raggiunto, della giornata internazionale che dal 1999 si celebra il 25 di novembre. Gli episodi che ricadono sotto questa detestabile fattispecie si susseguono con disarmante regolarità nonostante il boom dei corsi di autodifesa femminile, il moltiplicarsi dell’attenzione dei media o la prontezza degli specialisti a fornire consigli per riconoscere il “nemico”, prima di finirci a “letto”. L’elenco che segue è solo un assaggio: ti controlla il cellulare, si impadronisce del tuo tempo e della tua agenda, esige giustificazioni di tue assenze o indisponibilità momentanee, pretende il sacrificio delle tue amicizie, ti ricatta moralmente alternando momenti d’ira e di tenerezza esasperata, non ammette e non tollera alcuno spazio di autonomia reale. Purtroppo la lista può essere lunga.

Tutto molto utile, anche se non si ha notizia di nessun prontuario che metta in guardia dall’innamoramento tout court: l’ingrediente senza il quale nessuno degli item appena snocciolati verrebbe mai tollerato oltre i primi appuntamenti. Non solo non esistono prontuari di questo genere, ma si direbbe che tutta la cultura sia incapace di una simile critica e considera lo stato d’animo dell’innamoramento uno dei vertici dell’esperienza umana, uno stato emotivo celestiale in grado di mettere tutti d’accordo: etero e omo, credenti e non. C’est l’amour!

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